Preistoria di Creta Periodo prepalaziale Le prime tracce concrete di vita umana sull'isola di Creta risalgono all'epoca Neolitica. La più antica attestazione di abitanti su Creta sono i resti di ceramica neolitica risalente approssimativamente a 7000 a.C.. Anche a Creta, come nel Vicino Oriente, possiamo suddividere il Neolitico in due diversi periodi; uno iniziale Neolitico preceramico ed uno finale Neolitico ceramico. Al momento i siti guida per il Neolitico di Creta sono Cnosso e Festòs. L'inizio dell'età del bronzo a Creta, intorno al 2600 a.C., coincide con la graduale trasformazione in importante centro di civiltà.

La Creta minoica

risale all'età del bronzo 3000 a.C., e venne definita "minoica", termine derivato dal re Minosse e coniato dall'archeologo britannico Arthur Evans, che riportò alla luce la città di Cnosso a Creta.

La vantaggiosa posizione geografica dell'isola favorì il sorgere di un fiorente impero marittimo che dal Mar Egeo controllava una rete commerciale che raggiungeva l'Egitto, la Siria, le regioni a nord del mar Nero e l'Occidente.

La civiltà cretese presenta una scrittura geroglifica cuneiforme denominata "lineare A", che, a differenza della scrittura "lineare B" micenea, non è stata ancora decifrata; una testimonianza di questa scrittura è la tavoletta di Festo. Il centro economico e politico di Creta erano i palazzi. Possiamo benissimo capire che la popolazione non era propensa alla guerra, poiché le città non erano protette da mura.

Gli affreschi ritrovati nei palazzi (come nel caso di Cnosso) ci mostrano scene di cerimonie religiose, processioni, gare tra atleti (la più famosa era quella del salto del toro chiamata taurocatapsia) a cui anche le donne potevano partecipare come anche in veste di sacerdotesse e nelle processioni e decorazioni con elementi naturalistici. Si pensava che inizialmente si fosse sviluppato un culto della vegetazione. Molti sono infatti i santuari naturali come le grotte, fonti e monti, poiché in origine le cerimonie religiose si svolgevano all'aperto, a contatto con la natura. Solo in seguito alcuni locali vennero dedicati al culto anche all'interno dei palazzi. Sulle divinità minoiche si sa poco: l'unica figura ritrovata è femminile ed è ritratta in tante piccole statuette. In lei gli studiosi riconoscono la grande dea madre che incarna la fertilità; è accompagnata spesso da serpenti, leoni e uccelli.

La Creta micenea

La Creta dorica

Secondo Tucidide, l'invasione della Grecia da parte dei Dori ebbe luogo ottant'anni dopo la presa di TroiaTucidide, Storia della guerra del Peloponneso, I, 12. Provenienti dalla regione danubiana, i Dori arrivano in Grecia sia attraverso l'Illiria e l'Epiro, sia attraverso la Tracia e la Macedonia. Le popolazioni in fuga trovano rifugio a Creta e a Cipro Creta è a sua volta investita dall'invasione dorica verso il 1100 a.C. L'invasione è tutt'altro che pacifica: gli scavi mostrano una resistenza dei Cretesi nei principali siti, tra i quali Cnosso, che viene distrutta A Karfi, Minoici e Micenei si uniscono e trovano rifugio in questo luogo impervio ,Presentazione del sito di Karfi su www.minoancrete.com. L'invasione causa nuove migrazioni della popolazione di Creta verso l'Asia minore.

I Dori colonizzano l'isola in modo sistematico, fondando numerose città. Il mito racconta che Teutamo, figlio del re Doro, fonda la prima dinastia dorica di Creta solo una generazione dopo il primo insediamento dorico. La tradizione vuole che i primi coloni fossero Pollis e Delphos da Sparta e Altimene di Argo. I Dorici si dividono in tre tribù: gli Illei, i Dimani e i Pamphili. Altre tribù doriche si stabiliranno più tardi. I Dori introducono l'uso del ferro, la costruzione dei templi (nella civilltà minoica e micenea i riti religiosi si svolgevano nei palazzi), e la cremazione dei cadaveri.La cremazione potrebbe non essere legata all’arrivo dei Dori. Già praticata a Rodi, Cipro e Coo, la pratica si impone a Creta poco dopo l’inizio del periodo dorico ma potrebbe avere origine medio-orientale. Minoici, Micenei e Dori si mescolano in una nuova entità etnica e culturale. Tuttavia i discendenti dei Minoici, chiamati anche Eteocretesi (i cretesi puri), sono marginalizzati e si concentrano nell'est di Creta, in maggioranza ridotti allo stato sociale di perieci. Uno studio toponomastico a Creta dimostra che il 70% dei nomi di luogo sono di origine greca, il 20% pelasgico, e 10% cretese.

