Il lavoro di Peyrot si contraddistingue per l'impiego, tra il 1985 e il 2006, di fotocamere operative con (flat film) pellicole piane ultra grande formato 20 x 25 cm e 30 x 40 cm applicate nella fotografia del paesaggio naturale e antropico e nel ritratto. Spazi e persone sono oggetto, dal 2003, di riprese realizzate in photo stitcher tramite dispositivi digitali. Dai primi 2000 cura ricerche e pubblicazioni sulla fotografia storica relativa all'area dell'Italia nord-occidentale.
Biografia Peyrot nasce nel 1950 a Prarostino, in provincia di Torino, nell'Italia nord-occidentale. Nel 1964 segue la famiglia in Sicilia a Catania e poi nel 1966 ad Aosta, città nella quale tuttora risiede.
Peyrot frequenta il Liceo Artistico Statale Renato Cottini di Torino conseguendo il diploma di maturità artistica nel 1970.
Primi lavori Dalla metà anni '70 a metà ‘80 esplora la fotografia tramite lo specifico delle camere di piccolo formato e dei film 35mm in silver halide crystals. In tale senso Peyrot conduce mirate ricerche, tra il 1977 e il 1980, sul rapporto fotografo-apparato fotografico. L'autore indaga le programmate funzionalità del sistema – ottiche, tempi di posa, diaframmi, rapporti dimensionali del riquadro interno allo châssis, sensibilità delle pellicole, – combinandole sia allo spazio-tempo-luce dei potenziali soggetti sia con le intenzioni espressive dell'operatore. Le conseguenti sperimentali fotografie, frutto di sequenze cadenzate di scatti, sono affini alle analisi condotte nei medesimi anni, da Vilém Flusser in merito alla fotografia. Sempre in questi anni e operando con fotocamere di piccolo formato Peyrot sottopone il linguaggio fotografico a verifiche tecno-espressive tramite l'adozione e correlazione di metodi operativi “casuali” (nel solco delle ricerche musicali di John Cage. In tal senso e tramite sorteggi correla le specifiche funzioni della fotocamera-pellicola - tempo di posa, diaframma, fuoco e sensibilità -, con l'assetto dell'apparecchio secondo delle coordinate spaziali e con l'identità del soggetto - tempo, spazio e luce -. Ne consegue che, operando per sequenze in un preordinato sistema, le inquadrature sono composte senza portare l'occhio al visore della fotocamera. Le relative sequenze sono stampate in limitate tirature fine art. Il lavoro è inedito. Tra il 1979-1980 compie sperimentazioni in videotape da 1/2 pollice bianco/nero. Alcune di queste ricerche esplorano le programmate funzionalità del sistema video-magnetico.
Tra la fine anni '70 e inizio ‘80 collabora, in qualità di consulente iconografico, alla realizzazione di una serie di documentari televisivi relativi all'archeologia, alla geomorfologia e all'architettura alpina della Valle d'Aosta promossi dall'Assessorato alla Cultura e prodotti da Rai Vd'AEzio Trussoni, Aosta Archeologica - Preistoria e protostoria; trasmissione 4/11/80.Ezio Trussoni, Aosta Archeologica - Geomorfologia; trasmissione 18/11/80.Ezio Trussoni, Aosta Archeologica - Il labirinto; trasmissione 6/4/82.Ezio Trussoni, Aosta Archeologica - Architettura Rurale; trasmissione 20/9/83, 27/12/83, 17/01/84.. Nel 1983 idea una serie di fiction televisive prodotte dalla Rai Vd'A.Giulio Cappa, I° Gli esperimenti del Dottor Potrey - Storie di cartoline; trasmissione 27/9/83; II° Gli esperimenti del Dottor Potrey - Il problema delle mosche; trasmissione 13/12/83.
Tra il 1975-1990 Peyrot conduce qualificati rilevamenti ed elaborazioni iconografiche, di reperti storico-archeologici, collaborando soprattutto con i Beni archeologici della Regione autonoma Valle d'AostaArcheologia in Valle d’Aosta, Regione Valle d’Aosta – Assesorato del turismo, Urbanistica e Beni culturali, Aosta 1982, pag. 195.R. Mollo Mezzena, Augusta Praetoria, in Atti del Congresso sul bimillenario della città di Aosta, Istituto internazionale di studi liguri, Bordighera 1982, pag. 205.R. Mollo Mezzena, Primi elementi per lo studio della pietra ollare in Valle d’Aosta, in La pietra ollare dalla preistoria all’età moderna, Edizioni New Press, Como 1987, pag.74.R. Mollo Mezzena – A. M. Cavallaro – P. Framarin Di Benedetto, Aosta romana, in Aosta progetto per una storia della Città, a cura di Marco Cuaz, Musumeci editore, Quart 1987, pag. 66.R. Mollo Mezzena, Claudio Balista, Enrico Peyrot, Esemplificazioni stratigrafiche in Archeologia stratigrafica dell’Italia settentrionale, Edizioni New Press, Como 1988, pagg. 49-68R. Mollo Mezzena, Augusta Praetoria tardoantica viabilità e territorio in Felix temporis reparatio, Atti del convegno “Milano capitale dell’impero Romano”, Milano 1990. Pag. 289..
