Fiumicello è una frazione/località del comune di Campodarsego, in provincia di Padova (PD).

Geografia Distante circa in linea d’aria dal centro di Padova e a da Venezia, Fiumicello è situata in un graticolato romano, a nord-est di Padova.

Confina con le frazioni di Bronzola e Sant'Andrea e con i comuni di Borgoricco e Villanova. La parrocchia di S. Nicola nasce sul V cardine a est della via Aurelia, è situata circa a dal capoluogo comunale e conta abitanti, pari all’11,76% della popolazione complessiva del comune. La sua denominazione deriva dal piccolo fiume (scolo) che attraversa il paese stesso. Lo scolo Fiumicello nasce dal fiume Tergola, davanti alla chiesa di Bronzola di Campordasego, attraversa il paese a cui dà il nome, prosegue per Murelle di Villanova e affluisce nel Lusore a Santa Maria di Sala all'altezza di Villa Farsetti.

Storia Fiumicello è posta all’interno del cosiddetto “Graticolato Romano”, un reticolo di strade di origine romana che suddivide il territorio in quadrati regolari. Il centro storico è molto piccolo e si sviluppa attorno alla chiesa parrocchiale, al campanile e alla canonica, affiancati da un breve piazzale.

Le origini del paese sono legate all’organizzazione agraria del territorio in età romana, ma la documentazione certa riguarda soprattutto il medioevo: tra XII e XII secolo la chiesa locale compare più volte tra i beni confermati dai papi al monastero benedettino di Santa Giustina di Padova, a testimonianza di uno stretto rapporto ecclesiastico con quella abbazia. Nel corso del medioevo Fiumicello fu anche un piccolo comune autonomo, dotato di propri organi (Uomini di Comun, degano, scrivano) e tenuto per statuto a contribuire alla costruzione di ponti e alla manutenzione dei corsi d’acqua, prima di essere assorbito nell’attuale Comune di Campodarsego.

Nel territorio di Fiumicello le contrade storiche sono ricostruite soprattutto attraverso l’estimo parrocchiale del 1575, che cita toponimi come Boschetto, Martinelle, Romania, Valleselle, Teragli, Presa e Cavin di Do, molti dei quali rimandano a caratteristiche ambientali (boschi, aree vallive) o a famiglie locali.

Per l’età medievale Fiumicello emerge come piccolo insediamento rurale inserito in un’area spesso coinvolta nelle vicende militari del “territorio oltre Brenta”: le fonti ricordano saccheggi e incendi a opera di truppe tedesche al tempo di Ezzelino da Romano nel XIII secolo, delle milizie scaligere di Cangrande e Mastino della Scala negli anni 1320 e 1337, e, più tardi, delle armate viscontee e spagnole nelle guerre tra fine Trecento e inizio Cinquecento.

La popolazione è sempre stata modesta: le visite pastorali tra XVI e XIX secolo attestano un numero di abitanti variabile tra poche centinaia di persone, con una lenta crescita nel tempo, fino a circa 500 residenti nella sola Fiumicello a metà Ottocento; insieme alla vicina Bronzola, parrocchia unita stabilmente, le anime risultano circa 1.850 all’inizio del Novecento.

Sul piano religioso Fiumicello è una parrocchia antica, oggi dedicata a san Nicolò, ma in origine legata al culto di santa Giustina, secondo una tradizione che riflette l’influenza del monastero padovano omonimo. La chiesa parrocchiale, ricostruita nel Settecento in forme barocche, conserva altari e opere provenienti da oratori e chiese della zona e custodisce, in particolare, il corpo di san Costanzo martire, traslato a Fiumicello nel XVIII secolo.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

La chiesa di Fiumicello è attestata per la prima volta in una bolla di papa Callisto II del 15 marzo 1123, con la quale il pontefice confermò al monastero benedettino di Santa Giustina di Padova il possesso della chiesa del villaggio. Nel 1192 Speronella Dalesmanina, esponente dell’aristocrazia legata agli Ezzelini e residente nella vicina corte di Sant’Andrea, ricordò nel suo testamento la cappella di Fiumicello, alla quale lasciò dieci lire, confermandone l’esistenza e l’appartenenza alla rete dei benefici rurali padovani.

