Fumane (Fumàne in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Verona in Veneto. Geograficamente localizzato in Valpolicella, si estende per circa di superficie, con un'altitudine che va da un minimo di ad un massimo di m s.l.m. Situato a circa 18 chilometri da Verona in direzione nord ovest, è circondato dalle sue frazioni di Mazzurega, Cavalo, Verago di Sotto e Verago di Sopra, Molina e Breonio.
Il consiglio comunale, il 14 Marzo 2024, ha deliberato il cambio di nome del comune in Fumane di Valpolicella. Non è previsto il referendum poiché è stato raggiunto il quorum durante l'assemblea. Spetterà alla Regione Veneto proseguire l'iter per il cambio di nomenclatura.
La presenza umana nel territorio risale alla preistoria; sono stati rinvenuti reperti che datano dal paleolitico all'età del bronzo. Nella frazione Molina è stato portato alla luce un sito archeologico preistorico considerato tra i più importanti d'Europa. In epoca romana, Fumane fu centro amministrativo degli Arusnati, una popolazione autoctona che, in Valpolicella, aveva il proprio pagus. Durante l'alto medioevo la zona era chiamata "Val de sala", un toponimo risalente al dominio dei longobardi. Un privilegio concesso nel 1151 da Federico Barbarossa conferma la presenza di un castello. Con la venuta dei veneziani, Fumane viene a far parte del vicariato della Valpolicella, sorretto da un proprio statuto che gli riconferma autonomia amministrativa e fiscale già concessagli durante il periodo scaligero. Questo è un periodo di particolare prosperità, testimoniato dalla costruzione di ville per i ricchi nobili cittadini che qui si recano per affari o villeggiatura. Passato indenne il tumultuoso periodo che vede il passaggio del territorio dalla Serenissima alla Francia napoleonica prima e all'impero asburgico poi, durante l'Ottocento si assiste ad una costante crescita demografica, tuttavia frenata da frequenti carestie e da epidemie che colpiscono la popolazione più povera.
Geografia fisica Fumane fa parte della Valpolicella e dista circa 18 chilometri da Verona, in posizione nord ovest rispetto al capoluogo di provincia. Confina con i comuni di Dolcè, Marano di Valpolicella, San Pietro in Cariano, Sant'Ambrogio di Valpolicella, Sant'Anna d'Alfaedo. Il territorio comunale è caratterizzato da un'estensione pianeggiante posta a sud e da una restante zona montuosa, che si estende verso i monti Lessini. Complessivamente l'altitudine varia da un minimo di ad un massimo di , mentre la superficie totale è di circa ..
Il grado di sismicità della zona è considerato basso.
Territorio
Il territorio fumanese si estende in una vallata sulla quale predominano a nord il Corno d'Aquilio e a nord-ovest il Monte Pastello,. mentre ai fianchi alcuni rilievi collinari la separano dalla valle di Gargagnago ad occidente, e da quella di Marano ad oriente. In direzione da nord verso sud, la vallata si apre gradualmente su una pianura alluvionale, alternata tuttavia da qualche modesto rilievo, che prosegue con il territorio di San Pietro in Cariano, fino ad lambire il fiume Adige che delimita a meridione la Valpolicella..
Le zone pianeggiante e collinare sono intensamente coltivate, seppure in parte urbanizzate. Vi si trovano principalmente ampi vigneti, ma non mancano ciliegeti e oliveti. I vitigni più pregiati giacciono in collina, su ameni terrazzamenti, chiamati in dialetto "marogne". Frequenti fino alla metà del XX secolo, i campi di cereali e di gelso sono oramai totalmente scomparsi. Nella zona montuosa, oltrepassati i quattro-cinquecento metri, il territorio è essenzialmente caratterizzato da boschi e prati utilizzati per il pascolo..
La valle di Fumane è percorsa da alcuni torrenti (chiamati in dialetto "progni") che confluiscono nel progno di Fumane. La sorgente più elevata si trova a sud-est del monte Loffa (a circa ) in una zona chiamata valle di Gravazzo. Scendendo di poco, altre piccole sorgenti alimentano il corso d'acqua, che dopo poco si ingrossa presentandosi come un torrente di portata discreta che sgorga verso valle, attraversando suggestivi e intricati passaggi, come le cascate di Molina. Proseguendo, il torrente viene alimentato da altri corsi d'acqua che lo intersecano, scendendo via via dalle colline laterali della valle; da sinistra confluiscono il progno di Spiazzo e il rio Mandrago, da destra il torrente che nasce da Paroletto e quello che scende da forte Masua, attraverso il vaio Brunesco (una stretta insenatura nella roccia formata dall'erosione dell'acqua). Da qui in poi, il torrente prende ufficialmente il nome di "progno di Fumane". Ormai arrivato quasi allo sbocco della valle, riceve le acque dei torrenti Resentera e Pangoni, entrambi originatisi a Molane. Nel tratto finale, dopo aver percorso quasi 22 chilometri, e aver attraversato il territorio pianeggiante di Fumane e di San Pietro in Cariano, termina il suo corso riversandosi nell'Adige nel comune di Pescantina..
La grande valle di Fumane è la più profonda delle tre che compongono la Valpolicella, e assume, nella territorio più alto, il nome di "Valle dei Progni", essendo profondamente scavata nei calcari giurassici del Vaio di Gravasso sin sopra a Breonio. La maggior parte delle formazioni rocciose risalgono all'era mesozoica, e traggono origine da sedimenti marini. Nella zona si riscontra anche la presenza di rocce del cretaceo. In tutto il territorio si possono ritrovare numerosi fossili..
