Tre dei suoi quattro fratelli morirono in lager. Membro dell'Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti, si è impegnato come testimone, spesso insieme al fratello Angelo, anche lui sopravvissuto, al fine di conservare e trasmettere la memoria dello sterminio. Primo Levi si ispirò alla sua figura per tratteggiare i personaggi di Piero Sonnino in Se questo è un uomo, e di Cesare, uno dei protagonisti de La tregua.
Biografia Le origini e la vita famigliare prima della guerra Nacque al numero 70 di via degli Equi nel quartiere di San Lorenzo, a Roma, da Emma dell'Ariccia e Israele Perugia. Oltre a lui, la coppia ebbe altri nove figli, sei maschi e quattro femmine. Mosè, nato nel 1912, morì a un anno di età. La famiglia era di solide tradizioni libertarie e antifasciste. Il nonno materno, Mosè dell’Ariccia, conobbe il carcere pontificio per la sua fede repubblicana e fu amico fraterno di Ernesto Nathan, sindaco di Roma dal 1908 al 1913. La figura del nonno materno ebbe un peso rilevante nella formazione politica dei fratelli Perugia.
Il padre di Lello era socialista; la madre, comunista, fu tra le fondatrici del Partito comunista italiano e dell’Unione donne italianePer tutte queste informazioni si veda l’intervista di Marcello Pezzetti a Lello Perugia registrata a Roma il 12 ottobre 1995 disponibile sul sito del Centro di Documentazione ebraica contemporanea all’indirizzo https://digital-library.cdec.it/cdec-web/audiovideo/detail/IT-CDEC-AV0001-000073/lello-perugia.html e fu invitata da Alcide De Gasperi a prendere parte, assieme al padre dei Fratelli Cervi, Alcide, alla delegazione italiana in occasione della Conferenza internazionale di Pace a Parigi nel 1947Georges de Canino, “Non dimentico e non perdono”. Le parole del deportato Lello Perugia, in «Patria indipendente», 23 gennaio 2011. per dimostrare che in Italia vi era stata anche un’opposizione antifascista che aveva pagato un prezzo altissimo, e per cercare di ottenere sconti sulle sanzioni di guerra. Lello all’età di 11 anni conobbe l’anarchico Errico Malatesta alla fonderia l’Umanitaria di Via dei Sabelli a San LorenzoLuca Telese, “Nel Lager, il compagno Cesare e il timido Lapen”, in «Il manifesto», 22 aprile 1997.. Subito dopo il diploma il padre aveva aperto una drogheria-torrefazione nella zona del Pantheon, poi era diventato proprietario di un negozio di mobili vicino al Teatro Valle. Quest'ultima attività andò fallita a causa della Prima Guerra Mondiale. Nel 1920, con alcuni soci, iniziò un commercio all'ingrosso degli stracci esteso dal Lazio alla Campania e alla Toscana (la vendita degli stracci avveniva nella città di Prato). La madre gestiva un emporio insieme a una sorellaPer tutte queste informazioni sulla famiglia si veda l’intervista di Gigliola Colombo a Lello e Angelo Perugia registrata a Roma il 15 luglio 1987 disponibile sul sito del Centro di Documentazione Ebraica contemporanea all’indirizzo Intervista a Lello e Angelo Perugia - Lello e Angelo Perugia - audiovideo - CDEC - Centro di Documentazione Ebraica - Digital Library.
La famiglia era benestante e conduceva un tenore di vita borghese. In casa nessuno era praticante e non c’era grande attenzione per la vita religiosa; frequentavano il tempio soltanto per le ricorrenze principali, in media due volte all’anno, per il Rosh Hashanah e il Kippur. Lello Perugia a 13 anni si rifiutò addirittura di fare il “mignanne”Il termine trova riscontro nel “Glossario dei vocaboli e delle espressioni di origine ebraica nel dialetto giudaico-romanesco” di Attilio Milano, in Crescenzo Del Monte, Sonetti Postumi giudaico-romaneschi e romaneschi, p. 248, disponibile on line all’indirizzo http://www.archivio-torah.it/ebooks/glossariogiudaico.pdf. consultato il 18/05/2018, cioè il bar mitzvah, perché si sentiva «cittadino del mondo»Intervista di Marcello Pezzetti a Lello Perugia cit. e quindi in un’ottica libertaria e anticonformista avvertiva l’appartenenza religiosa come una limitazione imposta alla sua identità. Nel 1938, con la promulgazione delle leggi razziali, Israele Perugia fu costretto a chiudere la sua impresa e gli venne ritirata la licenza di vendita; da quel momento in poi la famiglia poté fare affidamento esclusivamente sulla solida posizione economica conquistata negli anni precedenti.
