La traduzione intermedia (definita anche come di seconda mano, indiretta o ponte) è un concetto teorizzato dal semiologo cecoslovacco Anton Popovič. In lingua inglese è chiamata second-hand translation, intermediate translation, indirect translation, mediated translation o retranslation.
La traduzione intermedia si riferisce a una catena di almeno tre testi, all'interno della quale il terzo (la traduzione di arrivo) non origina dal testo di partenza ma dalla traduzione intermedia creata da quest'ultimo. Più semplicemente: testo di partenza > traduzione intermedia > testo di arrivo (traduzione finale). Essa può essere basata su una o più versioni tradotte del testo di partenza o testo originario. Ad esempio, se un testo dall'arabo viene tradotto in italiano attraverso l'utilizzo dell'inglese, il risultato sarà una traduzione intermedia.
Non si tratta di una traduzione diretta prodotta a partire da un prototesto originale: il traduttore, non conoscendo la lingua di partenza del prototesto, usa una traduzione intermedia scritta in una terza lingua chiamata "linguaggio intermedio" o "lingua pivot" per elaborare il metatesto finale. In poche parole, il prototesto originale scritto nella lingua A viene tradotto nella lingua pivot B per essere poi ritradotto nella lingua C, creando così il metatesto finale. Molto spesso il linguaggio intermedio e la lingua di arrivo del metatesto finale appartengono a culture affini.
La traduzione intermedia è una realtà di lunga data negli scambi interculturali, e viene associata in particolare a quegli scambi che coinvolgono comunità geograficamente, culturalmente e linguisticamente lontane (es. traduzione cinese-portoghese) o le cosiddette lingue minori (es. catalano, ceco, danese). Continua a essere una pratica comune in vari ambiti della società odierna, ad esempio nella traduzione audiovisiva, computerizzata e letteraria, nella localizzazione o nell'interpretariato di comunità o di conferenza. Attualmente il suo utilizzo è spesso legato al fenomeno della globalizzazione o alle pratiche delle organizzazioni internazionali, dove viene utilizzato un elevato numero di lingue di lavoro e questo comporta spesso la modifica di documenti tramite una lingua franca o altre lingue di mediazione.
Secondo gli studi di traduttologia, la traduzione intermedia ha varie denominazioni, tra cui "traduzione di seconda mano", "traduzione indiretta", "traduzione ponte" e "metatesto secondario". Le traduzioni intermedie a volte vengono classificate anche come ritraduzioni, anche se questo termine è utilizzato più frequentemente per descrivere più traduzioni da uno stesso testo fonte in una lingua di destinazione. La traduzione intermedia è l'opposto della traduzione diretta, che viene effettuata direttamente dal testo di partenza senza l'utilizzo di un testo di mediazione.
La traduzione intermedia spesso viene praticata per esigenze informative o editoriali: può capitare che nessun traduttore in una casa editrice conosca la lingua in cui è scritto un determinato prototesto. Per rimanere al passo con le esigenze di sviluppo della cultura ricevente, la casa editrice può decidere di tradurre il prototesto in una terza lingua per renderlo traducibile in altre lingue. La traduzione indiretta è inoltre utile quando la cultura del prototesto sia molto diversa da quella della cultura ricevente, sia per motivi geografici che genetici. Spesso però errori, interpretazioni sbagliate o malintesi presenti nella traduzione intermedia possono essere trasmessi nel metatesto finale.
Il modello di Popovič Per esemplificare il concetto, Anton Popovič utilizza il seguente modello comunicativo:
E = emittente; P = prototesto; RP = ricevente del prototesto; T1 = traduttore della prima cultura; M1 = metatesto nella prima cultura; RM1 = ricevente del metatesto nella prima cultura; T2 = traduttore nella seconda cultura; M2 = metatesto nella seconda cultura; RM2 = ricevente del metatesto nella seconda cultura.
Popovič classifica la traduzione intermedia come metatesto "armonioso", ovvero "conforme" e "non conflittuale" con il testo di partenza, dove si applica un procedimento di riscrittura che può essere definito "calco". Concetti affini, in questa classificazione, sono il plagio, la riscrittura e la citazione.
