Nostra Signora del Monte Carmelo (o anche del Carmine) è uno dei titoli sotto cui viene invocata Maria, madre di Gesù.
Indica la Vergine venerata sul Monte Carmelo dai frati dell'Ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo, che le costruirono e intitolarono una chiesa e si misero sotto la sua protezione; il suo culto è legato alla devozione dello scapolare donato, secondo la tradizione, da Maria al priore dell'ordine carmelitano, Simone Stock, con la promessa per tutti coloro che lo indossano di essere liberati dalle pene del Purgatorio il primo sabato dopo la morte.
La sua memoria liturgica è fissata dal calendario romano generale al 16 luglio.
Le origini del culto Il titolo di Madonna del Monte Carmelo, ricco di rimandi biblici, nasce in Palestina insieme all’Ordine dei frati Carmelitani e con il tempo si arricchisce di nuovi significati, prima all'interno dell'ordine e poi diffondendosi largamente tra i fedeli insieme al sacro Scapolare e alle promesse a esso collegate.
Antefatti biblici Questo titolo mariano richiama anzitutto il monte Carmelo, "giardino verdeggiante", nella Galilea occidentale, simbolo di bellezza e splendore. Pertanto, per comprendere meglio la storia e lo sviluppo del titolo, è utile conoscere anzitutto il significato biblico di questo luogo nonché la vicenda biblica della nube di Elia, che proprio sul Carmelo, nove secoli prima della sua nascita, prefigurò profeticamente la venuta della Vergine e l'Incarnazione del Verbo.
Il Monte Carmelo
Nella simbologia della Sacra Scrittura, soprattutto dell'Antico Testamento, il monte rappresenta il luogo privilegiato dell'incontro con Dio, metafora dello stesso Paradiso, come ricorda anche il salmista:
In particolare, il monte Carmelo - il cui nome significa appunto "giardino di Dio" - rappresenta uno dei luoghi più belli della regione, che si sviluppa poco lontano da Nazareth nell'alta Galilea in direzione nordovest-sudest da Haifa a Jenin (e dove, secondo la tradizione, la sacra Famiglia avrebbe in seguito sostato di ritorno dall'Egitto). Tale bellezza è spesso esaltata nella Sacra Scrittura; si veda ad esempio l'espressione usata dallo sposo del Cantico dei Cantici 7,5, che per esprimere lo splendore della sua sposa esclama: «Caput tuum ut Carmelus», «la tua testa è bella come il Carmelo»; oppure il passo in cui Isaia, per indicare lo splendore del futuro Messia, lo dipinge rivestito di tutte le bellezze del Carmelo, sede di giustizia e di santità.
Il profeta Elia e la piccola nube
Sul monte Carmelo, secondo il racconto del Primo Libro dei Re, nel IX secolo a.C. si stabilì il profeta Elia, uomo contemplativo e strenuo difensore del monoteismo di Israele. Egli vi fondò una comunità di uomini, difendendo la purezza della fede nell'unico Dio del popolo di Israele, che si stava dimenticando del Signore seguendo i sacerdoti del dio Baal. Dopo una siccità di tre anni e mezzo, Elia elevò dalla cima del Carmelo una preghiera ed ebbe la visione di una piccola nube "come mano d'uomo" che dal mare si alzava verso il monte, portando la sospirata pioggia e salvando Israele dalla siccità.
Si legge infatti:
I Padri della Chiesa, nei loro scritti, hanno interpretato allegoricamente questa immagine come una figura profetica dell'Incarnazione del Verbo nella pienezza dei tempi: la pioggia, segno del perdono di Dio e della sua riconciliazione con il popolo pentito, rappresentava Cristo (cfr. Is 55,10-11) e la piccola nube apparsa sul Carmelo, di conseguenza, era profezia della Vergine Maria che - innalzandosi purissima dal mare dell’umanità peccatriceUno dei possibili significati etimologici del nome Maria è "stella del mare", o meglio "stilla di mare": quella goccia del mare così singolare che si distingue dal resto del mare come una stella risplende nel cielo. Analogamente la piccola nuvoletta di Elia, immagine profetica di Maria, si solleva dall'acqua distinguendosi dalla massa del mare e portandosi sulla vetta del Carmelo; proprio in relazione a questo, e in riferimento alla purezza di Maria, una delle invocazioni alla Vergine del Carmelo è anche quella di Stella Maris. - ha portato in sé il Verbo della vita e l'ha donato al mondo.Giovanni de la Rochelle, teologo francescano, in un testo del 1245: "La settima volta, ovvero nella settima età, che iniziò con la morte di Cristo, una nube, cioè Maria – nube a causa dell'umiltà interiore, piccola per l'umiltà esteriore – salì dal mare, ossia dalle miserie di questo mondo. (...) Che cosa farà dunque l'anima arida? Ricorra in fretta a Maria, perché ella, come una nube, invierà la pioggia." In: Il segno di Maria. Lo scapolare del Carmine, Santuario Ragusa, pro manuscripto, 10.
