Il Governo Tăriceanu I è stato il nono governo della Romania post-comunista, il primo della V legislatura. Fu guidato dal primo ministro Călin Popescu Tăriceanu.

Cronologia del mandato Nomina Il Partito Social Democratico (PSD) fu la formazione più votata alle elezioni parlamentari del 28 novembre 2004. La coalizione di centro-destra Alleanza Giustizia e Verità (DA), composta dal Partito Nazionale Liberale (PNL) di Călin Popescu Tăriceanu e dal Partito Democratico (PD) di Traian Băsescu, arrivò seconda. Poiché nessuna delle due forze avrebbe potuto costituire individualmente una maggioranza, la nomina del governo fu frutto di lunghi negoziati. Tra il primo e il secondo turno delle concomitanti elezioni presidenziali il PSD aveva già intavolato delle trattative con altre forze minori, ma la vittoria al ballottaggio del 12 dicembre da parte del candidato di DA, Băsescu, stroncò le iniziative dei socialdemocratici. Per forzare la mano e giungere ad un compromesso, il nuovo capo di Stato dichiarò che il successo elettorale apparteneva a DA e che il premier sarebbe stato un membro della coalizione, ipotizzando l'idea di sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni anticipate nel caso in cui non si fosse giunti a tale risultato.. L'opzione, temuta da Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR) e Partito Umanista Rumeno (PUR), nonostante i precedenti accordi con il PSD, spinse entrambi partiti a sostenere un governo con a capo Călin Popescu Tăriceanu.

Il nuovo parlamento si costituì il 13 dicembre. Il governo ottenne il voto di fiducia delle camere il 28 dicembre con 265 voti a favore e 200 contrari e prestò giuramento al presidente della Romania il giorno successivo. La stabilità dell'esecutivo era frutto di un accordo tra forze diverse. Mentre PUR e UDMR perseguivano agende politiche differenti rispetto a quelle di DA, la coalizione non aveva il pieno controllo delle due camere, le cui presidenze appartenevano a membri del PSD che, pur all'opposizione, era riuscito a fare eleggere Adrian Năstase alla guida camera dei deputati e Nicolae Văcăroiu al senato anche grazie al sostegno del PUR..

Il 16 febbraio 2005 i quattro partiti al governo firmarono il protocollo di funzionamento dell'alleanza, istituendo un Consiglio nazionale di coalizione (di cui facevano parte i quattro presidenti più un altro membro di ogni partito), un Comitato governativo di coalizione (di cui facevano parte il primo ministro e i tre vice primi ministri) e diversi comitati a livello parlamentare e distrettuale. Il protocollo stabiliva i criteri di funzionamento della coalizione e l'assegnazione degli incarichi nella pubblica amministrazione centrale e locale..

Avvio di mandato Il programma di governo presentato alle camere contemplava tra i propri punti un'ampia liberalizzazione dell'economia, il consolidamento dello stato di diritto, la lotta alla corruzione e il rafforzamento dei rapporti con Unione europea e NATO, oltre a iniziative sul piano sociale per ridurre la povertà...

L'esecutivo realizzò immediatamente delle forme di rilassamento fiscale, tra le quali l'introduzione della flat tax al 16% per i redditi di società e persone fisiche, varata nel corso della prima seduta di governo del 29 dicembre 2004.. Furono in seguito attuate la riduzione dei contributi sociali per i redditi da lavoro e la semplificazione di una parte della legislazione fiscale, che favorì la crescita degli investimenti esteri. Il governo conseguì discreti successi anche nella privatizzazione delle aziende di Stato. In seguito alla firma del Trattato di Lussemburgo del 25 aprile 2005, inoltre, il 1º gennaio 2007 la Romania entrò a far parte dell'Unione europea, grazie agli accordi formalizzati dal precedente governo, con ricadute positive sull'economia.

