Il massacro della Collina 303 fu un crimine di guerra compiuto da soldati nordcoreani il 17 agosto 1950, durante la Guerra di Corea, presso una collina sovrastante la località di Waegwan. Quarantuno prigionieri di guerra statunitensi vennero fucilati dalle truppe nordcoreane a seguito di una piccola schermaglia avvenuta durante la battaglia del perimetro di Pusan.

Alcuni elementi dello U.S. Army's 2nd Battalion, 5th Cavalry Regiment e 1st Cavalry Division attivi presso Taegu durante l'omonima battaglia furono circondati da truppe nordcoreane durante l'attraversamento del fiume Nakdong presso la Collina 303. La maggior parte delle truppe statunitensi riuscì a fuggire, ma un plotone di soldati addetti ai mortai scambiarono i soldati nordcoreani per rinforzi sudcoreani e furono quindi catturati. Le truppe nordcoreane portarono i soldati americani presso la collina e inizialmente tentarono di spostarli al di là del fiume per farli uscire dalla battaglia, ma il tentativo fu bloccato da un pesante contrattacco nemico. Le forze americane riuscirono infine a fermare l'avanzata nordcoreana, mettendone in rotta l'esercito. All'inizio della ritirata, uno degli ufficiali nordcoreani ordinò che i prigionieri venissero fucilati per non rallentare la fuga delle truppe.

Il massacro provocò risposte da entrambi i lati del conflitto. I comandanti americani tramite messaggi radio e volantini domandarono la consegna dei comandanti nordcoreani ritenuti responsabili dell'accaduto. Gli ufficiali nordcoreani, preoccupati dal modo in cui i propri soldati trattavano i prigionieri di guerra, stilarono linee guida più restrittive sul come gestire i prigionieri. Diversi memoriali vennero successivamente eretti sulla collina, per onorare le vittime del massacro.

Antefatti

La Guerra in Corea inizia In seguito all'invasione della Corea del Sud da parte della Corea del Nord, e lo scoppio della Guerra di Corea, le Nazioni Unite decisero di entrare in guerra a favore dei sudcoreani. Gli Stati Uniti, in quanto membri dell'organizzazione, decisero quindi di dispiegare forze di terra nella penisola coreana con l'obiettivo di respingere l'invasione nordcoreana e impedire che l'alleato del sud collassasse.

La 24th Infantry Division fu il primo reparto a essere inviato sul teatro delle operazioni, e fu anche quello che di più assorbì l'urto dell'avanzata nordcoreana. L'intervento della divisione aveva l'obiettivo di tenere impegnate le truppe nordcoreane quanto più a lungo possibile in attesa dei rinforzi, e fu quindi lasciata sola per diverse settimane, permettendo a diversi reparti americani di raggiungere la posizione. La pattuglia di punta del reparto, conosciuta come Task Force Smith, fu duramente sconfitta nel primo scontro fra gli americani e i nordcoreani durante la battaglia di Osan del 5 luglio. Per un mese intero dopo lo scontro, la 24th Infantry fu ripetutamente sconfitta e spinta a sud dalle forze nordcoreane, superiori in numeri ed equipaggiamento. I reggimenti della divisione vennero sistematicamente respinti verso sud in tutti i combattimenti avvenuti presso le località di Chochiwon, Chonan e Pyongtaek. Dal 14 al 20 luglio le forze americane offrirono una difesa disperata nella loro ultima battaglia presso Taejon, dove vennero quasi completamente distrutte. La loro resistenza però riuscì a ritardare le forze nordcoreane al punto che le forze dell'8ª Armata americana erano quasi pari a quelle delle forze nordcoreane nella regione, e nuovi rinforzi ONU entravano in combattimento ogni giorno.

Dopo la cattura di Taejon, le forze nordcoreane iniziarono a circondare il perimetro di Pusan nel tentativo di avvolgere la città nella propria morsa. I nordcoreani riuscirono ad avanzare contro le postazioni ONU, riuscendo a sconfiggere ripetutamente gli americani e le forze sudcoreane e spingerle verso sud.

