Biografia Nacque a Torino il 12 novembre 1767, figlio di Filippo Valentino, scudiere e gentiluomo di Camera alla corte sabauda nonché firmatario del Trattato di Aranjuez, e di Gabriella Dal Pozzo della Cisterna. Nel 1792 entrò nell'Armata Sarda, divenendo successivamente Aiutante di campo. di re Vittorio Amedeo III, che lo incaricò dei collegamenti con gli eserciti alleati.

Incominciò la carriera a palazzo nel 1794 come 1° Scudiero e gentiluomo del principe di Piemonte. Nel 1796 come tenente colonnello dei Dragoni, prese parte alla trattative. che portarono all'armistizio di Cherasco,Durante il corso delle trattative ebbe modo di farsi apprezzare dal comandante dell'Armée d'Italie, generale Napoleone Bonaparte. prodromo della successiva firma del Trattato di Parigi, avvenuta il 15 maggio 1796.

Dopo la morte di Vittorio Amedeo III, e la salita al trono di Carlo Emanuele IV, il 6 dicembre 1798 il generale francese Brune occupò i territori sabaudi della penisola. Divenuto 1ª segretario di stato alla guerra, firmò la consegna della cittadella di Torino ai francesi. Il 17 dello stesso mese il re partì per raggiungere Firenze, e poi si trasferì in Sardegna. Quando i francesi incominciarono a trasferire ostaggi piemontesi in Francia, lasciò il Piemonte per trasferirsi dapprima in Spagna e poi raggiungendo la Sardegna. Quando, in seguito alla campagna militare del maggio 1799 le truppe austriache occuparono il Piemonte, fu mandato da Carlo Emanuele IV sul continente al fine di avviare trattative con il comando austriaco nella speranza che i territori piemontesi venissero restituiti alla sovranità sabauda, ma capì subito che la cosa non era possibile. In seguito alla disfatta di Marengo, lasciò il Piemonte per raggiungere Roma, ma quando Napoleone Bonaparte divenne Primo console il re lo mandò a Parigi per avviare trattative con i francesi. Tali trattative si interruppero in seguito alla morte dello zar Paolo I di Russia, avvenuta il 23 marzo 1801, che portò Bonaparte a dichiarare che il Piemonte fosse definitivamente incorporato nella Repubblica Francese. Raggiunta Roma, dovette rientrare in Piemonte in seguito ad un editto di Bonaparte che ordinava a tutti i piemontesi di rientrare nei loro luoghi di origine, minacciando terribili punizioni se ciò non fosse avvenuto. Presa dimora presso l'avito castello di Costigliole d'Asti, quando nel 1807 l'imperatore arrivò a Torino quest'ultimo lo fece chiamare a sé chiedendogli se vi era modo di formare una corte principesca, e in seguito lo volle con sé come Consigliere di Stato a Parigi..

Divenuto conte dell'Impero dal 1808, fu tenuto in grandissima considerazione da Napoleone, che lo inviò come ambasciatore a Berlino. Raggiunta la capitale del Regno di Prussia, in vista dell'inizio della campagna contro l'Impero russo trattò l'alleanza tra prussiani e francesi, che venne firmata nel 1811. Fu membro del Senato conservatore dal 1813, e poi della Commissione dei Cinque, formata come governo provvisorio dopo che il 1 aprile 1814, Charles Maurice de Talleyrand-Périgord aveva convocato illegalmente il Senato, con i 64 membri presenti. Il giorno 2, nella seduta presieduta da François Barthélémy, il Senato prononciò la decadenza di Napoleone I.

Nel 1814, dopo la caduta di Napoleone Bonaparte, fu nominato dalla potenze vincitrici Reggente del Piemonte, fino all'arrivo a Torino del Re Vittorio Emanuele I.. Rientrato ufficialmente nei ranghi della diplomazia sabauda all'atto della Restaurazione, fu ministro plenipotenziario al congresso di Vienna raggiungendo poi i più alti onori militari e politici. Promosso maggiore generale il 23 giugno 1814, fu nominato Segretario di Stato per la guerra il 24 gennaio 1815, avviando una profonda riforma dell'Armata Sarda che cessò di essere un esercito di mercenari al soldo dello stato, per divenire un'armata formata da soldati di leva, dando sicuro ricovero ai soldati veterani e invalidi, con la costituzione della Casa d'Asti, e costituendo l'Accademia Reale di Torino.

Divenuto Segretario di Stato agli affari esteri il 26 dicembre 1817, fu insignito del Collare della Santissima Annunziata il 15 agosto 1820. Dopo lo scoppio dei moti rivoluzionari nel corso del 1820, tornò dal congresso di Lubiana il 12 marzo 1821, passando da Vienna, con la ferma dichiarazione delle Tre Potenze di non ammettere alcuna innovazione costituzionale in Piemonte.. Tornato in Piemonte trovò il paese sconvolto dai moti rivoluzionari, con le cittadelle di Alessandria e Torino in mano agli insorti, e per evitare spargimenti di sangue consigliò Vittorio Emanuele I di abdicare in favore del fratello Carlo Felice, che allora si trovava in visita di stato a Napoli, capitale del Regno delle Due Sicilie. Accompagnò il sovrano a Nizza, città non ancora interessata dai moti rivoluzionari, attendendo l'arrivo del nuovo re. Debellata rapidamente l'insurrezione, lasciò l'incarico di Ministro degli Esteri, e sotto il regno di Carlo Felice ricoprì la carica di Gran ciambellano a partire dal 15 febbraio 1822. Creatore di un'importante pinacoteca presso il suo castello, si spense a Torino il 19 luglio 1828.. Dal matrimonio celebrato nel 1789 con Polissena Della Chiesa di Cinzano ebbe sette figli maschi (tra i più noti Ermolao, Carlo Emanuele e Britannio), e di questi ben quattro furono implicati nei moti del 1821.

Ascendenza

Onorificenze

Onorificenze estere

Note Annotazioni

Fonti

Bibliografia

Categoria:Generali italiani delle guerre napoleoniche Categoria:Generali sabaudi Categoria:Militari sabaudi Categoria:Politici italiani del XIX secolo Categoria:Cavalieri dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata Categoria:Cavalieri di gran croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro Categoria:Cavalieri della Legion d'onore