Clima
Il clima è complessivamente mite durante tutto il periodo dell'anno, soprattutto durante la stagione invernale, grazie alla protezione a nord dei monti Lessini; la buona esposizione al sole verso sud lo fa avvicinare di molto a quello di tipo mediterraneo, che favorisce la crescita di numerose piante di cipresso ed ulivo. Nei mesi invernali, la temperatura generalmente risulta più bassa nelle zone pianeggianti rispetto alla collina, ma raramente scende di molti gradi sotto lo zero (ad eccezione della zona montuosa). D'estate, invece, le temperature massime si aggirano mediamente tra i 25-30 gradi mentre le minime gravitano tra i 18 e i 20, con una lieve escursione termica tra la collina (generalmente più fresca e ventilata) e la zona pianeggiante.
I giorni di nebbia sono circa 25-30 nelle zone di fondo valle, mentre non superano i 15 in quelle collinari fino ad un'altezza di 500 metri. La piovosità media annua è di 850 mm nella zona più pianeggiante, di 1.200 mm nella zona tra i 500 ed i e infine di mm nella zona montana. Le precipitazioni sono concentrate soprattutto in primavera ed autunno, mentre in estate si possono verificare intensi fenomeni temporaleschi, talora accompagnati da grandine. La neve è rara, e generalmente non vi si mantiene a lungo. I venti invernali dominanti sono la bora, che soffia da nord-est, e lo scirocco, proveniente da sud-est. Occasionalmente si manifesta anche il vento di föhn, caratterizzato da raffiche molto elevate. D'estate si hanno, di norma, leggere brezze. Dal punto di vista legislativo, il comune ricade nella "Fascia climatica E" con 2.618 gradi giorno.Ente per le nuove tecnologie, l'Energia e l'Ambiente
Di seguito si riportano i dati della stazione meteorologica di Verona Boscomantico, situata a pochi chilometri a sud-est rispetto al capoluogo e quindi sufficientemente significativi almeno per quanto riguarda la parte in pianura del territorio.
Origini del nome
Storia
Preistoria e antichità
Il territorio comunale è ricco di testimonianze della presenza dell'uomo fin dalla preistoria, con reperti che vanno dal paleolitico all'età del bronzo.. Nella frazione Molina è presente il Riparo Solinas (attualmente ridenominato "Grotta di Fumane"), un riparo abitato in epoca preistorica considerato tra i siti più importanti d'Europa per il suo lungo periodo di utilizzo. Gli studi effettuati nel sito da parte dei tecnici del Museo civico di storia naturale di Verona, hanno dimostrato che fu abitato, seppur con alcune interruzioni, da circa anni fa a circa anni fa. I reperti più antichi, riconducibili al paleolitico medio, sono stati attribuiti a neanderthaliani dediti alla caccia, mentre quelli più recenti sono riconducibili alla cultura aurignaziana del paleolitico superiore. Il passaggio tra le due culture è oggetto di un grande interesse scientifico, e ciò spiega l'importanza della Grotta di Fumane..
In seguito ad una inondazione avvenuta nel 1926, sono state casualmente rinvenute alcune sepolture di epoca neolitica, che gli archeologi hanno attribuite alla cultura dei vasi a bocca quadrata.. Grazie a successivi scavi, effettuati negli anni 1950, si è ipotizzato che a nord della frazione di Cavalo vi fosse un insediamento risalente alla media età del bronzo, simile ad altri villaggi fortificati (castellieri) posti sulla sommità di rilievi, che sorsero numerosi in quei secoli in svariate zone dell'attuale territorio comunale e in altre posizioni arroccate nella Valpolicella e sulla Lessinia..
In epoca romana il pagus Arusnatium, una circoscrizione amministrativa autonoma abitata da una popolazione autoctona, aveva il proprio centro amministrativo in zona di Fumane, mentre San Giorgio rimaneva il luogo di riferimento religioso. Le iscrizioni del periodo degli Arusnati, popolazione di probabile origine etrusca o comunque italicaSecondo Scipione Maffei erano di origine etrusca, in contrasto con l'ipotesi di Theodor Mommsen che li riteneva di origine retica. Ancora oggi non è possibile stabilirlo con certezza, ma entrambe le popolazioni erano comunque di origine italica. che si stanziò nella zona già a partire dal V secolo a.C., si possono ammirare in gran numero al Museo Lapidario Maffeiano di Verona. Allo sbocco della piana di Fumane, verso San Pietro in Cariano, è nota la presenza di una casa romana con annessi rustici: il grande complesso è legato al toponimo "ruine", tuttora in uso, ma già testimoniato in documenti del secolo decimoprimo. Altri toponimi di probabile origine romana rimangono nel capoluogo: Degnano (da Dignus), Osan (da Voxius), Marzane (da Martius), Carcirago (da Carcirius). A Cavalo è degna di menzione la dedica a Lualda, divinità arusnate, venuta di recente alla luce nel pavimento della "chiesa vecchia"...
Storia medievale
Nell'Alto Medioevo Fumane fu sottoposta a dominio longobardo. Grazie al testamento del Vescovo di Verona Nokterio, datato 15 novembre 927, sappiamo che la valle era chiamata Val de sala, un toponimo proveniente dalla lingua longobarda. Un rogito notarile del 24 maggio 1054 menziona la presenza nella vallata di un castello, i cui limitrofi campi furono donati da alcuni abitanti all'Abbazia di San Zeno di Verona. Non è mai stata trovata traccia di alcun resto di questo castrum, anche se la sua presenza è attestata da altri documenti in cui viene nominato "castello di Monteclo"..