I norrèni o nordici sono un gruppo etnolinguistico di popoli germanici che nel Medioevo abitavano la Scandinavia e parlavano la lingua norrena, lingua del ramo germanico settentrionale da cui discesero le moderne lingue scandinave.
Il termine 'norreni' è spesso assimilato al termine vichinghi, sebbene quest'ultimo termine sarebbe specifico per quel ristretto gruppo di norreni esploratori e guerrieri che a bordo di dreki navigavano per mare e compivano scorrerie.
Il termine norreno era tradizionalmente utilizzato per riferirsi solo alla lingua e letteratura proprie della Norvegia e dell'Islanda del IX-XIV secolo, mentre il suo utilizzo per indicare i popoli nordici è un'estensione recente, diffusa soprattutto in ambito accademico e scientifico.
Etimologia e sinonimi Il termine norreno è un calco di norðrœnn che nella loro lingua significava 'settentrionale' ed è una parola composta da norðr, 'nord', e da -œnn suffisso aggettivizzante, a sua volta derivata dal protogermanico nurþrōnijaz. È importante notare che gli scandinavi medievali non utilizzavano questo termine per riferirsi a se stessi in senso etnico, ma piuttosto in senso geografico.
Tra VIII e XI secolo l'aggettivo norrœnn venne usato per indicare i popoli di tutta la penisola scandinava. Da norðr deriva anche nordmadr, in latino medievale nortmannus, da cui Normanno, letteralmente "uomo del nord", termine molto noto grazie alla preghiera attribuita, anche se con alcune incertezze, ai monaci dei monasteri depredati dai razziatori vichinghi nei secoli VIII e IX, che recitava: «Dio ci salvi dal furore normanno».A furore Normannorum libera nos Domine rimane sostanzialmente priva di riscontri se non come successiva rielaborazione di Summa pia gratia nostra conserving corpora et custodita, de gente fera Normannica nos libero, quae nostra vastat, Deus, regna, attestata nel IX secolo come antifona dedicata ai santi Vaast e Menard (cfr. ).
La Cronaca anglosassone distingue tra i vichinghi norvegesi pagani, stanziati a Dublino, nominandoli Norðmannum, e i vichinghi danesi cristianizzati stanziati nel Danelaw, nominandoli Dæne. Analoga distinzione è presente nelle memorie di Edmondo I d'Inghilterra sui Vichinghi del regno di Jórvík da lui sconfitti nel 942. Pertanto, il termine normanni aveva come significato originale coincidente all'attuale norreni.
I norreni erano anche conosciuti come Ascomanni dagli altri Germani (nome forse derivante dal loro mitico antenato Askr, oppure dal legno di frassino - askr - con cui costruivano le loro navi). Erano invece chiamati Lochlanach (gente dei fiordi/laghi) in irlandese, mentre gli Anglosassoni utilizzavano, oltre Dæne, anche il termine Dena (Danesi). Gli irlandesi distinguevano inoltre tra dubgaill (stranieri neri, riferito ai danesi) e finngaill (stranieri rossi, riferito ai norvegesi).
Gli Slavi orientali, i Balti, gli Ugrofinnici, i Bizantini e gli Arabi li chiamavano Rus' o Rhos, che forse derivava da roþs- o dall'area di Roslagen (Svezia centro-orientale), oppure dal termine finnico ruotsi (rematori), da dove molti Norreni giunsero nelle terre degli slavi. Archeologi e storici sono oggi convinti che gli insediamenti scandinavi nelle terre degli slavi portarono alla formazione dei nomi di Russia e Bielorussia.
Gli abitanti dell'estrema Europa orientale e i Bizantini chiamavano queste genti anche col nome di variaghi (dal norreno væringi, composto da vár - giuramento - e gengi - compagno), letteralmente "uomini giurati" o "compagni che hanno prestato giuramento": col nome di guardia variaga si indicava il nome dei soldati della guardia del corpo degli imperatori bizantini.
