Il Consorzio agrario di Siena è una cooperativa formata dagli agricoltori delle province di Siena e Arezzo, fondata nel 1901 con le funzioni di sostegno all'agricoltura e di valorizzazione delle produzioni agricole del territorio, attraverso la vendita di prodotti agro-alimentari nella propria rete di negozi dislocati sulle due provincie.
È la prima impresa del settore agroalimentare della Toscana.
La sede legale, operativa ed amministrativa è nel centro di Siena, in via Pianigiani 9, acquistata nel 1937. Dal 2015 il presidente è Fausto Ligas.
Storia
Origine (1863 - 1901) La tradizione agricola del tessuto senese, unita con quella scientifica, portarono alla creazione nel 1863 ( tre anni prima dell’estensione dei comizi agrari a tutte le province d’Italia) dell’antesignano del Consorzio: il Comizio agrario di Siena. La motivazione di fondo che guidò la classe dirigente della città fu quella di promuovere la modernizzazione agricola della mezzadria. Grazie innanzitutto al ruolo svolto dall’Università degli Studi di Siena, attraverso i suoi professori, il Comizio senese riuscì fin dai primi tempi ad ottenere un ruolo dominante ed attivo anche sul grossetano, dove il comizio locale aveva invece difficoltà a svilupparsi.
Venuta meno l’espansione economica in seguito al fallimento del progetto di una cantina sociale nell’ultimo decennio dell’800, le attività del Comizio agrario si concentrarono sulla ricerca, sperimentazione e divulgazione agraria. Gli sforzi di acculturamento e modernizzatori trovarono però diverse resistenze nei mezzadri, poco propensi al cambiamento, che va comunque calato in contesto agitato dai dibattiti su contratti colonici e mezzadria.
Su impulso del segretario del Comizio agrario di Piacenza, Giovanni Raineri, nel 1889 venne organizzato un convegno da cui nacque l’idea dei Consorzi cooperativi da formare in ogni provincia sulle basi dei già presenti Comizi per poi in seguito aggregarli in una Federazione. Gli sforzi di Raineri videro la loro realizzazione con la nascita della fondazione della Federazione Nazionale dei Consorzi Agrari nel 1892 con l’appoggio di banche cooperative popolari e casse rurali.
In seguito ad un dibattito interno alla dirigenza senese si decise di effettuare la trasformazione verso il Consorzio agrario in maniera graduale attraverso la creazione di una “Azienda acquisto generi per conto dei soci” nel 1896 e nel 1901, sotto la guida del professore Virgilii, la fondazione di una Cattedra Ambulante per l’attività sperimentale e la diffusione capillare dell’istruzione agraria.
Nascita e sviluppo (1901 - 1922) Il 14 luglio 1901 nasce il Consorzio Agrario Cooperativo Senese come appendice economica del Comizio a cui secondo statuto spettavano il 25% degli utili. Nasce come strumento per il rinnovamento della campagna senese ed il rilancio della Maremma, svolgendo quindi i ruoli di: distributore e raccoglitore di mezzi agricoli, principale oppositore agli alti costi dei prodotti chimici per l’agricoltura, istituto di credito agrario tramite il Monte dei Paschi di Siena. Tutto questo mantenendo al centro la mezzadria.
Fin dai primissimi tempi il Consorzio su due soci strategici come la Banca Popolare senese e la Cassa di risparmio del Monte dei Paschi, quest’ultima anche aprendo un conto corrente con un tasso ridotto del 4% di 100.000 lire in favore del Consorzio per le province di Siena e Grosseto.
Si decise di entrare a far parte da subito della Federazione Italiana dei Consorzi Agrari di Piacenza, nonostante varie incertezze sull’organizzazione interna senese .
Gli scioperi mezzadrili del 1902 furono la scossa che spinse la dirigenza ad accelerare la penetrazione nelle classi agricole facendosi maggiormente conoscere, ricercando il consenso con un meccanismo di ripartizione degli utili, che prevedeva un rimborso ai soci in proporzione degli acquisti fatti ed alla redistribuzione.