Lello Perugia frequentò le scuole pubbliche fino alla licenza media, poi conseguì un diploma di agraria. Poiché aderiva al pensiero sionista, intraprese gli studi di agraria con l’intenzione di trasferirsi in Israele a lavorare in un kibbutz; questa ipotesi fu poi accantonata perché non volle separarsi dalla sua famiglia. Successivamente prese un diploma di contabile e iniziò a lavorare come amministratore. Dopo il 1938 il Joint Israel propose ad Angelo e a Lello Perugia di emigrare nel Regno Unito, ma anche in questo caso l’attaccamento alla famiglia ebbe la meglio e i due fratelli rinunciarono a questa opportunità per non lasciare i loro congiuntiIntervista di Gigliola Colombo cit.. Prima delle leggi razziali Lello lavorò come contabile presso la Piperno Case di proprietà di Angelo PipernoIntervista di Marcello Pezzetti cit., una società immobiliare di Roma; successivamente continuò con lo stesso mestiere presso aziende cittadine "ariane" che approfittavano delle prestazioni d'opera in nero da parte di lavoratori ebrei sottopagandoli.
L’8 settembre e la Resistenza Il 10 settembre 1943 Lello Perugia partecipò alla battaglia di Porta San Paolo, un disperato tentativo di difendere la capitale dalle truppe naziste condotto da reparti dell'esercito, fra cui i Granatieri di Sardegna, e da gruppi di civili accorsi spontaneamente oppure organizzati dai partiti antifascisti. Durante uno scontro in via Cavour, nei pressi dell’hotel Continental, vide cadere un bambino di circa dieci anni, colpito dal fuoco tedesco. Entrò così in contatto con la Resistenza romana, con la quale iniziò a collaborare compiendo azioni di sabotaggio in città.
Quando i nazisti il 26 settembre 1943 chiesero agli ebrei romani di consegnare cinquanta chili d’oro in cambio dell’incolumità, Lello Perugia, convinto che si trattasse di una trappola, consigliò alla madre di non partecipare alla raccolta. Entrambi erano d'accordo sull’idea di usare quel denaro per acquistare armi e tentare una resistenza armata, ma alla fine Emma dell’Ariccia, temendo il giudizio negativo della comunità, decise di contribuire lo stessoRobert Katz, Sabato nero, Milano, Rizzoli 1973, p. 93.. Lello Perugia infatti aveva avuto modo di parlare con ebrei scappati dalla Polonia, dalla Germania e dall’Austria e aveva appreso dalla loro voce quale era la sorte riservata agli ebrei all’interno del sistema nazista.
I Perugia il 16 ottobre 1943 scamparono al rastrellamento degli ebrei ordinato da Kappler grazie alla telefonata di un maresciallo di pubblica sicurezza che li avvertì di quanto stava accadendoIbidem.. In Sabato nero si legge che uno sconosciuto li chiamò e disse: «Qui è Peppe. Corri!».Robert Katz, Sabato nero,cit., p. 190. Il tono della voce era talmente pieno di urgenza, che Lello capì subito e fuggì insieme al resto della famiglia. La madre e le sorelle furono ospitate nel convento delle suore Figlie di Maria Santissima dell’Orto in via Tiburtina Vecchia per intercessione di don Libero Raganella e lì rimasero fino al mese di dicembre 1943. Lello Perugia riferì che, sebbene egli portasse di tanto in tanto al convento generi alimentari assai preziosi in quel momento come farina e patate, le religiose, in cambio dell’ospitalità, chiedevano delle somme di denaro che in quel momento non erano nella disponibilità della famiglia.
