LOpel Vectra è un'automobile di fascia medio-alta (segmento D), prodotta in tre generazioni dal 1988 al 2008 dalla casa automobilistica tedesca Opel.

Genesi ed evoluzione Nell'autunno 1984 la Casa di Rüsselsheim cominciò a lavorare al progetto J-2400, dal quale sarebbe scaturita la sostituta della Ascona, oramai giunta alla sua terza generazione. Il modello, oltre a proporre nuovi contenuti, doveva apparire molto più moderno nella linea, adeguandosi alla tendenza di quegli anni di curare in modo particolare l'aerodinamica, strada già seguita da Opel con la Kadett E del 1984 e l'Omega del 1986. Sotto la guida dell'allora progettista capo Wayne Cherry, i lavori cominciarono: il team di designer diretto da Ehrard Schnell lavorò sodo per questo progetto, alle linee esterne pensò Wayne Cherry, mentre all'aerodinamica pensarono i designer H. Berneburg e J. Schulze. Va detto che la futura berlina media di casa Opel fu la prima vettura del marchio di Rüsselsheim a utilizzare il CAD e ciò aiutò molto nei compiti di tracciamento delle linee della vettura e nella loro ottimizzazione aerodinamica. Il nome Vectra venne deciso otto mesi prima della presentazione, che avvenne nel settembre 1988. La nuova denominazione fu voluta per sottolineare il salto evolutivo rispetto all'ultima Ascona.

Vectra A

Design esterno e interno Conformemente a quanto pianificato in fase di progettazione, la Vectra A fu offerta unicamente in configurazione berlina, ma con la possibilità di scegliere tra la carrozzeria a quattro porte e quella a cinque porte con portellone posteriore. Quest'ultima però non propose più una carrozzeria a due volumi, come fu a suo tempo per l'Ascona, ma un nuovo corpo vettura a due volumi e mezzo. Tuttavia quest'ultima configurazione fu resa disponibile al pubblico solo alcuni mesi dopo il lancio.

La nuova berlina media di casa Opel fu disegnata e perfezionata al computer tenendo ben presenti le pressanti esigenze in tema di aerodinamica: già nel 1986 il lancio dell'ammiraglia Omega mise in evidenza un mutato e più attento orientamento della casa tedesca verso l'aerodinamica. La Vectra fu un'ulteriore dimostrazione dell'impegno dei designer Opel verso questo importante aspetto, sempre meno trascurabile durante la progettazione di un'auto e che alla Opel avrebbe raggiunto il suo culmine con il lancio della Calibra, versione coupé della stessa Vectra A. E così, la ricerca aerodinamica portò a un Cx di 0,29, un risultato ottenuto grazie alle superfici levigate e meno spigolose che non sulla Ascona C. Un risultato che pose la Vectra A all'altezza della migliore concorrenza, rappresentata allora dall'Audi 80, dalla Peugeot 405 e dalla Renault 21. E così, la nuova berlina di casa Opel si presentò in generale con linee assai pulite e con un frontale dal profilo curvilineo, quasi coincidente con un quarto di circonferenza, costituito da una fanaleria anteriore rettangolare e a sviluppo orizzontale, e con una calandra a due listelli orizzontali. La fiancata si presentava con linee sobrie, con una linea di cintura leggermente inclinata in avanti e con superfici vetrate laterali abbastanza generose che prevedevano fra l'altro la presenza di un terzo finestrino posteriore. La coda era a gruppi ottici quadrangolari dagli spigoli arrotondati, uniti fra loro da una fascia in plastica grezza che attraversava tutto lo specchio di coda.

L'abitacolo della Vectra A era molto moderno per l'epoca e propose linee tondeggianti che in altri modelli concorrenti si sarebbero visti solo nel decennio successivo. Tale aspetto era visibile ad esempio nel cruscotto, coperto da una palpebra arrotondata e avvolgente e la cui strumentazione metteva innanzitutto in risalto il tachimetro al centro, affiancato dal contagiri a sinistra e da un cluster sulla destra, comprendente gli indicatori della temperatura dell'acqua e del livello del carburante. Nel complesso l'abitabilità era buona, grazie soprattutto al passo, cresciuto di 26 mm, anche se in generale la Vectra A crebbe in tutte le sue misure caratteristiche rispetto all'ultima generazione della Ascona.

