Il Tennessee nella guerra di secessione americana si vide perlopiù coinvolto nei suoi maggiori centri urbani e rurali, la guerra civile in larga misura fu combattuta sia nelle città che nei grandi agglomerati contadini delle fattorie di campagna; solamente la Virginia ebbe un numero maggiore di battaglie decisive all'interno del proprio territorio.

Risultò tuttavia l'unico Stato federato degli Stati Uniti in cui si svolsero scontri e schermaglie di rilievo praticamente in ognuna delle sue singole contee.

Il Tennessee fu l'ultimo degli Stati sudisti a dichiarare la secessione dall'Unione in quanto una parte sostanziale della popolazione si dimostrò essere decisamente contraria a un tale passo; sperimentò comunque un'ampia condizione di disagio derivante dalle devastazioni connesse al passaggio ripetuto degli eserciti delle due parti in lotta per tutti gli anni del conflitto. Lo Stato venne attraversato senza soluzione di continuità dalle armate avversarie, pur non vivendo la guerriglia spietata che percorse invece il Missouri.

I corsi dei suoi fiumi divennero ben presto le arterie chiave di collegamento (sia per i rifornimenti militari che per il commercio e le comunicazioni) con il profondo Sud e fin dai primi giorni di ostilità gli sforzi dell'Esercito dell'Unione si concentrarono sulla presa e il mantenimento del controllo di tali vie di trasporto, oltre che sulla strade principali e i passi di montagna come il Cumberland Gup. Lo Stato fu anche considerato il "paniere" degli Stati Confederati d'America per merito dei suoi vasti terreni agricoli, i quali finirono con l'alimentare entrambi i contendenti per anni interi.

Come detto un gran numero di battaglie vi si svolse, compresi i sanguinosi combattimenti della battaglia di Shiloh, che all'epoca risultò il più micidiale scontro armato dell'intera storia degli Stati Uniti d'America fino a quel momento. Altri scontri di ampie proporzioni compresero la battaglia di Stones River, gli scontri della campagna di Chattanooga, la battaglia di Nashville e la battaglia di Franklin.

Fin dall'inizio della grave crisi secessionista fu uno degli Stati più divisi in opposti schieramenti politico-ideologici. Prima del bombardamento e relativa battaglia di Fort Sumter il Tennessee si dimostrò in realtà fermamente favorevole al mantenimento dell'unità nazionale, anche se nella regione più Occidentale si svilupparono alcuni punti caldi secessionisti.

La situazione generale evolvette al peggio quando Fort Sumter venne occupato con la forza dalle truppe sudiste e, come reazione, il Presidente degli Stati Uniti d'America legittimamente eletto Abraham Lincoln si ritrovò costretto ad appellarsi direttamente ai governi statali chiedendo di far richiamare in servizio attivo 75.000 volontari della milizia per poterli così inviare a "reprimere l'insurrezione" che si era verificata (con un tempo stimato di non più di tre mesi).

A questo punto i tennessiani considerarono una tale richiesta alla stregua di una esplicita minaccia rivolta contro i loro "fratelli del Sud" e le uniche sacche di unionisti rimaste provennero tutte dalla parte orientale dello Stato; nei fatti il Tennessee avrebbe fornito una quantità di truppe per l'Unione più di tutti gli altri Stati confederati messi assieme. Un numero 3 volte maggiore si offrirono invece come volontari tra le file secessioniste: 135.812 soldati confederati, 31.092 unionisti bianchi e 6.777 unionisti neri.

È interessante notare che il noto generale dei cavalleggeri confederati Nathan Bedford Forrest (futuro fondatore in Tennessee del Ku Klux Klan, nonché ricco mercante schiavista) votò in un primo momento contro la secessione, ma in seguito combatté strenuamente per il proprio Stato, quando questi si decise a scegliere la via della separazione unilaterale.

