Più volte inquisito da parte della polizia politica del dittatore Nicolae Ceaușescu durante il regime comunista romeno, fu sottoposto ad arresto in tre occasioni (1970, 1977 e 1985). Supportò attivamente, quindi, la rivoluzione romena del 1989 e prese parte al processo che portò all'esecuzione capitale dei coniugi Ceaușescu.

Membro dell'organo legislativo provvisorio, il Consiglio del Fronte di Salvezza Nazionale (CFSN) di Ion Iliescu, fu vice primo ministro di Petre Roman nel primo governo provvisorio postrivoluzionario (1989-1990) ed entrò nella formazione politica fondata da Iliescu, il Fronte di Salvezza Nazionale (FSN). In qualità di capo dell'ex dipartimento di sicurezza dello stato, fu incaricato di riformare il sistema dei servizi segreti in Romania. Il suo lavoro condusse alla nascita sel SIE, del DIPI e del SRI. In occasione delle elezioni del maggio 1990 ottenne un mandato di senatore, che mantenne fino al 1992.

Fu, quindi, ambasciatore per la Romania in Tunisia (1994-1996) e Marocco (2001-2005). Tornato in patria, dal 2004 entrò a far parte del consiglio nazionale dell'Istituto della Rivoluzione Romena del 1989 (IRRD), ottenendone la presidenza nel 2018.

Nel 2017 fu rinviato a giudizio per crimini contro l'umanità nell'ambito dell'inchiesta giudiziaria sulla mineriada del giugno 1990. Nel 2018 fu imputato per lo stesso reato nell'ambito dell'inchiesta sulla rivoluzione romena.

Formazione e carriera professionale durante il regime Primi anni Discendente dalla famiglia del principe Mihail R. Sturdza, ministro degli esteri di Ion Antonescu negli anni quaranta del novecento, Gelu Voican Voiculescu completò gli studi liceali nel 1957 presso la scuola I.L. Caragiale di Bucarest. Si iscrisse, quindi, all'Istituto di ricerche petrolifere della facoltà di geologia dell'Università di Bucarest, dalla quale fu espulso nel 1959 poiché considerato un esponente del movimento reazionario anticomunista contrario alla Repubblica Socialista di Romania, che era al potere dal 1947. Ciò avvenne nel contesto che scaturì dall'ondata repressiva dei regimi comunisti che seguì la rivoluzione ungherese del 1956. Secondo quanto riportato dallo stesso Voiculescu, fu allontanato dall'università poiché portava una croce al collo e si dilettava nella pittura modernista non figurativa.

Lavorò brevemente, quindi, per l'Impresa di trivellazioni di Bucarest, salvo tornare all'università quando gli fu permesso di iscriversi nuovamente alla facoltà di geologia. Completò gli studi universitari nel 1963. Nello stesso anno iniziò la sua attività lavorativa di ingegnere geologo presso il cantiere estrattivo di Videle, per poi trasferirsi, dopo tre anni, all'Istituto di ricerche geologiche per gli idrocarburi, dove lavorò fino al 1970 in qualità di ricercatore. Tra le sue altre attività nel 1966 fu capo del deposito repubblicano di carotaggio.

Contrasti con la Securitate e periodi di detenzione Ritenuto dalla polizia politica del regime, la Securitate, un agitatore pericoloso per lo stato, nel 1970 fu arrestato e posto sotto inchiesta con le accuse di attentato alla sicurezza nazionale, tradimento e spionaggio economico. Secondo la polizia, infatti, cercò di attraversare illegalmente il confine tra Ungheria e Austria, presupponendo che avrebbe venduto ad uno stato straniero dei documenti di cui era in possesso. Detenuto per circa tre mesi tra il 6 maggio e il 22 luglio 1970, fu liberato poiché il codice penale di allora puniva solo il passaggio illegale del confine della Romania e non quello tra altri paesi. In seguito ad ulteriori analisi, comunque, la Securitate accertò che i documenti legati all'industria petrolifera romena di cui era in possesso non avevano carattere di segreto di stato come creduto all'inizio. Secondo Voiculescu, in realtà, la stretta sorveglianza e l'arresto erano diretta conseguenza della sua partecipazione alla manifestazione studentesca organizzata dall'attivista anticomunista Ana Șincai nel giorno di natale del 1968.