Meccanica e motori La Vectra A nacque su di un pianale frutto dell'evoluzione della piattaforma globale GM già utilizzata per la Ascona C, ma con un interasse allungato di 26 mm. Il comparto sospensivo prevedeva un avantreno di tipo MacPherson con barra antirollio. Sempre l'avantreno era montato, assieme ai principali organi meccanici (motore, trasmissione e sterzo), su un telaietto ausiliario. Il retrotreno era invece a ruote interconnesse con bracci longitudinali: la barra antirollio posteriore era prevista solo nelle versioni più potenti. Su entrambi gli assi erano previste molle elicoidali e ammortizzatori idraulici telescopici. L'impianto frenante prevedeva dischi pieni all'avantreno e tamburi al retrotreno per le versioni meno potenti, mentre le versioni più potenti erano equipaggiate con dischi autoventilanti davanti e dischi pieni dietro. Lo sterzo era a cremagliera, ma le versioni di punta prevedevano anche il bloccasterzo e la servoassistenza.

Al suo esordio la Vectra A era prevista nelle seguenti motorizzazioni:

1.4: motore 14NV da 1389 cm³ alimentato a carburatore e in grado di erogare una potenza massima di 75 CV; 1.6: motore 16SV da 1598 cm³ alimentato a carburatore e in grado di erogare una potenza massima di 82 CV; 1.6i: motore C16NZ da 1598 cm³, alimentato a iniezione elettronica indiretta e con potenza massima di 75 CV; 1.8: motore 18SV da 1796 cm³, alimentato a carburatore e con potenza massima di 90 CV; 2.0i: motore da 1998 cm³ alimentato a iniezione elettronica indiretta e disponibile in tre livelli di potenza massima, vale a dire 101 CV (C20NEF), 115 CV (C20NE) e 129 CV (20SEH); 1.7 D: motore Diesel aspirato 17D da 1700 cm³ con potenza massima di 57 CV; 1.7 TD: motore turbodiesel TC4EE1 da 1686 cm³ con potenza massima di 82 CV.

In alcuni mercati esteri era disponibile anche un motore da 1389 cm³ da 75 CV al posto del 1.6 a iniezione di pari potenza. La trazione era generalmente sulle ruote anteriori, ma il 2 litri nelle varianti da 115 e 129 CV era abbinabile anche alla trazione integrale. Per quanto riguarda il resto della meccanica, il cambio era a 5 marce su tutta la gamma, ma su alcune versioni era possibile avere a richiesta un cambio automatico a 4 rapporti.

Allestimenti e dotazioni La Vectra A era inizialmente disponibile in 4 allestimenti: GL, GLS, CD e GT.

Nella versione base GL la dotazione di serie era assai ridotta. Nella GLS invece la dotazione di serie era più ampia e prevedeva interni in velluto, cristalli atermici, vetri elettrici anteriori, chiusura centralizzata per portiere, baule e sportellino carburante, contagiri, spia della riserva, sedile guida regolabile in altezza, poggiatesta posteriori, sedile/schienale posteriore frazionato, bracciolo centrale posteriore con botola di collegamento col bagagliaio per il carico di oggetti lunghi, cinture anteriori e posteriori regolabili in altezza, antifurto meccanico (blocco delle serrature delle portiere, azionabile dalla porta del conducente), fendinebbia, paraurti in tinta con filetto cromato, luci di lettura anteriori, plafoniera a spegnimento ritardato, alette parasole con specchietto schermabile e illuminato, portamonete, accendisigari illuminato, reostato per l'illuminazione del quadro. Sulla GT e sulla CD era disponibile, a richiesta, il check control (sei spie per i livelli di olio, liquido lavavetro e refrigerante motore, usura pastiglie freni, anomalia luci di coda/anabbaglianti, anomalia luci dei freni).