Origini

Sentimenti pro-Unione e anti-Repubblicani prima dell'attacco a Fort Sumter

Inizialmente la maggior parte dei tennessiani mostrarono ben poco entusiasmo nel rompere il patto di solidarietà con una nazione le cui lotte aveva condiviso per così lungo tempo. A seguito di una serrata campagna elettorale avevano votato - seppur con un margine esile - a favore del conterraneo John Bell, un unionista moderato che continuava a cercare una via d'uscita pacifica alla crisi in corso durante le elezioni presidenziali del 1860.

Una nutrita minoranza fece sentire la propria voce critica nei confronti del Nord in generale e della neonata presidenza di Abraham Lincoln in particolare: "il popolo del Sud si sta preparando per il suo prossimo più alto dovere - la resistenza attiva alla coercizione o alla prospettiva di un'invasione" scrisse il quotidiano Daily Gazette di Nashville il 5 gennaio 1861.

Il giornale espresse l'opinione che la Florida, la Georgia e l'Alabama esercitassero il più alto di tutti i loro diritti assumendosi il pieno controllo della fortezza e degli altri stabilimenti militari federali presenti all'interno delle loro rispettive aree di competenza definendolo "diritto all'autodifesa". Venne fatta una proposta dichiaratamente filo-secessionista nell'Appello di Memphis, volta alla costruzione di un nuovo fortino a Randolph, sulle sponde del Mississippi (fiume).

Il governatore del Tennessee Isham Green Harris convocò una sessione d'emergenza dell'Assemblea generale statale entro il mese di gennaio. Nel corso del suo discorso pronunziato davanti al corpo legislativo, avvenuto il giorno 7, descrisse la secessione degli Stati del Sud come il risultato consequenziale di una crisi causata da "una lunga e continua agitazione della questione della schiavitù" e dalle "aggressioni sia reali che minacciate degli Stati del Nord... sulle ben definite Costituzioni inerenti ai diritti del cittadino meridionale". Condivise anche lo stato d'allarme per la crescita sempre più accentuata del Partito Repubblicano, "puramente sezionale", asserendo che esso risultava legato assieme dai vincoli espliciti, "dell'ostilità intransigente ai diritti e alle istituzioni dei quindici Stati del Sud". Identificò infine - tra i numerosi reclami rivolti dal Sud - anche quello d'incolpare i suoi massimi esponenti nell'indurre apertamente gli schiavi a scappare attraverso la Underground Railroad, di essere i maggiori responsabili del Bleeding Kansas, del raid di John Brown contro Harpers Ferry e infine anche dell'alta tassazione imposta sul lavoro schiavista a tutto vantaggio quindi del "lavoro libero" propugnato dal Free Soil Party, dai coloni del West e dai grandi commercianti, banchieri e industriali della Nuova Inghilterra.

Harris concordò pienamente con l'idea del principio di sovranità popolare propugnato da Stephen A. Douglas ai tempi della legislazione Kansas-Nebraska Act, secondo cui solamente i residenti di ogni singolo Stato avrebbero potuto determinare se lo schiavismo potesse esistere o meno entro i confini dei territori di loro competenza.

Considerò inoltre le misure legislative fatte approvare dal Congresso le quali rendevano i Territori federali non schiavisti come "lontane dal sentire comune del popolo americano", rendendoli in tal maniera di fatto "appannaggio esclusivo dei coloni nordisti"; territori nei quali "gli uomini del Sud non possono vivere... sotto un governo che potrebbe riconoscere per legge il nero libero come suo pari" rimanendone di conseguenza esclusi. Il governatore propose quindi di tenere una Convention di Stato; ma una serie di risoluzioni vennero presentate alla Camera dei rappresentanti del Tennessee da William H. Wisener contro di essa"," Nashville Union and American, 10 January 1861, p. 2. - considerata un "rimedio peggiore del male""," Nashville Union and American, 9 January 1861, p. 2. -, dichiarando altresì di trovare quanto mai inopportuna e non praticabile la promulgazione di una qualsiasi legge che riorganizzasse e armasse la milizia.