La situazione presso il perimetro di Pusan

Nel frattempo, il generale Walton Walker, comandante dell'8ª Armata, stabilì presso la città di Taegu il quartier generale dell'armata. Localizzata al centro del perimetro di Pusan, la città si trovava all'ingresso della valle del fiume Nakdong, un'area dove un grosso numero di truppe nordcoreane potevano avanzare supportandosi l'una con l'altra. Le barriere naturali offerte dal fiume a sud e dal terreno montuoso a nord circondavano Taegu, e per questi motivi era anche considerata uno dei centri di trasporto e città più importanti ancora in mano alle Nazioni Unite. Da sud a nord la città era difesa dalla U.S. 1st Cavalry Division e da diverse divisioni sudcoreane, sotto il comando del generale maggiore Hobart R. Gay. Nei piani di battaglia il generale decise anche di disporre due reggimenti a difesa dell fiume a sud, e un reggimento in riserva con le forze d'artiglieria, pronto a rinforzare qualsiasi punto da cui le forze nordcoreane avessero tentato di oltrepassare il fiume.

Cinque divisioni nordcoreane si ammassarono a Taegu per opporsi alle forze delle Nazioni Unite, occupando un'area che partiva da Tuksong-dong, proseguiva attorno a Waegwan per arrivare a Kunwi. L'esercito nordcoreano pianificò di utilizzare il corridoio naturale della valle del Nakdong da Sanju a Taegu come asse portante dell'offensiva. A supporto dell'attacco vennero dispiegati anche elementi della 105ª divisione corazzata nordcoreana. Dal 5 agosto queste divisioni tentarono numerose volte di attraversare il fiume per assaltare le forze ONU sull'altra riva, con l'obiettivo di conquistare la città di Taegu e distruggere l'ultima linea difensiva ONU. Tuttavia le forze statunitensi riuscirono a respingere l'avanzata nordcoreana, anche se quelle sudcoreane non raggiunsero gli stessi risultati degli alleati. Fu durante questi scontri che iniziarono a emergere rapporti isolati e voci su crimini di guerra compiuti da entrambe le parti del conflitto.

Il massacro Le modalità esatte con cui avvenne il massacro sono approssimative, e basate sulle testimonianze di quattro soldati americani che sopravvissero all'evento. Tre soldati nordcoreani catturati furono successivamente indicati dai sopravvissuti come partecipanti all'eccidio, ma anche questi ultimi diedero un resoconto contraddittorio di ciò che avvenne.

L'avanzata nordcoreana

L'unità statunitense posizionata più a nord nel settore affidato alla difesa della 1st Cavalry Division era la Compagnia G del 5th Cavalry Regiment. La compagnia difendeva la Collina 303, il punto più distante del fianco destro dell'armata statunitense. Ancora più a nord era schierata la 1st Division sudcoreana.

Per molti giorni l'intelligence delle Nazioni Unite segnalò la presenza di un'elevata concentrazione di truppe nordcoreane dall'altra parte del fiume Naktong, esattamente di fronte alle forze sudcoreane. Il 14 agosto, alle prime ore del mattino, un reggimento nordcoreano attraversò il fiume con un ponte subacqueo, assaltando il settore dove si trovava la divisione sudcoreana. L'offensiva nordcoreana si allargò a sud alle ore 12:00, e così i nordcoreani ingaggiarono gli americani di stanza presso la Collina 303. Questi ultimi, anziché ripiegare verso est o altre postazioni, si mossero verso sud in direzione di Waegwan.

