Biografia Filippo Spatafora nasce a Roma il 27 maggio 1830 da famiglia di origine siciliana (il cognome originale era Spadafora, solo successivamente trasformato dallo stesso in Spatafora). Studiò nell'Ospizio apostolico di San Michele, imparando a lavorare pietre dure e cammei; successivamente frequentò i corsi dell'Accademia di belle arti a Ripetta.
Attività patriottica Partecipò attivamente ai moti del 1848, aderendo successivamente all'Associazione nazionale di ispirazione mazziniana, entrando in contatto con Augusto Gulmanelli e Achille Accarisi.
Nel 1853, deluso dal settarismo dei patrioti romani, lasciò Roma; sembra che abbia preso parte alla guerra di Crimea, sia stato a Costantinopoli, ove incontrò Adriano Lemmi e Giacinto Bruzzesi; da qui, nel 1857, partì per Milano, portando un messaggio dei repubblicani italiani residenti in Turchia per Mazzini.
Da Milano passò a Ginevra, ove entrò in contatto con la locale Società di mutuo soccorso, ed in particolare con i repubblicani di Ferdinando Zamperini.
Nel 1859 rientrò in Italia, partecipando alla seconda guerra d'indipendenza italiana con i Cacciatori delle Alpi e, l'anno dopo, alla spedizione dei Mille nell'Italia meridionale. Negli anni successivi risiedette a Napoli e Salerno, collaborando col gruppo repubblicano de Il Popolo d'Italia, che agiva in stretto contatto con i centri di Firenze e Genova. Furono i dirigenti di questi centri che decisero di utilizzare il romano Filippo Spatafora per costruire a Roma organizzazioni democratiche, in contrapposizione al monarchico Comitato nazionale, già operante; così egli, nel settembre 1862, rientrò nella sua città natale.
Attività politica Qui riuscì a dar vita al Comitato d'azione, che diresse insieme a Giuseppe Pastorelli e, successivamente, con Giuseppe Petroni. Nel 1865, a seguito del deterioramento dei rapporti tra i democratici romani e italiani, uscì dall'organizzazione. L'anno seguente si allontanò dallo Stato pontificio, partecipando tra i volontari garibaldini alla terza guerra d'indipendenza italiana; dopo il congedo fu a Milano, ove cercò inutilmente di incontrare Mazzini, quindi a Roma e di nuovo a Napoli.
Negli anni successivi si mosse molto tra queste due città, mantenendo a Roma contatti con alcuni democratici; collaborò ancora con Il Popolo d'Italia e anche con L'unità italiana di Milano; a Roma da tempo collaborava con il giornale clandestino Roma o morte. Per alcuni articoli pubblicati su detti giornali nel 1867 fu incarcerato per alcuni mesi a Roma. Liberato dal carcere, rimase ai margini del tentativo insurrezionale del 22 ottobre 1867. Alla presa di Roma si impegnò per la scarcerazione dei detenuti politici, tra i quali Giuseppe Petroni e Luigi Castellazzo, e in quella occasione sottrasse il registro dei detenuti; proseguì inoltre l'attività giornalistica, fondando con Federico Napoli, Pietro Cossa, Pietro Calvi, Aldobrando Sopranzi, Giorgio Asproni e Giuseppe Pastorelli Il Democratico.
Ultimi anni Gli anni seguenti Porta Pia videro però il suo progressivo allontanamento dalla politica attiva; fece l'albergatore e, successivamente, lavorò per il Comune di Roma. Intorno al 1900, per contribuire alla memoria della vita politica a Roma negli ultimi anni del governo papalino, cominciò a scrivere le sue memorie, utilizzando una gran mole di documentazione.
Ad esse lavorò fino alla morte, avvenuta il 2 settembre 1913 ad Albano Laziale.
Bibliografia G. BANDINI, "I detenuti politici nel carcere di San Michele il 20 settembre 1870", in "Ai caduti per Roma dal 1849 al 1870", Roma, Azienda Tip. Ed. Naz., 1942, pp. 3-19 F. Spatafora, "Il Comitato d'Azione di Roma dal 1862 al 1867. Memorie", a cura di A.M. Isastia, Pisa, Nistri-Lischi, 1982-1984, voll. 2, vol. 1 (relativo alle vicende fino al 1864); vol. 2 (edizione del manoscritto "Le cospirazioni in Roma dal 1862 al 1867")
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