La centralità della questione della schiavitù negli Stati Uniti d'America, innalzata a bandiera ideale dal movimento secessionista, non venne mai messa in dubbio o in discussione dall'opinione pubblica all'epoca della guerra civile né tanto meno fu ignorata dalla stampa contemporanea. Ciò fu vero soprattutto nel caso dei giornali filo-schiavisti. Questa domanda, la possibilità cioè dell'eventuale concessione di uguali diritti civili per gli afroamericani, fu formulata, ribadita ed evidenziata a più riprese come una grave minaccia nella fraseologia della diplomazia politica.

Il 3 febbraio il quotidiano pro-unionista Whig (Brownlow's Whig) di Knoxville (diretto dal Pastore del metodismo William Gannaway Brownlow e futuro governatore del Tennessee, che pur difendeva la schiavitù negli Stati Uniti d'America basandosi sulla Bibbia)Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994 Vol. I, p. 398 diede in pasto alla stampa una "circolare segreta", che era stata erroneamente inviata dai suoi autori al direttore unionista di un ufficio postale dello Stato: in essa veniva rivelato un piano completo a opera di tennessiani e altri schiavisti per lanciare in grande stile una campagna di propaganda volta a convincere i residenti che la forza del movimento pro-secessionista sarebbe stata travolgente. Segue l'accorato appello:

A Memphis gli unionisti tennero due processioni con relative fiaccolate per pubblicizzare la loro causa; i secessionisti risposero con le proprie dimostrazioni e un grande veglione celebrativo con tanto di pallone aerostatico. Entro la settimana entrante lo Stato avrebbe dovuto votare se inviare o meno dei delegati ad una Convention che si sarebbe assunta il compito di decidere nei riguardi della secessione.

L'Assemblea generale convocata dal governatore Harris non credette di possedere l'autorità necessaria per indire una Convention statale senza aver prima ottenuto un esplicito voto popolare in tal senso.

Il 9 febbraio la popolazione finalmente poté esprimersi: il 54% degli aventi diritto si schierò per non inviare i delegati, sconfiggendo in tal modo temporaneamente la proposta secessionista con un voto di 69.675 contro 57.898. Se la riunione si fosse tenuta lo stesso essa si sarebbe rivelata in larga parte pro-Unione, avendo ottenuto 88.803 voti per i candidati unionisti a fronte dei soli 22.749 suffragi concessi ai candidati separatisti.

Subito dopo aver appreso i risultati la bandiera degli Stati Uniti d'America venne esposta "in ogni quartiere cittadino", con uno zelo del tutto simile e quello esistente durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 1860; almeno così scrisse la Daily Gazette, il maggiore quotidiano di Nashville.

I fautori del potere schiavista, com'erano collettivamente etichettati, furono altamente imbarazzati e demoralizzati, trovandosi tutto ad un tratto politicamente disorientati; ma non ancora disposti ad ammettere la sconfitta subita:

Sull'angolo opposto rispetto alla via in cui aveva sede la redazione esecutiva del giornale una nutrita folla si raccolse attorno ad un suonatore di cornamusa che si mise ad intonare Yankee Doodle, subito dopo che il sindaco John Hugh Smith ebbe pronunciato un discorso che venne accolto con ampie dimostrazioni di consenso.

In una lettera indirizzata al senatore del Partito Democratico unionista Andrew Johnson l'editore del Jeffersonian di Clarksville (Tennessee), C.O. Faxon, suppose che il margine con il quale avrebbe vinto il voto "No-Convention" sarebbe risultato essere ancora maggiore se solo gli unionisti non avessero temuto che se una Convention non fosse stata indetta in quel momento, allora Harris avrebbe insistito nuovamente perché fosse costituita in seguito, quando cioè un maggior numero di parlamentari avrebbero potuto venir "contagiati dall'epidemia secessionista".

Gli spazi informativi messi in piedi agli angoli delle strade per far valere la propria idea unionista di fronte all'opinione pubblica vennero presi di mira e a volte anche danneggiati a viso scoperto dall'opposta fazione.