Il regionalismo lombardo è un'ideologia politica che punta alla valorizzazione delle specificità storiche, sociali e culturali della Lombardia (intesa sia come ente amministrativo che come regione storica) tramite il raggiungimento di forme di autogoverno più o meno estese. Esso affonda le sue radici nell'antico municipalismo lombardo ostile alla gestione centralista dello stato caratteristica già del Regno di Sardegna e, in seguito, del Regno e della Repubblica Italiana. Questo movimento può dividersi in posizioni di tipo identitario e nazionalista (favorevoli ad esempio alla valorizzazione della cultura e della lingua lombarda e, eventualmente, delle altre lingue della Lombardia storica) oppure in altre focalizzate prevalentemente sul riconoscimento delle peculiarità socio-economiche del territorio.
All'interno della galassia regionalista è inoltre possibile individuare una corrente più incline all'indipendentismo, promotrice cioè della creazione di uno Stato per la regione lombarda nella sua accezione amministrativa e/o storico-linguistica, e una invece più moderata vicina all'autonomismo, che pur non chiedendo forme di sovranità statale contrapposte a quella italiana rivendica l'autogoverno del territorio come alternativa all'attuale configurazione dello stato, in un contesto federale o comunque fortemente decentralizzato.
Il concetto di Lombardia
Storicamente, l'estensione geografica del territorio denominato "Lombardia" è stata per secoli molto più ampia dell'attuale regione amministrativa italiana. Con la calata dei Longobardi nella penisola italiana nel 568 d.C., questa popolazione germanica creò un regno costituito da dei ducati che nel suo insieme, come dominii longobardi in Italia, prese il nome di Langobardia Maior. Nel momento della loro massima espansione, i dominii longobardi nell'Italia centrosettentrionale si estendevano dal Friuli all'attuale Piemonte, comprendendo tutta la Valle del Ticino, l'attuale Emilia e la Toscana eccetto per le zone costiere liguri e venete. Ancora in epoca altomedioevale, sia la prima che la seconda Lega Lombarda comprendevano molte città della Pianura padana che ad oggi non sono più considerate lombarde come Parma, Piacenza e Verona.
Durante l'epoca carolingia il termine Longobardia veniva utilizzato per definire la marca del Sacro Romano Impero comprendente Milano, sempre con confini molto più estesi della moderna Lombardia, comprendendo quasi tutta l'Italia settentrionale.. Questa accezione del termine la si può riscontrare ad esempio nella definizione dei cosiddetti Lombardi di Sicilia: minoranza etno-linguistica discendente degli abitanti dell'Italia nord-occidentale che a partire dalla seconda metà dell'XI secolo (e secondo diversi studiosi fino a tutto il XIII secoloSecondo le ipotesi più accreditate questo insediamento si fa risalire a un arco di tempo compreso tra l'XI secolo e il XIII secolo. Cfr. ) migrarono verso la Sicilia da poco conquistata dai normanni, anche se una precedente migrazione di "lombardi" avvenne già nel 1038, a seguito della spedizione militare bizantina di Giorgio ManiaceDavid Abulafia, Le due Italie: relazioni economiche fra il regno normanno di Sicilia e i comuni settentrionali, Cambridge University Press 1977 (trad. it. Guida Editori, Napoli 1991), p. 114.. Queste genti provenivano soltanto in parte dall'attuale Lombardia; molti di essi erano originari del Monferrato, di parte dell'entroterra ligure di ponente e di piccole porzioni delle zone occidentali dell'Emilia.
