Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell'umanità (, [Ḳitsur toldot ha-enoshut]) è un libro di Yuval Noah Harari pubblicato in ebraico in Israele nel 2011, e in Italiano nel 2014. Il libro è stato tradotto in più di trenta lingue e ne sono state vendute più di 15 milioni di copie in tutto il mondo. È il primo di una trilogia ideale che affronta l'essere umano nella sua storia passata, presente (21 lezioni per il XXI secolo) e futura (Homo Deus. Breve storia del futuro).

Sinossi Harari racconta la storia dell'umanità dall'evoluzione delle specie umane arcaiche dell'età della pietra fino al XXI secolo, focalizzandosi sulla nostra specie umana, Homo sapiens, su ciò che siamo e su come lo siamo diventati, tramite un'analisi storica variegata che non tralascia la politica, l'economia, la biologia, e la filosofia.

Cronologia Capitoli Harari descrive la storia dell’uomo in epoca preistorica a partire dall’evoluzione delle specie umane arcaiche, focalizzandosi sullHomo sapiens.

Il corso della storia è stato modellato da tre importanti rivoluzioni:

1. la Rivoluzione cognitiva (circa 70.000 anni fa)

2. la Rivoluzione agricola (circa 12.000 anni fa)

3. la Rivoluzione scientifica (circa 500 anni fa) Parte prima. La Rivoluzione cognitiva

1. Un animale di nessuna importanza I primi esemplari di specie umana arcaica comparvero sulla Terra circa 2,5 milioni di anni fa. Gli umani preistorici erano animali insignificanti e il loro impatto sull’ambiente era minimo. Inizialmente c’erano molte specie del genere Homo oltre a Homo sapiens; le loro caratteristiche fisiche più importanti erano la posizione eretta e il cervello più grande rispetto ad altri animali. Un traguardo importante raggiunto da Homo erectus fu la scoperta del fuoco; ciò permise di poter cuocere la carne, di velocizzare il processo di masticazione e digestione e di prevenire molte malattie. Ma fu solo negli ultimi 100.000 anni – con lo sviluppo di Homo sapiens – che l’uomo riuscì in poche migliaia di anni a passare dalla metà della catena alimentare all’apice.

Circa 200.000 anni fa l’Homo sapiens iniziò a espandersi dall’Africa verso tutti gli altri continenti. Con l’arrivo dei sapiens le altre specie di Homo si estinsero. Esistono due principali teorie che spiegano questo fenomeno: la prima è l’ibridazione, ovvero l’unione tra l’Homo sapiens e le altre specie già presenti nel territorio, e la seconda è quella del rimpiazzamento, cioè l’Homo sapiens prevalse sulle altre specie che successivamente si estinsero.

2. L'albero della conoscenza La comparsa di nuovi modi di pensare e di comunicare, nel periodo che va da 70.000 a 30.000 anni fa, costituisce la Rivoluzione cognitiva. Il linguaggio dei sapiens era formato da suoni limitati e infinità di frasi ed espressioni che permettevano di raccontare storie ed elaborare concetti astratti come leggende, miti, dèi e religioni. I sapiens poterono così sviluppare tipi di cooperazione più stretti e più sofisticati.

3. Una giornata nella vita di Adamo ed Eva Molti dei comportamenti presenti nella società dei sapiens continuano ad esistere anche nella società moderna: la nostra voglia di ingozzarci di cibi ipercalorici, avere più relazioni amorose contemporaneamente o il rapporto che abbiamo con gli animali domestici. Avendo una dieta vasta e diversificata, i cacciatori-raccoglitori hanno sofferto meno di carestie e vivevano più a lungo rispetto alle società contadine successive alla Rivoluzione agricola. Dall’analisi di alcuni dipinti rupestri si pensa che i sapiens credessero che ogni oggetto o luogo avesse un’anima e che essa potesse interagire direttamente con l’uomo; questa concezione viene chiamata animismo.

4. L'espansione territoriale In seguito alla rivoluzione cognitiva i sapiens acquisirono le capacità organizzative e l’immaginazione necessaria per insediarsi nel mondo esterno. Il loro primo traguardo fu la colonizzazione dell’Australia, circa 45.000 anni fa, che rappresentò uno degli eventi più importanti della storia. I sapiens trasformarono in modo irriconoscibile l’ecosistema australiano. Nel giro di poche migliaia di anni tutte le specie giganti, come i canguri giganti o i leoni marsupiali, scomparvero e le catene alimentari australiane furono spezzate e ristrutturate in maniera differente. La causa di questo avvenimento fu la combinazione della destrutturazione della catena alimentare da parte del clima e l’arrivo di Homo sapiens. Inoltre l’Homo sapiens fu la prima e unica specie umana ad arrivare nel continente americano. Questa impresa non fu per niente facile, neppure i Neanderthal ci erano riusciti, ma nel 10.000 a.C. i sapiens abitavano già la maggior parte delle propaggini meridionali dell’America grazie alle loro soluzioni ingegnose. Alcuni studiosi cercano di esonerare Homo sapiens da ogni responsabilità dell’estinzione delle specie incolpando il cambiamento climatico. Molto tempo prima della rivoluzione industriale, Homo sapiens raggiunse il record di chi portò all’estinzione la maggior parte delle specie animali in America. Se noi esseri umani ci rendessimo conto di quante specie abbiamo fatto estinguere potremmo essere più motivati a proteggere quelle che ancora vivono. Se le cose continuassero così, rimarranno solo esseri umani e animali domestici.