Nel Medioevo la chiesa era intitolata a Santa Giustina ed era soggetta alla giurisdizione spirituale e patrimoniale di Santa Giustina di Padova; tale legame si protrasse fino al XVII secolo, quando i benedettini persero i loro diritti sul luogo. Nel Cinquecento la pieve risulta già dedicata a San Nicolò (San Nicola vescovo di Mira in Anatolia), pur continuando a dipendere come “matrice” dalla pieve di San Prosdocimo di Villanova, a sua volta sotto l’influenza del monastero padovano.

La data esatta del passaggio dal titolo di Santa Giustina a quello di San Nicolò non è nota; si ipotizza che il cambio sia avvenuto in occasione di una riconsacrazione o della costruzione di un nuovo edificio, secondo l’uso di assumere come titolare il santo della festa di dedicazione. Prima dell’attuale edificio, la chiesa parrocchiale – probabilmente di impianto romanico – misurava circa 7 × 14 metri e presentava abside verso oriente e facciata verso occidente; era già esistente prima del 1123 e viene ancora descritta nelle visite pastorali del XVI–XVIII secolo, ma fu giudicata ormai insufficiente e demolita nel 1760.

Edificio attuale L’attuale chiesa parrocchiale di Fiumicello è un edificio a navata unica di gusto tardo barocco, costruito tra il 1760 e il 1764 su progetto ed esecuzione del “murer” (muratore–capomastro) Angelo Berno. La prima pietra fu posta il 13 settembre 1760 dal vicario foraneo di Sant’Eufemia di Borgoricco, Andrea Semenza, per delega del vescovo di Padova; l’edificio fu completato nel 1764 e benedetto nello stesso anno, reimpiegando in parte l’area e l’orientamento della chiesa precedente.

La facciata, rivolta a mezzogiorno, presenta quattro paraste ioniche e un portale architravato sormontato da un motivo ad arco. L’interno misura circa 28 metri in lunghezza (compreso il presbiterio), 10 in larghezza e 12 in altezza, con decorazione a stucco e color oro impostata nel primo Novecento. Il campanile, di pianta quadrata con cella campanaria, è in parte più antico dell’attuale chiesa e potrebbe risalire almeno al XVI secolo; nelle visite del 1587 è già menzionato un campanile con due campane, mentre oggi ne ospita quattro.

Interno e opere d’arte L’altar maggiore attuale è stato ampiamente rimaneggiato in epoca post conciliare e ha sostituito quello innalzato nel 1877, che era costituito da marmi policromi e proveniente da un oratorio di Vigonovo presso Stra; nel catino absidale si trova un ciclo di affreschi sette–ottocenteschi con il Padre eterno a colori circondato dagli Evangelisti in monocromo. La pala maggiore, raffigurante la Madonna in trono con i santi Antonio, Giustina, Nicolò e Lucia, è attribuita al pittore veneto Giovan Battista Callegari, attivo nella seconda metà del Settecento.

La chiesa possiede cinque altari: oltre al maggiore, sul lato del Vangelo si trovano l’altare del Santissimo Crocifisso, che custodisce nella mensa il corpo di San Costanzo martire, e un altare con il Transito di San Giuseppe dipinto su tela, proveniente dalla chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia; sul lato dell’Epistola si trovano l’altare della Beata Vergine, proveniente da un oratorio dei Rezzonico a Mirano, e l’altare di Sant’Antonio, probabilmente derivato dall’altare maggiore della chiesa precedente e legato all’antica devozione alla Madonna della Cintura ricordata nelle visite del 1744.

Il corpo di San Costanzo, soldato romano convertito al cristianesimo e martirizzato nei primi secoli, fu donato alla parrocchia nel 1740 dal dottor Giuseppe Callegari di Venezia, che lo aveva ricevuto dall’abate olivetano Angelo Devià di San Giorgio di Ferrara; le reliquie, provenienti da scavi nelle catacombe di Roma, furono autenticate il 21 dicembre 1739. Sopra il sarcofago marmoreo si trova una pala con il Crocifisso adorato da un angelo e da Santa Apolonnia e da un Pontefice in Triregno.

Un’altra tela di gusto neoclassico raffigura la Morte di San Giuseppe e proviene anch’essa da Santa Maria Gloriosa dei Frari; l’altare su cui è collocata conservava un tempo i corpi dei Beati Francesco Querini e Gentile da Matelica, come attesta un’iscrizione. Un altare più antico, con dossale scolpito in pietra tenera raffigurante la Madonna della cintura, è ritenuto residuo della chiesa precedente.

