Conosciuta come una delle prime donne bunjin attive nella seconda metà del XVIII secolo, fu allieva prima del monaco Gyokurin, poi del poeta e filosofo confuciano Rai San'yō, e guadagnò il rispetto e il riconoscimento degli artisti a lei contemporanei grazie ai componimenti poetici e ai dipinti ad inchiostro.
Biografia Primi anni
Ema Saikō nacque nel 1787 a Ōgaki, nella provincia di Mino (l’odierna prefettura di Gifu) dove visse per tutta la sua vita con il padre e la sorella minore. A soli tre anni perse sia la madre che il fratello maggiore. Il padre, Ema Ransai, studioso di confucianesimo e Rangaku, fortemente legato alla figlia, le insegnò la letteratura cinese e le tecniche di base della calligrafia e della pittura, incoraggiandola fin da bambina a sviluppare i suoi talenti in campo letterario e artistico.. Alcuni esempi sono Bambù e passeri, dipinto a 5 anni, e diversi esercizi calligrafici composti all’età di 9 anni.
Nel 1800 divenne allieva dal monaco Gyokurin del tempio Eikan-dō di Kyōto, specializzato nella pittura del bambù, che divenne il soggetto preferito di Saikō. I suoi studi si svolgevano per corrispondenza, con un sistema per cui il maestro le inviava i modelli da copiare, e lei rispondeva con i suoi lavori pratici. Fu conosciuta in vita soprattutto per le raffigurazioni del bambù..
Ransai, privo di eredi maschi, quando Ema compì diciotto anni cercò di farle sposare un giovane di nome Shōsai., che lei però rifiutò perché desiderava concentrarsi sugli studi di pittura.
Affermazione Nel 1813 Saikō incontrò Rai San’yōRai San'yō (1780-1832) è nato a Hiroshima in una famiglia di origine samuraica, educato secondo precetti confuciani, era rinomato per i suoi versi in kanshi oltre che per la calligrafia e la pittura, e diventò una figura importante nel mondo letterario., che divenne suo maestro di poesia. Alcuni degli esercizi avvenuti per corrispondenza sono preservati nella collezione della famiglia Ema.Ema Shōjirō Collection L’anno successivo San’yō chiese a Ransai il permesso di sposare Saikō, ma questi rifiutò per ragioni sconosciute.. Si crede che Saikō non fosse presente al momento della richiesta, e che Ransai fosse all'oscuro dei sentimenti della figlia nei confronti del maestro, il quale dopo essere stato respinto sposò un'altra donna di nome Rie. Saikō rimase nubile per tutta la sua vita e si dedicò allo studio e al perfezionamento delle sue arti..
Nonostante la vicenda del mancato matrimonio, il rapporto tra Saikō e San'yō rimase intatto e dal 1814, in aggiunta allo studio delle poesie, fra i due iniziò anche uno scambio per corrispondenza di libri-modello, pieni di caratteri da copiare, per affinare la tecnica calligrafica della pittrice.
A partire dallo stesso anno Saikō cominciò a viaggiare a Kyōto, dove soggiornò per almeno due settimane ogni due o tre anni. Il suo scopo era quello di visitare i luoghi celebri della città e di studiare con il maestro. A Kyōto, Saikō accompagnò San’yō in molti dei suoi viaggi e dal diario di Baishi, madre di San’yō, si può constatare quanto fosse benvoluta dalla famiglia del maestro. San’yō inoltre promosse ad ogni occasione il talento dell'allieva, e la introdusse a molti artisti e poeti di Kyōto, tra cui Uragami Shunkin, Chikutō Nakabayashi, Ōkura Ryūzan e sua moglie Yoshida Shūran, anch’essa allieva di San’yō..
Egli si assicurò che Saikō fosse inclusa in tutte le riunioni bunjin che si tenevano mentre era in visita. La pittrice partecipò a molte escursioni di gruppo assieme ad altri artisti e poeti visitando luoghi in tutta Kyōto e Nara, come Arashiyama e Yoshino.. Durante la prima visita a Kyōto collaborò con Shunkin e suo padre Gyokudō nella realizzazione di un dipinto.Nel quale Saiko si occupò delle rocce e del bambù sporti dall’angolo in basso a destra; Shunkin dipinse i crisantemi in alto al centro; e Gyokudo contribuì a un paesaggio circoscritto in posizione centrale spostato verso sinistra., e contribuì alla compilazione di un album redatto per il settantesimo compleanno di Gyokudō. Una sua raffigurazione di bambù realizzata su un pezzo di legno è stata inclusa nel 1814 Meika gafu.Il 1814 Meika gafu è un'opera contenente dipinti fatti dai maestri più famosi dell'epoca. L’amicizia e la stima reciproca tra Saikō e i colleghi era visibile anche negli oggetti che portava con sé, come ad esempio un borsellino con iscritte poesie di San’yō e Shunkin, e poesie a lei dedicate da Unge e da San’yō.