Storia Origini
Le ricerche archeogenetiche condotte tra il 2015 e il 2021 escludono che i norreni costituissero un gruppo etnico compatto (ad esempio potevano avere capelli castani o neri) causa influssi genetici provenienti dal sud Europa o dalla steppa euroasiatica (principalmente dalle popolazioni ugrofinniche o uralo-altaiche). Anche se si utilizzassero come unici due elementi distintivi la lingua norrena e l'insieme dei culti religiosi, ossia la mitologia norrena (da essi definito inn forni sidr, letteralmente "il costume antico", in contrapposizione al in nýi sidr, "il costume nuovo" cioè il cristianesimo),. occorre distinguerli nettamente dai Sami, anch'essi abitanti della Scandinavia, già citati a parte nella Storia delle guerre di Procopio di Cesarea.
Due fonti storiografiche importanti sono De origine et situ Germanorum di Tacito che descrive i popoli germanici attorno al I secolo d.C. e, nel periodo proto-norreno, il De origine actibusque Getarum del VI secolo d.C. di Giordane, il quale nomina le varie tribù abitanti la Scandinavia (detta Scandza), chiamata nel complesso "Utero delle nazioni" e descrive i suoi abitanti come i più alti e feroci dei Germani.
Nel periodo immediatamente seguente a quello in cui scriveva Giordane, detto anche era di Vendel (anni 550-793 circa), i popoli germanici settentrionali ancora rimasti in Scandinavia dopo il periodo delle grandi migrazioni, svilupparono i caratteri della società vichinga propriamente detta uscendo dalla loro fase preistorica/protostorica e tendono ad essere indicati dalla storiografia contemporanea col termine complessivo di Norreni.
Durante l'epoca vichinga i Norreni probabilmente si consideravano un'entità più o meno unificata in ragione della lingua condivisa.. Lo studioso Thomas A. DuBois ha affermato che la religione norrena e altri sistemi di credenze pre-cristiane nel Nord Europa devono essere visti «non come entità linguistiche isolate e mutuamente esclusive ma come concetti ampi condivisi tra cultura e linee linguistiche, condizionate da simili fattori ecologici e da legami economici e culturali prolungati»..
Origini mitologiche Secondo l'interpretazione evemeristica di Snorri Sturluson, i loro primi dèi, gli Asi, erano originari dell'Asia (Asíá in norreno) e da quel luogo si sarebbero spostati seguendo il loro capo Odino verso le terre del nord, fermandosi in Svezia (Svíþjóð). La loro patria d'origine era Ásaheimr ("regno degli Asi") e, al loro arrivo in Scandinavia, si scontrarono con gli dèi precedenti, i Vani, divinità più pacifiche di carattere agricolo..
La presenza apparente di due panthea distinti è stata variamente interpretata dagli studiosi. Una prima ipotesi, detta «invasione degli Æsir», fu avanzata da Bernhard Salin nel 1904.. Tale interpretazione, popolare per tutta la prima metà del XX secolo e non ancora completamente tramontata, ipotizzava che il racconto di Snorri avrebbe conservato, seppur deformato, il ricordo di autentici avvenimenti storici. Secondo Salin, gli antenati dei Germani erano effettivamente migrati dal Mar Nero alla Scandinavia e qui avevano lottato contro una popolazione autoctona. Gli Æsir sarebbero stati gli dèi degli invasori germanici, mentre i Vani sarebbero gli dèi adorati dalle genti autoctone della Scandinavia e il racconto della loro lotta e riconciliazione tra Æsir e Vanir come la trasposizione mitica di un antico conflitto storico, conclusosi con un compromesso e con la fusione dei due popoli.
Successivamente Jan De Vries e soprattutto Georges Dumézil, che dedicò un'intera carriera alla comparazione dei miti, arrivarono a dimostrare che la struttura del pantheon germanico apparteneva al più antico pensiero mitico indoeuropeo.
Espansione e differenziazione
A partire dalla fine del VIII secolo, nel periodo detto era vichinga (anni 793–1066 circa), si osservò una notevole espansione ad opera dei clan di guerrieri, esploratori e conquistatori, comunemente indicati come Vichinghi, che razziarono e si stabilirono in territori in tutta Europa e oltre, creando stati e insediamenti nelle Fær Øer, nel Regno Unito, in Irlanda, in Islanda, in Finlandia, in Russia, in Sicilia, in Italia meridionale, sull'isola di Terranova in Canada, in Groenlandia. I gruppi sorti da questa espansione includono i Normanni, i Vichingo-gaelici e il popolo dei Rus'.