Nascita e sviluppo del titolo Verso la fine del XII secoloPrima di allora c'erano già sul Carmelo degli eremiti intenti ad imitare il profeta Elia, ma non vivevano riuniti in comunità. Già nell’XI secolo infatti i crociati avevano trovato in questo luogo dei religiosi, probabilmente di rito maronita, che si definivano eredi dei discepoli del profeta Elia e seguivano la regola di san Basilio. Nel 1154 circa si ritirò sul monte il nobile francese Bertoldo, giunto in Palestina con il cugino Aimerio di Limoges, patriarca di Antiochia di Siria, e venne deciso di riunire gli eremiti a vita cenobitica".(Cfr. ) un gruppo di pellegrini latini desiderosi di imitare l'esempio del profeta Elia si riunì in comunità sul monte Carmelo presso la fonte che porta il suo nome, con l’intento di abbracciare la vita eremitica sotto il patrocinio della Vergine Maria, per "vivere nell’ossequio di Gesù Cristo con cuore puro e buona coscienza".Agli inizi del Duecento Jacques de Vitry riferisce che essi, "ad esempio e imitazione del santo e solitario uomo Elia", abitavano "presso la fonte che di Elia porta il nome", in un alveare di piccole cellette "come api del Signore, producendo dolcezza spirituale". Essi desideravano vivere nell’ossequio di Gesù Cristo, servendolo fedelmente con cuore puro e buona coscienza", secondo le parole della loro prima Regola, che ricevettero fra il 1207 e il 1209 dal patriarca latino di Gerusalemme Alberto di Gerusalemme. Gli eremiti costruirono perciò in mezzo alle loro cellette la prima chiesetta della comunità e la dedicarono alla Beata Vergine Maria, mettendosi sotto la sua protezione; è dalla venerazione tributata a Maria in questa chiesetta, dunque, che nacque il titolo di Santa Maria del Monte Carmelo. Un titolo che arricchirà progressivamente il suo significato nel corso dei secoli.
Maria Patrona e sorella Il titolo nasce dunque indicando la Signora di quel santo luogo, patrona e compagna di coloro che lì vivono in preghiera e contemplazione. Sin da subito infatti i frati onorarono la Vergine come loro patrona, come Signora di quel sacro luogo e di quella comunità, e la accolsero come madre e sorella nell'intimità della loro vita quotidiana. Essi stessi poi, per potersi distinguere dai religiosi greci del vicino monastero di Santa Margherita, erano chiamati "fratelli della Beata Vergine Maria del monte Carmelo",Valerio Hoppenbrouwers, DIP, vol. II (1975), coll. 501-502. gli odierni Carmelitani.
