Vi seppelliremo! () è la frase principale che è stata usata dal premier sovietico Nikita Chruščëv in un breve discorso rivolto agli ambasciatori del blocco occidentale alla reception dell'ambasciata polacca a Mosca il 18 novembre 1956."We Will Bury You!" , Time Magazine, November 26, 1956 "Khrushchev Tirade Again Irks Envoys", The New York Times, Nov. 19, 1956, p. 1. Bartleby.com e QuotationsPage.com. La frase è stata originariamente tradotta in inglese ("We will bury you!") dall'interprete personale di Chruščëv, Viktor Suchodrev. Chruščëv utilizzerà lo stesso concetto anche in altri discorsi.
Storia Rivolgendosi agli occidentali presenti nell'ambasciata il 18 novembre 1956, in presenza del segretario del partito comunista polacco Władysław Gomułka, Chruščëv disse: "Per quanto riguarda gli Stati capitalisti, non dipende da voi se noi esistiamo o no. Se noi non vi piacciamo, non accettate i nostri inviti, e non invitateci per venire a vedervi. Che vi piaccia o no, la storia è dalla nostra parte. Vi seppelliremo!" L'invettiva spinse i rappresentanti di dodici Paesi NATO e di Israele ad abbandonare la stanza.
Durante la visita di Chruščëv negli USA nel 1959, l'allora sindaco di Los Angeles Norris Poulson nel suo discorso al premier sovietico affermò:
Molti americani nel frattempo avevano interpretato la frase di Chruščëv come una minaccia nucleare. James Stuart Olson, Historical dictionary of the 1950s, Greenwood Publishing Group, 2000, p. 157
In un altro discorso pubblico Chruščëv dichiarò: "[...] dobbiamo prendere una pala, scavare una fossa profonda, e seppellire il colonialismo più a fondo che possiamo". Nikita Sergeevich Khrushchev, Sergeĭ Khrushchev, George Shriver, Stephen Shenfield. Memoirs of Nikita Khrushchev: Statesman, 1953–1964, Penn State Press, 2007, p. 893
In un discorso del 1961 all'Istituto Marx-Engels-Lenin a Mosca, Chruščëv disse che la "pacifica convivenza" per l'Unione Sovietica significa "un intenso sforzo economico, politico ed ideologico tra il proletariato e le forze aggressive dell'imperialismo nell'arena mondiale". In seguito, il 24 agosto 1963, rimarcò nel suo discorso tenuto in Jugoslavia: "Una volta dissi: «Vi seppelliremo», e finii nei guai per averlo detto. Certo che non vi seppelliremo con una pala, la vostra classe lavoratrice lo farà", Nikita Khrushchev on QuotationsPage.com riferendosi al concetto marxista "Il proletariato è il becchino del capitalismo", basato sulla frase conclusiva del primo capitolo del Manifesto comunista: "Perciò quel che la borghesia produce, soprattutto, sono i suoi stessi scava-fossa. La sua caduta e la vittoria del proletariato sono parimenti inevitabili." Nelle sue memorie, Chruščëv affermò che "la propaganda nemica ha preso lo slogan e l'ha ingigantito".
Alcuni autori suggeriscono che una traduzione alternativa sia "Saremo presenti al vostro funerale" o "Sopravviveremo a voi", Moshe Lewin, The Soviet Century Bill Swainson, The Encarta Book of Quotations Robert Legvold, Russian Foreign Policy in the Twenty-first Century and the Shadow of the Past tenuto conto del gesto che Chruščëv fece alzando le mani congiunte sopra la testa, con il possibile messaggio che la Russia si sarebbe occupata dei preparativi per il funerale del capitalismo dopo la caduta.
Chruščëv era noto per la sua immagine pubblica emotiva. Sua figlia ammise che "lui era noto per essere una persona dal linguaggio forte, per interrompere i suoi interlocutori, per picchiare i suoi pugni sul tavolo in segno di protesta e battere i piedi, e anche per fischiare". Lei descrisse questo comportamento una "maniera, che era adatta al suo scopo... essere diverso dalle ipocrisie dell'Occidente, con le loro parole appropriate ma dalle azioni calcolate." Michail Gorbačëv suggerì nel suo libro Perestroika: New Thinking for Our Country and the World (Perestroika: un nuovo pensiero per il nostro paese e il mondo) che l'immagine usata da Chruščëv era ispirata alle acute discussioni tra gli scienziati agrari sovietici degli anni Trenta, soprannominate "chi seppellisce chi", la cui asprezza va quindi intesa portando l'espressione nel contesto politico di quegli anni.
Note
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