I cavalieri teutonici (Krzyzacy) è un film del 1960 diretto da Aleksander Ford.

Il soggetto è basato sul romanzo omonimo di Henryk Sienkiewicz. La trama della pellicola inerisce alla guerra polacco-lituano-teutonica vista attraverso gli occhi di Zbyszek di Bogdaniec (interpretato da Mieczysław Kalenik) - innamorato di Danusia (Grażyna Staniszewska), figlia di Jurand di Spychów (Andrzej Szalawski) - e di suo zio Maćko di Bogdaniec (Aleksander Fogiel).

L'opera cinematografica di Ford fu la prima super-produzione polacca in cui le più alte autorità statali vennero coinvolte nelle riprese. Si assunse circa un migliaio di comparse e la sequenza relativa alla battaglia di Grunwald fu quella in cui più di ogni altra emerge la vasta presenza delle stesse. Il direttore della fotografia del film, il quale impiegò la tecnologia della Technicolor, era Mieczysław Jahoda, mentre della scenografia si occupò Roman Mann. Il budget utilizzato per la realizzazione della pellicola ammontò a 30 milioni di złoty (in media in Europa orientale ci si fermava a 1 milione di dollari come spese).

Dopo la prima, il film di Ford si è rivelato il lavoro più redditizio e il film con il maggior numero di spettatori nella storia del cinema polacco (100 milioni di złoty nel marzo 1961), sebbene abbia suscitato opinioni contraddittorie tra i recensori. Da un lato, il film venne elogiato per la grande interpretazione degli attori e la qualità delle immagini, e dall'altro, si espressero delle critiche sul messaggio fortemente nazionalistico che emergeva. I cavalieri teutonici non furono infatti altro che uno strumento di propaganda delle autorità comuniste polacche per alimentare il conflitto diplomatico tra la Repubblica Popolare Polacca e la Repubblica Federale di Germania. Ad ogni modo, il film di Ford plasmò per anni la ricostruzione della guerra polacco-teutonica e, al momento della sua anteprima, ricevette anche il premio "Złota Kaczka" (Papera d'oro) come miglior lavoro cinematografico polacco.

Trama All'inizio del XV secolo, sul confine polacco-teutonico le forze monastiche sono intente ad effettuare incursioni nel territorio della corona. Nel corso di uno degli attacchi, il cavaliere Jurand di Spychów salva alcuni mercanti polacchi: per vendetta, alcuni teutonici bruciano l'abitazione di Jurand e ne uccidono la moglie.

Nel frattempo, Maćko di Bogdaniec e suo nipote Zbyszko fanno ritorno dal Granducato di Lituania, amministrato da Vitoldo. Lungo la strada, si fermano in una locanda a Tyniec (oggi facente parte del territorio comunale di Cracovia), dove anche la principessa Danutė aveva sostato in passato. Affascinata da una delle proprietarie del locale, Danusia Jurandówna, Zbyszko le dichiara che le ha rapito il cuore. Sulla strada per Cracovia, Zbyszko attacca un cavaliere teutonico in cui si imbatte, Kuno von Lichtenstein, che risulta essere un ambasciatore dell'ordine. Zbyszko viene condannato a morte per aver leso l'inviolabilità dell'araldo. Maćko cerca di chiedere frattanto la grazia al Gran maestro per suo nipote Zbysko, ma raggiunge Malbork gravemente ferito. Alla fine, Zbyszko viene salvato in maniera rocambolesca dall'esecuzione della sentenza da Danusia, la quale, secondo l'antica usanza, getta sulla testa una sciarpa bianca dicendogli: "Tu se mio".

I cavalieri teutonici, alle prese nella zona di confine con la strenua resistenza di Jurand, cercano di ottenere supporto dal duca di Masovia, Janusz I il Vecchio. Non avendo ricevuto il suo assenso, progettano di rapire Danusia e a tale scopo inviano una lettera alla principessa Danutė di Lituania chiedendo che Danusia giunga da suo padre morente. Si tratta però di un'imboscata e durante il tragitto i cavalieri teutonici rapiscono la donna. Nel frattempo, Zbyszko trasporta Maciek gravemente ferito a Bogdaniec, dove incontrano Jagienka, presentatasi come la figlia di Zych di Zgorzelice. Affascinata da Zbyszek, Jagienka lo aiuta ad assistere suo zio malato.

