Biografia Le notizie non verificate Le notizie sulla sua vita sono scarsamente documentate. Una sua biografia è stata redatta dall'erudito francese Louis-Gabriel MichaudLouis-Gabriel Michaud, Biographie Universelle ancienne et moderne, nuova edizione, vol. 6, Paris, Desplaces, 1854, pp. 457-458, digitalizzazione disponibile su Internet Archive. e dal musicologo belga François-Joseph FétisFrançois-Joseph Fétis, Biographie universelle des musiciens et bibliographie générale de la musique, seconda edizione, vol. 2, Paris, Didot, 1861, pp. 162-164, digitalizzato in Google Books.; inoltre, Cambini stesso racconta del proprio passato in un articolo sulla Allgemeine musikalische Zeitung del 1804Giuseppe Cambini [Cambiui in Paris], Ausführung der Instrumentalquartetten, in «Allgemeine musikalische Zeitung», VI/47 (22 agosto 1804), Leipzig, Breitkopf & Härtel, 1804, colonne 781-783 (digitalizzazioni disponibili su Internet Archive e su Google Books).. Tuttavia, tutti questi documenti contengono numerosi erroriL'articolo è stato anche ritenuto di dubbia attribuzione, cfr. Marcello De Angelis, Introduzione a Claudio Paradiso (a cura di), Il cavalier Ferdinando Giorgetti musicista romantico a Firenze, Roma, Società Editrice di Musicologia, 2015, p. 10. e richiedono una verifica attenta.Chappell White, Jean Gribenski, Amzie D. Parcell, voce Cambini, Giuseppe Maria (Gioacchino), in The New Grove of Music and Musicians. Second Edition, edited by Stanley Sadie, executive editor John Tyrrell, vol. 4: Borowski to Canobbio, London, Macmillan, 2001-2002, pp. 858-861.

Non risultano confermati gli estremi biografici dell’autore (solo Fétis riporta una data di nascita), né i suoi primi studi. È possibile che abbia avuto contatti con padre Giovanni Battista MartiniGuido Salvetti, voce Cambini, Giuseppe Maria Gioacchino, in Dizionario enciclopedico della musica e dei musicisti, diretto da Alberto Basso, serie II: Le biografie, vol. 2: BUS-FOX, Torino, UTET, 1985, pp. 80-81.Raoul Meloncelli, voce Cambini, Giuseppe Maria (Giovanni Giuseppe, Giangiuseppe), in Dizionario biografico degli italiani, vol. 17, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1974, consultabile on-line su Treccani.it. e, con maggiore probabilità, con Filippo Manfredi, considerato il suo probabile insegnante di violino.Jean Gribenski, voce Cambini, Giuseppe Maria (Gioacchino), in Die Musik in Geschichte und Gegenwart. Allgemeine Enzyklopädie der Musik begründet von Friedrich Blume, a cura di Ludwig Finscher, serie I: Personenteil, vol. 4: Cam-Cou, Kassel-Basel-London-New York-Praha, Bärenreiter/Stuttgart-Weimar, Metzler, 2000, colonne 9-17.

Fétis riporta un presunto esordio operistico fallito a Napoli nel 1766, seguito durante il ritorno via mare a Livorno da un rapimento da parte di pirati, che lo avrebbero maltrattato fino alla sua liberazione da parte di un patrizio veneziano. Questo racconto presenta molte somiglianze con una storia pubblicata nel periodico di poesia Correspondance littéraire, philosophique et critiqueRivista esistita dal 1747 al 1793, diretta da Friedrich Melchior Grimm., fatto che solleva dubbi sull'attendibilità della versione di Fétis.