Il 5 gennaio 2005 si aprì la prima crisi di governo, quando il presidente Băsescu dichiarò al quotidiano Adevărul di ritenere «immorale» la presenza nel consiglio dei ministri del PUR, il cui sostegno era stato imprescindibile per permettere l'investitura dell'esecutivo.. In seguito a tali osservazioni, il PUR arrivò a discutere la propria uscita dal governo a poche settimane dalla sua formazione, ma alla fine decise di far rientrare la crisi. Per protesta, però, non indicò i sei prefetti che gli spettavano secondo l'algoritmo della coalizione, le cui posizioni furono rivestite da rappresentanti indicati da DA. Oltre a ciò, il 21 gennaio 2005 il ministro con delega al coordinamento delle autorità di controllo, Sorin Vicol (PUR), rassegnò le proprie dimissioni, lamentando il trasferimento di Garda Financiară e Autorità nazionale delle dogane sotto il controllo del ministero delle finanze. La sua posizione fu poi abolita.

Il 18 marzo 2005 lasciò il governo anche il Ministro di Stato per il coordinamento delle attività nel campo economico, Adriean Videanu, indicato dal PD per concorrere alle elezioni a sindaco di Bucarest. Al suo posto fu nominato Gheorghe Seculici.

Pacchetto leggi sulla proprietà e la giustizia

Nella prima parte del 2005, facendo seguito all'introduzione della flat tax, il governo preparò il secondo provvedimento principale previsto dal proprio programma, relativo alla restituzione integrale e senza limitazioni delle proprietà che erano state nazionalizzate dalla dittatura comunista a partire dal 1945. Contestualmente lavorò anche a un pacchetto di riforma della giustizia mirato a limitare la corruzione, il cui testo fu approvato nel corso della seduta di governo del 30 marzo 2005, cui prese parte anche il presidente Băsescu.. Il pacchetto sulla giustizia prevedeva la modifica di diverse leggi (tra queste la legge 317/2004 sul Consiglio superiore della magistratura, la legge 304/2004 sull'organizzazione della giustizia, la legge 303/2004 sullo statuto dei magistrati e la legge 8/1995 sui diritti d'autore) al fine di permettere l'indizione di concorsi pubblici per ricoprire incarichi dirigenziali nei tribunali, ridurre il livello di anzianità necessario per tali funzioni, cambiare il sistema di nomina e revoca dei magistrati e garantire maggiore indipendenza ai procuratori nelle indagini per reati previsti dal codice penale. Secondo il progetto del governo, il capo di Stato, su proposta del ministro della giustizia, avrebbe nominato per un mandato di tre anni il procuratore generale della Romania, il procuratore capo della Procura nazionale anticorruzione (PNA) e i capi delle varie sezioni di PNA e procura dell'Alta corte di cassazione e giustizia..

I due progetti di legge vennero presentati alle camere il 14 giugno 2005. In tale occasione il primo ministro pose la fiducia in parlamento (secondo il processo di angajarea răspunderii previsto dall'ordinamento costituzionale rumeno) sul pacchetto per la regolamentazione giuridica della proprietà e la riforma della giustizia.. L'opposizione (PSD e PRM) avanzò contro le due leggi una mozione di sfiducia, che fu battuta il 22 giugno 2005 (265 voti contrari e 186 favorevoli). Il 6 luglio 2005, però, la Corte costituzionale della Romania si espresse sul ricorso presentato da 140 parlamentari del PSD, dichiarando incostituzionali diversi punti del piano sulla giustizia proposto dal governo.

Le forze della maggioranza accusarono la Corte di ostruzionismo e di favoritismo nei confronti del PSD.. Il giorno successivo alla sentenza il primo ministro Tăriceanu affermò «siamo di fronte a una situazione politica in cui la Corte costituzionale amputa in modo essenziale le leggi sulla giustizia, impedendo così all'esecutivo di portare avanti la riforma attuale [...] La soluzione è tornare dagli elettori rassegnando le dimissioni del governo». L'ipotesi delle dimissioni in modo da forzare elezioni anticipate e permettere la costruzione di una più solida maggioranza e, quindi, evitare eventuali blocchi da parte dell'opposizione, fu concordata con il presidente Băsescu. La delegazione permanente del PNL approvò la decisione con 73 voti favorevoli e uno contrario.