Decorazione pittorica Il soffitto della navata è dominato dal plafone centrale, dipinto nel 1912 dal trevigiano Antonio Beni. Vi si rappresenta S. Nicola che affida la chiesa a Maria con le virtù teologali: Fede, Speranza e Carità. Il vescovo Longhin contribuì, tra altre, alla realizzazione di questa opera. Nel 1939, un cedimento dell'intonaco del soffitto rese necessaria la rimozione di gran parte dell’intonaco della navata, con i relativi affreschi, ad eccezione della porzione centrale, di costruzione più recente. Nel 1942, il bellunese Teodoro Licini realizzò i dipinti dei Santi che circondano il plafone centrale. Partendo da sopra l’altare della Madonna si vedono: S. Luigi Gonzaga, S. Antonio, S. Teresa di Lisieux, S. Pietro, S. Prosdocimo e S. Paolo.

I Parroci di Fiumicello. Purtroppo per mancanza di documenti non si può esibire un elenco completo dei Rettori/Parroci di Fiumicello, e non possiamo andare più in là del 1451. Si noti che dei primi si dà solamente l’anno in cui vengono nominati nei documenti:“Fiumicello, il suo Comune e la sua Chiesa” Fortunato Giacomello 1916. Archivi parrocchiali.

I. 1451 Pre Domenico Q. Giacomo,

II. 1572 Giacomo Rolando provvisto dal Monastero,

III. 1587 Orazio Gesualdo provvisto de auctoritate apostolica,

IV. 1619 Giovanni de Vitalibus di Luca,

V. 1656 Giacomo Vido,

VI. 1695 Simone de Rinaldi di Cismon provvisto de auctoritate ordinaria,

VII. 1738-1780 Gaspare Gasparoti,

VIII. 1780-1804 Angelo Pinaffo,

IX. 1808-1826 Rocco Benetello,

X. 1826-1862 Francesco Moro,

XI. 1862-1873 Domenico Trolese,

XII. 1873-1909 Domenico Forte,

XIII. 1910 – 1929 Federico Martin.

XIV. 1929 - 1950 Secondo Spada

XV. 1950 - 1955 Ferdinando Falaguasta

XVI. 1955 – 1957 Livio Basso

XVII. 1957 – 1992 Ermenegildo Castellan

XVIII. 1992 -2009 Renato Campagnaro

XIX. 2009 – 2010 Lucio Monetti, amministratore parrocchiale

XX. 2010 - 2017 Mattia Bezze

XXI 2017 – 2024 Damiano Fortin

XXII 2024 Paolo Pegoraro.

Oratorio di Santa Maria della Neve: costruito nel 1613: tale struttura presente una modesta facciata con due finestre, una cornice aggettante sulla porta, un timpano con rosone dipinto, una crocetta di ferro sul fastigio e un campaniletto a vela. Sulla fronte è presente inoltre una lapide che ricorda il fatto che fu costruita sotto il patronato della congregazione di Santa Maria Formosa di Venezia.

Oratorio di San Giuliano (poi di S. Gaetano da Thiene): situato al confine con Borgoricco. Oggi la costruzione si presenta in evidente stato di grave degrado strutturale ed è inserita nel cortile di un'abitazione privata. Tale manufatto costituisce una rara e preziosa testimonianza medievale, è caratterizzato da una facciata ripartita da lesene sotto il timpano rialzato, con un ornamento al centro in pietra.

Sulla fronte dell’oratorio è possibile trovare due finestre rettangolari, due finestre termali sulla parete e un campaniletto a vela. Nel 1379 venne annesso all'ospedale frequentato dai pellegrini che percorrevano la via pubblica ma poi lo stesso ospedale venne soppresso nel 1638 dal papa Alessandro VII e i suoi redditi assegnati alla congregazione di S. Giorgio in Alga a Venezia. Dal 1669 la proprietà dell’oratorio passa ai David di Venezia, Al Capitolo di Caorle e successivamente al seminario di Venezia. Capitello de “La Pietà”: Capitello in muratura con tetto a quattro spioventi ricoperto di coppi, alla sommità una croce a quattro bracci in ferro battuto. All'interno della suddetta costruzione è collocata una grande statua in pietra raffigurante la Vergine Maria che sostiene con amore il corpo esanime del Figlio Gesù. Nessuna data o scritta presenti nella struttura.