La pagina racchiude le architetture di Chieti, nonché la loro storia e dell'urbanistica della città attraverso i secoli.
Le architetture sono divise nelle sezioni di chiese, palazzi e monumenti pubblici presenti nel centro storico di Chieti alta e in quello moderno di Chieti Scalo. Sono incluse anche le architetture dei dintorni comunali.
Storia dello sviluppo urbanistico Origini e Medioevo
Il primitivo villaggio italico si sviluppò sull'attuale colle della Civitella, la zona più alta di Chieti. Nel IV secolo a.C. il villaggio era una città a tutti gli effetti, nota come Teate, capitale dei Marrucini. Con la conquista romana, la città venne dotata di nuove strade, e delle classiche architetture dell'Urbe, come l'anfiteatro, il teatro, le terme e nuovi templi. Molte delle strutture romane sono ancora visibili, specialmente l'anfiteatro romano che fa parte del complesso museale archeologico "La Civitella", seguito da una porzione del teatro romano pi a nord, presso Porta Napoli, dal complesso dei Tempietti italici (dei quali è molto ben conservato il tempio maggiore perché trasformato in chiesa), e dalle terme romane.
La città visse un grave periodo di crisi nel IX secolo quando venne distrutta da Pipino d'Italia nel 801 d.c., e successivamente ricostruita, con sette rioni, dotati di mura di fortificazioni, torri e porte di accesso. Poco è rimasto della struttura medievale della città, se non alcune torri, come la Torre Colantonio Valignani del Palazzo Vescovile, la Torre Fieramosca presso il cimitero, e la Porta Pescara. Le porte erano 9: Porta Reale (o Porta Napoli, a ovest), Porta Sant'Andrea (sud-ovest), Porta Santa Caterina (nord-ovest), Porta Monacisca (sud), Porta Pescara (nord-est), Porta Sant'Anna (est), Porta Santa Maria (nord) e i due accessi a Piazza San Giustino di Porta Zunica e Porta Bocciaia. Anche dell'architettura religiosa e civile poco è rimasto, se non decorazioni presso la chiesa conventuale di San Francesco d'Assisi, il campanile di San Giustino e la facciata della chiesa di Sant'Agata.Presso la piazza della Cattedrale si trovava il Palazzo del Capitano (oggi Palazzo di Giustizia, in stile neogotico), mentre nel XVII secolo lungo l'attuale corso Marrucino verrà costruito il Palazzo del Potere dei Valignani.
Settecento e Ottocento
Durante il Settecento Chieti subirà un radicale mutamento del tessuto urbano, trasformandosi in città barocca, in seguito ad alcuni danni riportati dopo il terremoto dell'Aquila del 1703. Le influenti famiglie Valignani, Zambra, Durini, approfitteranno della situazione per chiamare valenti maestranze lombarde e napoletane per abbellire la città, costruendo i palazzi sopra le vecchie strutture medievali, e per il rifacimento ex novo alla moda barocca delle strutture religiose, che in gran parte perderanno l'aspetto antico originario.
