La scienza occulta è un libro del filosofo ed esoterista Rudolf Steiner, che si presenta come il seguito del suo precedente saggio Teosofia.

L'autore utilizza il termine «occulto» per designare la natura delle nozioni che intende divulgare, non per indicarle come una «vaga ricerca dell'ignoto, del misterioso, o dell'oscuro», ma nel senso di «nascoste» ai normali sensi ordinari, che egli si propone pertanto di esplicare con l'ausilio di apposite facoltà che chiunque a suo dire può ridestare in sé stesso.

Carattere della scienza occulta Nel primo capitolo l'autore vuole sgombrare il campo da alcuni pregiudizi sulla «scienza occulta», la quale andrebbe semplicemente esposta per come è, senza metodi artificiosi di persuasione. Esempi di tali pregiudizi sono:. che gli enigmi posti dagli uomini circa la realtà invisibile siano innaturali, temerari, o che vi siano limiti intrinseci a quel che l'essere umano può conoscere; che nella scienza occulta vi sia qualcosa di malsano, mentre in realtà essa dà forza e consistenza alla vita; che sia necessaria la chiaroveggenza per comprendere le informazioni della scienza occulta, quando queste invece, pur non potendo essere percepite coi normali organi di senso, vanno comprese con l'ausilio dell'intelligenza ordinaria. L'autore si dice convinto che nessun vero scienziato potrebbe trovare alcuna contraddizione tra la scienza basata sui fatti visibili e quella occulta, fondandosi entrambi sull'elaborazione di «dati» offerti dalla natura: nel caso della scienza occulta questo dato è l'uomo stesso, che lo scienziato deve sapere eleborare, facendo di sé stesso lo strumento di indagine per esplorare i mondi invisibili. Costituzione dell'uomo I normali sensi, su cui si basa l'intelletto ordinario, possono accedere solo a una parte dell'essere umano completo, cioè il corpo fisico, soggetto a nascita e morte.. 1. È questo il corpo più denso in assoluto, equiparato da Steiner alla condizione dei minerali, sebbene le forze in esso presenti siano poste al servizio di altre componenti più elevate. La morte mette in evidenza come nel cadavere siano attive le stesse leggi e sostanze del regno minerale, ma proprio la sua decomposizione denota la scomparsa di quel che viceversa differenzia l'uomo dai minerali medesimi. 2. La lotta contro le forze disgreganti della mineralità è condotta infatti dal corpo eterico, per percepire il quale entra in campo la scienza occulta. Steiner lo chiama anche «corpo vitale», trattandosi di quel veicolo che conferisce vitalità all'organismo, e a cui riconosce, pur con molti distinguo, una certa parentela col concetto di forza vitale di cui parlavano gli scienziati nella prima metà del XIX secolo, prima che venisse bandito dalla biologia. Il corpo eterico è ciò che accomuna l'uomo al mondo vegetale, come quello fisico al minerale. La separazione del corpo eterico da quello fisico è ciò che sul piano visibile determina la morte. 3. Il terzo arto costitutivo dell'essere umano, che possiede un grado di realtà più elevato, è il corpo astrale: come quello eterico conferisce la vita, così il corpo astrale è responsabile dello stato di veglia a cui ci ridestiamo dopo il sonno. Durante lo stato di incoscienza del sonno, infatti, il corpo astrale si separa da quello eterico, facendo cessare le azioni e la coscienza.

4. Il quarto componente dell'essere umano, sede dell'Io, non ha un corrispettivo sul piano sensibile, né su quello animale, ed è pertanto esclusivo dell'essere umano. Rudolf Steiner a questo livello non parla di corpo ma di anima, distinguendola in tre componenti: senziente, razionale, cosciente. L'anima senziente può tuttavia essere fatta coincidere con il precedente corpo astrale, mentre l'anima cosciente con il livello successivo del Sé spirituale. L'anima razionale è invece quella che caratterizza più propriamente l'Io, a cui l'uomo perviene tramite la sensazione che, in mezzo al mutare delle esperienze di dolore e piacere, o di fame e di sete, vi è qualcosa che permane. Ed è proprio questo sentimento che differenzia l'uomo dagli animali, e che operando nell'ambito della razionalità, consente il perdurare della conoscenza tramite la memoria.

L'anima razionale o affettiva è il punto dove si ha il passaggio dal corporeo all'animico, perché è grazie all'anima che l'uomo è in grado di guidare le proprie conoscenze, svincolandosi dagli oggetti presenti della percezione, a cui il corpo astrale limita le proprie esperienze, diventando capace di richiamare anche quelle del passato.

L'Io può anche andare oltre le esperienze, che sebbene rielaborate dalla propria memoria, egli ha pur sempre ricevuto dall'esterno. Egli può rivolgere la propria attenzione interamente su sé stesso, pervenendo alla percezione della propria essenza attraverso l'autocoscienza. Si ha così una struttura ulteriore che non può essere compresa se non attraverso una certa attività interiore: è il «santuario nascosto» dell'anima a cui non può avere accesso nulla di esterno ad essa, ma si raggiunge solo immergendosi nel divino che è nell'umano. Steiner la chiama «anima cosciente», la quale conduce a una conoscenza interiore di sé stessi, così come il corpo astrale (sensazione), unito alla capacità mnemonica dell'Io (intelletto), raggiunge una conoscenza del mondo esterno.

Da qui ha inizio il percorso che ogni uomo deve saper compiere individualmente per riuscire a percepire lo Spirito, a cui si accede con la medesima attività che egli sviluppa per percepire sé stesso. Diventando padrone degli elementi inferiori della propria anima, l'Io potrà nobilitarla e spiritualizzarla, aggiungendo così tre nuovi elementi al suo essere.