Mentre non fu necessario correggere la legge sulla restituzione delle proprietà, il 13 luglio il parlamento votò nuovamente il pacchetto sulla giustizia con la riformulazione di quattro articoli considerati incostituzionali, conseguendo 402 voti favorevoli, 32 contrari e 3 astensioni.. La forma finale della legge, tuttavia, fu ritenuta insufficiente dal governo, ragione per la quale Tăriceanu confermò la propria volontà di dimettersi: «Non posso, come primo ministro, tollerare una situazione simile, non voglio essere complice del processo tramite il quale il popolo rumeno, il mio popolo, è condannato alla corruzione, alla povertà e all'isolamento».

Il 19 luglio 2005, al ritorno da una visita a Bruxelles in cui espose le azioni del governo per realizzare il piano di adesione predisposto dall'Unione europea, il premier tornò sui propri passi, rinunciando all'idea delle dimissioni. Questi reclamò la necessità di doversi concentrare sulla ricostruzione delle aree flagellate dalle inondazioni di quel periodo... La scelta, tuttavia, fu criticata dal presidente Băsescu, che lo accusò di subire l'influenza dell'imprenditore e membro del PNL Dinu Patriciu. In seguito al ripensamento del primo ministro, al fine di confermare la propria legittimità, il 20 luglio il governo mise la fiducia su una dichiarazione politica in tema di inondazioni, riforma della giustizia e integrazione europea..

Il 26 luglio 2005 il ministro della cultura Mona Muscă presentò le proprie dimissioni dal governo e dalla vicepresidenza del PNL, criticando Tăriceanu per non aver fatto seguito alle proprie parole. La Muscă dichiarò che, avendo votato in sede di delegazione permanente del partito contro la permanenza in carica del primo ministro, per coerenza avrebbe rinunciato al proprio incarico...

Rimpasto del 22 agosto 2005 Il 22 agosto 2005 il governo realizzò un rimpasto che coinvolse due ministri del PNL e due del PD. Sebastian Vlădescu sostituì Ionuț Popescu alle finanze, Eugen Nicolăescu prese il posto di Mircea Cinteză alla salute, Anca Boagiu quello di Ene Dinga all'integrazione europea e Gheorghe Pogea rimpiazzò Gheorghe Seculici come vice primo ministro incaricato delle attività economiche. Il dicastero della cultura, vacante dalle dimissioni di Mona Muscă, fu assegnato ad Adrian Iorgulescu.

Autunno del 2005 In seguito al ripensamento sulle dimissioni da parte del primo ministro, tra Tăriceanu e Băsescu emerse un conflitto che influenzò la politica del governo negli anni a seguire. Il periodo fu caratterizzato da ripetute critiche da parte del capo di Stato e dei suoi collaboratori alle azioni dell'esecutivo e all'immobilismo della classe politica in generale.

Il 30 ottobre 2005 il consigliere presidenziale Elena Udrea affermò che, il giorno dell'arresto di Dinu Patriciu, il premier aveva contattato il procuratore generale Ilie Botoș sollecitando informazioni sull'inchiesta. Tăriceanu confermò di aver avuto una conversazione con Botoș, ma negò ogni tentativo di influenzare la procura.

Il 10 novembre 2005 il ministro dell'educazione Mircea Miclea presentò le proprie dimissioni, criticando il sottofinanziamento del suo ministero, che ottenne risorse per il 3,7% del PIL a fronte del 5% richiesto. Il capo di Stato si schierò al fianco del ministro dimissionario. Al suo posto il PD indicò Mihail Hărdău.

A causa dell'erosione del potere d'acquisto della popolazione, alla fine del 2005 il governo dovette far fronte a numerosi scioperi indetti dai sindacati, venendo a compromessi per la maggiorazione dei salari dei dipendenti dell'istruzione e di altre categorie professionali..

Acuirsi dei conflitti tra presidente e primo ministro

Il 21 febbraio 2006 il parlamento respinse (246 contrari e 214 favorevoli) una nuova mozione di sfiducia contro il governo, presentata dall'opposizione in reazione al progetto di riforma del sistema sanitario proposto dal ministro Eugen Nicolăescu..