Intorno al 1817, sollecitata da San’yō, divenne allieva di Uragami Shunkin.. Allo stesso modo degli altri maestri, lo studio delle tecniche pittoriche avveniva tramite corrispondenza. Con Shunkin continuò a concentrarsi sulla raffigurazione del bambù, ma ampliò il suo repertorio a uccelli e fiori, dedicandosi specialmente al crisantemo, altro suo "gentiluomo" preferito."I quattro gentiluomini", detti anche "i quattro nobili" sono: il bambù, l’orchidea, il susino ed il crisantemo, e rappresentano simbolicamente le quattro stagioni e le quattro età dell’uomo..
La morte di Shōsai, nel 1820, costrinse Saikō a rimanere a Ōgaki. Nello stesso anno, Yanagawa Seigan istituì a Ōgaki la società di poesia di Hakuōsha., di cui Saikō fu una dei membri originari, divenendo così un’importante figura culturale per il suo paese d’origine.
L'anno seguente alcune delle poesie di Saikō furono pubblicate in Mino fūga., una raccolta di versi dei bunjin che vivevano nell’area di Mino. San’yō cercò diverse volte di persuadere Saikō a permettere la pubblicazione di una raccolta di versi, ma lei rifiutò. Tuttavia, alcuni dei suoi lavori apparirono in raccolte poetiche, e Saikō divenne così famosa che i bunjin viaggiatori, sperando di incontrarla, fecero di Ōgaki una tappa speciale.
Ultimi anni Tra il 1831 e il 1832 il padre si ammalò, e morirono sia la sua matrigna che il suo maestro San'yō. Nonostante il duro colpo, Saikō continuò a produrre poesie e dipinti. Non smise di recarsi a Kyōto in visita alla famiglia di San’yō e altri bunjin, partecipando spesso a banchetti ed escursioni. Per proseguire gli studi si rivolse a Gotō Shōin, allievo di San’yō, a cui chiese di supervisionare le sue poesie.
Nel decennio dal 1840 al 1850, Saikō divenne membro di due società di poesia locali, la Reikiginsha e la Kosaisha, figurando come esponente di punta. Era diventata una figura così nota che nel 1852 il suo nome fu elencato nell'Heian jinbutsu shi, nella sezione sulle persone celebri provenienti dalle altre province. Quattro anni dopo, all’età di 70 anni, ricevette la protezione della moglie del daimyō di Toda e fu addirittura invitata al castello di Ōgaki.
In quegli anni Saikō soffrì di un'emorragia cerebrale dalla quale non riuscì mai a ristabilirsi completamente, ma nonostante questo continuò sempre a dipingere. Cominciò la produzione di rari dipinti di paesaggi, sviluppati seguendo gli insegnamenti di Shunkin, ma impreziositi con tratti personali.
Morì nel 1861, all’età di 75 anni, e fu sepolta accanto al padre nel tempio di Zenkeiji a Ōgaki..
