Maps of Meaning: The Architecture of Belief (in italiano: "Mappe di significato: l'architettura del credo") è un libro del 1999, scritto dallo psicologo clinico canadese e professore di psicologia Jordan Peterson. Il libro descrive una teoria sistematica sulla tendenza innata degli uomini a costruire il significato e i sistemi di credenze, rappresentati dal processo mitico dell'eroe-esploratore, e fornisce un'interpretazione evolutiva dei modelli religiosi, ideologici e mitologici della realtà in una chiave compatibile con la psicologia evoluzionista, con la psicologia analitica junghiana e con l'attuale comprensione scientifica della mente umana, basata sulla neurobiologia.
Il libro esamina la «struttura dei sistemi di credo e il ruolo che questi sistemi giocano nella regolazione delle emozioni», usando «molteplici campi accademici per dimostrare che connettere miti e credi con la scienza è essenziale per comprendere appieno come le persone costruiscono il significato». Con questo libro Peterson sintetizza idee tratte da narrazioni mitologiche, religiose, letterarie e filosofiche, nonché dalla ricerca neuropsicologica, nella «classica, antica tradizione delle scienze sociali».
Peterson evidenza elementi costanti nella storia umana, che hanno portato persone di culture ed epoche diverse a formulare miti e storie con strutture simili (archetipi), esplorando la connessione tra ciò che la moderna neuropsicologia ci dice del cervello e ciò che rituali, miti e storie religiose hanno narrato a lungo.
Background ed elaborazione Peterson ha scritto, elaborato e rielaborato il libro per più di 13 anni nel tentativo di «spiegare il significato della storia». In esso, riflette brevemente anche sulla sua infanzia, come ragazzo cresciuto in una famiglia cristiana che rispondeva alle sue domande sulla verità letterale delle storie bibliche in modo ben poco soddisfacente; ciò, rivela Peterson, gli fece ben presto perdere interesse nel frequentare la comunità religiosa. Durante l'adolescenza e la prima età adulta, cercando di trovare la risposta per «la generale follia sociale e politica e il male del mondo» (dalla guerra fredda al totalitarismo) per un breve periodo di tempo ha abbracciato il socialismo e la scienza politica, ma insoddisfatto e caduto in depressione, ha trovato poi ispirazione nelle idee di Carl Jung e ha deciso di studiare psicologia. Peterson ha poi iniziato a scrivere Maps of Meaning a metà degli anni '80, e ne ha usato il testo (poi intitolato "Gods of War") durante le lezioni mentre lavorava come assistente professore di psicologia all'Università di Harvard. Egli intendeva inizialmente utilizzarlo per fare domanda di ruolo ad Harvard, ma senza sufficiente fiducia in sé stesso ed essendo sposato con due bambini, ha poi deciso di accettare l'offerta dell'Università di Toronto nel 1998.
Secondo Craig Lambert, in un articolo per lHarvard Magazine, il libro è influenzato dalla visione archetipica di Carl Gustav Jung dell'inconscio collettivo e dalle moderne conoscenze della psicologia evoluzionista. Comprende teorie di religione e Dio, teorie sull'origine naturale della cultura moderna, e la bibliografia spazia tra numerosi autori, come: Fëdor Dostoevskij, Friedrich Nietzsche, Aleksandr Solzhenitsyn, Jean Piaget, Erich Neumann, Dante Alighieri, Hannah Arendt, Northrop Frye, Johann Wolfgang von Goethe, i Fratelli Grimm, Stephen Hawking, Lao Tzu, Konrad Lorenz, Alexander Luria, John Milton, B. F. Skinner, Voltaire, Ludwig Wittgenstein, Carl Gustav Jung, Mircea Eliade, Joseph Campbell, Søren Kierkegaard, Ayn Rand, Viktor Frankl, George Orwell, Aldous Huxley, Stendhal, Emily Brontë, Lev Tolstoj, Tolkien, Ernest Hemingway e Hermann Hesse, tra i tanti.
Pubblicazione Il libro fu pubblicato nel 1999 dalla Routledge. L'edizione con copertina rigida è stata pubblicata nel 2002, mentre l'edizione dell'audiolibro integrale è stata pubblicata nell'aprile 2018 da Penguin Random House Audio.
Contenuto
Secondo Peterson, l'iniziale obiettivo principale era esaminare perché sia i singoli individui che i gruppi partecipassero ai conflitti sociali, esplorando i ragionamenti e le motivazioni che questi individui utilizzano per sostenere i loro sistemi di credenza (cioè l'identificazione ideologica) che alla fine si traducono in uccisioni e atrocità patologiche a cui possiamo assimilare esempi contemporanei come i gulag, il campo di concentramento di Auschwitz, i massacri delle foibe, il genocidio armeno, la Jihād, la caccia alle streghe e il genocidio ruandese. Peterson si considera un pragmatista, e usa la scienza e la neuropsicologia per esaminare e apprendere dai sistemi di credenze del passato e viceversa, sviluppando una teoria prevalentemente fenomenologica. Nel libro egli esplora le origini psicologiche del bene e del male, e teorizza che «un'analisi delle idee religiose del mondo potrebbe permettere di descrivere la moralità nella sua essenza e portare a sviluppare un sistema di moralità universale».