Esempi di traduzione intermedia
Nella traduzione letteraria Fin dalla seconda metà del XIX secolo la tradizione italiana aveva manifestato un ampio interesse per la letteratura russa, anche se i classici russi venivano tradotti in italiano solo tramite il francese, piuttosto che direttamente dal russo. Vennero pubblicate in italiano tantissime edizioni di letteratura russa tradotte dal francese (si veda ad esempio la traduzione del 1885 di Anna Karenina di Lev Tolstoj, tradotta non dalla lingua russa ma da un'edizione pubblicata a Parigi in francese quello stesso anno).
Un altro esempio significativo è la traduzione in italiano de Le mille e una notte a cura di Alberto Marotta (1956): nella nota bibliografica si può rilevare che molte delle edizioni precedentemente pubblicate in italiano risultavano incomplete o condotte sulla base dell'edizione francese pubblicata da Antoine Galland nel 1717.
Nella traduzione audiovisiva Nella serie televisiva Breaking Bad (2010, S3E3), il personaggio di Tortuga parla spagnolo. I sottotitoli polacchi (fansubs) sono stati realizzati usando i sottotitoli in inglese come lingua intermedia.
Nella traduzione di testi religiosi Tra il 1142 e il 1143 fu pubblicata una traduzione diretta del Corano in latino; di conseguenza, molte traduzioni indirette nelle lingue volgari europee si rifecero a quel modello.
La prima versione italiana della Bibbia in una lingua moderna sembra essere quella pubblicata nel 1471 da Nicolò Malermi, tradotta utilizzando la Vulgata come testo di riferimento. La Vulgata deriva dalla Bibbia di San Girolamo, che a sua volta si riferisce a una fonte latina tratta da mediazioni greche.
Nell'interpretazione simultanea (traduzione in relais) Quando un delegato di conferenza parla danese e deve essere interpretato in inglese e ceco, laddove non sia disponibile l'interprete danese-ceco, la traduzione ceca può essere resa tramite la mediazione dell'inglese. L'interpretazione simultanea in relais era molto diffusa negli ex paesi sovietici, dove veniva utilizzato il russo come lingua di mediazione.
Atteggiamenti verso la traduzione intermedia La traduzione intermedia è carica di connotazioni negative. È spesso considerata una copia scadente di una copia, in cui, come nella fotocopiatura, con ogni passaggio del processo si ha una perdita di dettagli. Tra gli esempi più evidenti di questa posizione critica si può citare la raccomandazione dell'UNESCO del 1976, secondo cui questo tipo di traduzione dovrebbe essere usato "solo nei casi in cui sia assolutamente necessaria". È inoltre criticata perché spesso velata, cioè non esplicitamente presentata come tale.
Tuttavia, la ricerca ha dimostrato che il ricorso alla traduzione intermedia può portare anche a risultati positivi. Se non fosse stato per questa pratica, alcune opere letterarie provenienti da culture periferiche o distanti non si sarebbero diffuse in altre lingue e non sarebbero state riconosciute come classici della letteratura mondiale. Si consideri ad esempio la fruizione delle Fiabe di Hans Christian Andersen da parte dei lettori italiani: la collezione è molto nota, ma una versione integrale contenente tutti i 156 testi venne pubblicata solo nel 2001 a cura di Bruno Berni. Senza le traduzioni indirette attraverso testi intermedi in francese o tedesco, il pubblico italiano avrebbe potuto leggerle integralmente solo a partire dal XXI secolo.
La traduzione intermedia può quindi essere il mezzo più efficiente, e talvolta l'unico, di inclusione per le opere culturali provenienti da culture periferiche o distanti. È inoltre ritenuta vantaggiosa per le agenzie di traduzione e per i clienti, poiché permette di abbassare i costi (è spesso meno costosa della traduzione diretta da una lingua minore). Riduce inoltre al minimo il rischio che la traduzione letteraria venga rifiutata dagli editori che hanno familiarità con la versione intermedia. Alcune agenzie di traduzione preferiscono addirittura ricorrere a una versione intermedia in una lingua più diffusa per produrre una traduzione da una cultura distante, poiché ciò aumenta le possibilità di soddisfare le aspettative del lettore o del cliente.
Note
Bibliografia
Approfondimenti
Voci correlate Versioni della Bibbia Lingua pivot Ritraduzione
Categoria:Traduzione