La città settecentesca aveva ereditato la planimetria urbanistica medievale, con potenziamenti nel 1500 delle mura, e varie integrazioni. Con l'ingresso nel nuovo regno, le mura diventeranno inutili, viste come un freno allo sviluppo urbano. Nella seconda metà del XIX secolo non solo s'era infranta la barriera di rappresentanza delle mura, ma si era provveduto alla rettifica del vecchio asse mediano del corso Galiani, che tra il palazzo vescovile e il vecchio palazzo dell'Università si biforcava verso la Cattedrale lungo via degli Orefici e verso il rione Terranova (via Arniense, Piano Sant'Angelo), lungo via dello Zingaro (oggi via De Lollis), impedendo il collegamento diretto con Porta Pescara, e il quartiere Trivigliano, successivamente chiamato "Santa Maria". La rettifica del corso cittadino comportò il taglio di numerosi prospetti di palazzi privati, la demolizione dei palazzi Valignani (dove si trova la Banca d'Italia) e Francese, della chiesa di San Giovanni dei Cavalieri di Malta all'altezza di Piazza Giangabriele Valignani (1876) per stabilire il contatto con il largo Mercatello (piazza Malta) e via Ulpia (corso Marrucino settentrionale), che proseguiva verso Porta Pescara.In questa maniera un unico lungo asse mediano poneva in collegamento diretto Porta Sant'Andrea con le porte Pescara e Santa Maria, e all'intersezione dei due assi sulla trasversale via Arniense, queste con Porta Sant'Anna e Bocciaia (zona Piazza dell'Esedra). Tale intervento comportò la perdita dell'originario convento domenicano (visto che l'attuale chiesa di San Domenico era dedicata a Sant'Anna), sostituita dal nuovo palazzo provinciale e dal Banco di Napoli, la rettifica e abbassamento di via Ulpia tra il convento dei Francescani passato all'Intendenza di Finanza, e il palazzo del seminario diocesano.Fin dalla fine del XIX secolo inoltre, come appare nel catasto del 1875, iniziò l'urbanizzazione della piana fuori Porta Sant'Anna verso il cimitero, e dei bastioni dei Cappuccini, e in località Gaetani s'erano insediate alcune ville rustiche (Villa Obletter-Mazzella). Successivamente verso lo Scalo verranno create nuove strutture, che precluderanno alla nuova città sulla piana di Chieti Scalo.
Esiste dunque un momento cruciale nella storia urbanistica della città di Chieti, rappresentato dall'Unità d'Italia, periodo caratterizzato da un mutamento urbano, che coinvolge anche il resto degli assetti territoriali della regione. Soprattutto cambiano i baricentri di riferimento che portano con sé una diversa gerarchia delle funzioni spaziali, e soprattutto del sistema degli accessi alla città vecchia.Chieti con lo scalo marittimo di Aterno (nel modesto villaggio di Pescara), ha per molto tempo rappresentato una delle direttrici di collegamento col nord Italia, oltre il Mar Adriatico; questa funzione con l'Unità venne meno, non potendo reggere il confronto con altre realtà portuali di maggiore capacità ed efficienza. In riferimento al mutamento territoriale di Chieti, il Monsignore Luigi Baumgarten nel 1895 descrisse Chieti come una città molto al di sopra delle altre realtà di provincia abruzzese, il deputato Della Valle nel 1889 scrisse sul giornale diretto dal teatino Giuseppe Mezzanotte che l'economia di Chieti aveva subito uno stato di stagnazione in seguito all'unificazione, stagnazione anche culturale e morale. La città infatti, essendo sopra un colle, venne inizialmente tagliata fuori dai collegamenti ferroviari in costruzione presso l'Abruzzo, penalizzata rispetto alle vicine Pescara e Francavilla al Mare. Il marchese Raffaele Farina e il Mezzanotte constateranno nei quotidiani questo problema, ossia l'inizio dello sviluppo della piccola cittadina marinara di Pescara, fin da allora legata alle sorti della città teatina. Il nobile Camillo Mezzanotte, in merito all'espropriazione dei terreni della piana presso Pescara, per la costruzione della ferrovia, fu contrario. Infatti la famiglia Gazzella aveva preso l'appalto dal 1824 per la costruzione di una strada adriatica nella tratta Pescara-Fosso Calvano (ossia Pineto). La vicenda della ferrovia nel 1853 coinvolse anche il barone Panfilo De Riseis di Scerni. Nel 1838 s'era ravvisata la necessità di estendere la funzione dell'approdo di Aterno fino a farne il porto principale d'Abruzzo, tenendo conto di Chieti molto influente nei commerci, affinché la zona di Pescara, nel distretto di Chieti, diventasse la sua marina.