Alle 03:30 del mattino del 15 agosto, le truppe della Compagnia G avvistarono 50 soldati nordcoreani affiancati da due carri T-34 muoversi verso sud lungo la strada che costeggiava il fiume alla base della collina. Inoltre individuarono un'ulteriore colonna nemica nelle proprie retrovie, che ingaggiarono un'altra compagnia, la Compagnia F. Per fuggire all'accerchiamento, la Compagnia F si ritirò verso sud, ma la Compagnia G non la seguì. Alle ore 08:30 i nordcoreani avevano completamente circondato la compagnia americana posizionata sulla Collina 303, assieme a un plotone di supporto di mortaisti proveniente dalla Compagnia H. A quel punto la collina fu tagliata dal resto delle forze americane. Una colonna di soccorso composta dalla Compagnia B, dalla 5th Cavalry e da un plotone di carri armati statunitensi tentò di raggiungere la compagnia accerchiata, ma non riuscì a penetrare le forze nordcoreane che circondavano la collina.

La cattura dei soldati americani Secondo le testimonianze dei sopravvissuti, prima dell'alba del 15 agosto, il plotone mortai della Compagnia H si accorse dell'attività nemica vicino alla collina. Il comandante del plotone telefonò alla Compagnia G della 5th Cavalry, la quale lo rassicurò informandolo che un plotone di 60 soldati sudcoreani sarebbe giunto a supporto della sua unità. Più tardi quella mattina, il plotone avvistò due carri armati T-34 nordcoreani seguiti da circa 200 o più soldati proseguire sulla strada sotto di loro. Poco più tardi un piccolo gruppo di coreani iniziò a scalare il pendio. Il comandante del plotone di mortai, il tenente Jack Hudspeth, pensò si trattasse dei rinforzi sudcoreani, così una pattuglia americana fu inviata a incontrarsi con i soldati che stavano arrampicandosi, ma al momento di identificarsi il gruppo rispose aprendo il fuoco. Alcuni dei soldati americani si resero conto che le truppe in avvicinamento erano nordcoreane, e stavano per aprire il fuoco quando il comandante gli intimò di non farlo, e li minacciò di portarli di fronte a una corte marziale se lo avessero fatto. Il resto dei soldati non capì l'errore fino a quando i soldati nemici furono abbastanza vicini da permettere agli americani di notare le stelle rosse cucite sui loro berretti. A quel punto i nordcoreani erano riusciti ad avanzare sino alle postazioni difensive americane, senza sparare un colpo. Quando le truppe nordcoreane si trovarono di fronte alle trincee, Hudspeth ordinò la resa del plotone, avendo constatato che ormai si trovano in minoranza e a corto di munizioni. I nordcoreani catturarono immediatamente gli americani. I prigionieri stimati furono dai 31 ai 42.

A questo punto i prigionieri furono fatti marciare giù per la collina dopo essere stati requisiti delle loro armi e oggetti di valore. In un frutteto vicino, agli americani furono legate le mani dietro la schiena e furono tolte le scarpe e alcuni vestiti. Agli americani fu anche detto che sarebbero stati inviati in un campo di prigionia a Seoul se si fossero comportati bene.

La prigionia Nei successivi due giorni, i prigionieri americani passarono di mano in mano a diversi soldati nordcoreani. Durante la prima notte di prigionia i nordcoreani diedero agli americani acqua, frutta e sigarette. I sopravvissuti alla strage dichiararono che quella fu l'unica occasione in cui i propri sorveglianti diedero loro del cibo, tanto che alcuni soldati furono costretti a scavare buche nella sabbia per cercare acqua. I nordcoreani avevano intenzione di trasportare i prigionieri sull'altra sponda del fiume Naktong il giorno stesso della cattura. Il fuoco d'artiglieria americano sopra i punti di attraversamento impedirono ciò. Durante la notte due soldati americani riuscirono ad allentare i propri legacci, causando un breve tumulto. A quel punto, sempre secondo i racconti dei sopravvissuti, i soldati nordcoreani minacciarono gli americani di ucciderli, ma un ufficiale sparò a uno dei suoi uomini per aver proferito tali minacce. Due soldati americani tentarono di fuggire, e riuscirono ad allontanarsi dal luogo dove erano tenuti prigionieri, ma furono ricatturati e giustiziati. I nordcoreani tentavano di nascondere i soldati agli americani durante il giorno, spostandosi di notte, ma gli attacchi americani rendevano il tutto molto più difficile.