Ritornando al castello della Masovia, si scatena una bufera di neve sulla strada per Ciechanów e Zbyszko salva Jurand e il suo seguito. Tuttavia, non incontra Danusia, poiché viene a sapere che è stata rapita. Jurand e Zbyszko decidono a quel punto di trovarla e, a Spychów (in Masuria), incontrano delegati teutonici che diffondono la notizia della presunta liberazione di Danusia dai rapitori. Jurand si fida della loro parola e parte in segreto per Szczytno, dove si presume sia trattenuta Danusia. Lì viene buggerato dai cavalieri teutonici, in quanto gli fanno incontrare, al posto di Danusia, una ragazza affetta da disturbi mentali. Furioso per il tradimento, Jurand ingaggia una lotta, durante la quale vengono uccisi molti cavalieri dell'ordine, incluso un monaco di nome Gotfryd. Jurand, tuttavia, viene catturato e fratello Rotgier si reca dal duca di Masovia, chiedendo un risarcimento per il massacro dei monaci per mano di Jurand. Quando Rotgier richiede a Spychów la presenza dell'ordine, Zbyszko sfida a duello il cavaliere del monastero. Rotgier accetta, ma muore; a seguito dello scontro, Siegfried de Löwe, come punizione, ordina la mutilazione dell'imprigionato Jurand; a quest'ultimo viene mozzata la mano destra e posta nella bara di Rotgier.

Al contempo, si acuiscono le tensioni diplomatiche tra la corona polacca e l'ordine religioso cavalleresco; i teutonici dirottano le navi con il grano inviate lungo i fiumi verso la Lituania e accusano i polacchi di sostenere una ribellione scoppiata in Samogizia. Il re Ladislao II Jagellone considera la possibilità di iniziare una guerra con l'ordine, ma prima spedisce degli inviati per dei colloqui diplomatici. Tra gli inviati c'è Zbyszko, concentrato sull'ottenere informazioni su Danuśka, mentre Maćko si occupa di Spychów. Nel castello di Malbork, i cavalieri polacchi e teutonici si impegnano a non ingaggiare battaglia, ma la tregua viene compromessa non appena si spegne il già malato Gran maestro Konrad von Jungingen. Quest'ultimo ordina in punto di morte che le navi vengano restituite alla corona, mentre Zbyszek promette un salvacondotto a Szczytno e di aiutarlo a recuperare Danusia. Tuttavia, il nuovo Hochmeister Ulrich von Jungingen non mantiene le promesse del fratello e si prepara al conflitto.

Zbyszko va alla ricerca della sua amata e Maćko e Jagienka, correndo in suo aiuto, vedono per la prima volta il mutilato Jurand. Durante i combattimenti in Samogizia, entrambi i cavalieri provenienti da Bogdaniec, nella Polonia occidentale, dopo aver appreso dove si trova Siegfried de Löwe, rapitore di Danusia, lo fanno prigioniero e liberano la donna. Questa, tuttavia, non riconosce Zbyszko e Maćko e nel frattempo Siefgried scappa, ma sentendosi responsabile per il rapimento della giovane viene assalito dal senso di colpa e si impicca a un albero sul ciglio della strada nei pressi del confine polacco-teutonico. Danusia viene portata comunque via dal luogo in cui era stata reclusa, ma muore sulla strada per Spychów e Jurand piange la sua morte. Nel frattempo, lo Stato monastico dichiara guerra alla Polonia e alla Lituania.

Nell'accampamento situato nei pressi di Grunwald, entrambe le parti del conflitto stabiliscono una propria strategia di combattimento. Ladislao II non accede subito al campo di battaglia, spingendo gli avversari a spedire degli araldi. Questi consegnano al re due spade nude per infondere coraggio ai polacchi. Una volta che i polacco-lituani giungono nel luogo designato, scoppia la lotta quando la cavalleria leggera lituana e poi quella pesante polacca, chiedendo l'aiuto della Vergine Maria, partono per sconfiggere gli avversari. Ulrich von Jungingen muore nella battaglia e Maćko uccide Kunon. Ladislao II riceve dai suoi cavalieri gli stendardi teutonici catturati e il cadavere del Gran maestro viene gettato ai suoi piedi. Dopo la battaglia, Zbyszko e Maćko tornano a Bogdaniec, dove li aspetta una sorridente Jagienka.