Essi continuarono ad affidarsi a lei anche quando l'invasione araba, dopo il 1230, li costrinse ad abbandonare l'Oriente e a lasciare lo stesso monte Carmelo, facendoli stabilire perlopiù in Europa (il primo convento fu a Messina nel 1238).Il primo convento dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo fuori dalla Palestina sorse a Messina, in località Ritiro, nel 1238; altri conventi sorsero anche a Marsiglia (sempre nel 1238), a Kent in Inghilterra (1242), a Pisa (1249), a Parigi (1254). Videro sempre in lei la Madre che li guidava nel cammino, e con lei si intrattenevano in rapporto di fraterna e intima confidenza.Il segno di Maria. Lo scapolare del Carmine, Santuario Ragusa, pro manuscripto, 29-37. Maria Fiore Purissimo Ben presto i frati riconobbero in Maria colei a cui "è stata data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron" (Is 35,2), la Vergine purissima e tutta bella perché abitata da Dio stesso, bellezza in Persona. Se il Carmelo è il giardino verdeggiante di Dio, allora Maria è il fiore più bello di questo giardino, la vite fiorente, come recita la celebre sequenza composta in suo onore; dunque è Lei che i frati devono imitare ed è a Lei che devono rivolgersi per essere adornati essi stessi delle sue virtù; pertanto, presero Maria, Flos Carmeli, come modello e guida nel cammino di santificazione. Maria Madre che dona lo Scapolare Intorno al 1247, in un momento di grande difficoltà per l'Ordine, il frate Simone Stock (che una certa tradizione ritiene un priore generale dell'ordine) avrebbe ricevuto l'apparizione con cui la Vergine istituiva il Sacro Scapolare quale segno della sua materna protezione nei pericoli e garanzia di salvezza eterna: è la prima promessa, il privilegio per cui chi muore rivestito dello scapolare non soffrirà il fuoco eterno. A questa sarebbe seguita, sempre secondo la tradizione, una seconda promessa, in base alla quale - recitando determinate preghiere e alcuni sacrifici in suo onore - chi porta lo scapolare verrebbe liberato dal Purgatorio il primo sabato dopo la morte: è il cosiddetto privilegio sabatino, da cui deriva anche la comprensione di Maria come protettrice delle anime del Purgatorio.
Il valore profondo dello Scapolare, tuttavia, non sta nei benefici - che pure contribuirono grandemente alla diffusione del titolo - ma nel significato di questo sacramentale, che riassume tutti i tratti visti fin qui nello sviluppo della devozione alla Signora del Monte Carmelo: la Vergine bella, il fiore del Carmelo, che ti è sorella e madre premurosa, ti riveste con il suo scapolare per proteggerti nei pericoli della vita, offrirti consolazione e speranza e soprattutto aiutarti a rivestirti interiormente di Cristo, accompagnandoti alla meta della salvezza con la sua presenza quotidiana.
Questa comprensione della devozione dello Scapolare è ben espressa anche da una secolare tradizione radicata nell'Ordine, che riconosce in Maria l'adempimento della figura biblica della nube di Elia, non solo in quanto Ella ha donato Cristo al mondo una volta nella pienezza dei tempi, ma anche in quanto continua a farLo "piovere" ogni giorno nelle anime dei suoi figli, introdotti spiritualmente nella terra del Carmelo per mezzo dello scapolare. I Carmelitani infatti riconobbero in questa immagine ad un tempo la signoria di Maria (la nube raggiunge la vetta del Carmelo), la purezza della Vergine bella (la nube si innalza dalla massa indistinta del mare), la generazione di Cristo nei suoi figli vestiti dello scapolare (la nube reca la pioggia sul Carmelo e su tutto Israele). Santa Teresa Benedetta della Croce lo mostra in un suo celebre inno: "O Maria, sulla vetta del Carmelo sei apparsa come nube all'orizzonte per portare a noi la pioggia della grazia, tu pura senza macchia. Il profeta ed i santi del Carmelo ci han portati sulle vie di questo monte: qui noi siamo i tuoi piccoli fratelli, o madre di bontà".
Lo Scapolare del Carmine
Lo scapolare marrone della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo è uno dei segni della Chiesa da ormai molti secoli, associato ad alcune importanti promesse di salvezza che la Vergine avrebbe fatto in alcune apparizioni, promesse comunque confermate dal Magistero della Chiesa Cattolica negli anni successivi. Esso costituisce un sacramentale approvato dalla Chiesa e accettato dall’ordine carmelitano in quanto "segno esteriore dell’amore per Maria, della fiducia che i suoi figli hanno in lei e dell’impegno a vivere una vita ispirandosi a lei."
In origine lo scapolare era un indumento senza maniche e aperto sui lati; nel Medioevo veniva utilizzato da monaci e frati per ricoprire l’abito sul petto e sulla schiena. Oggi l'abitino del Carmelo si è ridotto di dimensioni ed è formato da due pezzetti rettangolari di lana marrone uniti da stringhe; va portato sul petto e sulla schiena.