La megafauna del Pleistocene è il termine collettivo utilizzato per indicare gli animali di grandi dimensioni (la cosiddetta megafauna) diffusi sulla Terra durante il Pleistocene ed estintisi al volgere del Quaternario.

Sono state avanzate quattro teorie per spiegare questa estinzione:

la caccia sempre più efficiente da parte dell'uomoMarc A. Carrasco, Anthony D. Barnosky, Russell W. Graham Quantifying the Extent of North American Mammal Extinction Relative to the Pre-Anthropogenic Baseline plosone.org December 16, 2009 (la causa ritenuta di maggior impatto); cambiamenti climatici; epidemie; un cataclisma dovuto all'impatto di un asteroide (come accaduto per i dinosauri).

Si è inoltre considerata la possibilità che più di una delle cause elencate abbia simultaneamente concorso all'estinzione della megafauna.

Il contesto climatico ed ecologico

Durante il Pleistocene, i continenti erano essenzialmente nelle loro attuali posizioni e le placche sopra cui essi poggiavano probabilmente, fin dall'inizio del periodo, non si erano mosse per più di 100 km l'una rispetto all'altra. Il clima complessivo del periodo potrebbe essere stato caratterizzato come un El Niño continuato, con alisei nel sud Pacifico indeboliti o diretti a est, aria calda in aumento presso il Perù, acqua calda che si espandeva dal Pacifico occidentale e dall'Oceano Indiano verso il Pacifico orientale, ecc.National Geographic Channel, Sei gradi potrebbero cambiare il mondo, intervista di Mark Lynas, 14 febbraio 2008. Ripetuti cicli glaciali (11 eventi glaciali maggiori e molti altri minoriRichmond, G.M. and D.S. Fullerton, 1986, Summation of Quaternary glaciations in the United States of America. Quaternary Science Reviews. vol. 5, pp. 183-196.) spinsero in alcune zone del globo i ghiacciai continentali fino al 40º parallelo: durante l'estensione massima dei ghiacciai all'Ultimo massimo glaciale (circa 20 000 anni fa) si suppone che il 30% della Terra fosse coperta di ghiaccio. A sud dei ghiacciai continentali, si accumulavano grandi laghi, poiché gli sbocchi erano bloccati e l'aria più fredda rallentava l'evaporazione dell'acqua. Una zona di permafrost si estendeva dal margine della calotta glaciale artica verso il Nord America e l'Eurasia (quest'ultima per molte centinaia di km), con temperatura media annuale al margine del ghiacciaio di −6 °C e 0 °C al bordo del permafrost. L'Antartide era completamente circondato dai ghiacci.

Il bioma dominante era la steppa dei mammut, esteso dalla Spagna al Canada, attraverso tutta l'Eurasia, e dall'Artico alla Cina meridionale: una steppa fredda e secca, la cui flora dominante era rappresentata da mari d'erba e arbusti. Le foreste erano quasi del tutto assenti, eccezion fatta per sparuti assembramenti sui monti dell'Europa meridionale.

Sia la fauna marina che quella continentale erano essenzialmente quelle attuali, con l'eccezione della megafauna, cioè gli animali di massa corporea superiore ai 45 kg, molto più ricca nel Pleistocene, che si estinse al termine del periodo, contestualmente alla fine dell'Era Glaciale, venendo soppiantata da animali a sangue freddo, da uccelli migratori e da mammiferi più piccoli (ad esempio, il topo selvatico) o più veloci (ad esempio, il cervo dalla coda bianca), migrati da sud a nord.

