Dak'Art 96 è la seconda edizione della Biennale di Dakar è la prima edizione consacrata all'arte contemporanea africana, organizzata a Dakar in Senegal nel 1996. Dak'Art 96 è da molti considerata una nuova prima edizione della Biennale di Dakar, per i numerosi cambiamenti che presenta, nell'organizzazione, nel progetto e nelle finalità. I Saloni del Design e della Creatività Tessile, aperti esclusivamente a partecipanti africani, sono una novità rispetto alla Biennale del 1992 ed ottengono molto successo.

Storia La seconda edizione della Biennale di Dakar si svolge dal 7 al 14 maggio 1996. Inizialmente prevista per dicembre 1994, la Biennale viene inizialmente rimanda al 1995. Il termine per le candidature viene fissato al 31 gennaio 1995 e poi posticipato di 15 giorni; il Comitato Internazionale di Selezione si riunisce in marzo. Nell'aprile del 1995 il nuovo Ministro della Cultura Abdoulaye Elimae Kane (che aveva sostituito Coura Ba Thiam) la posticipa infine di un anno, per permettere ai responsabili di avere il tempo per prepararla nel modo migliore e per il ritardo dei finanziamenti attesi (in particolare quello della Commissione europea). Dak'Art 1996 combacia così con l'anniversario dei trent'anni dalla nascita del Festival Mondial des Arts Nègres di Dakar. La Biennale del 1996 viene inaugurata dal Presidente Diouf nel Teatro Nazionale Daniel Sorano. I discorsi introduttivi per l'apertura della Biennale – in particolare il discorso del presidente del Comitato Scientifico Ousmane Sow Huchard – offrono una sintesi delle priorità della manifestazione. Nel suo discorso, Ousmane Sow Huchard presenta infatti Dak'Art come un centro propulsore del mercato dell'arte africana e come un investimento economico per il Senegal e per tutto il continente.

Organizzazione Comitato internazionale di selezione e di giuria Nell'edizione della Biennale del 1996 il Comitato di Selezione e di Giuria è composto da un responsabile di rivista d'arte (il francese Jean-Loup Pivin, cofondatore di "Revue Noire"), da una gallerista africana (la keniota Ruth Schaffler), da un collezionista africano (Dominique Kanga delle Costa d'Avorio) e da un artista africano (il senegalese Kalidou Sy, direttore Ecole Nationale des Beaux-Arts di Dakar). Cinque curatori sono incaricati di selezionare gli artisti per le Esposizioni Individuali (un curatore asiatico, uno americano, uno europeo e due africani): Yukiya Kawaguchi (conservatore del museo Setagaya Art di Tokyo), Polly Nooter-Roberts (direttrice del dipartimento di antropologia del museo dell'Università dell'Iowa), Daniel Sotiaux (rappresentante della delegazione della Comunità Francese del Belgio in Senegal), Brahim Alaouie (direttore dell'Istitut du Monde Arabe di Parigi e originario del Marocco) e Abdou Sylla (critico d'arte e ricercatore senegalese).

Budget Dak'Art 1996 ha un budget di circa 470.000.000 franchi CFA [702.415,19 euro] ed è realizzata con un finanziamento dei fondi regionali del FED di 206.000.000 CFA [307.867,09 euro, circa il 44% del budget totale]; il budget viene anche utilizzato per coprire il debito lasciato dalla Biennale del 1992.

Programma Programma ufficiale (in) Esposizione internazionale L'Esposizione Internazionale è allestita nel Museo dell'IFAN; il Comitato Internazionale di Selezione e di Giuria non tiene conto della nazionalità degli artisti e cerca di selezionare le opere in base alla loro qualità. Vengono così scelti 42 artisti provenienti da 17 paesi (su 316 candidati provenienti da 27 paesi) e tutte le opere sono allestite al momento dell'inaugurazione. Abdoulaye Konaté (nato in Mali nel 1953) vince il Gran Premio Léopold Sédar Senghor. Tra gli artisti in mostra Dominique Zinkpe, Tchale Figueira, Tiébééna Dagnogo, Tamsir Dia, Chukley Vincent Secka, Kivuthi Mbuno, Ismael Diabate, Abdoulaye Konaté (vincitore del primo premio) e George Lilanga. Tra gli artisti senegalesi sono selezionati Fodé Camara, Serigne Mbaye Camara, Viyé Diba, Momar Seck, Amadou So, El Hadji Sy e Kan Sy.