La crescita e lo sviluppo del Consorzio rese i rapporti con il Comizio (ormai in declino) più difficili, con la rivendicazione di una piena autonomia e la richiesta pressante di modifica dello statuto. Il Consorzio intrecciava infatti autonome relazioni commerciali e stringeva sempre più rapporti con la Federconsorzi, manifestando il bisogno di una direzione tecnica continuativa ed una nuova sede in piazza dei Tolomei.
Nonostante varie incertezze sui propri progetti futuri, nel 1906 il Consorzio si avviò verso il potenziamento economico progettando proprie succursali a Torrenieri, nella Val d’Elsa e aumentando la sua presenza nel Grossetano. Si andava così a perdere la dimensione “morale” dell’ente a favore dell’idea “aziendale-commerciale”.
Con la nomina a presidente di Antonio Rotellini nel 1907 conobbe un periodo di intensificazione dei rapporti e ricerca di sinergie con altre istituzioni, tra cui la Camera di Commercio di Siena, pur mantenendo la sua autonomia garantita dall’appoggio del Monte dei Paschi. Con il crescere degli interessi agro-industriali nella zona di Grosseto, venne promossa la creazione di un’industria di concimi chimici a Follonica ed una succursale del Consorzio senese nella stessa Grosseto nel 1908.
Per far fronte allo sforzo finanziario necessario per il progetto grossetano, si bloccarono altre iniziative di ampliamento.
Grazie anche all’adesione del Consorzio senese alla Società Nitrato di Soda, nell’ambito della Federazione dei Consorzi di Piacenza, l’uso di sostanze chimiche in agricoltura era considerevolmente aumentato, andando a migliorare la produttività dei terreni circostanti Siena.
Fu chiaro allora che non si poteva operare se non ricercando una continua espansione, perché la concorrenza diveniva sempre più stringente. Si aumentò quindi il conto corrente al Monte dei Paschi sino a 400.000 lire per sostenere il crescente giro di affari. Per il medesimo motivo si decise abbandonare l’utilizzo della fattura accettata per passare al conto corrente cambiario agrario così da avere anche maggiore garanzia.
Dato l’incremento delle vendite di macchine e strumenti agrari, venne creata appositamente nel 1913 la figura dell’agente di macchina, per propagandare il ricorso alle macchine, sollecitare gli agricoltori a diventare soci ed istruendo nell’utilizzo e nella manutenzione delle macchine per gli operai agricoli; congiuntamente con la Cattedra ambulante.
La strategia di allargamento territoriale, insieme alla nuova sede del Consorzio di palazzo Spannocchi, si arricchì ancora. Venne assorbito il Consorzio di Massa Marittima, vennero acquistate le sedi di Colle Val d’Elsa, Poggibonsi e San Gimignano. L’acquisto maggiore fu però quello della fabbrica di concimi chimici di Follonica, trasformata in fabbrica cooperativa per creare un polo di riferimento.
Con lo scoppio della prima guerra mondiale arrivò anche la crisi economica, che sospese momentaneamente l’apertura di nuove succursali. La guerra tuttavia presentò al Consorzio senese delle opportunità interessanti, infatti in Maremma per far fronte ai bisogni dell’esercito venne sviluppato l’allevamento equino.
Con l’entrata in guerra dell’Italia, il deficit di manodopera agricola creatosi e la sollecitazione da parte del Governo per una maggiore produzione di grano incentivarono la meccanizzazione; spingendo pure verso l’utilizzo di prodotti chimici.
Per motivi prudenziali si decise anche un incremento del fondo di oscillazione e del Fondo di riserva, con il fine di rafforzare il bilancio.
Il periodo bellico si rivelò quindi un incentivo del giro d’affari del Consorzio, ottenendo ampi profitti . Con il ruolo cruciale assunto dal Consorzio durante il periodo di scarsità dei generi alimentari, contribuì a radicare l’ente nella realtà cittadina.