Nel suo scritto del 1804 sulla Allgemeine musikalische Zeitung, Cambini afferma di aver suonato la viola per sei mesi nel 1767Nell'articolo, Cambini afferma soltanto di aver suonato «per sei fortunati mesi durante la mia gioventù», senza altri riferimenti cronologici: il 1767 è dato come verosimile data da alcune evidenze documentali, per esempio l'indicazione della presenza di Cambini a Lucca per la Festa di Santa Croce degli anni immediatamente precedenti, discusse in Gabriella Biagi-Ravenni, voce Manfredi, Filippo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 68, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2007, consultabile on-line su Treccani.it, in un quartetto d’archi insieme a Luigi Boccherini, Pietro Nardini e il suo maestro Manfredi. Se questa affermazione fosse veritieraCome già accennato in nota, tutto l'articolo è da molti ritenuto spurio, cfr. Marcello De Angelis, Introduzione a Claudio Paradiso (a cura di), Il cavalier Ferdinando Giorgetti musicista romantico a Firenze, Roma, Società Editrice di Musicologia, 2015, p. 10; e, soprattutto, i dubbi espressi in Daniel Heartz, Music in European Capitals: The Galant Style (1720-1780), New York, Norton, 2003., si tratterebbe della prima formazione di questo genere apparsa almeno in Italia, se non in tutta Europa.Guido Salvetti, voce Nardini, Pietro, in Dizionario enciclopedico universale della musica e dei musicisti, diretto da Alberto Basso, serie II: Le biografie, vol. 4: ME-PIA, Torino, UTET, 1988, p. 326.Gabriella Biagi-Ravenni, voce Manfredi, Filippo, in Dizionario enciclopedico universale della musica e dei musicisti, diretto da Alberto Basso, serie II: Le biografie, vol. 5: JE-MA, Torino, UTET, 1986, p. 608.

Questa notizia ha contribuito per anni alla diffusione di una leggenda sull’importanza storica di Cambini nella definizione del quartetto d’archi.Gino Roncaglia, Di Giovanni Giuseppe Cambini. Quartettista Padre, in «La rassegna musicale», VI/5 (settembre 1933), Torino, Fedetto, 1933, pp. 267-274.Gino Roncaglia, Giovanni Giuseppe Cambini quartettista, in Adelmo Damerini e Gino Roncaglia (a cura di), Musiche italiane rare e vive da Giovanni Gabrieli a Giuseppe Verdi. Per la XIX settimana musicale, 22-30 luglio 1962, Siena, Ticci, 1962, pp. 183-194.Fausto Torrefranca, Avviamento allo studio del quartetto italiano, in «L'approdo musicale», 23 (1966), numero monografico su Torrefranca a cura di Alfredo Bonaccorsi, Roma, ERI, 1966, pp. 15-181.Cesare Fertonani, Gli ultimi quartetti di Giuseppe Maria Cambini, in Francesco Degrada e Ludwig Finscher (a cura di), Luigi Boccherini e la musica strumentale dei maestri italiani in Europa tra Sette e Ottocento, Atti del convegno internazionale di studi, Siena, 29-31 luglio 1993, numero monografico di «Chigiana», nuova serie XLIII/23 (1993), Firenze, Olschki, 1993, pp. 247-279. In realtà, fu uno dei numerosi (sebbene tra i più prolifici) compositori che, in quello stesso periodo, contribuirono allo sviluppo del genere.Dieter Lutz Trimpert, Die Quatuors concertants von Giuseppe Cambini, Tutzing (Baviera), Schneider, 1967.Daniel Heartz, Music in European Capitals: The Galant Style (1720-1780), New York, Norton, 2003.Wulf Konold, Il quartetto per archi. Dalle origini a Franz Schubert, Milano, Rugginenti, 1996.

I primi anni a Parigi La prima notizia certa della sua biografia è l'arrivo a Parigi all'inizio degli anni '70 del '700, dove rimase 20 anni, durante i quali compose oratori, lavori concertistici, cameristici, sinfonici e teatrali (si ha notizia di almeno 14 opere teatrali, di cui per lo meno 12 rappresentate a Parigi, e anche di alcuni balletti che destarono l'ammirazione di Christoph Willibald GluckJacques-Gabriel Prod'homme (a cura di), Lettres de Gluck et à propos de Gluck (1776-1787), in «Zeitschrift der Internationale Musikgesellschaft», 13 (1911-12), Leipzig, Breitkopf & Härtel, 1912, p. 257.), ed eseguì suoi concerti al violino (durante i Concert Spirituel e i Concerts des Amateurs, gestiti da François-Joseph Gossec).Constant Pierre, Histoire du «Concert Spirituel» 1725-1790, Paris, Heugel, 1975. Più di 600 composizioni furono pubblicate con il suo nome nella capitale francese fino al 1800 (soprattutto dagli editori Venier, Berault e Sieber, vedi anche la sezione Fonti), delle quali più di 80 sono sinfonie concertanti: ne scrisse molte di più di qualsiasi altro compositore francese coevo, divenendo il campione del genere.Barry S. Brook, The «Symphonie Concertante»: An Interim Report, in «The Musical Quartertly», XLVII/4 (ottobre 1961), New York, Oxford University Press, 1961, pp. 493-516.