Parte seconda. La Rivoluzione agricola 5. La più grande impostura della storia 10.000 anni fa l’uomo cambiò drasticamente la sua vita con la rivoluzione agricola. Essa si affermò in varie zone del pianeta in modo del tutto indipendente. Le rivoluzioni agricole eruppero in Medio Oriente, in Cina e nell'America centrale e non in Australia, Alaska e in Sudafrica perché la maggior parte delle specie vegetali e animali non potevano essere addomesticate. L’affermazione dell’agricoltura avvenne gradualmente, nell’arco di millenni. Le condizioni climatiche migliorarono, favorendo la crescita del frumento e degli altri cereali del Medio Oriente. Questo portò l’uomo ad una società stanziale. Testimonianze di questi insediamenti sono state trovate in tutto il Medio Oriente. Nel giro di pochi millenni, gli umani di molte regioni del mondo non fecero altro che prendersi cura delle piante addomesticate. La rivoluzione agricola portò numerosi svantaggi come danneggiamenti alla spina dorsale, ginocchia, collo e arcate dei piedi e anche una quantità non indifferente di malattie. Per Harari, l’unico vantaggio fu la maggior disponibilità di cibo, che consentì l’aumento della popolazione. Perché dunque gli umani non abbandonarono la coltivazione, visto che il progetto iniziale si rivelò controproducente? In parte perché ci vollero intere generazioni per attuare i piccoli cambiamenti e in parte perché, con la crescita demografica, l’umanità non poté tornare più indietro. Una volta che un gruppo si stanziava in un posto e cominciava a lavorare la terra, in Medio Oriente o nell’America centrale, la coltivazione agricola si mostrava irrinunciabile, poiché la vita agricola consentiva condizioni favorevoli a una veloce crescita demografica. La storia della trappola del lusso porta con sé una lezione importante. La ricerca che l’umanità ha sempre condotto per avere una vita più facile ha liberato forze di cambiamento immenso che hanno trasformato il mondo in un modo che nessuno aveva immaginato o voluto.

Le principali vittime della rivoluzione agricola furono gli animali. L’uomo difendeva attivamente il gregge dai predatori e attuava un’attenta selezione tra le pecore in modo che si conformassero alle esigenze umane e macellavano gli animali più magri, aggressivi e ribelli. Il risultato fu un gregge di pecore addomesticate e sottomesse. La domesticazione degli animali si fondò su una serie di pratiche brutali che con il passare dei secoli non fecero altro che incrudelirsi.

6. Costruire piramidi La Rivoluzione agricola viene definita da Harari come la più grande impostura della storia perché portò alla cupidigia e all'alienazione dell'uomo. L'Homo sapiens iniziò a vivere in zone molto più contenute della Terra. Inoltre iniziarono a proteggere le proprie abitazioni e tutto ciò che possedevano, ad esempio gli animali e le proprie coltivazioni. Ai cacciatori il futuro interessava poco perché vivevano alla giornata e con difficoltà riuscivano a preservare cibo. L’economia agricola si basava su cicli di produzione stagionali, che comprendevano lunghi mesi di coltivazione seguiti da brevi momenti di raccolta. Inoltre i contadini erano obbligati a produrre più di quanto consumavano per possedere delle riserve per eventuali carestie; il contadino che avesse ignorato questa realtà non sarebbe vissuto a lungo: tutto questo determina l’avvento del futuro. I miti condivisi sulle divinità a cui tutti credevano condizionavano la vita delle persone che di conseguenza obbedivano a quelle regole. Inoltre permettevano la collaborazione umana, alcune volte spinta dalla violenza e dall’oppressione. I due esempi messi a confronto da Harari sono il Codice di Hammurabi e la Dichiarazione di Indipendenza americana. Il re babilonese Hammurabi emanò il suo Codice nel 1776 a.C., con lo scopo di far prevalere la giustizia sulla terra e abolire la cattiveria e il male. La società babilonese era organizzata in modo gerarchico (gerarchia piramidale): al vertice si trovavano gli individui di rango, poi quelli comuni e infine gli schiavi. La gerarchia costituiva un ordine immaginario che però garantiva la tenuta della società e la collaborazione. La dichiarazione di indipendenza fu proclamata nel 1776 d.C. dagli americani per affrancarsi dalla madre patria inglese. Anche i principi di questa dichiarazione sono immaginari, perché affermano che gli uomini sono tutti uguali, invece biologicamente sono tutti diversi.

Un ordine naturale è un ordine stabile (come la legge di gravità). Un ordine immaginario invece è sempre in pericolo di collassare. Per salvaguardarlo, sono necessari continui sforzi. È importante che l’ordine in base al quale si regge la società sia una realtà oggettiva creata da grandi dèi o dalle leggi della natura; occorre quindi una sistematica educazione delle persone. Tre sono i fattori che impediscono di comprendere che l’ordine costituito è solo frutto di immaginazione: 1) l’ordine costituito è incastonato nel mondo materiale (sebbene l’ordine immaginario sia solo nelle nostre menti, è radicato nella realtà materiale); 2) l’ordine costituito modella i nostri desideri (anche i desideri che la gente ritiene più personali di solito sono programmati dall’ordine costituito immaginario); 3) l’ordine costituito è intersoggettivo (l’ordine immaginario non è un ordine soggettivo ma intersoggettivo e per cambiarlo bisogna per forza convincere milioni di estranei a cooperare con l’individuo con opinione diversa).

7. Memoria sovraccarica