Sarteano (Sartiàno in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Siena in Toscana.

È un paese di importanza storica e naturalistica, collocato sui contrafforti della Val d'Orcia in un altopiano al confine con la Val di Chiana. Il passato medievale del paese è testimoniato dal castello, elemento principale del paesaggio architettonico, e da un grande numero di chiese. L'economia di Sarteano è diversificata, ma fondamentalmente si basa sull'agricoltura e sul turismo. I prodotti della terra sono olio d'oliva, vino e frumento.

Geografia fisica Territorio Classificazione sismica: zona 3 (sismicità medio-bassa), Ordinanza PCM 3274 del 20/03/2003 Classificazione climatica: zona E, 2237 GR/G Diffusività atmosferica: alta, Ibimet CNR 2002

Storia

Preistoria Scarse e incerte sono le testimonianze dell'uomo nel territorio di Sarteano nel Paleolitico. Le fasi successive, dal Neolitico all'età del bronzo sono invece ampiamente note grazie alla ricchissima documentazione archeologica proveniente dalla Grotta dell'Orso. Conosciuta fin dal 1954, questa ampia cavità carsica fu esplorata completamente dai componenti del Gruppo Speleologico di Sarteano. Fu indagata con scavi sistematici a partire dal 1960, prima da Guglielmo Maetzke poi dall'università di Pisa tra il 1960 e il 1963. La grotta, oggi non visitabile, è divisa in due parti comunicanti attraverso stretti cunicoli. In molte zone si rinvennero, generalmente in superficie, gruppi di vasi dell'età del bronzo, alcuni anche interi e contenenti cariossidi di grano, che lasciavano supporre deposizioni intenzionali legate a pratiche rituali. La stratigrafia ricavabile dal saggio principale indica la presenza dei seguenti aspetti culturali: Neolitico a ceramica impressa Neolitico a ceramica lineare Neolitico ed età del bronzo La frequentazione della grotta continua fino all'XI secolo a.C. e si hanno infine tracce di epoca romana con frammenti di piatti e anforoni. Un'altra cavità carsica nel territorio di Sarteano è la Buca del Rospo posta sul versante occidentale del monte Cetona che ha restituito vasi dell'antica età del bronzo deposti per una raccolta rituale delle acque di stillicidio.

Periodo Etrusco e Romano Proprio le tracce di un passato etrusco sono quelle che più hanno segnato il territorio intorno a Sarteano, dal IX al I secolo a.C. I primi insediamenti occuparono le zone collinari più elevate, vicino alla Necropoli di Sferracavalli, lungo la strada che conduce a Radicofani e poi, soprattutto nel corso del VII secolo a.C., nella zona verso Castiglioncello del Trinoro dove la sterminata Necropoli di Solaia-Macchiapiana, con le sue numerose sepolture entro canopi (vasi cinerari a testa umana tipici di questo territorio), dimostra la presenza nelle vicinanze di un centro abitativo densamente popolato soprattutto nel periodo tardo-orientalizzante.

Con il periodo arcaico invece, ovvero con il VI secolo a.C., ci fu uno spostamento dell'area abitativa su colline meno elevate, poco sopra i 500 m., per avvicinarsi a quello che all'epoca era il centro politico egemone, ovvero il polo urbano di Chiusi che viveva in quella fase il suo periodo più florido, come dimostrano sul finire del secolo le imprese del lucumone Porsenna. Così le necropoli di maggior rilievo di quel periodo sono proprio quella della Palazzina, posta lungo una delle vie Cupe, ovvero i tracciati viari che conducevano verso Chiusi, e la Necropoli delle Pianacce.

Quest'ultima, indagata a partire dal 2000 dal museo civico archeologico di Sarteano e dal Gruppo archeologico Etruria ha riservato negli anni una serie di straordinarie scoperte, oltre ad essere ubicata in una zona di grande suggestione paesaggistica con uno splendido affaccio sulla Val di Chiana a controllo di quello che era anche in antico il fondamentale asse viario nord-sud tra Orvieto e Arezzo. In primo luogo l'eccezionale Tomba della quadriga infernale, con pitture uniche e dai colori vivacissimi della seconda metà del IV secolo a.C. in cui è raffigurato un demone dai capelli rossi alla guida di un carro trainato da due leoni e due grifi, probabilmente Charun – il Caronte etrusco - nella sua unica raffigurazione come auriga nello svolgimento del suo compito di accompagnatore delle anime verso l'Ade.

