Biografia Nascita e studi Giuseppina Arcucci (al secolo Ernestina Maria Luisa) nacque a Palermo l'11 aprile 1860 e battezzata lo stesso giorno presso la chiesa di San Nicolo all'Albergheria. Figlia di Giovanni Arcucci, di Gaeta, secondo tenente del Reggimento Carabinieri a piedi del Reale Esercito delle Due Sicilie, e Maria Di Maggio di Palermo. I genitori si sposarono il 22 luglio 1849 presso la chiesa parrocchiale di San Giacomo Apostolo a Messina. La piccola Ernestina visse pochissimo tempo a Palermo a causa della spedizione dei Mille e delle conseguenti rivolte scatenatesi che costrinsero parte della famiglia a fuggire per timore di possibili ritorsioni contro i familiari degli ufficiali borbonici. Le prime biografie narrano che la piccola Ernestina fu consegnata dalla madre a una persona di loro conoscenza calandola dalla finestra, e c'è chi accosta questo episodio alla fuga da Damasco di Paolo di Tarso narrata nel libro degli Atti degli Apostoli e nella Seconda lettera ai Corinzi. Il padre Giovanni restò a combattere con i suoi commilitoni in Sicilia e per il suo essersi distinto nei combattimenti venne decorato con la croce di grazia di San Giorgio. In seguito ebbe modo di ricongiungersi con il resto della famiglia e, dopo l'unità d'Italia, entrò a far parte del nuovo Regio Esercito italiano in qualità di sottotenente in servizio sedentario e inviato a prestare servizio presso la città dell'Aquila. In ragione di ciò, la piccola Ernestina, assieme alla sua famiglia, trascorse l'infanzia presso il capoluogo abruzzese dove mosse i suoi primi passi dal punto di vista biologico, della fede e della cultura. Frequentò con molto profitto le scuole elementari presso l'Istituto San Paolo della Congregazione di Carità dell'Aquila, distinguendosi come una delle migliori alunne. Completò, poi, i suoi studi a Napoli, a seguito del trasferimento del padre, dove conseguì la patente di insegnante.

La Pia Casa d'Istruzione e Lavoro di Ariano di Puglia Nel frattempo, ad Ariano di Puglia (rinominata dal 1930 Ariano Irpino) il decreto di soppressione degli ordini religiosi del 7 luglio 1866 colpì anche il monastero del Santissimo Salvatore e Sant'Anna abitato da lungo tempo dalle monache benedettine cassinesi le quali dirigevano un fiorente educandato per fanciulle. Questa realtà monastica esisteva già nel XVI secolo, allorché la signora Covella Romanea donò il 31 luglio 1518 una casa con orto e una vigna alle monache benedettine cassinesi per l'istituzione di un monastero che assunse il titolo del "Santissimo Salvatore". Il divieto di ricevere giovani postulanti e novizie nel corso del tempo avrebbe determinato la chiusura del monastero e conseguentemente anche dell'educandato, tanto prezioso per la gente di Ariano di Puglia.

Il decreto di soppressione delle corporazioni religiose del 7 luglio 1866, n. 3036, prevedeva, in linea generale, l'incameramento dei beni degli ordini religiosi e la loro soppressione. Per quanto riguarda nello specifico le monache (art. 6) il decreto concedeva loro la facoltà di continuare a vivere nella casa, o in una parte della medesima, assegnata loro dal Governo, previa espressa e individuale domanda presentata da parte delle religiose tre mesi dalla pubblicazione del decreto, tuttavia, qualora il numero delle monache fosse ridotto a sei o nel caso che il Governo per esigenze di ordine pubblico, previo parere del Consiglio di Stato, lo ritenesse opportuno, esse potevano essere concentrate (trasferite) in un'altra casa. I comuni o le province, da parte loro, potevano fare richiesta delle case abitate dalle religiose e dai religiosi nel momento in cui le stesse abitazioni fossero rimaste sgombre, a condizione, però, che tali edifici venissero adibiti a scuole, asili infantili, ricoveri di mendicità, ospedali oppure destinati ad altre opere di beneficenza e pubblica utilità (art. 20).