L'Esposizione Internazionale del 1996, aperta esclusivamente a partecipanti africani, ha un allestimento convenzionale; le opere – poche per ogni artista – sono collocate nelle sale e non vi sono realizzazioni appositamente studiate per la Biennale. All'interno della mostra c'è una predominanza di artisti provenienti dell'Africa Occidentale, in particolare dal Senegal e della Costa d'Avorio. Non partecipa invece nessun artista dalla Nigeria e dal Sudafrica, probabilmente per le difficoltà di comunicazione e di promozione della BiennaleIolanda Pensa, La Biennale di Dakar, tesi di laurea, relatore Luciano Caramel e correlatore Francesco Tedeschi, Università Cattolica di Milano, Laurea in lettere e filosofia, 2003 (CC-BY-SA). All'interno della selezione non ci sono artisti particolarmente noti a livello internazionale e le opere presentate sono esclusivamente pittoriche e scultoree.

I Saloni del Design e della Creatività Tessile I Saloni del Design (nell'Espace Vema) e della Creatività Tessile (nella Camera di Commercio) sono organizzati grazie all'iniziativa di professionisti indipendenti. Per la prima volta viene utilizzato l'Espace Vema, un ampio spazio espositivo più conviviale e originale rispetto alle classiche gallerie, con un'architettura e un'organizzazione interna più creativa. Per Salone del Design Africano e della Creatività Tessile non vi è alcuna selezione: tutte le candidature vengono accettate. La sezione di design presenta 13 artisti provenienti da 5 paesi. Secondo le recensioni, la sezione sulla creatività tessile è particolarmente deludente, vista la vivacità del settore in Africa; i partecipanti sono 13, tutti senegalesi tranne l'artista della Guinea Monique Athénaisme Surena – che si lamenta perché il suo lavoro non è stato accettato all'interno dell'Esposizione Internazionale. Questo problema delle tecniche ammissibili all'interno delle diverse mostre suscita interessanti dibattiti che portano nelle successive Biennali all'introduzione della fotografia nell'Esposizione Internazionale e alla fusione del Salone del Design Africano con quello della Creatività Tessile. I Saloni del Design Africano e della Creatività Tessile vengono comunque molto apprezzati: questi settori sono infatti considerati con interesse, soprattutto per le possibilità che possono offrire nello sviluppo di un mercato africano dell'arte. Vincent Amian Niamien (nato nel 1956 in Costa d'Avorio) vince il Premio della Creatività.

Esposizioni individuali Le Esposizioni Individuali sono curate da cinque membri del Comitato Internazionale di Selezione e di Giuria. Ognuno dei commissari è incaricato di selezionare un artista da una diversa area geografica: l'Africa Settentrionale è affidata a Brahim Alaoui, l'Africa Australe a Mary Nooter-Roberts, l'Africa Centrale a Yukiya Kawaguchi, l'Africa Orientale a Abdou Sylla e l'Africa Occidentale a Daniel Sottiaux. Solo Abdou Sylla ha la possibilità di recarsi in Etiopia per conoscere il suo artista. Le Esposizioni Individuali presentano i vincitori della Biennale del 1992 (il senegalese Moustapha Dimé e l'etiope Zerihun Yetmgeta), insieme a Mohamed Kacimi (Marocco), Ezrom Legae (Sudafrica) e Pascale Marthine Tayou (Camerun) e sono allestite in diverse sedi: gli artisti Kacimi e Legae espongono nel Padiglione del Museo dell'IFAN, Metgeta nella Galleria Quatre Vents, Dimé nel Centro Culturale Francese (Galleria 39 e giardino) e infine Tayou nel Goethe Institut.

