Le azioni e le decisioni della Disney, dei suoi dirigenti, dipendenti e delle sue sussidiarie hanno suscitato critiche e proteste da parte di molte persone in giro per il mondo. Un nutrito gruppo di critici sostiene che la società attuale, a causa principalmente di dirigenti quali Michael Eisner e Robert Iger, abbia abbandonato i valori con i quali era nata, dopo la morte di Walt e Roy Disney (come il patriottismo, la famiglia e l'eccellenza, genuinità ed integrità artistica). Inoltre, l'azienda è vista come il simbolo della cultura di massa, dell'imperialismo culturale americano e della standardizzazione dell'intrattenimento.

Dirigenti della compagnia Ronald W. Miller

Nel 1977 Roy E. Disney, figlio di Roy O. Disney e nipote di Walt, si dimise dai ruoli esecutivi, mantenendo tuttavia il suo posto nel board, poiché in disaccordo con le scelte dei colleghi. Come disse successivamente: "Sentivo solo che la compagnia, artisticamente, non stava andando da nessuna parte. Era veramente un ambiente soffocante." Nel 1984, tuttavia, si dimise anche dal consiglio di amministrazione, durante una battaglia per il controllo della compagnia, fu l'inizio di un processo che portò al cambio di vertici nella società, che culminò con le dimissioni di Ron Miller e l'arrivo di Frank Wells e Michael Eisner.

Michael Eisner Michael Eisner è stato spesso criticato per il suo stile manageriale. Nel libro Disney War James B. Stewart, ripercorrendo i vent'anni di amministrazione di Eisner, rievoca alcuni episodi: il conflitto con Robert Zemeckis e Richard Williams per far uscire Chi ha incastrato Roger Rabbit rispettando i tempi e il budget, senza assecondare le idee dei registi di rendere il film più ambizioso; la tensione con Frank Wells prima della sua morte; Il rapporto conflittuale con Jeffrey Katzenberg subito dopo la morte di Wells, che ha portato all'abbandono della compagnia di quest'ultimo e alla successiva causa sui profitti sui film da lui iniziati prima della sua partenza; Il conflitto con Michael Ovitz durante il suo breve mandato da presidente e COO della compagnia; l'acquisto di ABC Family e l'incapacità di rivitalizzarne la programmazione; la decisione di Hilary Duff di lasciare Disney Channel a causa dello stipendio basso; Il finanziamento del film Fahrenheit 9/11; la decisione della Pixar di non rinnovare il contratto di distribuzione che aveva con la Disney; L'OPA subita da Comcast;

Nel 2003, Roy E. Disney si dimise da vice presidente del consiglio di amministrazione e da presidente della Walt Disney Feature Animation, per protesta contro Eisner. Lo accusava di micromanagement, degli insuccessi di ABC e del settore cinematografico, di incapacità nel gestire i parchi e i resort e di aver trasformato la Disney in una compagnia "senz'anima". Infine non apprezzava il fatto che non fosse chiaro chi gli avrebbe succeduto come CEO.

Il 3 marzo 2004, durante l'assemblea annuale degli azionisti un sorprendente 43% dei presenti, in gran parte radunato dagli ex membri del consiglio Roy Disney e Stanley Gold, ha trattenuto i propri delegati dal rieleggere Eisner presidente del consiglio di amministrazione. Il board della Disney assegnò, quindi, la posizione a Mitchell. Tuttavia, il consiglio non rimosse immediatamente Eisner dalla posizione di amministratore delegato.

Il 13 marzo Eisner annunciò che si sarebbe dimesso dal ruolo un anno prima della scadenza del contratto. Il 30 settembre si dimise sia da amministratore delegato che dal consiglio e, per tagliare ogni legame con la società, rinunciò a tutti i vantaggi di cui avrebbe potuto godere, come un ufficio nella sede di Burbank. Il giorno successivo subentrò nella sua posizione Robert Iger.