Anche le altre scene (il banchetto di due figure maschili accompagnate da un servitore e un grande serpente a tre teste e un ippocampo) sono ambientate nell'Ade e sono uno dei più fulgidi esempi del nuovo sentire degli Etruschi per un mondo funerario più tormentato e pauroso rispetto a quello di epoca arcaica. Accanto alla Tomba della quadriga infernale numerosi altri ipogei, databili tra la fine del VI e il I secolo a.C., mostrano una necropoli occupata da famiglie aristocratiche di un certo rango, così come di grande interesse è la struttura teatriforme collegata a tre di questi ipogei e adibita ai rituali funerari venuta alla luce nel 2007. Questo sito di straordinario interesse, visitabile, è solo una delle numerose realtà archeologiche del territorio.

Quando nel periodo Ellenistico, cioè nel corso del III e II secolo a.C., il popolamento del territorio si diffuse “a macchia di leopardo” ci fu un'occupazione sparsa, ma capillare e in quella fase le necropoli interessarono numerosi siti tra cui quello di Molin Canale, dove alcuni esempi di tipologie tombali sono stati messi in luce e resi visitabili. In epoca romana si mantenne una diffusa occupazione dell'area, anche in virtù dello sfruttamento delle sorgenti termali e sicuramente due importanti aree insediative dovevano essere nella zona di Sant'Alberto e nell'altra, molto ampia, della Peschiera Giannini e delle aree limitrofe. Resti di questi edifici termali legati a villae rustiche, mostrano un notevole grado di raffinatezza, come dimostrano le lastre di tipo Campana da Colombaio e dalla Peschiera.

Tutte le tracce di questo intenso e vitale passato, dai canopi orientalizzanti, ai buccheri, alle ceramiche figurate sia etrusche che attiche, le straordinarie statue-cinerarie di pietra fetida rinvenute nel 2006, fino ai reperti Romani sono esposti nel museo civico archeologico di Sarteano a testimonianza dell'alternarsi di tre civiltà dall'uomo dell'età del bronzo, agli Etruschi ai Romani.

Medioevo Alcuni documenti provenienti dalle carte del monastero dell'Abbazia di San Salvatore del Monte Amiata attestano nel territorio della contea di Chiusi-Sarteano-Chianciano, fin dagli inizi dell'anno Mille, la presenza della famiglia longobarda dei conti Farolfi.G. Bersotti, Chiusi " Guida storico-artistica" Ed. Gentilini, Chiusi, 1981, p.89. Causa la legge longobarda di successione ereditaria la contea venne a poco a poco spezzettandosi tra i molti rami di questa famiglia comitale da cui in Sarteano ebbero origine i conti Peponi e infine i Manenti.G. Bersotti, Ibidem p. 30. Questi documentiF. Liverani, Il Ducato e le antichità longobarde e Saliche di Chiusi Ed. A. Forni, 1978, pgg. 272-283 riferiscono di alcune donazioni effettuate dagli eredi dei Farolfi pro remedio animae in favore delle più note abbazie del territorio: a) (carta nº 252)-a. 1038 « Nel Castello di Sarteano il conte Winildo, figlio di Farolfo dona un terreno in favore del monastero di Abbadia San Salvatore, b) (carta nº 153)- a.1055 « donazione dei conti Ranieri, Pietro e Farolfo figli de conte Winildo di Sarteano.» c) (carta Sarteano nº 1) a.1085 « donazione della contessa Willa vedova del conte Pepo, detto Pepone di un terreno nei pressi di Spineta per edificarvi una chiesa e monastero.» d) (carta Sarteano nº 10) a. 1126 « il conte Manente, figlio di Pietro dona la metà di Castiglione del Trinoro al monastero dell'Abbazia di San Pietro in Campo.»

Il più antico documento tuttora esistente riguardante Sarteano è datato 1038 e parla del Castello come feudo dei conti Manenti, di lontana origine longobarda.