Tra il 1984-1986 idea e partecipa alla progettazione, in scala 1:1, della visualizzazione scenografica temporanea dell'ex chiesa di San Francesco in Aosta. L'opera, PRESENZE DELLA MEMORIA - La Chiesa di San Francesco in Aosta, Sezione «L'ARCHITETTURA», è realizzata nell'estate 1986 in piazza Chanoux ad Aosta, nel medesimo spazio occupato dall'edificio religioso fino al primo ‘800. Peyrot progetta, inoltre, la relativa mostra nello spazio absidaleBruno Orlandoni (a cura di), Presenze della memoria - La chiesa di San Francesco di Aosta, Sezione l’architettura, Allemandi & C, Torino 1986, pag. 5.Jacques Gubler, Cartolina 43 – Postcard 43, Casabella n. 528, Milano ottobre 1986, p. 64.Quaderni d'Arte della Valle d'Aosta n. 0, Regione Autonoma Valle d’Aosta-Assessorato del turismo Urbanistica e Beni Cultura, Aosta novembre 1986.Una brillante illusione – A glittering illusion, Abitare n. 250, Milano dicembre 1986, pp. 128-129.IMMAGINI, Modo 21, Milano gennaio-aprile 1987, pp. 36-37.. Tra il 1984 e il 1988 collabora con l'arch. Domenico Prola e il fotografo Giorgio Jano alla campagna di rilevamento delle architetture barocche minori Piemontesi. Nel 1988 Peyrot progetta il volume e l'allestimento della mostra Architetture Barocche in Piemonte - Immagini di spazi Sacri al Palazzo reale di TorinoDomenico Prola, Giorgio Jano, Enrico Peyrot, Architetture Barocche in Piemonte- Baroque Architecture in Piemonte_ 120 spazi sacri, Alinari , Firenze 1988. ISBN 88-7292-104-X e al Centro Saint-Bénin in Aosta.
Lavori successivi Fotografia analogica ultra grande formato Dal 1986 al 2006 Peyrot esegue, con fotocamere ultra grande formato 20x25 cm e 30x40 cm, alcune centinaia di ritratti a figura singola o in gruppo appartenenti, per lo più, alla media borghesia. I ritratti, realizzati sia in studio che nella luce naturale degli ambienti abitativi dei soggetti, sono connotati da pose imposte dall'impiego dell'ultra grande formato (Ultra large format) e dalla icastica resa chiaroscurale della (flat film) pellicola piana ultra grande formato. Un buon numero di fotografie vengono stampate fine art su carte baritate con trattamenti di viraggio al selenio e all'oro. Le opere appartengono a privati.
Negli stessi anni e sempre con fotocamere [:en:Ultra_Large_Format|ultra grande formato] Peyrot realizza alcune centinaia di fotografie relative al paesaggio naturale e antropizzato. Da questa collezione di pellicole piane ultra grande formato (flat film) a continuous-tone panchromatic black-and-white negative film l'autore sviluppa stampe chimiche B/N fine art di medio e grande formato destinate a collezioni private e mostre pubbliche.Andé Raboud (a cura di), Circum Alpes – Art contemporain_Vallée d’Aoste_Valais-Haute-Savoie, Arti grafiche E. Duc, Aosta 2000, pagg. 24-27Maria Cristina Ronc (a cura di), Sguardi discreti – espressioni d’arte fotografica, Comune di Chamois – Studio S.G.V., Aosta 2000, pagg. 18-59-81-90-100-118.R. Domaine, C. De La Pierre, P. Fioravanti, E. Peyrot, Le dimore della memoria, la memoria delle dimore, Regione Autonoma Valle d’Aosta, Aosta 2005.. Dal 2006 la più significativa delle collezioni arreda la sede del Consiglio Regionale della Valle d'Aosta. Questo originale progetto di comunicazione fotografica è pubblicato nel volume Passages.Enrico Peyrot, Passages, edizioni Peyrot, Aosta 2006. ISBN 88-902243-0-4 L'opera editoriale, progettata dal designer Massimo Fredda ottiene il Premio Brand Identity GrandPrix categoria Publishing Design 2006.Grand Prix "Brand identity" della pubblicità, sezione "Publishing design" – Milano 2006..