John Lasseter

Hollywood Reporter verso la fine del 2017 scrisse che aveva ricevuto diverse denunce anonime riguardo a molestie perpetrate da John Lasseter, capo dei Walt Disney Animation Studios e della Pixar. Queste riguardavano commenti, baci e contatti fisici non voluti. I due casi più eclatanti riguardavano Rashida Jones e Will McCormack, i quali stavano lavorando a Toy Story 4, e che abbandonarono il progetto a causa dei comportamenti di Lasseter. Quest'ultimo, dopo essersi scusato per aver fatto commenti fuori luogo e aver dato abbracci indesiderati, ha deciso di allontanarsi dalla società per sei mesi. La Disney, in un comunicato, ha apprezzato il gesto e si è detta impegnata a creare un ambiente di lavoro in cui tutti si sentano rispettati. A giugno 2018 ha annunciato che rimarrà come consulente fino alla fine dell'anno e che poi lascerà definitivamente l'azienda per "focalizzarsi su nuove avventure creative".

Walt Disney Motion Picture Group Walt Disney Animation Studios

Stereotipi etnici e razziali

Negli anni studiosi, critici e attivisti hanno criticato la Disney per l'aver realizzato i personaggi non caucasici in maniera stereotipata (cosa che in realtà succedeva anche per rappresentazioni umoristiche dell'America caucasica e dell'Europa). Ciò ha portato detrattori a ritenere Walt Disney un razzista. Per esempio, viene raccontato che durante la produzione di Biancaneve e i sette nani si riferì alla scena dove i nani si mettono uno sopra l'altro come una "pila di negri", e che durante i casting di Song of the South utilizzò il termine "pickaninny", che ha una valenza dispregiativa sebbene di uso comune all'epoca. Inoltre il film venne criticato in quanto accusato di raccontare la schiavitù in maniera idealizzata (nonostante il film sia ambientato in realtà dopo la fine della schiavitù e della guerra civile americana e non sia un documentario sull'americano sud). Altri film in cui questo accadde fu Peter Pan, con la rappresentazione dei nativi o indiani "americani" (sebbene in realtà siano nativi e abitanti dell'immaginaria e fantastica Isola Che Non C'è e siano fedeli sia al materiale originale di partenza che alla natura comica del film d'animazione), Lilli e il vagabondo, dove le gatte siamesi sono manipolatrici e scaltre, Fantasia, dove una centaura nera, Sunflower, pulisce gli zoccoli ad altre centaure (poi rimossa dalle successive trasposizioni), e in Dumbo, dove i corvi, che rappresentano secondo degli studiosi, gli afroamericani degli anni '30 e '40, sono un umile gruppo di cantanti jazz giramondo vestiti secondo la moda del tempo (anche se in questo caso i corvi hanno una valenza più che positiva, in quanto sono stati resi personaggi intelligenti, spiriti liberi ed empatici che simpatizzano per Dumbo perché comprendono cosa significhi essere emarginati come lui e lontani dallo stereotipo di Stepin Fetchit e dei personaggi da lui interpretati comune soprattutto nella decade precedente). Inoltre i corvi, oltre ad essere un tributo agli artisti jazz dell'epoca (in particolare Cab Calloway), sono stati principalmente pensati come un modo satirico per prendere in giro sarcasticamente le leggi Jim Crow, leggi di segregazione razziale applicate nel sud degli Stati Uniti d'America, infatti il film Dumbo è ambientato nella Florida del 1941, stesso anno di produzione e pubblicazione del film, con un altro riferimento alla situazione razziale nella società di allora rappresentato dai lavoratori sfruttati dal direttore del circo e altri alla seconda guerra mondiale. Questa tendenza era presente anche nei corti, come Mickey's Mellerdrammer, dove Topolino è truccato con lo stile "blackface" (poi non più pubblicato dopo la sua uscita originale), e l'Uccello Nero in Who Killed Cock Robin? ispirato a Stepin Fetchit. Tuttavia la Disney non era l'unica a valersi degli stereotipi (anche dell'America caucasica e dell'Europa) o di gag addirittura molto più esagerate: Fleischer Studios, Metro-Goldwyn-Mayer cartoon studio, Walter Lantz Productions, e Warner Bros. Cartoons fecero lo stesso. Bob Clampett, regista di Looney Tunes e Merrie Melodies, tra cui i controversi Coal Black and de Sebben Dwarfs e Tin Pan Alley Cats, disse che

