Gli storici sono d'accordo nel ritenere documentata con sufficiente certezza la storia della Sindone di Torino a partire dalla metà del XIV secolo. Sulla sua storia precedente e sulla sua antichità non vi è accordo.
Quanti credono che essa sia un falso ritengono semplicemente che essa non esistesse prima di tale epoca. Un importante elemento a sostegno di questa tesi è il risultato dell'esame del carbonio 14 eseguito nel 1988, secondo il quale il telo risale al periodo compreso tra il 1260 e il 1390.
Quanti invece credono che la Sindone sia l'autentico lenzuolo sepolcrale di Gesù rifiutano i risultati della datazione al carbonio 14, in quanto li ritengono inattendibili da un punto di vista statistico, e ne collocano l'origine nella Palestina del I secolo. Ritengono quindi che la Sindone sia l'autentico lenzuolo funebre di Gesù e che risalga alla Terra di Israele del I secolo; essi sostengono inoltre la «suggestiva ipotesi» secondo cui la Sindone di Torino sia da identificare con il Mandylion o "Immagine di Edessa", un'immagine di Gesù molto venerata dai cristiani d'Oriente, scomparsa nel 1204 (questo spiegherebbe l'assenza di documenti che si riferiscano alla Sindone nel periodo precedente). In questo caso, occorre ipotizzare che il telo di Edessa, che è descritto come un fazzoletto, fosse esposto solo ripiegato più volte e in modo tale da mostrare unicamente l'immagine del voltoIl sacro lino: una storia controversa dal sito dell'Enciclopedia Italiana Treccani..
Cronologia
I principali eventi documentati della storia della Sindone sono: nel 1353, a Lirey in Francia, il cavaliere Goffredo di Charny fa costruire la chiesetta dove avverranno le prime ostensioni della sindone. Fra il 1355 e il 1357 circa la sindone è esposta tutta distesa dai canonici della chiesetta di Lirey. Sono le prime ostensioni documentate della storia. Nel 1389 il memoriale del vescovo di Troyes, Pierre d'Arcis, la definisce per la prima volta una raffigurazione artificiale: il vescovo sostiene che già il suo predecessore, Enrico di Poitiers, si era occupato della questione in occasione delle prime ostensioni, individuando l'artefice che l'aveva realizzata ed ottenendo la sua confessione. Dopo il divieto di procedere a ulteriori ostensioni, il telo era stato tenuto nascosto per diversi decenni, in un luogo imprecisato. Il 6 gennaio 1390 l'antipapa Clemente VII definisce la sindone di Lirey "un dipinto fatto a somiglianza della sindone di nostro Signore", concedendo comunque, qualche mese dopo, indulgenze speciali per quanti vi si fossero recati in visita. Nel 1418, durante la Guerra dei Cent'anni Margherita di Charny (figlia di Goffredo II) col marito Umberto de la Roche ritirano tutte le reliquie dalla chiesa di Lirey, tra cui la sindone, rilasciando relativa ricevuta. Al termine della guerra Margherita si rifiuta di restituirlo alla collegiata di Lirey e negli anni seguenti inizia ad organizzare una serie di ostensioni nei suoi viaggi lungo l'Europa. Queste causeranno l'apertura di una inchiesta sul suo comportamento voluta dal vescovo di Chimay (una delle città toccate dai viaggi). Al termine dell'inchiesta Margherita è costretta a produrre le bolle papali che dichiaravano la sindone una semplice raffigurazione e in virtù di queste viene espulsa dalla città. Il 22 marzo 1453 Margherita di Charny vende la Sindone al duca Ludovico II di Savoia, che la porta a Chambéry, sua capitale. Per questo atto e per le precedenti ostensioni non autorizzate Margherita viene scomunicata. Il 6 febbraio 1464 Ludovico II di Savoia assegna una pensione annuale ai canonici di Lirey per la perdita della sindone. È il primo atto con cui i Savoia dichiarano ufficialmente di possedere il Sacro Telo. Nel 1473 il teologo Francesco della Rovere nel suo trattato "Del corpo e del sangue di Cristo" indica