L'idea PROTOTYPOI nasce nel 1983. Peyrot indaga i sistemi culturali e tecnologici determinati e determinanti per complessità, simultaneità e frazionalità, delle comunicazioni e relazioni sociali contemporanee. Queste caratteristiche, valutate ed elaborate nell'ambito dell'eros, generano una serie di visioni creative sviluppate durante gli anni 80 con l'attuazione di sperimentali apparati scenici e la stesura di canovacci cinematografici. La realizzazione fotografica avviene nel 1989 tramite un dispositivo di posa inteso come momentaneo coagulo catartico nel quale hanno luogo, teatralmente, interazioni delle entità tecno-materiali ed espressive. Tramite il coinvolgimento di modelli, i quali esposti con dei congegni interpretano una natura esibizionista mentre, connessi con delle complesse superfici, rappresentano simultaneamente inclusioni ed esclusioni, Peyrot indaga il sistema dell'arte, nello specifico la fotografia, come apparato rituale.Daniela Giordi (a cura di), Catalogo interiore del contemporaneo – Il corpo e il luogo.. Nel corso delle riprese l'autore realizza, in seno a 13 sequenze, un centinaio di pellicole piane in bianco e nero e Kodachome per mezzo di fotocamere ultra grande formato (Ultra large format) 20x25cm. In post-produzione Peyrot sviluppa alcune decine di stampe di grandi dimensioni su carte baritate B/N con viraggi (toning) all'oro; altrettante riproduzioni delle pellicole a colori sono stampate, in grandi dimensioni, in Cibachrome. L'intera ricerca PROTOTYPOI significa, veicola ed estende, modelli relazionali mediati da un universo tecnologico per alcuni versi seducente per altri tragico. Il lavoro è, nella sua interezza, inedito.
Nel 1990-1994 Peyrot realizza una ponderosa campagna fotografica attorno alla natura geomorfologica e culturale della catena del Monte Bianco nell'ambito territoriale italiano, svizzero, francese. A tal fine Peyrot progetta originali metodi e tecniche per operare in ambienti estremi: costruisce speciali fotocamere modulari ultra grande formato (Ultra large format) 20x25 cm e 30x40 cm operative con un set di ottiche a focale media e supergrandangolare e pellicole piane (flat film) a continuous-tone panchromatic black-and-white negative film. Con l'adozione di un sistema strumentale assolutamente unico e mirati studi sulla produzione iconografica storica e contemporanea, la realtà del Monte Bianco si rivela luogo ideale per rinnovate rappresentazioni fotografiche d'eccezionale rigore e pregnanza. In post-produzione l'autore stampa alcune decine di stampe di grande formato con trattamenti di viraggio (toning) al selenio e all'oro. Nel 1998 presenta il lavoro nella mostra Voyage autour du Mont Blanc 1990-1994 al Centro Saint-Bénin in AostaEnrico Peyrot, Voyage autour du Mont Blanc 1990-1994, Peyrot Edizioni, Aosta 1998, II° ediz. Aosta 2001.Francesco Rampi, Enrico Peyrot - Voyage autour du Mont Blanc 1990-1994, in PHOTOGRAPHIE MAGAZINE, Roma anno II-n°2 1998, pagg.28-33.Edo Prando, Il bianco a tutto tondo, in FOTOGRAFARE, Volpiano anno XXVII n° 11 1998, pagg. 54-57.Ando Gilardi, Libri, in PROGRESSO FOTOGRAFICO, Milano novembre 1989, pagg. 76-77.Paolo Nanias, Enrico Peyrot e i paesaggi di montagna, in PROGRESSO FOTOGRAFICO, Milano luglio/agosto 2001, pagg. 20-21.Daniela Giordi, Voyage autour du Mont Blanc 1990-94, riflessioni con Enrico Peyrot, in Rendiconti Cuneo 2012, a cura di Chiavero Stefania e Damiano Dora, Nerosubianco Edizioni, Cuneo 2012, pagg. 252-254.Alice Francesconi, prof. Dr. Daniela Mondini (elaborato teorico), Enrico Peyrot: viaggio intorno al Monte Bianco, Università della Svizzera Italiana–Accademia di Architettura di Mendrisio aa. 2014-2015.