Periodo dedalico o rinascimento cretese

Nell'ottavo e settimo secolo Creta recupera in parte il suo splendore passato. Il termine dedalico non ha niente a che vedere con il Dedalo di epoca minoica che crea il labirinto: Dedalo è il nome di un artista a cui la tradizione attribuisce l'invenzione degli utensili da scultura e la creazione delle prime statue di marmo. La sua esistenza non è certa, ma si hanno elementi su alcuni suoi allievi come Dipoinos e Skyllis. La caratteristica principale dell'arte dedalica è l'aspetto orientalizzante delle opere. Gli scavi archeologici hanno permesso ritrovamenti importanti tra i quali la Dama di Auxerre.

Il commercio e la navigazione riprendono vigore e Creta partecipa alla grande ondata di colonizzazioni che anima il mondo greco. A partire dal 735 a.C., i Cretesi fondano colonie in Sicilia, Etruria e sulla costa francese presso Marsiglia, dove arrivano cento anni prima dei Focesi. Nel settimo secolo si associano ai Rodesi per fondare le colonie siciliane di Gela e Agrigento, e più tardi fondano Cirene insieme a coloni provenienti da Tera nel 631. Questa rinascita di Creta è però breve e si interrompe durante il sesto secolo a.C. Due sembrano essere le ragioni del declino, che proseguirà fino alla conquista romana: la progressiva crescita delle città-Stato greche (Atene e Mileto soprattutto) che monopolizzano i commerci nel mediterraneo e le discordie interne, che gettano l'isola in un prolungato stato di crisi..

Istituzioni e società nel periodo dorico

La società dorica a Creta è organizzata in modi assai simile a quelli di Sparta e di altri centri dorici della Grecia continentale. La popolazione è divisa in tre classi: i cittadini, gli apetairoi e una grande massa di schiavi. I cittadini liberi sono essenzialmente i discendenti dei conquistatori dori e costituiscono l'élite della città-Stato. Hanno il controllo esclusivo in materia militare e politica, sulla base di un sistema fortemente militarizzato. La loro formazione si svolge in modo collettivo: ogni cittadino è membro di una eteria, i cui membri sono compagni d'arme e, come a Sparta, consumano i pasti in comune (sissizi). Le spese sono sostenute in parte dai cittadini in forma individuale e in parte dallo Stato: anche i salariati rurali che coltivano le terre dei cittadini liberi devono versare una certa somma per fare in modo che i cittadini più poveri possano prendere parte alla mensa comuneR. Lonis, La cité dans le monde grec, p. 177-178.

Al di sotto dei cittadini sono gli apetairoi (in greco 'fuori dall'eteria'), uomini liberi ma esclusi dalle eterie e dunque privi di diritti politici. Si tratta spesso di ex-cittadini colpiti dalla atimia, di schiavi liberati o anche di stranieri. La classe servile può essere divisa in due categorie: gli abitanti originari di Creta formano i perieci: sono principalmente contadini che conservano una parte delle loro terre ma pagano tasse ai nuovi padroni dorici, mentre gli schiavi propriamente detti (che formano la classe più numerosa sull'isola) sono cretesi nativi o prigionieri di guerra che coltivano le terre dei cittadini. Con la conquista dorica sparisce il sistema monarchico patriarcale: sono le grandi famiglie doriche ad amministrare l'isola. Le città sono governate da due organi: i Cosmi e il Consiglio degli Anziani. I cosmi sono in genere dieciNumero condiviso da Tulard, p. 80 e Willetts, p. 170, ma il loro numero varia da 4 a 11 a seconda delle città secondo Detorakis. Secondo Willetts, 10 rappresenta il numero massimo.. Sono eletti per la durata di un anno dalle grandi famiglie e hanno poteri notevoli sul piano sia civile sia militare: sorveglianza sui costumi, gestione delle finanze, diritti degli stranieri, sono a capo dell'esercito in tempo di guerra e riscoprono i più alti gradi dell'amministrazione civile in tempo di pace. Al termine del mandato, entrano nel consiglio degli Anziani (boulé) come membri a vita. Questo «Consiglio degli Anziani» è di guida ai Cosmi nelle loro decisioni.