Rispetto all'Esposizione Internazionale, le Esposizioni Individuali vengono apprezzate per il miglior allestimento e per la completezza che rende più comprensibile la produzione degli artisti invitati. Le scelte dei curatori che selezionano gli artisti sono eclettiche, per mostrare la diversità e la ricchezza del continente; l'opera di Mohamed Kacimi è particolarmente interessante perché creata appositamente per la Biennale nonostante la mancanza di assistenti qualificati capaci di collaborare con l'artista durante la realizzazione del suo lavoro.

Esposizione degli artisti senegalesi L'Esposizione degli Artisti Senegalesi è ospitata nella Galleria Nazionale e parteciparono 45 artisti: Mamadou Fall Dabo vince il Premio Rivelazione. L'esposizione degli Artisti Senegalese viene criticata, perché molto simile ai Saloni organizzati dall'Associazione Nazionale degli Artisti del Senegal e perché i partecipanti si sentono meno valorizzati degli artisti invitati per l'Esposizione Internazionale. La mostra ha comunque il pregio di presentare un panorama molto ricco della produzione in Senegal.

Altre iniziative Il Salone dell'Educazione Artistica (collocato nel Centro Culturale Blaise Senghor) presenta le opere di giovani e di bambini, senza suscitare molto interesse tra gli specialisti dell'arte. A due giovani artisti è offerto il premio dell'UNICEF, ma si apre anche un dibattito sul fatto che sia più opportuno premiare i ragazzi, la scuola o gli insegnanti. Nella sede delle manifatture di Thiès – storicamente legata alla creatività tessile senegalese – viene organizzata una retrospettiva sull'arte tessile. Viene allestita anche un'Esposizione di pubblicazioni d'arte che presenta però poco materiale. Il Salone dell'Architettura – previsto nel progetto del Comitato Scientifico – non viene invece realizzato. Le Proiezioni di film sull'arte e le Visite d'Atelier non sono particolarmente apprezzate.

Dibattiti I Dibattiti si svolgono nella sala del Consiglio Economico e Sociale e durano un giorno intero e due mattinate. Gli atti dei dibattiti vengono in seguito pubblicati. Le conferenze (circa quindici) descrivono i contenuti e le scelte delle Esposizioni Individuali; presentano l'artista senegalese Iba N’Diaye, danno la parola all'artista del togo Kossi Assou e al critico Gerard Xuriguera; offrono poi punti di vista diversi sulla situazione del mercato dell'arte e infine aprono una discussione finale. Per quanto riguarda la situazione del mercato dell'arte africana, intervengono galleristi e storici dell'arte, tra i quali William Karg, Simone Guirandou Ndiaye, Ruth Schaffner, Bryan Biggs, Dany Keller, Bineta Cisse e Uribe Mallarino. Gli interventi mostrano che il discorso critico sull'Africa non è univoco, ma secondo Isabelle Bosman (p. 35) si concentrano comunque troppo sul tema del mercato dell'arte. Secondo Bosman è più importante concentrare l'attenzione sulla riflessione critica e su temi come la nozione di identità e la sua interpretazione, il ruolo dell'arte nella coscienza sociale e il rapporto tra arte e pubblico.

Animazioni Per quanto riguarda l'Animazione, è organizzato un atelier di strada “La Rue est a nous” in diversi quartieri popolari di Dakar. Non vengono invece organizzate le dimostrazioni di pittura su vetro né la realizzazione di ritratti, come era inizialmente previsto. Le serate di teatro e di musica hanno molto successo tra il pubblico generico, ma non sono molto frequentate dai partecipanti alla Biennale, per problemi soprattutto organizzativi. Una trentina di artisti e artigiani affittano degli stand al Villaggio della Biennale e l'evento viene intitolato Mostre popolari al Village de la Biennale. Anche se molto visitata, l'esposizione è criticata per la varietà delle opere, tutte raggruppate sotto una generica e poco chiara definizione di “cultura popolare”.

Programma parallelo Gli eventi paralleli presentano sia esposizioni di artisti senegalesi all'interno di atelier e di spazi pubblici, sia mostre e progetti di più ampio respiro. Tra questi ultimi emerge il laboratorio curato da Clémentine Deliss e l'esposizione sul tema dell'AIDS di "Revue Noire".