nella sindone il vero sudario di Cristo ove ancora era possibile trovare un po' del preziosissimo sangue di Cristo. L'11 giugno 1502 Filiberto II di Savoia deposita la sindone nella Sainte-Chapelle du Saint-Suaire del castello ducale di Chambéry appositamente costruita. Il 14 aprile 1503 Antoine Lalaing sostiene che la sindone viene sottoposta alla "prova del fuoco" per provarne l'autenticità, ma non si è potuto cancellare né rimuoverne l'immagine Il 9 maggio 1506 Papa Giulio II autorizza il culto della Sindone fissandone la ricorrenza festiva il 4 maggio. Nella notte tra il 3 e 4 dicembre 1532 la Sindone viene danneggiata da un incendio che la brucia in più punti. Tra il 15 aprile e il 2 maggio dell'anno successivo le suore clarisse di Chambéry la riparano applicando alcune toppe e cucendola su una tela d'Olanda di sostegno. Il 7 maggio 1536 la sindone è esposta ai fedeli dalle mura del Castello Sforzesco di Milano. Il 18 novembre 1553 il maresciallo di Francia Carlo Brissac espugna Vercelli e cerca di impossessarsi della sindone che viene nascosta dal canonico Giovanni Antonio Costa. Il 19 settembre 1578 il duca Emanuele Filiberto, che ha spostato a Torino la capitale del ducato, vi trasferisce anche la Sindone. Nel mese successivo San Carlo Borromeo assolve al proprio voto di recarsi in pellegrinaggio a piedi in visita alla sindone esposta a Torino partendo da Milano. Nel 1598 viene costituita la Confraternita del Santo Sudario con la "missione di promuovere la conoscenza ed il culto" della sindone. Nel 1625 Antoon van Dyck vede la sindone a Torino e dipinge il crocifisso con i chiodi infissi nei polsi e non nel palmo delle mani come era in uso. Nel 1667 Guarino Guarini viene incaricato di progettare ed erigere la cupola della cappella della sindone di Torino iniziata da Amedeo di Castellamonte e situata tra la cattedrale ed il palazzo reale. Nel 1685 la sindone è esposta nella cappella dei SS. Stefano e Caterina del duomo di Torino. Il 1º giugno 1694 i Savoia traslano ufficialmente la sindone dalla cappella dei SS. Stefano e Caterina in quella apposita completata dal Guarini. Il 14 giugno 1694 il beato Sebastiano Valfrè esegue riparazioni alla sindone sostituendo il telo applicato dalle clarisse di Chambéry con uno di seta nera. Nel 1706 durante l'assedio di Torino, la Sindone viene temporaneamente trasferita a Genova. Nel 1898 la Sindone viene fotografata per la prima volta, e si scopre che l'immagine dell'Uomo della Sindone è un negativo: questo avvenimento solleva l'interesse della comunità scientifica sul lenzuolo e riaccende il dibattito, a tutt'oggi non concluso, sulla sua autenticità. Dal 1939 al 1946 la Sindone viene segretamente nascosta all'interno dell'abbazia di Montevergine in Campania. Per un accordo fra Vittorio Emanuele III e Pio XII, la reliquia viene trasferita nel santuario, sia per proteggerla dai bombardamenti, sia per nasconderla a Hitler che ne era ossessionato e che la voleva sottrarre. Nel 1973 avviene la prima ostensione televisiva della Sindone, che la rivela al grande pubblico. Nel 1983 Umberto II di Savoia, ultimo Re d'Italia, morendo lascia la Sindone in eredità al Papa, che ne delega la custodia all'Arcivescovo di Torino. Nel 1988 la Sindone viene sottoposta all'esame del carbonio-14: il risultato è che il lenzuolo è di epoca medievale (1260-1390, periodo compatibile con la sua comparsa a Lirey nel 1353), ma diversi sindonologi ne contestano l'attendibilità. Nella notte tra l'11 e 12 aprile del 1997 la Sindone è minacciata da un incendio che devasta la Cappella del Guarini; portata in salvo dai vigili del fuoco, non riporta alcun danno. Nel 2002 la Sindone è sottoposta a un intervento di restauro conservativo: tra l'altro vengono rimosse le toppe e il telo di sostegno applicati dopo l'incendio del 1532.