Porta Monalda

Nel 1228 Sarteano venne occupato dalle milizie orvietane comandate da Pietro Monaldeschi. Poco dopo la Repubblica di Siena mosse la controffensiva e, dopo aver preso Chianciano, le sue autorità imprigionarono Pietro, figlio di Monaldo, capostipite del ramo dei "Monaldeschi della Cervara". Pietro morì a Siena nel 1238.G. Pardi, Comune e Signoria a Orvieto Ed Multigrafica, Roma 1974, p. 56-57.

Dopo successivi conflitti tra le città di Siena ed Orvieto, con esiti alterni, verso la fine del XIII secolo le località di Sarteano e Chianciano furono elencate in appendice al catasto di Orvieto come: «dominii con obblighi speciali»G. Pardi, Ibidem p16.. In quel periodo nel comune di Orvieto era in atto la feroce disputa per il potere tra la famiglia ghibellina dei Filippeschi e quella guelfa dei Monaldeschi, conclusasi con la sanguinosa sconfitta dei primi.

Porta Monalda, posta in direzione di Siena, sormontata dallo stemma dei Monaldeschi e recante inciso l'anno 1313 (MCCCXIII), sembra voler ricordare ai Sarteanesi la «grande vittoria»G. Pardi, Ibidem p. 40. del condottiero Ermanno Monaldeschi. Egli, aspirante al potere della signoria orvietana, intraprese grandi lavori pubblici, tra cui la lunga strada selciata che, partendo da Porta Monalda e attraversando la valle del Paglia raggiungeva Orvieto.G. Pardi, Ibidem p. "....consiste questa terra la maggior parte in una strada lunga competentemente larga, parte selciata e parte mattonata che principia alla porta Monalda". L'opera si rese necessaria per facilitare la percorrenza dei pesanti carriaggi effettuati dalle maestranze che per conto dell'architetto Lorenzo Maitani, dalla cava posta nelle vicinanze di Camporsevoli estraevano il prezioso travertino impiegato nella composizione dei bassorilievi del Duomo d'Orvieto.

Alla morte di Ermanno Monaldeschi avvenuta nel 1337, il controllo politico sul comune di Sarteano venne esercitato dalla città di Perugia quando, a seguito della battaglia di Torrita Perugia, stremata dalle ingenti spese, per porre fine alla lunga guerra contro Siena (1357-1359) fu costretta ad accettare il lodo del cardinale Egidio Albornoz, che pose fine alle pretese egemoniche di Perugia su gran parte del territorio toscano, e lasciare Sarteano e altre fortezze ai senesiM. Borgogni, La guerra tra Siena e Perugia Ed. Cantagalli, Siena, 2003, pgg. 88-89

Il Castello nel XV secolo Nel 1408, un poderoso esercito condotto da Ladislao di Durazzo, re di Napoli, nel tentativo di estendere i confini del proprio regno, si accampò in Val di Chiana nelle rocche di Ossaia e Valiano, in attesa di portare a termine l'impresa con la conquista della Repubblica di Siena e del Ducato di Firenze. Qui rimase per oltre due anni, compiendo devastazioni e razzie delle messi nelle campagne circostanti, tali da meritarsi l'epiteto di re guastagrano, rimasto a lungo nella memoria di quelle popolazioni.G. B. Del Corto, Storia della Val di Chiana, ed. A. Forni, (BO) 1985, p. 78 Nel mese di giugno 1409, le milizie di Ladislao mossero dagli accampamenti e, dopo aver occupato Cortona, assediarono il castello di Sarteano, che venne prontamente difeso dalle milizie locali impedendone l'espugnazione.G. Mancini, Cortona nel Medioevo, Ed. Calosci, Cortona (AR), 1992, pgg.266-267. Nel 1455 il Castello subì un nuovo assedio da parte dei mercenari della Compagnia di ventura condotta dal perugino Jacopo Piccinino, rivoltatosi contro il governo senese dal quale pretendeva un pagamento per liberare il territorio repubblicano dalle sue masnade. Anche in questa occasione i sarteanesi seppero sconfiggere il nemico e, per celebrare la vittoria, eressero un altare di cui ancor oggi appare traccia nel cortile interno della rocca. Da quel 29 giugno, giorno della ritirata del Piccinino, la popolazione tributò per lunghi anni una processione annuale di ringraziamento che, partendo dall'abitato sottostante il castello, risaliva fino alla porta interna.M. Marrocchi, op. cit. p. 26..