Creta in epoca classica ed ellenistica Creta ai margini dei grandi conflitti Mentre la Grecia conosce il proprio apogeo, Creta rimane ai margini delle vicende storiche principali: non fa parte della federazione marittima ateniese e sfugge all'egemonia spartana. Ci sono scarse fonti riguardo ai rapporti tra l'isola e il resto della Grecia, a parte qualche alleanza tra alcune città: Cnosso e Tilisso con Argo nel 450 a.C., o Litto con Lindo.

Creta è in preda a feroci discordie interne: il carattere montagnoso dell'isola favorisce le divisioni tra i diversi gruppi.. La depressione economica costringe numerosi Cretesi ad arruolarsi come mercenari in eserciti stranieri. Tucidide cita in varie occasioni gli arcieri cretesi dell'esercito atenieseThucydide, livre VI, 25; Livre VI, 49, e più tardi Senofonte ricorda arcieri cretesi tra i Diecimila nella sua AnabasiSenofonte, Anabasi, I.2.9 e III.3.7. A partire dalla guerra del Peloponneso, troviamo mercenari cretesi in tutti gli eserciti del mondo mediterraneo, fino alle conquiste di Giulio Cesare che li definisce Cretenses sagitarii.

Anche se i mercenari cretesi prendevano parte ai conflitti del mondo greco, Creta ne rimaneva ai margini. Nel 480 a.C., i Greci minacciati da Serse invitano i Cretesi a unirsi alla loro lotta, ma questi restano indifferenti all'appello prendendo a pretesto un oracolo delfico sfavorevole Secondo Erodoto, il responso della Pizia fu questo: « Insensati ! disse loro la Pizia, voi vi lamentate dei mali che Minosse vi ha mandato per punirvi del soccorso che avevate dato a Menelao, e perché avevate aiutati i Greci a vendicarsi del rapimento da parte di un barbaro di una donna di Sparta; e vorreste aiutarli di nuovo? » (VII, 169). Allo stesso modo restano neutrali nella guerra del Peloponneso, perfino dopo l'attacco della flotta ateniese a KydoniaThucydide, I, 85. Questo distacco dal mondo greco si manifesta anche con l'assenza dei Cretesi dai Giochi Panellenici. I fondisti cretesi avevano una grande reputazione, ma sono assenti dal palmarès dei giochi, tranne nel 448 a.C.

A partire dalla metà del IV secolo a.C. Creta comincia a uscire dal proprio isolamento. L'isola è oggetto di attenzione da parte dei suoi vicini per motivi strategici, ma diventa anche motivo di interesse da parte dei grandi filosofi dell'epoca che si interessano ai diversi modelli politici delle diverse città-Stato. Durante la seconda metà del IV e all'inizio del III secolo a.C., Sparta rappresenta un esempio per i filosofi politici, ed è quindi naturale l'interesse per Creta il cui sistema politico è molto simile a quello spartano. La somiglianza si spiega con l'origine comune dei loro antenati, i Dori. Platone, Aristotele, Callistene e Senofonte, tra gli altri, scrivono di Creta (le opere degli ultimi due non ci sono però pervenute). Platone si dilunga sul sistema educativo e sui pasti in comunePlaton, Les Lois. Aristotele ritiene che il cattivo funzionamento del sistema cretese sia compensato dalla sua natura insulare e che, a differenza di Sparta, Creta non debba temere un sollevamento dei suoi perieciAristotele, Politica, II, 7. Ma, secondo lui, Sparta è superiore a Creta grazie al miglioramento delle leggi di Minosse portato a termine da LicurgoAristotele, Politica, II, 7, 1.