Secondo l'ipotesi autenticista, queste sarebbero le tappe salienti della sua storia nei primi tredici secoli: Inizialmente il corpo di Gesù viene avvolto in un telo di lino venerdì 3 aprile del 33 d.C. (o venerdì 7 aprile del 30 d.C. secondo un'altra datazione). Successivamente, la Sindone sarebbe stata conservata dalla primitiva comunità cristiana, come ricordo della Passione di Gesù; a causa delle persecuzioni viene tenuta nascosta. In seguito, entro il VI secolo, la Sindone sarebbe stata portata nella città di Edessa e sarebbe divenuta nota come Mandylion. Poi nell'VIII secolo il Mandylion si sarebbe trovato ancora a Edessa, descritto, secondo il Codex Vossianus Latinus Q69, come un telo su cui è presente tutta l'immagine del corpo di Gesù. Nel Concilio di Nicea del 787, l'immagine di Edessa viene descritta come non fatta da mano d'uomo. Nel 944, dopo che Edessa è stata occupata dai musulmani, i bizantini trasferiscono il Mandylion a Costantinopoli, come testimoniato dallo storico bizantino Giovanni Skylitzes.Biblioteca Nazionale di Madrid, Codice 26,2 Nel X secolo, secondo la lettura che danno gli autenticisti del codice Vaticano Greco 511, Gregorio, arcidiacono di Costantinopoli, avrebbe affermato che l'immagine presente a Costantinopoli raffigurava tutto il corpo di Gesù o quanto meno fino ai fianchi. Tuttavia questa interpretazione risulta incompatibile con quanto è detto altrove nello stesso testo ove si parla di un dipinto divino fatto col sudore del volto di Gesù. Nel 1147 Luigi VII di Francia venera la Sindone a Costantinopoli. Nel 1171 Manuele I Comneno mostra ad Amalrico I re dei latini di Gerusalemme le reliquie della passione di Cristo, tra cui la Sindone. Nel 1204 Costantinopoli viene saccheggiata dai crociati, e del Mandylion, ovvero della Sindone, si perdono le tracce. Probabilmente il timore della scomunica esistente per i ladri di reliquie ne provoca l'occultamento. Sono state avanzate diverse ipotesi per spiegare come essa sia poi giunta in Francia, dove ricompare circa 150 anni dopo.
Sindone evangelica
Secondo i racconti dei vangeli, dopo la sua morte il corpo di Gesù fu deposto dalla croce, avvolto in un lenzuolo (sindone) con bende e trasposto nel sepolcro. Luca e Giovanni menzionano i tessuti funebri anche dopo la risurrezione. Della sindone evangelica non viene fornita alcuna descrizione circa dimensioni e materiale; viene però indicato che fu utilizzato un telo per il corpo e un fazzoletto (sudario), separato, per la testaVedi Giovanni .. Circa la forma è stato ipotizzato che la descrizione di san Giovanni sia compatibile con la Sindone di Torino. Secondo la scuola esegetica di Madrid infatti, il traduttore greco dell'originale aramaico di san Giovanni avrebbe letto al plurale la parola aramaica che significa "telo, pezzo di stoffa" e quindi tradotto con "bende"; secondo tale interpretazione si sarebbe quindi trattato di un duale (forma che esprime la quantità di due), che nella scrittura consonantica dell'aramaico si scrive allo stesso modo. Giovanni parlerebbe quindi di un "doppio lenzuolo", cioè un lenzuolo che fu steso sopra e sotto il corpo, come la Sacra Sindone.
È stato ipotizzato anche che il telo e il sudario siano stati conservati dalla primitiva comunità cristiana, pur non essendo presente alcun esplicito accenno o riferimento, nei Vangeli, circa la formazione di un'immagine su un qualche tessuto. Va inoltre preso in considerazione il fondamento teologico dell'avversione del popolo ebraico alla raffigurazione di immagini allo scopo di venerarle (idolatria), presente sin da Esodo: "Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra"(Esodo, 20, 4).
Fonti antiche sulla Sindone e sul Sudario di Cristo