L'uomo stesso evolse nella forma attuale durante il PleistoceneRogers, A.R. e Jorde, L.B. (1995) "Evidenza genetica sulle origini dell'uomo moderno" Human Biology 67: pp. 1–36Wall, J.D. e Przeworski, M. (2000) "Quando è che la popolazione umana inizia a crescere?" Genetics 155: pp. 1865–1874. All'inizio del periodo le specie di Paranthropus erano ancora presenti, come pure altri antenati dell'uomo, ma, durante il Paleolitico inferiore, essi sparirono in favore dellHomo erectus, la sola specie ominide ad aver lasciato persistenti evidenze fossili, che migrò attraverso buona parte del Vecchio Mondo, aumentando le diversità regionali nella specie umana. Il medio e tardo Paleolitico videro l'apparire di nuovi tipi di uomini, come pure lo sviluppo di strumenti più elaborati. Il cosiddetto Homo sapiens migrò dall'Africa dopo la glaciazione Riss (Paleolitico medio), durante l'Interglaciazione Riss-Würm (Stadio Eemiano), espandendosi su tutte le terre del mondo libere dal ghiaccio durante il Pleistocene superioreCann, R.L.; Stoneking, M. e Wilson, A.C.(1987) "DNA Mitocondriale ed evoluzione umana" Nature 325: pp. 31–36Stringer, C.B. (1992) "Evoluzione dei primi uomini moderni" In: Jones, Steve; Martin, R. e Pilbeam, David R. (editori) (1992) The Cambridge encyclopedia of human evolution Cambridge University Press, Cambridge, ISBN 0-521-32370-3, pp. 241–251.Templeton, A. (2002) "Out of Africa again and again" Nature 416: p. 45: prima l'Asia centrale 50 000 anni fa, poi l'Europa (Italia, Isole britanniche e regione artica della Russia) 40 000 anni fa, la Siberia e da lì il circolo polare artico 27 000 anni fa, fino a raggiungere il Nord America attraverso lo stretto di Bering, all'epoca terraferma, tra i 20 000 e gli 11 000 anni fa, avviando la colonizzazione del Nuovo Mondo.

La megafauna del Pleistocene nei diversi continenti Africa L'Africa ospita oggi la maggior parte della megafauna terrestre i cui esponenti sono in molti casi diretti discendenti della megafauna pleistocenica: ad esempio i leoni (proprio in Africa la specie Panthera leo ebbe la sua origine circa un milione di anni fa prima di diffondersi in tutta la regione olartica), i leopardi, le iene, ecc.

Il continente fu luogo di origine delle Proboscidea che al tempo, tra gli altri, annoveravano: il cosiddetto "mammut africano", da cui svilupparono, migrando in Eurasia e da lì in Nordamerica, tutte le successive specie di mammut, e il Deinotherium bozasi, altra forma originaria di proboscidato un tempo diffuso anche in Eurasia.

Nel Pleistocene, l'antenato del ghepardo, il cosiddetto "ghepardo gigante" era alto quanto un attuale leone e pesava anche 80 kg. La giraffa, originaria dell'Asia, evolvette nella sua forma attuale in Africa proprio nel corso del Pleistocene, quando cioè il cambiamento climatico l'aveva costretta ad abbandonare i luoghi natii.

America settentrionale Al termine del Pleistocene, durante l'estinzione della megafauna (circa 12.700 anni fa), 90 generi di mammiferi nordamericani di taglia superiore ai 44 kg scomparveroO'Keefe FR, Fet EV, Harris JM. 2009. Compilation, calibration, and synthesis of faunal and floral radiocarbon dates, Rancho La Brea, California. Contrib Sci 518: 1–16O'Keefe, F. Robin, Binder, Wendy J., Frost, Stephen R., Sadlier, Rudyard W., and Van Valkenburgh, Blaire 2014. Cranial morphometrics of the dire wolf, Canis dirus, at Rancho La Brea: temporal variability and its links to nutrient stress and climate. Palaeontologia Electronica Vol. 17, Issue 1;17A; 24p; : bradipi giganti (ad esempio il Mylodontidae, il Megatheriidae e il Megalonychidae), orsi dal muso corto, varie specie di tapiri (ad esempio il Tapirus californicus) e il pecari (ad esempio il Mylohyus e il Platygonus) e camelidae (ad esempio il lama, il simil-cammello, il Titanotylopus alto 3 m alla spalla)R. M. Nowak. 1991. Walker's Mammals of the World. Maryland, Johns Hopkins University Press (edited volume) II che proprio qui ebbero il loro luogo d'origine, almeno due distinte specie di bisonte (oggi sopravvive il solo bisonte americano, il mammifero di terra più grosso dell'America settentrionale), il booterio e l'euceraterio, il cervalce, mammut e mastodonti, l'armadillo splendido ed il gliptoterio, castori giganti, numerosi felidae tra cui leoni, simil-ghepardi, smilodonti/omoteriL. D. Martin. 1998. Felidae. In C. M. Janis, K. M. Scott, and L. L. Jacobs (eds.), Evolution of Tertiary Mammals of North America 1:236-242, e giaguariS. Legendre and C. Roth. 1988. Correlation of carnassial tooth size and body weight in recent carnivores (Mammalia). Historical Biology 1, i Canis dirus, l'antilope saiga, la renna, allora diffusissima ed oggi identificata come la preda d'elezione del leone e 14 specie di Antilocapra americana delle quali solo una oggi sopravvive, cavalli indigeni. Tra gli estinti figuravano poi tartarughe giganti, uccelli giganti quali Aiolornis e vari Teratornithidae, e il salmone dai denti a sciabola di quasi tre metri di lunghezza.

