Biografia Nacque a Metzingen, era il più giovane dei cinque figli di Luise (nata Münzenmayer) e Heinrich Boss. Fece un apprendistato come mercante, completò il servizio militare dal 1903 al 1905 e lavorò in una fabbrica di tessitura a Costanza. Assunse poi l'eredità del negozio di lingerie dei suoi genitori a Metzingen nel 1908. In quell'anno, sposò anche Anna Katharina Freysinger da cui ebbe una figlia. Nel 1914, fu mobilitato nell'esercito e prestò servizio durante la prima guerra mondiale con il grado di caporale. Negli anni del Reich fu uno dei tanti fornitori di uniformi militari e per la sua militanza politica dopo il crollo del regime subì il processo di denazificazione.
Morì per un ascesso dentale nel 1948. Zwangsarbeit in Metzingen (Forced Work in Metzingen), Ch.7: Die Firma Hugo Boss
Società Hugo Boss
Egli fondò il suo marchio di abbigliamento a Metzingen nel 1923 e un anno dopo una fabbrica (in principio con due partner).
La società produceva maglie e giacche e poi abiti da lavoro, abbigliamento sportivo e impermeabili. Negli anni trenta, produsse le uniformi per le SA, le SS, la gioventù hitleriana, per il servizio postale, i dipendenti delle ferrovie e in seguito per la Wehrmacht.
Sostegno al nazionalsocialismo Boss aderì al Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori nel 1931, due anni prima dell'avvento di Adolf Hitler al potere. Entro il terzo trimestre del 1932, l'uniforme nera delle SS (per sostituire le camicie brune delle SA) fu progettata da due persone che non avevano alcuna affiliazione con la società.McNab, Chris. Hitler's Elite: The SS 1939–45, Osprey 2013, p 90.
Karl Diebitsch: Professore d'arte, pittore e ufficiale delle SS (SS--Oberführer). Fu il responsabile del design formale della divisa e dei simboli estetici legati al misticismo del Terzo Reich. Walter Heck: Grafico e designer d'interni, membro delle SS. Fu colui che disegnò i dettagli estetici e, soprattutto, l'iconico logo con le doppie rune della vittoria (SS), ricevendo all'epoca un compenso irrisorio di soli 2,50 marchi per il suo lavoro
Le uniformi del Terzo Reich venivano standardizzate al millimetro dalla RZM (Reichszeugmeisterei), l'ufficio centrale di controllo del materiale del Partito Nazista. La RZM stabiliva il taglio, il filato, il colore e i materiali.
L'azienda di Hugo Boss era uno dei tantissimi laboratori tessili tedeschi (inizialmente medio-piccoli) che ottennero la licenza ufficiale dalla RZM per la confezione e la produzione in serie di questi capi su scala industriale. Boss riceveva i cartamodelli e le specifiche rigide dalla RZM e si limitava a tagliare e cucire la stoffa, e produsse semplicemente queste uniformi nere insieme alle camicie brune delle SA e le uniformi nere e marroni della gioventù hitleriana.White, Constance C. R. "Patterns: Dealing with Hugo Boss's Nazi tie." The New York Times 19 August 1997: A20. Tuttavia in tempi successivi prese piede la diceria infondata secondo cui sarebbe stato Hugo Boss il designer delle uniformi delle SS e delle Waffen-SS. La voce non aveva senso poiché negli anni '20,'30, ‘40 Hugo Boss non era uno "stilista" nel senso moderno (l'azienda non produceva alta moda maschile, attività iniziata solo negli anni '50 dai suoi eredi).
Durante il conflitto sfruttò il lavoro coatto di prigionieri di guerra francesi e polacchi.
Dopo la seconda guerra mondiale, il processo di denazificazione vide Boss inizialmente etichettato come "attivista, sostenitore e beneficiario" del nazionalsocialismo, con la conseguenza di una pesante multa, della privazione del diritto di voto e della capacità di gestire un'impresa. La sentenza fu però appellata, e Boss fu ridefinito fiancheggiatore (Mitläufer), categoria che comportava una pena meno severa. L'effetto del divieto, però, portò il genero di Boss, Eugen Holy, a subentrare sia nella proprietà sia nella gestione della società.
Nel 1999, gli avvocati statunitensi che agivano per conto dei sopravvissuti dell'Olocausto iniziarono azioni legali contro la compagnia Hugo Boss per l'uso di 140 lavoratori forzati polacchi e 40 francesi. Questo portò alle scuse ufficiali da parte della società.
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