Differenze tra il libro e il film

Esistono delle divergenze tra la pellicola e il romanzo. Il regista si è concentrato solo sulla proiezione di alcuni elementi rinvenuti tra le diverse centinaia di pagine del testo, in particolare la storia romantica di Zbyszek con Danusia e Jagienka e quella di Jurand da Spychów. Inoltre, il re Ladislao è interpretato in chiave molto più positiva rispetto a Sienkiewicz, il quale si basava sulla cronaca di Jan Długosz, un religioso e storico polacco dell'età moderna molto giudizioso nei confronti del sovrano. Nel film, Ladislao appare prudente, misurato e coraggioso; secondo Stefan Kuczyński, si tratterebbe di una versione più credibile del carattere del sovrano rispetto a quella del romanzo. Nel corso della trama appare anche un personaggio non presente nel romanzo, ovvero il comandante dei reggimenti di Smolensk, il principe Lengvenis: della sua presenza Sienkiewicz non poteva sapere, in quanto questo fu scoperto dopo. Per ragioni ideologiche, anche la fanteria composta da contadini partecipa alla battaglia di Grunwald, la cui partecipazione non si rintraccia né nel romanzo né in studi di storici contemporanei.

Produzione Preparativi e scenario

Iniziando la produzione dei cavalieri teutonici, Aleksander Ford intendeva riconquistare la sua posizione di forza nella cinematografia polacca, persa a favore di Andrzej Wajda. Allo stesso tempo, tenendo presente il suo conflitto con il primo segretario del Comitato centrale del Partito Operaio Unificato Polacco (PZPR), Władysław Gomułka (L'ottavo giorno della settimana dal 1958 non poté più essere distribuito nelle sale cinematografiche), Ford voleva riscattarsi agli occhi delle autorità. Il film fu il primo lavoro polacco che coinvolse le più alte autorità statali dell'epoca (incluso Gomułka). Il crescente conflitto con l'ovest ingenerato dal Patto di Varsavia si aggiunse alla trama in alcune sequenze dedicate alle rivolte della Samogizia messe in parallelo con la Repubblica Federale di Germania (BRD); la propaganda a Gomułka faceva osservare che il Cancelliere della BRD, Konrad Adenauer, alla cerimonia del giubileo di stato, indossava il soprabito dell'ordine teutonico. La croce nera sugli stemmi dei cavalieri teutonici avrebbe dovuto ricordare la svastica e il conflitto polacco-teutonico stesso non rappresentava in fondo altro che lo scontro tra i Paesi del XX secolo aderenti al Patto di Varsavia e alla NATO.

La sceneggiatura dei cavalieri teutonici venne scritta da Ford insieme a Jerzy Stefan Stawiński in tre settimane. Quando gli fu chiesto come avesse fatto in così breve tempo, Stawiński scherzosamente affermò di aver realizzato i dialoghi ritagliando le pagine selezionate dal romanzo di Sienkiewicz e sostituendole con i discorsi. Anche se il drammaturgo Leon Kruczkowski ebbe un ruolo di rilievo nella stesura dei dialoghi, probabilmente non prese parte alla loro scrittura e il suo nome appariva nei riconoscimenti a causa della sua posizione elevata nel PZPR. La scenografia fu realizzata da sei persone guidate da Roman Mann, la musica composta da Kazimierz Serocki ed eseguita dalla grande orchestra radiofonica polacca di Katowice sotto la direzione di Jan Krenz. Per un maggiore realismo, si consultarono studiosi quali Stefan M. Kuczyński dal punto di vista storico, Andrzej Nadolski sugli equipaggiamenti bellici e Gertrude Małaczyńska sui costumi medievali.

Casting e riprese