Tutti e cinque i fratelli Perugia aderirono alla Banda Liberty, una formazione internazionale composta da italiani e da militari alleati, in alcuni casi ex prigionieri di guerra (inglesi, sudafricani, australiani, polacchi), fondata in Abruzzo dallo studente diciannovenne Renzo Gulizia, che avevano conosciuto durante la battaglia di Porta San Paolo. Lello Perugia nutriva un profondo spirito libertario e antidogmatico; si sentiva vicino alle posizioni anarco-comuniste e osteggiava lo stalinismo, per cui gli sembrò naturale scegliere una formazione internazionale e non di partito.
Tutta la famiglia si trasferì a Tufo di Carsoli, in Abruzzo, dove i fratelli Perugia operarono all’interno della banda Liberty insieme a Renzo Gulizia. Fino al gennaio del 1944 i membri della banda si impegnarono soprattutto in azioni di sabotaggio e di assistenza agli ex prigionieri di guerra evasi, i quali erano accompagnati nelle vicinanze di Montecassino e aiutati ad attraversare il fronte e a ricongiungersi con gli Alleati. Nel gennaio del 1944 Renzo Gulizia iniziò a tessere contatti e a procurarsi armi al fine di trasformare il suo nucleo di partigiani in banda armata.
Il 14 aprile 1944 Lello, Angelo, Settimio, Mario e Giovanni Perugia furono arrestati insieme ad alcuni compagni da un gruppo di nazifascisti, probabilmente in seguito a una delazione. Lello Perugia possedeva un documento di identità falso rilasciatogli da Monsignor Desiderio (Didier) Nobels e intestato a Marcello Marcellini, ma la sua vera identità era nota ai tedeschiMarcello Pezzetti, Il libro della Shoah italiana. I racconti di chi è sopravvissuto, Torino, Einaudi 2009, p. 86.. I cinque vennero condotti al carcere tedesco di Borgo di Collefegato (oggi Borgorose), dove furono interrogati per dieci giorni. I carcerieri desideravano conoscere, in particolare, il cifrario grazie al quale Renzo Gulizia comunicava in inglese, nel Regno Unito, le operazioni della formazione. Lello era però riuscito a ingoiare il foglio su cui il cifrario era scritto e, malgrado le percosse, riuscì a resistere e non rivelò ai suoi carcerieri nessuna informazione. Furono poi trasferiti nel carcere di via Tasso, a Roma, e vi rimasero per due giorni, rinchiusi in cinque in una toilette per mancanza di posti liberiMarcello Pezzetti, Il libro della Shoah italiana cit., p. 97.; nel corso degli interrogatori erano osservati da uno spioncino e non potevano né sedersi, né appoggiare le spalle alle pareti. Furono poi condotti al braccio tedesco di Regina Coeli. Qui vennero imprigionati in sei in una cella molto piccola, senza aria.
Dopo un mese, alla fine di maggio del 1944, furono caricati su un camion insieme ad altri ebrei reclusi e dopo un giorno e mezzo di viaggio arrivarono al campo di raccolta di Fossoli di Carpi, vicino a Modena. Durante il viaggio Lello avrebbe potuto fuggire, ma rinunciò temendo la rappresaglia tedesca che in caso di evasione si sarebbe abbattuta sugli altri prigionieri del trasporto.
La deportazione I fratelli Perugia partirono dalla stazione di Fossoli con destinazione Auschwitz- Birkenau il 26 giugno del 1944 (Trasporto 56 Tibaldi; convoglio 13 dal campo di Fossoli)Italo Tibaldi, Compagni di viaggio. Dall'Italia ai lager nazisti. I trasporti dei deportati 1943-1945, Consiglio regionale del Piemonte, Aned, FrancoAngeli, Milano, 1994. Consultabile on line all'indirizzo: https://www.deportati.it/static/pdf/libri/tibaldi_compagni.pdf, p. 78.. Sono stati identificati 527 deportati di quel convoglio, ma non si conosce il numero esatto di quanti partirono. In ogni vagone furono ammassate circa settanta persone. Durante una sosta a Innsbruck, in Austria, alcuni bambini udirono le grida dei deportati che chiedevano acqua e tirarono pietre al convoglio. Il treno arrivò il 30 giugno. Dei cinque fratelli furono immatricolati nel campo soltanto Lello, Angelo e Settimio; Mario e Giovanni furono inviati subito alle camere a gas.