I clan che concentrarono la loro attività di razzia e conquista in Inghilterra (nel Danelaw) erano provenienti dalla odierna Danimarca, quelli che si diressero verso Irlanda e Islanda provenivano perlopiù dalla odierna Norvegia e quelli diretti verso l'Ucraina e l'Impero bizantino provenivano in maggioranza dalla Svezia.
I motivi che portarono all'espansione vichinga sono un argomento molto dibattuto nella storia nordica. Una teoria diffusa afferma che Carlo Magno «usò la forza e il terrore per cristianizzare tutti i pagani», «battezzando, convertendo o passando ai ferri». «Vichinghi e altri pagani che volevano vendicarsi». Il professor Rudolf Simek conferma che «non è una coincidenza se le prime attività vichinghe avvennero durante il regno di Carlo Magno». François-Xavier Dillmann, Viking civilisation and culture. A bibliography of French-language, Caen, Centre for research on the countries of the North and Northwest, University of Caen, 1975, p. 19; “Les Vikings - the Scandinavian and European 800-1200”, 22nd exhibition of art from the Council of Europe, 1992, p. 26. A causa della penetrazione del Cristianesimo in Scandinavia, duri conflitti divisero la Norvegia per almeno un secolo.History of the Kings of Norway di Snorri Sturlusson, tradotta da François-Xavier Dillmann, Gallimard, pagg. 15-16-18-24-33-34-38, ISBN 2-07-073211-8. In ogni caso, fu l'Inghilterra, e non il regno franco di Carlo Magno, a essere l'obiettivo dei raid vichinghi.
Un'altra teoria diffusa suppone che il sovrappopolamento vichingo avrebbe messo in crisi il potenziale agricolo della loro madrepatria scandinava. Per una popolazione costiera che aveva a disposizione tecnologie navali superiori, aveva un senso cercare di espandersi oltremare per far fronte agli effetti di un incremento della popolazione giovanile. Il primogenito ereditava le proprietà familiari, mentre i figli più giovani erano spinti a emigrare o a dedicarsi a raid. Questa teoria, però, non è in grado di spiegare perché l'espansione si sia diretta verso l'oltremare piuttosto che verso le ampie e non coltivate aree forestali dell'interno della penisola scandinava. Inoltre, non è stato dimostrato in maniera definitiva, questo fenomeno di esagerata crescita della popolazione né alcun declino nella produzione agricola. Era più facile dedicarsi a scorribande per mare piuttosto che al disboscamento di vaste aree di foresta da dedicare alla coltivazione o al pascolo, in una regione in cui si poteva usufruire di un limitato periodo di sviluppo vegetativo.
Età dei regni (XI-XIV secolo) Dopo la fine dell'epoca vichinga classica, i territori scandinavi si consolidarono in regni centralizzati:
Danimarca: Unificata già nel X secolo, raggiunse l'apice sotto Canuto il Grande (1016-1035), che governò un impero del Mare del Nord comprendente Danimarca, Inghilterra e Norvegia. Norvegia: Unificata da Harald Bellachioma (circa 872-930), ma la completa centralizzazione si raggiunse solo nel XIII secolo. Svezia: Il processo di unificazione fu più graduale. Anche se apparentemente completato nel XII secolo, la Svezia medievale attraversò lunghe fasi di estrema instabilità dinastica. Tra il 1050 e il 1250, circa il 60% dei re morì di morte violenta, durante il "periodo dei Folkung" (1250-1363 circa), solo un re (Magnus III di Svezia) morì di morte naturale.
La cristianizzazione trasformò profondamente la società norrena, introducendo nuove istituzioni, l'alfabetizzazione latina e l'integrazione nell'Europa cristiana. La lingua norrena iniziò a diversificarsi nelle moderne lingue scandinave. Le spedizioni di razzia divennero sempre più rischiose a causa della crescita del potere centralizzato e del rafforzamento delle difese costiere, cessando completamente nell'XI secolo con l'ascesa di re e grandi famiglie nobiliari.
Eredità culturale moderna L'interesse per i norreni e la cultura vichinga ha conosciuto diverse ondate: