L'assedio di Castelnuovo fu un combattimento tra le forze ottomane e quelle spagnole per il controllo del Mediterraneo che ebbe luogo nel luglio del 1539 nella città fortificata di Castelnuovo, in Montenegro. Castelnuovo era stata conquistata da un gruppo di tercios spagnoli l'anno precedente nel corso della fallimentare campagna indetta dalla Lega Santa contro l'Impero ottomano nelle acque del Mediterraneo orientale. Il villaggio, circondato da mura, venne assediato via terra e via mare da un potente esercito ottomano alla guida di Khayr al-Dīn Barbarossa, che offrì poi una resa onorevole ai difensori. I termini della resa vennero rifiutati dal comandante degli spagnoli, Francisco Sarmiento de Mendoza y Manuel, per quanto i suoi capitani lo avessero prevenuto sul fatto che la flotta della Lega Santa, sconfitta nella Battaglia di Prevesa, non avrebbe potuto assisterli. Durante l'assedio l'esercito del Barbarossa subì pesanti perdite a causa della strenua resistenza dell'esercito di Sarmiento. Ad ogni modo, Castelnuovo cadde alla fine nelle mani degli ottomani e quasi tutti i difensori spagnoli, tra cui Sarmiento, rimasero uccisi. La perdita del villaggio pose fine al tentativo delle armate cristiane di riprendere il controllo del Mediterraneo orientale. Il coraggio dei tercios ad ogni modo venne ammirato e lodato in tutta Europa e fu celebrato in diverse poesie e canzoni d'epoca.
Antefatto
Nel 1538 il principale pericolo per l'Europa cristiana nel continente era l'espansione dell'Impero ottomano. Le armate del sultano Solimano il Magnifico erano state bloccate a Vienna nel 1529.Arsenal/Prado, p. 22 Nel Mediterraneo, un'offensiva cristiana tentò di eliminare il pericolo della grande flotta turca nel 1535, quando una potente "armada" al comando di don Álvaro de Bazán e dell'ammiraglio genovese Andrea Doria prese il porto di Tunisi, espellendo l'ammiraglio ottomano Khayr al-Dīn Barbarossa dalle acque del Mediterraneo occidentale. All'ammiraglio ottomano venne quindi chiesto di tornare a Costantinopoli dove venne nominato comandante di una grande flotta per condurre una campagna contro i possedimenti della Repubblica di Venezia nell'Egeo e nel Mar Ionio. Barbarossa catturò le isole di Siro, Egina, Io, Paro, Tino, Scarpanto, Caso, Nasso e assediò Corfù (vedi Assedio di Corfù (1537)). Le città italiane di Otranto e Ugento e la fortezza di Casto (nell'attuale provincia di Lecce) vennero razziate.
La Repubblica di Venezia, terrorizzata dalla perdita dei propri possedimenti e per la rovina del proprio impero commerciale, condusse una vigorosa campagna per la creazione di una "Lega Santa" per recuperare i territori perduti ed espellere gli ottomani dal Mediterraneo. Nel febbraio del 1538, papa Paolo III riuscì a creare una lega che comprendeva lo Stato Pontificio stesso, la Repubblica di Venezia, il Sacro Romano Impero (con l'arciducato d'Austria) ed i Cavalieri di Malta.Arsenal/Prado, p. 23 La flotta alleata per la campagna avrebbe dovuto essere composta di 200 galee e di altre 100 navi ausiliarie, mentre l'esercito era composto da circa fanti e 4500 cavalieri, ma fu ad ogni modo composta da sole 130 galee e da un esercito di fanti, perlopiù spagnoli.Fernández Duro, p. 234 Il comando della flotta venne concesso nominalmente al genovese Andrea Doria, ma Vincenzo Cappello e Marco Grimaldi, ufficiali comandanti rispettivamente delle flotte papale e veneziana, avevano il doppio delle navi del Doria sotto il loro comando. Il comandante dell'esercito fu Ferrante I Gonzaga, viceré di Sicilia.
Le differenze di formazione dei comandanti della flotta poterono comunque ben poco di fronte ad un nemico come il Barbarossa. Questo lo si vide nella Battaglia di Prevesa, combattuta nel Golfo di Arta. Ma la Lega Santa diede il proprio supporto alle forze di terra che sbarcarono sulla costa dalmata e catturarono la città di Castelnuovo.Arsenal/Prado, p. 24 Questo piccolo villaggio era in realtà una fortezza strategica importante tra i possedimenti veneziani di Cattaro e Ragusa nell'area conosciuta come Albania Veneta. Venezia reclamava il possesso della città, ma Carlo V si rifiutava di cederla. Fu questo l'inizio della fine della Lega Santa.Fernández Duro, p. 269
Il villaggio di Castelnuovo aveva una guarnigione di 4000 uomini. Il grosso di questi soldati era composto dai tercios spagnoli che erano circa 3500 sotto il comando del Maestro de Campo Francisco Sarmiento de Mendoza y Manuel. Questi tercios, chiamati Tercio de Castelnuovo, erano composti da 15 bandiere (compagnie) appartenenti ad altri gruppi (6 dei tercios di Firenze, 3 della Lombardia, 2 di Napoli 1 di Nizza oltre a 3 nuovi reggimenti costituiti per l'occasione).Fernández Álvarez, Carlos V, el César y el hombre, p. 579 I 15 capitani incaricati della guida degli uomini erano Machín de Munguía, Álvaro de Mendoza, Pedro de Sotomayor, Juan Vizcaíno, Luis Cerón, Jaime de Masquefá, Luis de Haro, Sancho de Frías, Olivera, Silva, Cambrana, Alcocer, Cusán, Borgoñón e Lázaro de Coron.De Sandoval, p. 375 La guarnigione includeva anche 150 cavalieri leggeri, un piccolo contingente di soldati greci e un gruppo di cavalieri al comando di Ándres Escrápula, oltre ad alcuni pezzi d'artiglieria gestiti da 15 cannonieri al comando del capitano Juan de Urrés. Il cappellano di Andrea Doria, di nome Jeremías, rimase anch'egli a Castelnuovo con 40 chierici e commercianti e venne nominati vescovo del villaggio.
La ragione della grandezza di questa guarnigione era dovuta al fatto che Castelnuovo doveva essere la testa di ponte di una possibile invasione dell'Impero ottomano nel suo entroterra.Fernández Duro, p. 228 Ad ogni modo, il destino delle truppe nella fortezza dipendeva interamente dal supporto della flotta e questa era stata sconfitta dal Barbarossa a Pravesa prima della cattura di Castelnuovo. Poco dopo, Venezia si ritirò dalla Lega Santa dopo uno svantaggioso accordo con gli ottomani.Levin, p. 159Arsenal/Prado, p. 25 Senza le navi veneziane, la flotta alleata non aveva possibilità di sconfiggere quella ottomana comandata dal Barbarossa che all'epoca si serviva di un ufficiale di grande esperienza, Turgut Reis.
L'assedio Le prime manovre
Il sultano Solimano il Magnifico ordinò a Barbarossa di riorganizzare e riarmare la sua flotta nei mesi invernali per essere pronto a battagliare per la primavera del 1539. fanti e 4000 giannizzeri vennero imbarcati a bordo di navi da guerra per rinforzare le truppe delle galee. Secondo gli ordini ricevuti, l'esercito di Barbarossa, che poteva contare su un totale di 200 navi e uomini, avrebbe dapprima imposto un blocco navale a Castelnuovo mentre le forze del governatore ottomano dell'Eyalet di Bosnia, il persiano Ulamen, avrebbero assediato la fortezza via terra con uomini. Sarmiento, nel frattempo, utilizzò i mesi di pace precedenti all'assedio per migliorare il più possibile le difese della fortezza, riparando mura e bastioni e costruendo nuove fortificazioni dal momento che, come si è detto, il villaggio era stato predisposto inizialmente per essere solo una testa di ponte. Il capitano Alcocer venne inviato in Spagna per richiedere ulteriori aiuti; Pedro de Sotomayor venne inviato in Sicilia ed il capitano Zambrana a Brindisi, ma tutte le richieste furono vane.Arsenal/Prado, p. 27 Andrea Doria, che si trovava ad Otranto con 47 galee imperiali e 4 maltesi, ricevette notizie della situazione di Castelnuovo, ma vista la situazione della flotta inviò un messaggio a Sarmiento chiedendogli di arrendersi nel caso in cui fosse stato attaccato.Fernández Duro, p. 247
A giugno Barbarossa inviò 30 galee a bloccare l'entrata delle Bocche di Cattaro. I vascelli raggiunsero Castelnuovo il 12 giugno e sbarcarono centinaia di soldati con l'intento di catturare soldati o civili locali per ottenere da loro delle informazioni sulle fortificazioni. Quando gli spagnoli vennero allertati della presenza del nemico, Sarmiento inviò tre compagnie al comando del capitano Machín de Munguía ed un gruppo di cavalleria al comando di Lázaro de Corón per attaccarli prima di pranzo. Dopo un fiero combattimento gli ottomani sbarcati vennero costretti a reimbarcarsi nel pomeriggio. L'azione venne condotta da Francisco de Sarmiento in persona, assieme ai capitani Álvaro de Mendoza, Olivera e Juan Vizcaíno con un totale di 600 soldati. 300 ottomani rimasero uccisi nel corso dello scontro e altri 30 vennero catturati.De Sandoval, p. 374 Il restante riuscì a fuggire sulle navi.
Il 18 luglio Barbarossa giunse col grosso delle sue forze ed immediatamente iniziò a sbarcare truppe e artiglieria nell'attesa dell'arrivo di Ulamen, che giunse col suo esercito alcuni giorni dopo.Arsenal/Prado, p. 26 I pionieri ottomani trascorsero alcuni giorni a scavare delle trincee ed a costruire delle piattaforme per accogliere i 44 cannoni pesanti di cui disponevano, spianando le aree circostanti per facilitarne le manovre. Castelnuovo venne bombardata anche via mare, dato che 10 pezzi d'artiglieria erano stati precedentemente imbarcati a bordo delle galee ottomane. Gli spagnoli, nel frattempo, crearono diverse sortite per ostacolare i lavori di assedio del nemico. Questi raids inflissero molte perdite agli ottomani, tra cui Agi, uno dei capitani favoriti del Barbarossa. Un'altra sortita spagnola con una forza di 800 uomini sorprese diversi giannizzeri che stavano tentando di minare le mura di Castelnuovo, uccidendoli quasi tutti. Quando il Barbarossa venne informato di questo massacro, riprese severamente i suoi ufficiali in quanto la perdita di corpi d'élite era difficile da rimpiazzare in quella situazione. Diede quindi l'ordine di proibire ogni sorta di schermaglia per evitare la sconfitta.
Il grande assalto Il 23 luglio, l'esercito del Barbarossa era pronto a dare inizio all'assalto generale e la sua artiglieria si preparava a irrompere sulle mura di Castelnuovo. Di fronte all'evidente superiorità numerica delle sue armate contro la guarnigione spagnola che si trovava inoltre completamente isolata ed incapace di ricevere aiuti o rifornimenti, Barbarossa offrì una resa onorevole agli spagnoli. Sarmiento ed i suoi uomini avrebbero ottenuto la possibilità di portarsi sani e salvi in Italia con le loro armi e le loro bandiere. Barbarossa offrì inoltre la somma corrispondente a 20 ducati per ogni soldati che si fosse ritirato. L'unica richiesta fatta a Sarmiento fu quella di abbandonare la sua artiglieria e la polvere da sparo di cui disponeva. Due caporali della compagnia del capitano Vizcaino, Juan Alcaraz e Francisco de Tapia, tentarono di tornare a Napoli e riportarono la loro versione dei fatti anni dopo. Nei loro scritti riportarono la risposta data a Barbarossa: "il Maestro de Campo consultatosi con tutti i capitani, ed i capitani coi loro ufficiali, hanno deciso che preferiscono morire al servizio di Dio e di Sua Maestà."
Il grande assalto alla città venne lanciato poco dopo e perdurò per un'intera giornata.Arsenal/Prado, p. 28 Utilizzando fanteria ed artiglieria, gli ottomani assaltarono e bombardarono contemporaneamente la fortezza il che costò a loro diverse vite, colpite più dal fuoco amico che dai difensori spagnoli. Nel corso della notte gli spagnoli migliorarono le loro difese e coprirono gli spazi nelle mura. Quando l'attacco riprese la mattina successiva, giorno di San Giacomo, il vescovo Jeremías rimase coi soldati, incoraggiandoli e confessando quanti erano mortalmente feriti. Circa 1500 soldati ottomani rimasero uccisi in un assalto sanguinoso, mentre gli spagnoli persero solo 500 uomini.