Al fine di evitare la chiusura dell'educandato, l'allora vescovo di Ariano di Puglia Francesco Trotta, aiutato dal ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti, Pasquale Stanislao Mancini, deputato del collegio di Ariano, e dal sindaco di Ariano di Puglia, Emilio Figlioli, fondò in una parte dell'ex monastero la Pia Casa d'Istruzione e Lavoro, la quale venne aperta il 21 novembre 1877 e istituita ufficialmente con decreto vescovile il giorno 8 dicembre dello stesso anno, data in cui venne presentata ufficialmente alla diocesi. In vista dell'apertura della Pia Casa di Lavoro, tenendo presente la difficoltà da parte delle monache di poter mantenere un efficiente funzionamento nella nuova istituzione, il vescovo Francesco Trotta si rivolse al presbitero Tommaso Maria Fusco, fondatore della Congregazione delle Suore Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue, con sede a Pagani, il quale inviò alcune "sue" religiose ad affiancare le monache benedettine. Del resto furono le stesse monache benedettine le quali, ben consapevoli della necessità di avere un aiuto per continuare all'interno del monastero l'opera di educandato, con deliberazione capitolare del 20 agosto 1877 affermarono la necessità per loro di un aiuto da parte di suore patentate, le quali avrebbero, inoltre, prestato assistenza anche alle monache più anziane, fermo restando che le stesse religiose benedettine avrebbero, fin quando fosse stato possibile, continuato a occuparsi dell'amministrazione e dell'insegnamento nell'educandato. Tale deliberazione fu, poi, inviata al vescovo Francesco Trotta per l'approvazione, concessa in data 1º settembre 1877. Nonostante l'arrivo delle religiose da Pagani si rese necessario trovare altre due maestre per lo svolgimento delle attività didattiche. Fu così che Tommaso Maria Fusco conobbe Ernestina Maria Luisa, la quale giunse presso la Pia Casa il giorno 11 settembre 1878.

Dopo meno di due anni di permanenza nella Pia Casa, la giovane Ernestina decise di entrare a far parte della Congregazione delle Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue. Iniziò il suo percorso di noviziato il 15 maggio 1880, non presso la Casa madre di Pagani, bensì ad Ariano di Puglia sotto la guida del vescovo Francesco Trotta, assieme ad altre sue compagne. Fece, poi, la sua professione religiosa il 15 maggio 1881 (vigilia della Solennità di Pentecoste) scegliendo come nome da religiosa quello di suor Giuseppina, in ossequio a San Giuseppe, sposo di Maria e padre putativo di Gesù, sotto la cui tutela la Pia Casa era stata istituita; difatti, quella parte dell'ex monastero dove erano alloggiate le Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue era denominata proprio "Ritiro San Giuseppe". Suor Arcucci, tuttavia, pareva non essere stata permeata della spiritualità propria della Congregazione nella quale aveva professato e anche i rapporti con Tommaso Maria Fusco sembrano non siano andati mai oltre un semplice approccio iniziale. Del resto il fatto di aver compiuto il periodo di noviziato e la successiva professione religiosa ad Ariano di Puglia e non a Pagani la orientò maggiormente verso l'Ora et Labora benedettino.

Suor Giuseppina Arcucci fin da subito manifestò le sue doti di insegnante, difatti, poco più che ventenne, già dal 1883, si ritrovò a essere la direttrice ufficiale della scuola della Pia Casa. L'opera caritativa da lei espletata assieme alle altre suore non si esaurì, tuttavia, al solo ambito educativo, ma si estese anche in quello assistenziale. Una prova in tal senso venne offerta in occasione dell'incidente ferroviario di Pianerottolo, il 3 settembre 1889, quando assieme alle sue consorelle e ad altre autorità, accorse in aiuto dei feriti e accolse l'orfana di una delle vittime dell'incidente, originaria di Minervino Murge.