5. Il primo livello della componente spirituale dell'uomo, identificabile con quel che Steiner ha chiamato diversamente «anima cosciente», in cui l'anima cioè si connette con lo spirito, è il Sé o la Personalità Spirituale. Si tratta del quinto arto nell'uomo ma presente solo in germe, che si sviluppa grazie al lavoro compiuto dall'Io sul corpo astrale, il quale ne risulta via via dominato e trasformato.

6. Il secondo livello dello Spirito, ovvero il sesto nell'uomo, è invece la controparte spirituale del corpo eterico o vitale, che si sviluppa quando l'Io lavora su di esso, ed è chiamata da Steiner Spirito vitale. Si tratta di un lavoro più arduo che sul corpo astrale, poiché il corpo eterico è avvolto sotto due strati: la costruzione dello Spirito vitale consiste infatti nel nobilitare il proprio temperamento e le peculiarità più profonde del carattere. Gli impulsi più forti che spingono l'uomo ad agire sul corpo eterico sono gli insegnamenti di natura religiosa, che creano in lui un sentimento costante in grado di conferire ai suoi pensieri e volizioni, già modellati nel Sé spirituale, una caratteristica di unitarietà e di durata che si mantiene attraverso i loro cambiamenti. In modo analogo agiscono sul corpo eterico gli influssi spirituali dell'arte, di cui l'autore sottolinea importanza per tutta l'evoluzione umana. 7. Il lavoro dell'Io può estendersi, oltre che ai corpi astrale ed eterico, anche a quello fisico: è così che si sviluppa il grado più alto dell'evoluzione umana rappresentato dall'Uomo-Spirito. Un segno di tale lavoro, da non intendersi però come di natura rozzamente materiale, si può scorgere ad esempio nei fenomeni dell'impallidire o del rossire. Steiner tiene a precisare che solo approfondendo la conoscenza soprasensibile si può arrivare a capire la natura di questo lavoro dell'Io sul corpo fisico, inaccessibile altrimenti all'esperienza ordinaria.

Sonno e morte Come il sonno apporta ristoro e vigore alle forze attive nello stato di veglia, così la conoscenza dell'invisibile dà senso e rinforzo a quella del visibile. Per capire la vita, l'autore affronta quindi gli enigmi del sonno, del sogno, e della morte:. Quando si dorme, l'Io ed il corpo astrale si ritirano da quello eterico, mentre quest'ultimo rimane all'interno del fisico. Durante questa separazione, il corpo astrale esplica la sua azione in un ambiente extra-corporeo dove poter reintegrare quelle forme e quei modelli da veicolare al corpo eterico, funzionali a sua volta alla conservazione del fisico. Nella veglia infatti l'essere umano si forma delle immagini basate sul mondo esterno, che nella sua anima disturbano il mantenimento della propria «architettura» interna, dando luogo alla stanchezza.Steiner afferma in proposito di non giudicare errate, bensì soltanto incomplete, le spiegazioni della scienza naturale sulle cause fisiologiche del sonno, «così come si ammette che per il sorgere fisico di una casa bisogna porre un mattone sull'altro, e che, quando la casa è finita, la sua forma e la sua struttura si spiegano con leggi puramente meccaniche. Ma, perché sorga la casa, è necessario il pensiero dell'architetto. E a questo pensiero non si giunge se si investigano semplicemente le leggi fisiche. Come dietro le leggi fisiche che rendono spiegabile la casa stanno i pensieri del suo costruttore, così, dietro ciò che la scienza fisica prospetta in modo perfettamente giusto, stanno i fatti di cui riferisce la conoscenza soprasensibile» (). Il corpo «astrale» è appunto così denominato da Steiner perché la sua dimora naturale è il mondo degli astri, o delle stelle, da cui si allontana quando viene riassorbito dai corpi eterico e fisico per apportare loro le forze di quel mondo, al loro risveglio. Il sogno è invece uno stato intermedio tra il sonno e la veglia, che si verifica quando il corpo astrale mantiene una certa unione con l'eterico, pur non avendo più alcun legame col corpo fisico e quindi coi suoi organi di senso, cosa che determina la creatività e l'arbitrarietà delle immagini, non più vincolate alle leggi della percezione sensoria. Tali immagini, che sono la traduzione in simboli di processi reali, nascondono tuttavia un loro ordine. Quando poi cessa anche il legame con l'eterico, si cade nella totale incoscienza del sonno senza sogni, nel quale continua comunque ad agire quella facoltà creatrice. Mentre nel sonno i corpi eterico e fisico restano uniti, con la morte essi si distaccano per l'azione del corpo astrale che separa il primo dal secondo. In tal modo il corpo eterico si ritrova congiunto per un certo tempo all'astrale, cosa che determina un vivo ricordo della vita appena trascorsa. In seguito anche il corpo eterico viene abbandonato dall'astrale, il quale, non più collegato dai sensi col mondo esterno, riesce ora a percepire le esperienze della dimensione astrale. Esso porta con sé, nel periodo cosiddetto del «kamaloka», quel che l'Io ha elaborato in vita, compresi tuttavia i suoi desideri inappagati. Oltre ai desideri di natura spirituale, e a quelli sensibili provenienti dai corpi inferiori, che cessano con la dissoluzione di questi, vi è infatti un terzo tipo di desideri propri dell'Io ma appagabili solo da organi corporei, che nel mondo spirituale non possono trovare soddisfazione. Questi desideri assumono allora la forma di nubi oscure, descritte da Steiner come esseri orribili per lo sguardo chiaroveggente, che si nutrono di quelle passioni. Tale privazione torturante è come un «fuoco spirituale distruttore» in cui è necessario purificare quei desideri inestinguibili.