Saikō per tutta la sua vita godette di un'insolita autonomia. La libertà dalla maternità e dalle responsabilità domestiche coniugali le permisero di maturare pienamente le sue doti artistiche.La particolare educazione negli studi cinesi e nella pittura, l’incoraggiamento e il supporto finanziario della sua famiglia, le ricerche accademiche e i risultati culturali di suo padre, l’ambiente letterario della regione di Mino, i numerosi viaggi a Kyoto, i contatti con maestri e con importanti bunjin, oltre che il suo innato talento e determinazione negli studi e la decisione di non intrecciare un legame familiare, fecero di Saiko una dei migliori pittori letterati della storia dell’arte giapponese del suo tempo. In vita scrisse diverse poesie che riflettevano sul conflitto tra essere una “donna di talento” e avere una “famiglia di cui occuparsi”. Orgogliosa dei risultati artistici ottenuti dalle sue colleghe, collezionò e pubblicò dipinti e calligrafie di 20 artisteHirata Gyokuon, Kobayashi Haihō, Chō Kōran, Shōkō, Teitei, Baien, Renzan Joshi, Sennanseihō, Gyokuei-jo, Toshi (moglie di Uragami Shunkin), Yoshida Shūran, Rie (moglie di Rai San'yō), Shidō (moglie di Ōkada Hankō), Fusen-jo (moglie di Yokoi Kinkoku), Sennanhōmei, Kan-shime Yao, Hara Saihin, Ryūtai Joshi, Shinoda Bunpō, Mankō-jo, Oda Shitsushitsu, e Ran-jo. Il manoscritto si trova nella collezione di Ema Shōjirō.. che aveva incontrato negli anni. Questo manoscritto è una rara testimonianza delle donne attive nei circoli artistici giapponesi nel XIX secolo.Tra il XVII e il XIX secolo molti maestri bunjin giapponesi, ispirati dai contemporanei cinesi, cominciarono ad ammettere anche le donne tra i loro allievi. Inizialmente queste donne bunjin erano mogli, sorelle o figlie di artisti ben conosciuti, oppure avevano letterati famosi come mentori ad incoraggiarle.
Dieci anni dopo la sua morte, i suoi nipoti pubblicarono un'opera in due volumi comprendente 350 versi di Saikō, intitolata Shōmu ikō. Qualche anno dopo, 26 poesie furono incluse nel volume 40 del Tung-yang shih hsüan.Il Tung-yang shih hsüan (Tōei shisen) è un'antologia di kanshi del periodo Edo compilata dallo studioso cinese Yü Ch’ü-yüan e pubblicato in Cina nel 1882.
Stile Poesia La poesia di Saikō è definita kanshi, ovvero componimenti redatti in lingua cinese classica.. A differenza delle forme di poesie giapponese come tanka o haiku, i kanshi possiedono più flessibilità in materia di soggetto, permettendo di descrivere qualsiasi cosa.Generi poetici giapponesi: tanka, hokku o haiku, renga, chōka, senryū, kyōka. Le composizioni di Saikō comprendono una vasta quantità di soggetti, fra cui la natura, l'amicizia e la famiglia, la storia e la letteratura, la pittura e i viaggi..
Tra i poeti giapponesi le forme di kanshi più popolari erano il gogon zekku formato da 4 versi con 5 caratteri ciascuno per un totale di 20 sillabe, e lo shichigon zekku composto da 4 versi con 7 sillabe ciascuno per un totale di 28 sillabe, il preferito da Saikō..
Genuinità e femminilità La poesia di Saikō è lodata in quanto espressione individuale e autobiografica.. La sua idea di poesia enfatizza gli ideali della "verità" e della "genuinità". La "vera poesia" è l'espressione più sincera del poeta, generata dalle sue personali esperienze e percezioni. Saikō fu sempre incoraggiata a scrivere in modo onesto e sincero dei propri sentimenti; la sua poesia contiene espressioni autoriflessive e regala uno sguardo accurato sull'ambiente in cui vive e sulle circostanze socio-culturali che hanno influenzato la sua vita. Nel 1829, scrive venti poesie, che ricevettero l'ammirazione di San'yō, nelle quali raccontava l'incontro con l'amico Kashiwabuchi Atei durante un viaggio a Ise..
A quel tempo l'immagine della donna rappresentata nella poesia corrispondeva a dei precisi canoni, definiti da una prospettiva maschile. La "genuinità" di Saikō non si confaceva molto all'ideale femminile consolidato nella tradizione letteraria, raffigurato da una donna giovane e bella, vittima di un amore non corrisposto, in balia di sentimenti di risentimento e solitudine. Se questo modello poteva avere delle affinità con quanto da lei vissuto in giovane età, con l'avanzare degli anni e la sua nuova concezione della poesia, provocò nella poetessa un conflitto, che le rese difficile l'imitazione delle modalità espressive più convenzionali...
In una lettera di San'yō del 1814 emerge questa ambivalenza tra rappresentazione letteraria della donna e il ritratto realistico da lei proposto. Il maestro le aveva richiesto di eseguire la calligrafia di una sua composizione in stile kōren, quintessenza femminile della donna idealizzata.