Una carestia è un fenomeno nel quale una larga percentuale della popolazione di una regione o di un paese è così denutrita, che muore di inedia, o altre malattie correlate. Malgrado le più abbondanti risorse economiche e tecnologiche del mondo moderno, la carestia colpisce ancora molte parti del mondo, in particolare nei paesi in via di sviluppo. La carestia è tradizionalmente associata al naturale ciclo del cattivo raccolto in agricoltura e alle malattie infettive; tra le cause umane il cambiamento climatico, la guerraAntonello Pasini,Effetto serra, effetto guerra. Clima, conflitti, migrazioni: l'Italia in prima linea., 2017, Chiarelettere, Milano. Nei decenni passati una visione più graduale si è focalizzata su circostanze politiche ed economiche che portano alla carestia moderna. Le moderne agenzie di assistenza categorizzano le varie gradazioni di carestia secondo delle scale di carestia.

Molte aree che hanno sofferto la carestia nel passato si sono protette attraverso lo sviluppo tecnologico e sociale. La prima area in Europa ad eliminare la carestia furono i Paesi Bassi, che ne furono vittima per l'ultima volta agli inizi del XVII secolo, dopo di che divennero una grande potenza economica e costituirono una elaborata organizzazione politica.

Caratteristiche della carestia La carestia oggi La FAO distingue in "carestia congiunturale", la carestia provocata da eventi estemporanei acuti, mentre la "carestia strutturale" definisce uno stato di carestia permanente. Al giorno d'oggi la carestia colpisce principalmente le nazioni africane, ma con le continue guerre, le agitazioni interne e l'instabilità economica, la carestia continua ad essere un problema per il quale soffrono milioni di individui nel mondo intero. L'agenzia Famine Early Warning Systems Network ha assegnato alla Nigeria lo stato di emergenza nel luglio 2005, così come al Ciad, all'Etiopia, al Sudan del Sud, alla Somalia e allo Zimbabwe. Nel gennaio 2006 la FAO ha reso noto che 11 milioni di persone in Somalia, Kenya, Gibuti ed Etiopia correvano il rischio di morire d'inedia a causa della combinazione di una grossa siccità e i conflitti militari.

Cause della carestia La più grande carestia mai registrata (in rapporto alla popolazione colpita) fu la Carestia delle patate in Irlanda, che cominciò nel 1845 e Allo stesso modo nel 1973 la carestia in Etiopia fu concentrata nella regione di Wollo, sebbene il cibo venisse inviato dalla stessa regione alla capitale Addis Abeba, i cui abitanti potevano permettersi di pagare prezzi più alti. Di contro, mentre nelle dittature dell'Etiopia e del Sudan si soffriva per la carestia tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta, le democrazie del Botswana e dello Zimbabwe le evitavano, malgrado soffrissero di peggiori riduzioni nella produzione nazionale di cibo. Ciò fu possibile con il semplice espediente di creare impieghi a breve termine negli strati più esposti della popolazione, assicurandone il livello minimo di capacità salariale per acquistare il cibo, durante tale periodo, anche se tale misura fu accolta da pesanti critiche dai partiti politici dell'opposizione e da una pesante campagna mediatica.

Poiché pastorizia e agricoltura permettono di sostenere una popolazione più vasta, sia in numero che densità, un cattivo raccolto o un cambiamento delle condizioni ambientali, quale la siccità, può creare una situazione in cui un gran numero di individui vivono in aree in cui la capacità della terra di nutrirle è calata drasticamente. La totale assenza dell'agricoltura in un'area economicamente ricca non è causa di carestia, in quanto tale area è in grado di importare la gran maggioranza del cibo che le serve.

I disastri, sia naturali che causati dall'uomo, sono stati associati con la condizione di carestia sin da quando l'umanità ha imparato a scrivere. La Tōrāh descrive come "sette anni magri" consumarono sette anni grassi, e come la "piaga delle locuste" poteva inghiottire tutto il cibo disponibile. La guerra, in particolare, era associata alla carestia, particolarmente in quelle epoche e in quei luoghi nei quali era costume condurre attacchi alla terra stessa, bruciandone i campi, o su coloro che la coltivavano.

La carestia ha un forte impatto sulla crescita demografica. Si è osservato, ad esempio, che i lunghi periodi di carestia possono portare ad una riduzione del numero di nascite femminili in alcune culture. Esperti di demografia e storici dibattono sulle cause di questa tendenza: c'è chi asserisce che i genitori selezionino deliberatamente i figli maschi, percepiti come più importanti economicamente; altri credono che si inneschi un processo biologico.

Come ha osservato l'economista Amartya Sen, la carestia è di solito un problema di distribuzione del cibo e di povertà, piuttosto che l'assoluta mancanza di cibo. In molti casi, come è accaduto nel caso del grande balzo in avanti, nella Corea del Nord nella metà degli anni novanta, o nello Zimbabwe all'inizio del 2000, la carestia è stato un risultato non intenzionale di politiche governative. In altri casi, come in Somalia, la carestia è causata dai disordini civili e dal conseguente collasso del sistema di distribuzione del cibo.

Oggi il progresso tecnico in agricoltura e l'estensione delle superfici coltivate sono utilizzati come armi contro la carestia, incrementando le produzioni agricole. Le nazioni avanzate occasionalmente condividono queste tecnologie con i paesi in via di sviluppo che sono colpiti da carestia, sebbene ci siano spesso argomentazioni ideologiche presentate dagli ambientalisti contro questo metodo. È stata attribuita spesso la mancanza di sostenibilità all'uso concomitante di fertilizzanti inorganici e fitofarmaci. In ogni caso queste innovazioni tecnologiche non possono eliminare le carestie causate dalle guerre. Allo stesso modo una maggiore resa dei raccolti non può risolvere problemi di distribuzione, specialmente se causati da interventi politici.