America meridionale La megafauna sudamericana pleistocenica non differiva molto da quella nordamericana in ragione del grande scambio americano, l'imponente processo di migrazione di animali terrestri e d'acqua dolce dal Nord al Sud America e viceversa grazie alla formazione dell'istmo di Panama nella prima metà del Pliocene (circa 3 milioni di anni fa). Anche il blocco meridionale americano ospitava infatti bradipi giganti terricoli (ad esempio il megaterio)A. E. Zurita, A. A. Carlini, G. J. Scillato-Yané and E. P. Tonni. (2004). Mamíferos extintos del Cuaternario de la Provincia del Chaco (Argentina) y su relación con aquéllos del este de la región pampeana y de Chile. Revista geológica de Chile 31(1):65-87, erbivori adattabili come la Macrauchenia ed il cavallo primitivo, simili-armadilli come Doedicurus e Glyptodon e colossi quali il toxodonte ed i proboscidati Cuvieronius e stegomastodonte (diffuso sino alla PatagoniaO. P. Recabarren, M. Pino, M. T. Alberdi. (2014). La Familia Gomphotheriidae en América del Sur: evidencia de molares al norte de la Patagonia chilena. Estudios Geológicos, Vol 70, No 1. ). I principali predatori erano invece l'urside Arctotherium, lo smilodonte ed il giaguaro (l'unico sopravvissuto sino ai giorni nostri).

Eurasia L'Eurasia annoverava una megafauna che fondeva elementi indigeni, specie migrate dall'Africa e altre migrate da o per il Nordamerica. Come in Nordamerica, vi abbondavano mammut (mammut lanoso e mammut delle steppe), elefanti dalle zanne diritte, uri e il cosiddetto "bisonte delle steppe" (progenitore del moderno bisonte europeo, unico esponente della megafauna pleistocenica eurasiatica ancora esistente), il rinoceronte lanoso, il rinoceronte di Merck e l'elasmoterio, il cervalce, il leone delle caverne, l'Homotherium, il cosiddetto "giaguaro europeo" (di anche 190 kg), l'orso delle caverne e l'orso polare gigante, ed il cosiddetto "lupo della megafauna" (probabile antenato del cane domestico). Esistevano poi specie non presenti nel blocco americano di diretta origine africana come il leone, e :la iena delle caverne, il leopardo delle caverne, il ghepardo gigante, ecc. Similmente, erano presenti specie prettamente asiatiche: ad esempio, il cosiddetto ippopotamo europeo). Nell'Estremo Oriente si erano evoluti, nel corso del Pleistocene, Pantherinae giganteschi, come la cosiddetta Panthera tigris soloensis (in Cina) pesante oltre 400 kg, e la forma arcaica della tigre moderna, la Panthera tigris trinilensisVan den Hoek Ostende. 1999. Javas Tiger - Ruthlessly hunted down. 300 Pearls - Museum highlights of natural diversity . Downloaded on 11 August, 2006. (a Giava) che entro il Pleistocene superiore si diffuse in tutta l'Asia, compresa la Beringia. Anche in Eurasia, come nell'America Settentrionale, era diffusissima la renna che, oltre ai leoni, fu preda d'elezione (in questo caso non solo per la carne), dell'uomoBanfield, Alexander William Francis (1961), A Revision of the Reindeer and Caribou, Genus Rangifer, in Bulletin of the National Museum of Canada, Biological Services, 177 (66)..

Australia

In Australia erano presenti marsupiali, monotremi, coccodrilli, testuggini, varani ed uccelli non-volatori giganti. Tra i più caratteristici si annoverano il procoptodonte (o canguro dal muso corto), il Diprotodonte (un gigantesco vombato), il cosiddetto "leone marsupiale", gli uccelli giganti Genyornis e Dromornithidae, il serpente gigante Wonambi il varano Megalania.

Megafauna insulare