La polemica con Mozart Il suo successo nella sinfonia concertante ispirò la rivalità di Wolfgang Amadeus Mozart, che nel 1778 accusò Cambini di aver impedito l'esecuzione della sua sinfonia concertante per fiati e orchestraL'autografo del lavoro di Mozart risulta perduto forse proprio in conseguenza di questa vicenda, vedi note successive. presso i Concert Spirituel, in quanto geloso della sua perfezione.Martin Staehelin, Ist die sogenannte Mozartsche Bläserkonzertante KV 297b/Anh. I,9 echt?, Berlin-Boston, De Gruyter, 2013, pp. 3-6. Vedi anche Robert Levin, Mozarts Bläserkonzertante KV Ahn. 9/297B und ihre Rekonstruktionen im 19. und 20. Jahrhundert, in «Mozart-Jahrbuch des Zentralinstitutes für Mozartforschung der Internationalen Stiftung Mozarteum Salzburg», 1984/1985, Kassel (ecc.), Bärenreiter, 1986, pp. 187-207; e ID., Who Wrote the Mozart Four-Wind Concertante?, Stuyvesant (NY), Pendragon, 1988. La diffidenza di Mozart nei confronti di Cambini non si riscontra in altri compositori che ebbero a che fare con lui, anzi, Gluck, negli stessi anni, lo raccomandò spesso come uomo di integerrima onestà, perciò è probabile che il salisburghese abbia esternato sentimenti esagerati.

Le alterne fortune parigine L'accusa di Mozart è poco consistente anche perché il potere di Cambini a Parigi non arrivò certo al livello denunciato dall'austriaco. Alla sua vasta produzione corrisponde una tutto sommato poco lusinghiera attenzione da parte della stampa musicale. Viene citato relativamente poco nelle recensioni coeve, e la sua carriera da violinista è meno apprezzata rispetto a quella degli altri solisti attivi nello stesso periodo. I suoi successi maggiori furono, come detto, le sinfonie concertanti e i suoi quartetti, verso i quali perfino Mozart ebbe parole benevole. Il suo stile facile, affascinante e brillante, aperto solo quanto basta alle novità, lo rese una sorta di paladino della Parigi galante, e molti suoi pezzi furono accolti favorevolmente anche a Londra e in America (alcuni parteciparono attivamente alla definizione della cosiddetta forma sonata), però le sue opere teatrali vennero quasi sempre stroncate e l'affermarsi anche in Francia del più complesso stile viennese (dal 1785 in poi), a cui cercò maldestramente di aderire, minò molto la sua fama, intaccata anche da sfavorevoli pareri sulla stampa di area tedesca.

La Rivoluzione Nel 1788 divenne manager del Teatro Beaujolais, e vi lavorò durante i tumulti rivoluzionari, fino al 1791. La sua tenuta permise la continuità di un'offerta operistica di qualità anche negli anni della Repubblica.Michel Noiray, Les créations d’opéra à Paris de 1790 à 1794, in Jean-Rémy Julien e Jean-Claude Klein (a cura di), Orphée phrygien. Les Musiques de la Révolution, Paris, Editions du May, 1989, pp. 193-203. Al tempo del Terrore, dal 1791, diresse il Teatro Louvois, che la crisi economica dovuta alla guerra fece chiudere nel 1794. Crisi che colpì molto anche il patrimonio di Cambini e lo costrinse a cercare le più diverse occasioni di lavoro: dal 1794 accettò lo stipendio dell'armaiolo Armand Séguin, per il quale tenne concerti privati e compose più di 100 quartetti; compose inni rivoluzionari e patriottici per la neonata RepubblicaConstant Pierre, Les hymnes et chansons de la Révlution. Aperçu général et catalogue, Paris, Imprimerie Nationale, 1904, digitalizzazione disponibile in Gallica.Paolo Edoardo Fornaciari, Il livornese e Robespierre. Giuseppe Maria Cambini e gli inni rivoluzionari del 1794, Livorno, Vittoria Iguazu, 2019.; insegnò privatamente violino, canto e composizione; trascrisse arie d'opera di altri autori per qualsiasi committente; e accettò commissioni editoriali (nel 1795, l'editore Gavreaux gli chiese di curare la ristampa del metodo per violino di GeminianiFrancesco Geminiani, The Art of Playing the Violin, London, a cura dell'autore, 1751., e nel 1799 Nademann et Lobry lo incaricarono di redigerne uno per flauto).Gianni Lazzari, Il flauto traverso. Storia, tecnica, acustica, con Il flauto del Novecento di Emilio Galante, Torino, EDT, 2003, pp. 109, 125, 127-128, 131.

L'oblio