Il concetto allargato di "Lombardia" lo si ritrova nel saggio del 1553 Descrittione di tutta Italia di Leandro Alberti. In questo caso però, il territorio viene distinto in "Lombardia di qua dal Po" e "Lombardia di là dal Po"Leandro Alberti, Descrittione di tutta Italia di F. Leandro Alberti bolognese, nella quale si contiene il sito di essa, l'origine & le signorie delle città & de i castelli ..., per Giouan Maria Bonelli, Venezia, 1553, quindi anche qui con un significato che andava oltre agli attuali confini regionali. L'uso moderno del termine Lombardia arriva dopo la Guerra di successione spagnola quando l'Impero austriaco, impossessatosi del territorio nel 1717, cominciò a indicarla come Lombardia austriaca. Alla fine del XVIII secolo, con la Campagna d'Italia napoleonica, agli ex domini di Vienna furono aggregati i territori veneziani di Bergamo, Brescia e Crema, più i ducati di Modena e Massa e le legazioni pontificie di Bologna, Ferrara e Ravenna, andando a formare la Repubblica Cisalpina. Dalla Restaurazione successiva alla caduta di Napoleone nacque il Regno Lombardo-Veneto, posto sotto il controllo degli Asburgo d'Austria e senza più i territori tosco-emiliani annessi in precedenza. Fu all'incirca da questo momento in avanti che con il termine "Lombardia" si iniziò a definire un territorio più limitato, corrispondente grossomodo alla moderna regione italianavedi p. 615 in .
In epoca successiva tuttavia rimasero tracce dell'antica accezione terminologica nella toponomastica locale; su tutte il nome della città di Reggio Emilia, che fino al 1860 era nota come Reggio di Lombardia. Ancora al giorno d'oggi inoltre persistono corrispondenze culturali, sociali e linguistiche tipicamente lombarde in territori posti al di fuori dei confini amministrativi regionali, in quella che viene definita la Lombardia storica. È il caso del Canton Ticino e del Canton Grigioni in Svizzera, dei territori insubri piemontesi del Verbano e del novarese e della zona nord occidentale dell'Emilia. Tali affinità si sono a volte tradotte in sentimenti di esplicita appartenenza alla Lombardia, con conseguenti risvolti politici quali ad esempio il referendum del 2018 per il passaggio alla regione della provincia del Verbano-Cusio-Ossola e quello - previsto per il 2013, ma poi revocato - per l'analogo trasferimento della provincia di Piacenza.
Storia Prima dell'Unificazione italiana
I primi riferimenti moderni alla Lombardia come soggetto in grado di autogovernarsi risalgono al periodo della Rivoluzione francese, circa 250 anni dopo che il Ducato di Milano perse la propria indipendenza con la morte senza eredi di Francesco Sforza. Nel 1797 Carlo Botta, nel libro "Proposizione ai Lombardi di una maniera di governo libero", suggerisce che la Lombardia si sarebbe dovuta dotare di una Costituzione indipendente da quella rivoluzionaria francese. Sempre in quel periodo, in un concorso dell'amministrazione generale Giuseppe Faroni propone il "Polo Costituzionale per la Repubblica Lombarda": una Carta Costituzionale per un eventuale Stato lombardo che avrebbe succeduto l'allora Repubblica Cisalpina. Un sostenitore di questa possibilità era, tra gli altri, il poeta milanese Carlo Porta..
Un effimero tentativo di dare alla Lombardia dignità statuale autonoma venne compiuto all'indomani della caduta del Regno d'Italia napoleonico. Anticipando le truppe austriache che nel frattempo non erano ancora entrate nella regione, il 21 aprile del 1814 il consiglio comunale di Milano, riunitosi d’urgenza, nominò la cosiddetta Reggenza provvisoria del governo di Lombardia. Quest'ultima era composta da quell'élite nobiliare lombarda che era stata estromessa dalla vita pubblica e politica durante il periodo napoleonico. Presidente della reggenza era il conte Carlo Verri, mentre i suoi membri erano Giberto Borromeo, Alberto Litta, Giorgio Giulini, Giacomo Mellerio, Giovanni Bazzetta e Domenico Pino.