Evoluzione della gamma

Il primo passo evolutivo nella gamma della Vectra A si ebbe nel marzo del 1989, quando venne introdotta la versione a due volumi e mezzo, chiamata a raccogliere il testimone della precedente Ascona C a due volumi. Le motorizzazioni erano pressappoco le stesse della berlina classica. Sempre nel 1989, ma ad agosto, vi fu l'arrivo della Vectra 2000, equipaggiata con il primo motore bialbero presente in questa gamma, un 2 litri basato sulle equivalenti unità monoalbero di pari cilindrata e con potenza massima di 150 CV. Anche questa motorizzazione fu abbinabile alla trazione integrale. Vale la pena spendere alcune parole in più su questo sistema di trazione integrale. Tale sistema venne progettato e sviluppato in collaborazione con la Steyr-Daimler-Puch, azienda austriaca specializzata proprio nel settore delle quattro ruote motrici. Inoltre, le Vectra A 4x4 non differivano dalle altre Vectra A solo per la trazione integrale, ma anche per il retrotreno specifico, non più a ruote interconnesse, ma a ruote indipendenti con bracci obliqui. Per quanto riguardava le altre novità alla gamma occorse durante il 1989, vale la pena ancora ricordare che sempre nell'estate di quell'anno venne tolto di produzione il 2 litri di base da 101 CV. All'inizio del 1990 il 1.8 a carburatore venne sostituito da un 1.8 a iniezione provvisto di marmitta catalitica e in grado anch'esso di erogare 90 CV di potenza massima. Nel giro di pochi mesi, anche quest'ultima motorizzazione divenne abbinabile alla trazione integrale. Nell'agosto 1991, invece, il servosterzo e l'ABS divennero di serie su tutta la gamma.

Nel settembre del 1992 fu la volta del restyling di mezza età, un restyling piuttosto leggero anche se facilmente riconoscibile. Venne introdotta una sfaccettatura sui fari anteriori e ridisegnata la calandra, che riprese la forma allargata di quella presente sulla Vectra 2000 del 1989: a quel punto divenne pertanto in tinta e senza listelli orizzontali e il marchio Opel fu spostato dal cofano all'interno della calandra. Fu introdotto il marchio anche sulla coda e, nelle versioni più lussuose, una fascia rifrangente abbinata al colore dei fanali posteriori, che ne riprese il motivo sui bordi del portellone posteriore. Negli interni invece cambiò la sola forma del volante, che ora come optional poté essere dotato di airbag. Per quanto riguarda la gamma motori, con l'imminente avvento del catalizzatore obbligatorio, fu soppressa la motorizzazione 1.4 litri, nei mercati in cui era prevista, sostituita dalla versione 1.6 litri a iniezione con marmitta catalitica già previsto in altri mercati e con potenza di 75 CV. Nello stesso anno, a settembre, fu lanciata la versione di punta Turbo 4x4, dotata anch'essa di trazione integrale ed equipaggiata con un motore bialbero da 2 litri alimentato a iniezione elettronica e sovralimentato mediante turbocompressore. Tale motore era in grado di erogare una potenza massima di 204 CV. Altri aggiornamenti tecnici riguardarono l'impianto frenante, che divenne a dischi autoventilanti su tutta la gamma.

Nel marzo 1993 fu introdotta una motorizzazione da 2,5 litri V6 a benzina, che assieme alla versione Turbo costituì il top di gamma. Fu l'unico motore non a 4 cilindri montato di serie sulla Vectra A e arrivava a erogare una potenza massima di 170 CV. Sei mesi dopo vi fu una rivisitazione della versione 1.6 litri a iniezione catalitico, la cui potenza massima scese da 75 a 71 CV. Nel marzo 1994 fu introdotta la versione CDX, proposta sia a quattro sia a cinque porte, che montava anche il nuovo 2 litri Ecotec da 136 CV. Tale versione, benché meno potente, andò di fatto a sostituire il 2 litri bialbero da 150 CV nella gamma della Vectra A. Contemporaneamente, il Diesel aspirato venne leggermente rivisitato e vide un leggero aumento delle proprie prestazioni, arrivando così a erogare 60 CV di potenza massima.

Nel luglio 1995 la Vectra A fu tolta di produzione per fare spazio alla seconda generazione, la Vectra B. In totale furono oltre 2 milioni gli esemplari di Vectra A prodotti. La produzione include anche i esemplari prodotti di Vauxhall CavalierOpel Jahrbuch 2013, E. Barthels / R. Manthey, 2012, Podszun, pag. 59, ossia il modello destinato al Regno Unito.

Tabella riepilogativa