Dalla personalità poliedrica fu filosofo, teologo, economista, storico, agronomo, oratore, bibliografo, presidente e socio onorario di numerose accademie, Pari nel parlamento siciliano del 1848, concludendo la sua infaticabile attività alla guida di due prestigiose istituzioni di Palermo, la chiesa dei gesuiti di Casa Professa e la biblioteca nazionale. Come parroco di Balestrate, dal 1838 al 1860, difese i diritti della sua chiesa su quella del borgo di Trappeto per eliminare le continue pretese della vicina Partinico. La sua opera come parroco e uomo di cultura, ed in particolare il completamento dell’edificazione della Chiesa Madre nel 1842, ebbe una notavole importanza su Balestrate.

Biografia Formazione ecclesiastica Nasce a Balestrate da Paolino Evola e Maria Aiello. Nel 1822 decide di intraprendere gli studi per il sacerdozio ed entra nel seminario di Mazara del Vallo fino al 1830. Si trasferisce a Palermo per frequentare i corsi universitari di teologia dogmatica e morale, e in seguito anche quelli di lettere e filosofia, oltre che di medicina; completa così i suoi studi il 6 agosto 1836, ottenendo un triplice dottorato. Ordinato sacerdote a Monreale nella cappella del palazzo arcivescovile il 20 dicembre 1834, fa pratica di medicina e nel dicembre del 1840 ottiene il regio exequatur per l'esercizio della professione medica.

Parroco a Balestrate È eletto Economo Curato e in seguito nominato titolare della parrocchia Sant’Anna di Balestrate il 23 agosto 1838; tra i suoi primi obiettivi ci fu quello di far costruire una nuova chiesa. Riuscì nel suo intento grazie anche all’aiuto del Re Ferdinando II che nel 1842 gli concesse il permesso di iniziare i lavori per la costruzione della nuova Chiesa Madre. Il 25 aprile del 1856 venne nominato primo Arciprete del paese, carica che in seguito sarà concessa ai sacerdoti parroci a Balestrate. In applicazione del regio decreto del 10 gennaio 1843, che affidò ai vescovi l'organizzazione scolastica, Filippo Evola curò la fondazione e fu sovrintendente delle scuole del comune.

Medico condotto e impegno sociale Grazie ai suoi studi medici fu anche nominato medico condotto di Balestrate, svolgendo con competenza la professione durante l’epidemia di colera che colpì Balestrate nel biennio 1854-1855. Per il suo forte senso patriottico, si occupò della ripresa economica e sociale del paese; fu promotore della costruzione di un tronco di strada che collegava Balestrate ai paesi limitrofi, facendola entrare nel primo circolo della vita commerciale e divenendo il centro di un cospicuo numero di ricche città del tempo. Diede lustro al paese anche attraverso la scrittura di un'opera che trattava la storia delle origini di Balestrate, un tempo chiamata Sicciara.

Risorgimento in Sicilia In seguito agli avvenimenti siciliani del 1860 nella grande rivoluzione unitaria, venne richiamato nuovamente alla politica: occupò importanti cariche nel governo nazionale di Palermo, ricevendo meritate onorificenze. L'appoggio dato all'unità nazionale gli valse ancora una volta la nomina a bibliotecario capo, col titolo di prefetto della biblioteca nazionale di Palermo. Nel 1860 dovette rinunciare all'arcipretura di Balestrate in favore del fratello Vincenzo Evola, per ottenere la carica di Rettore della chiesa di Casa Professa dei padri gesuiti di Palermo. Partecipò attivamente alla vita culturale del tempo e ricoprì numerose cariche direttive in seno ad associazioni, accademie, società e istituti culturali; fu insignito delle più prestigiose onorificenze nazionali. Fu autore di una cinquantina di opere di vario genere e si occupò di teologia, di medicina, di agricoltura, di letteratura, di economia, di bibliologia e di storia.

Bibliotecario e autore di libri L'attività di bibliotecario fu particolarmente importante. Promosse l'ampliamento dei locali della biblioteca nazionale di Palermo e aumentò in modo considerevole il patrimonio di libri e codici manoscritti. Compilò un nuovo catalogo e si adoperò per il riconoscimento della biblioteca come "Nazionale", sostenendo il disegno di legge presentato in Parlamento nel 1873. Tra le opere che documentano il suo appassionato lavoro di bibliofilo vi sono: Storia tipografico-letteraria del secolo XVI in Sicilia (1878) idealmente concepita come continuazione della Storia letteraria siciliana di A. Nardone e il saggio Sulla stampa siciliana fuori di Palermo e Messina (1885) in cui fu tracciata la quasi sconosciuta storia della tipografia di Monreale, Catania, Agrigento, Cefalù, Siracusa, Polizzi, Militello, Mazzarino e Trapani. Infine, non trascurabile merito in questo campo, fu quello di aver favorito la pubblicazione di molti manoscritti e codici rari o sconosciuti, valendosi della collaborazione di altri studiosi. Personalmente curò il Lu Rebellamentu di Sicilia (1882) un codice sui Vespri in volgare siciliano, di datazione e origine non precisate, e ammirato da Michele Amari. Prima della morte gli venne concesso il titolo di prefetto onorario a vita della Biblioteca nazionale. Per via delle gravi condizioni di salute, nel 1885 si dimise dagli incarichi ecclesiastici e civili. Morì a Palermo il 9 settembre del 1887.

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