Nel 1989, l'attore afroamericano Nick Stewart venne richiamato alla Disney per riprendere il suo ruolo di Compare Orso per il tour di Splash Mountain. Lo storico della Disney Jim Korkis gli chiese se pensava che fosse davvero degradante interpretare Compare Orso in Song of the South (I racconti dello zio Tom), riguardo a tutte le controversie sulla rappresentazione degli afroamericani. Stewart rise e rispose "Disney ci ha trattati come dei re." Concluse poi dicendo che donò i soldi guadagnati per il suo ruolo di Compare Orso a un teatro per attori afroamericani per interpretare ruoli diversi da maggiordomi e cameriere. Disse anche che intendeva fare la stessa cosa con i soldi del giro di Splash Mountain.

Il giornalista, storico e critico cinematografico Neal Gabler scrisse: "Walt Disney non era un razzista. Non ha mai, né pubblicamente né privatamente, fatto commenti denigratori sui neri o affermato una qualsivoglia superiorità bianca. Come la maggior parte dei bianchi americani della sua generazione, tuttavia, era insensibile dal punto di vista razziale." Floyd Norman, il primo animatore nero dello studio e che ha lavorato a stretto contatto con Walt Disney negli anni '50 e '60, dichiarò: "Non una volta ho osservato un accenno al comportamento razzista di cui Walt Disney è stato spesso accusato dopo la sua morte. Il suo trattamento delle persone — e intendo dire tutte le persone‍ — ‌può essere considerato solo esemplare."

Nel 2019, in un articolo scritto da Norman sul suo blog in difesa dei corvi di Dumbo intitolato Black Crows and Other PC Nonsense, l'animatore ha scritto che

Inoltre, nonostante occasionali insulti di Walt Disney, lo studio Disney ha assunto diversi dipendenti di ogni estrazione razziale sin dagli anni '30, tra cui Floyd Norman (afroamericano), Cy Young, Tyrus Wong, Iwao Takamoto e Bob Kuwahara (cinesi/giapponesi). Durante una proiezione di To Kill a Mockingbird (Il buio oltre la siepe), Walt Disney disse, "Questo è il tipo di film che mi piacerebbe davvero fare." Voci simili persistono sul presunto antisemitismo e le simpatie naziste di Walt Disney, nonostante il fatto che il suo studio fece propaganda anti-nazista durante la seconda guerra mondiale e Walt assunse numerosi ebrei come animatori e cantautori, tra cui Art Babbitt e gli Sherman Brothers. Una volta, durante le riprese di Pinocchio, quando si scoprì che Christian Rub, la voce di Geppetto, era un simpatizzante dei nazisti, riuscirono a "pareggiare i conti con lui nel miglior modo possibile." Fecero esibire Rub su una piattaforma nella scena in cui Geppetto è nel ventre di Monstro la balena assassina, e la scossero molto violentemente, dandogli "un passaggio che non ha mai dimenticato." Disney donò regolarmente a enti di beneficenza ebraici, fu nominato "Uomo dell'anno 1955" dalla loggia ebraica B'nai B'rith a Beverly Hills e il suo studio ha impiegato un buon numero di ebrei, alcuni dei quali occupavano posizioni influenti e autorevoli, come sottolineato dall'artista ebreo Joe Grant, includendo sé stesso, il direttore di produzione Harry Tytle e il capo del merchandising Kay Kamen, che una volta ha scherzato sul fatto che l'ufficio Disney di New York avesse "più ebrei del Libro del Levitico."