Livelli di scarsità del cibo

Nell'era moderna i governi e le organizzazioni non governative che danno aiuto contro la carestia hanno risorse limitate con le quali far fronte a situazioni concorrenti che possono portare alla scarsità di cibo. Vari metodi per categorizzare il livello di scarsezza sono stati creati per migliorare l'efficienza degli aiuti. Uno dei primi è stato quello usato nei Codici della Carestia indiana utilizzati dai britannici nel penultimo decennio del XIX secolo. I Codici elencavano tre stadi di scarsità di cibo: prossimo alla scarsità, scarsità e carestia, ed erano essenziali nella creazione dei conseguenti avvisi di carestie o nei sistemi di misura. I primi strumenti di allarme sviluppati per monitorare la regione abitata dalla popolazione Turkana nel Kenya del nord avevano anch'essi tre livelli, ma connettevano ciascuno stadio ad una risposta pre-pianificata per mitigare la crisi e prevenire il deterioramento della situazione.

Le esperienze delle organizzazioni umanitarie nel mondo tra gli anni ottanta e novanta diedero luogo ad almeno due maggiori sviluppi: l'"approccio di sussistenza" e il crescente utilizzo di indicatori di nutrizione per determinare la gravità di una crisi. La carestia non inizia ad uccidere le persone finché non ne distrugge la sussistenza. Individui e gruppi in situazioni di estrema scarsità di cibo possono tentare di ovviare con il razionamento, trovando mezzi alternativi per incrementare l'introito e così via, prima di intraprendere misure disperate, come vendere parte della terra che coltivano. Soltanto quando tutti i mezzi di auto-sussistenza sono esauriti la popolazione colpita inizia a migrare in cerca di cibo e cade vittima dell'inedia. La carestia può allora essere vista come un fenomeno sociale, che coinvolge i mercati, il prezzo del cibo e le strutture di supporto della società. Una seconda lezione che fu tratta è che l'esaurimento di fonti di cibo rapidamente disponibili, in particolare per i bambini, fornisce una misura quantitativa della gravità della carestia.

Fin dal 2004 molte delle più importanti organizzazioni umanitarie, come il Programma Alimentare Mondiale (WFP) e la United States Agency for International Development (USAID), hanno adottato una classificazione integrata della sicurezza alimentare, ovvero una scala composta da cinque livelli per misurare intensità e grandezza. La scala di intensità usa sia le misure di sussistenza che quelle sulla mortalità e la malnutrizione infantile per categorizzare una situazione di scarsità di cibo come sicura, non sicura, crisi, carestia, grave carestia ed estrema carestia. Il numero delle morti dà una misura della grandezza della crisi, definendo "carestia minore" quella che provoca meno di 1000 decessi e "carestia catastrofica" quella che ne provoca oltre un milione.

Carestie storiche

Carestie in Europa Europa occidentale La Grande carestia del 1315-1317 (che ebbe effetti fino al 1322) fu la prima crisi che colpì l'Europa nel XIV secolo, causando la morte di milioni di persone nella regione settentrionale durante il corso di molti anni, ponendo fine ad un periodo di crescita e prosperità che era durato dall'XI al XII secolo. Cominciando col cattivo tempo nella primavera del 1315, cattivi raccolti ebbero luogo ovunque fino all'estate del 1317; da essi l'Europa non si sarebbe ripresa fino al 1322. Fu un periodo segnato da elevati livelli di attività criminale, malattie e morti di massa, infanticidi, cannibalismo.

Il XVII secolo fu un periodo di cambiamento per coloro che producevano cibo in Europa. Per secoli essi erano vissuti ad un livello di sussistenza come contadini nel sistema feudale. Essi avevano obblighi nei confronti del loro signore, che aveva sovranità sulla terra da coltivata dai suoi servi della gleba. Il signore del feudo aveva diritto ad una porzione dei raccolti prodotti e del bestiame allevato nel corso dell'anno. I servi della gleba generalmente tentavano di minimizzare il lavoro che dovevano svolgere per la produzione agricola. I loro signori raramente li spronavano ad incrementare la produzione, tranne quando la popolazione cominciava a crescere; sempre più terre venivano destinate alla coltivazione finché non venivano esaurite e i servi della gleba erano costretti a metodi produttivi più faticosi. Ciò nonostante essi cercavano di lavorare il meno possibile, utilizzando il loro tempo per attività più remunerative quali la caccia, la pesca o il riposo, fintantoché avevano sufficiente cibo per le loro famiglie. Semplicemente non era nel loro interesse produrre più di quel che avrebbero potuto mangiare loro stessi.

Durante il diciassettesimo secolo, continuando la tendenza dei secoli precedenti, ci fu un incremento nell'agricoltura orientata al mercato. I contadini, fittavoli per profitto, utilizzavano dei braccianti salariati, cosa che divenne sempre più comune specialmente nell'Europa occidentale. Era nel loro interesse produrre il più possibile per vendere le eccedenze nelle aree dove erano richieste. I contadini pagavano i braccianti in denaro, incrementando il livello commerciale della società rurale. Il commercio ebbe un profondo impatto su comportamento dei servi della gleba, facendo crescere in loro l'interesse nel produrre cibo oltre il livello di sussistenza.