La nascita delle Suore dello Spirito Santo A distanza di poco più di un anno dalla disgrazia di Pianerottolo si verificarono due eventi molto importanti che determinarono il futuro di suor Giuseppina Arcucci e la nascita della Congregazione delle Suore dello Spirito Santo: la morte del presbitero Tommaso Maria Fusco, il 24 febbraio 1891, e l'arrivo ad Ariano di Puglia del vescovo Andrea D'Agostino, il 19 aprile 1891, il quale successe a mons. Francesco Trotta, trasferito alla sede vescovile di Teramo. La morte del fondatore delle Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue fu un duro colpo per la Congregazione: alcune case furono chiuse e non mancarono defezioni tra le suore; anche la Pia Casa d'Istruzione e Lavoro di Ariano di Puglia risentì di questa situazione. Quando le suore furono richiamate alla Casa madre, suor Giuseppina Arcucci, divenuta nel frattempo oltre che direttrice della Pia Casa d'Istruzione e Lavoro anche superiora della comunità locale, assieme ad altre sue compagne restò ad Ariano di Puglia per continuare l'opera caritativa nella Pia Casa. Fu così che dopo un cammino di profondo discernimento compiuto con l'aiuto del vescovo Andrea D'Agostino si giunse alla fondazione di una nuova realtà di religiose (non ancora riconosciuta, però, come congregazione di diritto diocesano), ossia l'Associazione delle Suore dello Spirito Santo, della quale suor Giuseppina Arcucci divenne la guida.

La denominazione "Suore dello Spirito Santo" venne suggerita dal vescovo Andrea D'Agostino, il quale desiderava ardentemente che tra i fedeli della sua diocesi vi fosse una maggiore conoscenza della Terza Persona della Santissima Trinità, e le Suore dello Spirito Santo hanno nella loro spiritualità e carisma anche questa missione. Lo stesso vescovo scrisse la prima Regola pubblicata il 2 febbraio 1896, giorno considerato dalla Congregazione come quello della propria fondazione e fece giungere da Colonia (Germania) un quadro raffigurante lo Spirito Santo.

Il carisma che suor Giuseppina Arcucci trasfuse nelle "sue" figlie si esplicò nel campo educativo a beneficio dei bambini poveri e di famiglie benestanti, nell'accoglienza delle orfane civili e di guerra, nell'assistenza ai poveri e a coloro che necessitavano di cibo, vestiti, medicinali, nella visita agli ammalati e ai carcerati non tirandosi indietro nemmeno nei periodi di grandi epidemie. Lei stessa possedeva competenze infermieristiche, acquisite a Napoli tra le Figlie della Carità. Le suore si impegnarono, inoltre, nel catechismo ai fanciulli, aiutate dal vescovo d'Agostino, continuando in questo modo ciò che già facevano le Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue. Quanto appena detto può essere riassunto in una breve espressione: "urgenza della carità", ossia l'avere un cuore vigile, accorto e squisitamente materno verso tutte le povertà e i bisogni del proprio tempo.

Le suore traevano sostentamento dal loro lavoro, da sussidi elargiti dai vari ministeri, dal Papa, dai vescovi di Ariano di Puglia e dalle offerte dei vari benefattori. Non mancarono, inoltre, encomi e riconoscimenti da parte di autorità ecclesiastiche, civili e scolastiche per l'educazione impartita, i lavori realizzati dalle alunne della scuola di lavoro, per l'igiene, i pasti distribuiti quotidianamente ai bambini e la carità espletata nei confronti dei bisognosi. La stessa suor Giuseppina Arcucci venne più volte encomiata come donna esemplare, piena di carità, intelligente e coltaAlcuni di questi elogi possono essere riscontrati nei documenti pubblicati integralmente in: . Il popolo di Ariano di Puglia apprezzava quanto fatto dalle suore della Pia Casa, e ciò ebbe modo di dimostrarlo in occasione dell'incendio che il 4 giugno 1904 danneggiò pesantemente il Pio istituto, attraverso un'ampia mobilitazione popolare, sia nel domare le fiamme, sia nella successiva raccolta fondi destinata alla riparazione dei danni subiti dall'edificio.

Le vertenze con il Comune di Ariano di Puglia