Assieme all'abbassamento della pressione fiscale, tra i primi provvedimenti presi da questo governo provvisorio vi furono l'abolizione del Senato e del Consiglio di stato del Regno d’Italia, espressioni del vecchio regime. L'obiettivo della reggenza era infatti quello di presentarsi al tavolo dei vincitori di Napoleone come rappresentante legittimo del territorio della Lombardia, puntando poi a trattare per un'eventuale indipendenza dello stato con annesso ampliamento territoriale. A tal fine venne dunque inviata a Parigi una delegazione ufficiale composta da Federico Confalonieri, Alberto Litta e Gian Luca Somaglia, che però si vide respingere le richieste espresse della reggenza.
Intanto era giunto a Milano il feldmaresciallo austriaco Heinrich Johann Bellegarde, che il 25 maggio 1814 emanò un proclama con il quale annunciò il termine delle attività della reggenza provvisoria come istituzione di governo autonomo, imponendo ai suoi componenti di giurare fedeltà all'imperatore Francesco II. Il 12 giugno successivo, la Lombardia venne formalmente annessa all'Impero austriaco a seguito della pace di Parigi, mentre la reggenza cessò di esistere il 2 gennaio 1816, quando venne sciolta ufficialmente con l'entrata in vigore dell’ordinamento stabilito dalla patente imperiale 7 aprile 1815.
Le Cinque giornate di Milano
Durante il governo austriaco, i movimenti per l'indipendenza e l'autonomia della Lombardia confluirono in seno ai movimenti federalisti per l'Unità d'Italia, tanto che molti federalisti consideravano la Lombardia più come nazione che come divisione amministrativa dell'Impero austriaco o di un futuro Stato italiano. Emblematiche in questo contesto sono state le Cinque giornate di Milano, che iniziarono proprio come rivolta autonomista al fine di ottenere da Vienna maggiori concessioni per Milano e per la Lombardia. Tra queste, l'abrogazione delle leggi più repressive, l'istituzione della libertà di stampa, lo scioglimento della polizia, il deferimento al comune di Milano della responsabilità sull'ordine pubblico e l'istituzione di una Guardia Civica agli ordini della municipalità. Lo stesso Carlo Cattaneo, uno dei leader dell'insurrezione nonché padre del federalismo italiano, fino ad allora credeva nella possibilità di un Lombardo-Veneto indipendente facente parte di una federazione austriaca.
La presa di coscienza della refrattarietà dell'Impero ai cambiamenti, unita alla rapida degenerazione delle proteste, costrinse però Cattaneo e altri esponenti del riformismo democratico (come Enrico Cernuschi e Giulio Terzaghi) a porre come priorità la cacciata degli austriaci da Milano, rimandando alla fine delle ostilità il dibattito sulla futura forma istituzionale della Lombardia. Fu in questo frangente che maturò l'alternativa di uno Stato lombardo all'interno di una futura federazione italiana, rifuggendo tuttavia ogni ipotesi di fusione con il Regno di Sardegna e con il suo regime centralista e statalista di ispirazione francese, che Cattaneo riteneva in ogni caso inferiore a quello austriaco. Questi propositi verranno disattesi con l'intervento diretto di Carlo Alberto, richiesto dal Governo provvisorio di Milano, e la successiva sconfitta del re sabaudo contro gli austriaci, che permisero il ritorno nel capoluogo del feldmaresciallo Josef Radetzky e la restaurazione del Regno Lombardo-Veneto.
Regno d'Italia La crisi sociale che travolse l'Italia nell'ultimo decennio del XIX secolo diede rinnovato vigore alle richieste di autogoverno lombarde, provenienti da ambiti socialisti e mazziniani. Fu in questi anni che il leader socialista Filippo Turati avanzò l'idea di uno stato lombardo governato dai lombardi, alla luce delle ampie differenze economiche e sociali tra il Nord e il Sud Italia. In questo senso, Turati venne ispirato anche dall'ostilità che Milano e la Lombardia riservavano all'allora presidente del Consiglio Francesco Crispi e alle sue politiche autoritarie e imperialiste. Fu peraltro proprio in Lombardia che nel marzo del 1896 si registrarono i maggiori disordini a seguito della sconfitta dell'esercito italiano nella Battaglia di Adua, che costrinse Crispi alle dimissioni da capo del governo.