Secondo la teoria di Peterson, esiste - a livello psicologico/fenomenologico - una lotta, una perenne tensione tra il caos (caratteristico dell'ignoto, del territorio inesplorato, come ad esempio la natura) e l'ordine (caratteristico del territorio esplorato e mappato, come ad esempio la cultura). Gli esseri umani con la loro innata capacità di astrazione rendono astratta anche la territorialità – ovvero considerano "territorio" anche i propri sistemi di credenze che «regolano le emozioni». Una potenziale minaccia a un'importante credo scatena perciò reazioni emotive a cui possono potenzialmente seguire tentativi patologici di affrontare il proprio caos interno, ma «le persone generalmente preferiscono che la guerra sia qualcosa di esterno, piuttosto che interno [...] qualcosa che [non porti a] riformare le nostre convinzioni sfidate». Il principio intermedio è il logos (coscienza e parola), e le figure eroiche sono coloro che sviluppano la cultura e le società come intermediari tra le due forze naturali di ordine e caos. In questo senso il «mito rappresenta l'eterno ignoto [...] conosciuto [...] conoscitore»; il conoscitore è l'eroe che «uccide il drago del caos» come San Giorgio, risultando come simbolo di «maturità nella forma dell'individualità», simbolo di responsabilità coraggiosa nella ricerca di significato tra ordine e caos, e simbolo di trasformazione creativa tra territorio noto e territorio ignoto.
In tutto il libro, Peterson tenta di spiegare in termini scientifici come funziona la mente, per spiegare l'origine psicologica dei sistemi di credenze, includendo nel contempo illustrazioni con elaborati diagrammi geometrici (ad esempio "The Constituent Elements of Experience as Personality, Territory, and Process").
Il mito e l'evoluzione della moralità Un filo conduttore dei maggiori argomenti del libro può essere evidenziato tramite i seguenti passaggi:
I miti possiedono caratteri culturalmente universali; I miti rappresentano l'origine psicologica della moralità; I miti rappresentano la base filosofica per la moralità; Una moralità basata sugli archetipi mitici permette di attuare dei giudizi morali sugli stati totalitari.
Peterson segue infatti la concezione archetipica di Carl Jung e Erich Neumann supponendo che i miti e le narrazioni letterarie abbiano dei substrati archetipici universali, dei pattern di rappresentazione simbolica praticamente comuni a tutte le culture umane. Per dimostrarlo Peterson fa esempi della tradizione mitica mesopotamica, di quella giudaico-cristiana, con numerosi riferimenti anche al Buddismo e alle mitologie sottese alle religioni orientali.
Il substrato archetipico universale del mito, secondo Peterson, tende a descrivere il mondo come forum per l'azione di tre elementi costitutivi, che si manifestano nei miti delle varie culture umane in tipici schemi di rappresentazione metaforica. Il primo di questi tre elementi è il «territorio inesplorato – la Grande Madre, la natura, il creativo e il distruttivo, la fonte e il luogo di riposo finale di tutte le cose determinate». Il secondo è il «territorio esplorato – il Grande Padre, la cultura, la saggezza protettrice e tirannica, ancestrale e cumulativa». Il terzo è il logos, il «processo che media tra territorio inesplorato ed esplorato: il Figlio Divino, l'individuo archetipo, la Parola esplorativa creativa e l'avversario vendicativo».Jordan B. Peterson, Maps of Meaning: The Architecture of Belief, p. xx
Secondo Peterson questi miti archetipici sono serviti a cementificare socialmente un'innata tendenza morale emersa nell'uomo (rintracciabile, in forma abbozzata, anche negli altri animali e soprattutto nei primati, come evidenziato dagli studi di Frans de WaalAnimal Morality, YouTube), dando così alla morale una potente base astratta di significato. Secondo Peterson infatti gli antichi miti contengono al loro interno la base psicologica e filosofica della morale umana. Il significato infatti, secondo Peterson, ha delle evidenti implicazioni per l'output comportamentale; e logicamente, di conseguenza, il mito – che è la forma archetipica della costruzione del significato – non può che presentare «informazioni rilevanti per il più fondamentale dei problemi morali».Jordan B. Peterson, Maps of Meaning: The Architecture of Belief, p. 13
«I miti – arguisce Peterson – sono centrati e correttamente interessati alla natura del successo dell'esistenza umana. Un'attenta analisi comparativa di questo grande corpo della filosofia religiosa potrebbe consentirci di determinare provvisoriamente la natura essenziale della motivazione e della moralità umane». Secondo Peterson infatti: «una precisa specificazione degli aspetti comuni mitologici sottostanti potrebbe permettere di comprendere il primo stadio di sviluppo nell'evoluzione cosciente di un sistema veramente universale di moralità».Ibid., p. 12
Di conseguenza la mitologia religiosa diventa, secondo Peterson, il primo step per approcciare una forma di pensiero e di azione morale: «Il mito ritrae ciò che è noto e svolge una funzione che, se limitata a ciò, potrebbe essere considerata di importanza capitale. Ma il mito presenta anche informazioni molto più profonde - quasi indicibilmente profonde, una volta che verranno (oserei dire) correttamente comprese. Tutti produciamo modelli di ciò che è e di ciò che dovrebbe essere, e di come trasformare gli uni negli altri. Modifichiamo il nostro comportamento quando le conseguenze di tale comportamento non sono quelle che vorremmo. Ma a volte la mera alterazione del comportamento è insufficiente: dobbiamo cambiare non solo ciò che facciamo, ma ciò che pensiamo sia importante. Ciò significa una riconsiderazione della natura del significato motivazionale del presente e la riconsiderazione della natura ideale del futuro».Ibid., p. 14
Secondo Peterson, che dà una spiegazione evolutiva dell'origine della mitologia, i miti permettono di individuare in forma archetipica, i pattern di comportamento vantaggiosi che, se seguiti, possono consentire all'essere umano di "vivere" in modo compatibile con il successo evolutivo della propria individualità. Secondo Peterson infatti: «la verità mitica è l'informazione, derivata dall'esperienza passata, derivata dall'osservazione passata del comportamento, ed è rilevante dal punto di vista della motivazione fondamentale e dell'effetto».Ibid., p. 390
L'emergere della «moralità» e il peso evolutivo delle gerarchie