La chiesa dei Santi Sisto e Margherita Martiri è un edificio sacro di culto cattolico che si trova a Villa Collemandina. Ha il titolo di propositura ed è la parrocchiale e unica chiesa del paese e della parrocchia omonima, appartenente all'arcidiocesi di Lucca.

Storia L'attuale costruzione fu edificata fra il XII e il XIII secolo ma con molta probabilità esisteva già una costruzione antecedente e risalente al periodo longobardo. Tutto il complesso sorge infatti dove era situato l'antico castello di cui rimangono tuttora alcune tracce. Successivamente risulta rammentata nella bolla di papa Alessandro III del 23 dicembre 1168 come Ecclesia Sancti Sixti de Villa e filiale della vicina pieve di San Giovanni Battista a Pieve Fosciana. Nel 1445 questa chiesa fu unita ad tempus alla chiesa di San Pietro di Lupinaia.

Nel XIX secolo la chiesa fu ampliata e ristrutturata sia internamente che la facciata. A causa del terremoto del 7 settembre 1920, che rase al suolo tutto il paese di Villa, l'edificio fu gravemente danneggiato con il crollo dell'antico campanile e parte della struttura, rimanendo in piedi le mura portanti con la facciata, l'abside e la parte del presbiterio; nel sisma ci fu anche il crollo dell'adiacente oratorio di San Giuseppe, posto a sinistra della chiesa. Con il successivo restauro e ricostruzione, per volontà e tenacia degli abitanti, la chiesa ritornò ad avere un aspetto in stile romanico come possiamo vedere oggi.

Descrizione La chiesa si presenta con una facciata in pietra esito degli arbitrari restauri seguiti al terremoto del 1920: in origine a terminazione piatta ma oggi a capanna, ha un portale centrale riconfigurato in quell'occasione. Al centro era una bifora con colonna e due oculi di arenaria, sostituiti oggi da monofore timidamente archiacuteMarco Frati, Scrigni di pietra. Edifici religiosi nella valle del Serchio tra XI e XIV secolo, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pagg. 23 - 26..

Sul lato destro è il campanile, ricostruito nel 1926 sulle macerie del precedente distrutto dal sisma del 1920, per il quale nel 1923 erano già state fuse tre nuove campane dalla fonderia Lera di Lammari (LU), mentre l’attuale campana mezzana è una rifusione della fonderia Capanni di Castelnovo ne’ Monti (RE).

Sul fianco destro è una monofora trilobata, mentre l’abside sul retro ricorda dall'esterno la forma del torrazzo del castello. Addossato al fianco sinistro troviamo il raro, per tipologia ed antichità, chiostro trapezoidale, databile tra 1250 e 1270 circa, chiamato cimitero vecchio perché utilizzato fino al 1885. Esso è formato da arcate sorrette da sedici colonne di pietra serena con basi a foglia d'acqua e capitelli decorati. A queste corrispondono sulle pareti altrettante semicolonne collegate da archi solo nelle campate angolari e che dovevano presumibilmente sostenere volte a crociera.

L'interno, sbarocchizzato negli interventi moderni, è ad un'unica navata con soffitto a capriate in legno decorate con disegni geometrici. In controfacciata è un organo a canne realizzato nel 1910 dalla ditta Cavalli di Lodi. Alle pareti laterali sono due altari: quello di sinistra, del Crocifisso, custodisce una pala dipinta ad olio su tela raffigurante la Deposizione dalla Croce, opera di Giuseppe Antonio Luchi della metà del Settecento, mentre quello a destra, di San Rocco presenta una statua del santo.

Ai lati del presbiterio si trovano due altari rinascimentali in marmo di Nicolao Civitali entrambi firmati e datati 1533, di squisito gusto classicheggiante nei motivi decorativi a candelabra con rami vegetali e nelle modanature e cornici antichizzanti. L'altare di destra, oggi dedicato alla Madonna del Rosario, con statua moderna, reca i nomi del committente Bernardo di Villa e del presbitero Bartolomeo. Quello di sinistra, del Santissimo Sacramento, presenta un rilievo rappresentante due angeli che scostano le cortine di un baldacchino che al centro aveva un ciborio. Il baldacchino dalla forma conica richiama esempi pierfrancescani, raffaelleschi ma anche lucchesi di Fra Bartolomeo, mentre i due angeli mostrano un plasticismo di ricordo michelangiolescoClaudio Casini, La scultura dalla seconda metà del Quattrocento al Settecento, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pagg. 164 - 165..

Nel presbiterio è un altro interessante complesso scultoreo: l'altare maggiore in legno intagliato e dorato risale al tardo Cinquecento ma ha una mensola in marmo del XVIII secolo. Dietro, nell'abside, è un dossale centinato ligneo firmato da Masseo Civitali (nipote di Matteo) e datato 1519. Il progetto generale spetta a Masseo e la pala fu iniziata probabilmente nel 1514 ma fu terminata, dopo la morte dello scultore avvenuta tra 1517 e 1518, dal fratello Vincenzo di Bartolomeo Civitali. L'ancona si apre in tre nicchie nelle quali vi sono altrettante statue anch'esse lignee e policrome, intagliate da Masseo e raffiguranti la Madonna col Bambino (detta "delle Grazie"), che riprende il modello della Madonna di piazza san Michele di Matteo Civitali, San Sisto II Papa e San Clemente I Papa. La lunetta in altorilievo raffigurante Dio Padre fra due angeli spetta, almeno per la maggior parte, a Vincenzo, che eseguì anche le parti decorative e le immagini dipinte di Sant'Ansano, San Rocco, San Sebastiano e quella di Sant'Antonio Abate nella predellaMassimo Ferretti, Masseo Civitali, Madonna col Bambino, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo, 2004, pagg. 472 - 473..

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Categoria:Chiese di Villa Collemandina Sisto e Margherita