Con il sempre crescente numero di macchine agricole venne acquistata una officina meccanica già esistente per soddisfare la domanda. Crebbero anche i dipendenti e nel 1918 fu necessario richiedere l’apertura di un conto corrente al Monte dei Paschi per la cifra di 1.000.000 di lire.
Dopo la guerra la situazione dell’agricoltura senese era difficile, la carenza di manodopera aveva fatto sì che i poderi fossero stati trascurati ed era ancora presente un divario con il livello dell’Italia settentrionale. Era basilare allora recuperare un numero sufficiente di capi di bestiame da lavoro che era andato riducendosi per motivi bellici; tutto questo mentre venivano ripresi i progetti della Cantina sociale sostenuti dal credito agricolo di miglioramento.
Con l’acuirsi della crisi post bellica e con l’alta inflazione, nel 1919 anche nell’area senese si registrarono agitazioni popolari che coinvolsero migliaia di coloni e cittadini per il miglioramento dei patti. In un ambiente che vedeva l’ascesa del socialismo da una parte e dell’alleanza combattenti e del Fascio senese dall’altra, fu difficile per il Consorzio mantenere quell’apoliticità sancita nel proprio statuto. Il Consorzio si trovava allora a svolgere una funzione semi pubblica in campo alimentare assunta durante il conflitto che lo portava a ricercare una possibile soluzione per la convivenza civile.
Durante questo periodo di scontri sociali, le politiche del Consorzio risultarono essere piuttosto lente e statiche, influenzate dall’incertezza generale di quegli anni. Si indicava ai propri soci di concentrarsi nella coltivazione del grano, quasi come una continuazione delle politiche del tempo di guerra.
Nonostante l’andamento scostante dei prezzi ed il complicato momento politico-economico, dal 1920 si osserva una ripresa della strategia espansionistica del Consorzio. Vennero così potenziate gran parte delle strutture già esistenti e si concentrò maggiormente sulla propaganda commerciale a difesa del vino Chianti.
Nel 1921, con l’acquisto di un pacchetto di quote della appena costituita Banca Nazionale dell’Agricoltura, divenne sempre più chiara l’inadeguatezza dello statuto sociale del Consorzio; tanto da portare alle dimissioni del presidente. Il bisogno di velocità decisionale si andava sempre più scontrando con il peso eccessivo detenuto dall’assemblea, che ne limitava le possibilità di investimento.
Il Consorzio agrario di Siena e Grosseto (1922 - 1939) Con la nomina a presidente di Giuseppe Camaiori nel 1922 si riuscirono a creare le condizioni per una gestione più agile e veloce. Attraverso la modifica dello statuto vennero infatti accentuati i poteri del consiglio di amministrazione; ma anche adottato un meccanismo di premi al volume di acquisti, ridimensionati i Comizi e le Cattedre ambulanti e mutato il nome ufficiale in Consorzio Agrario di Siena e Grosseto.
Il ventennio fascista si apre per il Consorzio con varie vendite di immobili, sia per diminuire la loro quota in bilancio sia per invertire la diminuzione degli utili e accrescere le disponibilità di magazzino. Gli ambienti senesi in quel periodo erano scossi dal rinnovo del patto colonico ed il Consorzio si trovava indirettamente coinvolto.
Dal 1923 si ebbe una ripresa della politica di acquisti attraverso la stesura di un piano di ampia portata, ampliando e potenziando uffici e magazzini sul territorio. Tutto questo, insieme all’attività propagandistica ed un progetto di reclutamento dei piccoli proprietari, aveva il fine ultimo di superare la recente crisi del Consorzio.
Se da un lato la scelta delle bonifiche nella Maremma e l’arrivo di nuove macchine agricole aprivano prospettive interessanti, dall’altro lato varie incertezze riguardanti il settore dell’allevamento chianino avevano procurato una caduta nella domanda di mangimi.
Il Consorzio agrario di Siena e Grosseto dimostrò il suo attivismo creando nel 1925 un sistema di rilevamento dei dati commerciali, in modo da avere nelle sedi di Siena e Grosseto punti informativi aggiornati quotidianamente sui prezzi dei maggiori mercati italiani e toscani.