Costruzione delle ville Mezzanotte-Frigeri Il cambiamento in città, nell'area fuori dalle mura, coincide con l'urbanizzazione di Chieti nel periodo 1806-1825; venne aperta la strada di Sant'Andrea, con la creazione di un sanitarium per soggiorni estivi nei giardini municipali, avanzata da Alfredo Barattucci su progetto di Giovanni Nobile nel 1893. Ciò se spiega, da un lato con l'introduzione dell'ordine nuovo, i riflessi che questo avrà sull'assetto urbano dominato dal desiderio di dissolvere con simboli tangibili il passato, dall'altro è però indice di una contraddizione voluta dalle proteste del popolo. Esempio è la Piazza San Giustino, dove si trova il Duomo di Chieti, intitolata nell'ottobre 1860 a Vittorio Emanuele II.Contraddittorio anche appare il ruolo svolto dalla nobiltà recente, che si era venuta acculturando attraverso il costante il progredire delle proprie fortune economiche (i Valignani, i Mezzanotte, i Durini). Le capacità commerciali dei Durini che attirarono gli interessi degli Zambra, i legami dei Frigeri con la gestione Colonna, l'intreccio d'interessi portato dagli Obletter avevano mutato il volto della città sin dal XVII secolo.L'Ottocento appare come il secolo che vede una sostanziale chiusura della spinta di rinnovamento urbano che queste famiglie avevano dato a Chieti nei due secoli precedenti. Prima di questo secolo la piazza della Cattedrale appariva ancora chiusa nel suo perimetro murario interrotto da Porta Zunica (case-mura con la porta composta in bugnato con tre arcate a tutto sesto). Sulla tradizione commerciale agraria, esisteva un porto commerciale alla foce del Sangro, navigabile fino a Castel di Sangro. I cambiamenti più evidenti sono riscontrabili nelle proprietà dei Frigeri-Nolli e dei Mezzanotte-Mazzella. Nel 1830 l'architetto Riccio realizzava Villa Frigeri (attuale sede del Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo), in stretta adiacenza con l'altra dei Nolli, a ridosso della chiesa di San Rocco e di Santa Maria della Civitella. Significativo invece il casino dei Mazzella insieme ad altre proprietà dei Mezzanotte, dislocate ai margini del rione Gaetani, non distante da Villa Obletter, fuori Porta Sant'Anna. Già queste dislocazioni indicano quali fossero le nuove direttrici degli interessi, i ricchi terreni della piana pescarese, in futuro colonizzate con la costruzione della ferrovia (Brecciarola-San Martino-Tricalle). Mentre gli interventi Frigeri-Nolli nascevano già segnati dalla necessità del cambiamento, come dimostrava l'urbanizzazione dell'area fin dal 1806-1815 con l'apertura dello stradone Sant'Andrea, annullano le periferie di Santa Barbara e San Donato, quelli dei Mezzanotte-Mazzella (1869) si dislocavano in posizione strategica per i futuri sviluppi segnati dalla modernizzazione extracomunale.L'ingerenza dei Mezzanotte alla fine del secolo diventerà totale, occupando il quartiere Trivigliano-Santa Maria (divisione con i Pinti per la fabbrica di laterizio, gli stabilimenti tessili degli Odorisio del 1840, il liquorificio Barattucci a Porta Pescara). Nel 1864 Chieti si dotò del primo impianto a gas per la luce elettrica, tra le prime dell'ex Regno di Napoli.
La nuova finanza locale, diversa nella gestione del patrimonio dell'ex potere nobiliare, venne reinventata negli istituti di credito, nell'istituzione della Cassa di Risparmio (1861), nella sede del Banco di Napoli (1869, con la demolizione dell'ex convento di San Domenico). Indicativo è il fatto che alla presidenza della Cassa ascendesse subito Giustino Mezzanotte, benché fosse favorito il nobile Zambra, oppure Luigi Durini, Lelio De Lellis. Presso la villa nel 1865 fu inaugurato l'istituto Industriale Professionale. Con l'istituzione di varie scuole, tra le quali nel 1861 il Convitto Nazionale "Giambattista Vico" nell'ex convento di San Domenico Nuovo, l'Ottocento teatino è dunque caratterizzato dall'affermazione di nuovi ceti che ormai nell'affarismo e nell'oculato carrierismo, con lo Stato Sabaudo per garantirsi un amalgama con le realtà locali, riescono a superare la necessità di coronare la propria ascesa sociale col carisma nobiliare. Altre scuole furono l'Istituto Tecnico, la Scuola d'Arte Applicata all'Industria (1881), favorite dalle elargizioni di Camillo Mezzanotte.
Demolizione delle mura medievali