Grazie all'aiuto di alcuni amici, nel 1970 riuscì a farsi assumere come correttore di bozze per il giornale Viața Românească. Nel 1973 tornò alla professione di geologo, lavorando presso uno studio di progettazione gestito dall'Istituto di progettazione mineraria (IPROMIN), uno dei più grandi della Romania. Dopo la dismissione dell'istituto avvenuta nel 1974, l'ufficio di geotecnica con sede a Bucarest presso il quale lavorava fu trasferito sotto la competenza di un altro ente. In quegli anni effettuò una serie di studi geotecnici per il centro minerario di Roșia Poieni.

Nel 1977 fu nuovamente sottoposto a controlli da parte della Securitate per il suo supposto progetto di attraversare il confine della Romania a bordo di un materassino gonfiabile verso la Bulgaria e, successivamente, la Turchia. Convocato per verifiche, fu tenuto sotto arresto per un giorno.

Fu arrestato per la terza volta nel luglio 1985, subendo una condanna ad un anno e mezzo di reclusione per il reato di truffa ai danni del bene pubblico, a causa della falsificazione di alcuni giustificativi di spesa. Scontò la pena presso il penitenziario di Rahova e fu liberato dopo 11 mesi grazie ad un'amnistia. Secondo la Securitate, inoltre, Voiculescu era sospettato della violazione dell'art.166 del codice penale riguardante la propaganda contraria all'ordine sociale. Voiculescu, infatti, era dedito alla fotocopiatura, alla vendita e allo scambio di libri che non erano legalmente in commercio in Romania. La polizia, sospettando la circolazione di idee non consentite dalla legge, procedette alla loro confisca e chiese un parere al Consiglio della Cultura e l'Educazione Socialista. Secondo un rapporto della Securitate datato 31 maggio 1985 Voiculescu era solito intrattenere rapporti sospetti con stranieri e con cittadini romeni fuggiti dal paese, tra i quali gli esuli anticomunisti in Francia Paul Goma e Dumitru Țepeneag. Per tale motivo fu tenuto sotto stretta osservazione e fu soggetto più volte a perquisizioni domiciliari fra il 1988 e il 1989.

Quando uscì dal carcere venne in contatto con diversi futuri leader della rivoluzione romena del 1989. Fu amico di Aurel Dragoș Munteanu, futuro direttore della Televiziunea Română e personaggio vicino a Ion Iliescu, dissidente del Partito Comunista Romeno (PCR) e figura chiave della rivoluzione. Conobbe, inoltre, Cazimir Ionescu, Silviu Brucan e Sergiu Nicolaescu. Al momento dello scoppio della rivoluzione e della fuga da Bucarest del dittatore Nicolae Ceaușescu, Voiculescu era coordinatore di uno studio idrogeologico per la miniera di Șuior, nella zona di Baia Mare.

Attività dopo la rivoluzione del 1989 Partecipazione alla rivoluzione del 1989 Il 22 dicembre 1989 fu uno dei primi ad apparire in televisione per comunicare il successo della rivoluzione e fu tra i firmatari del comunicato tramite il quale veniva istituito un nuovo organo legislativo provvisorio mirato a coprire il vuoto di potere, il Consiglio del Fronte di Salvezza Nazionale (CFSN), del quale fu membro e nel quale Ion Iliescu fu proclamato presidente. Tra i membri del CFSN, che puntava a varare le prime riforme in senso democratico, figuravano politici dissidenti del vecchio regime, intellettuali e militari.

Dopo l'arresto dei coniugi Ceaușescu nei dintorni di Târgoviște, Voiculescu fu uno dei più strenui sostenitori della loro uccisione, considerata un atto rivoluzionario necessario. Il 25 dicembre, quindi, insieme a Victor Atanasie Stănculescu e Virgil Măgureanu fu delegato dal CFSN, che gli concesse poteri straordinari in qualità di rappresentante della rivoluzione, alla partecipazione al processo organizzato contro il Presidente e la moglie. Dopo la loro esecuzione, il 30 dicembre fu incaricato di coordinare le operazioni di sepoltura al cimitero di Ghencea di Bucarest.

Il riconoscimento del CFSN come nuovo organo di potere concesse ai suoi vertici di ottenere la possibilità di nomina del primo ministro e del consiglio dei ministri, nonché il controllo dell'esercito e dei mezzi di comunicazione di massa in mano allo stato (carta stampata, radio e televisione). Il 28 dicembre, durante la seduta del CFSN che indicò le nomine per la costituzione del governo provvisorio, Voiculescu fu indicato personalmente dal nuovo primo ministro Petre Roman, che lo volle come suo vice primo ministro al fianco di Mihai Drăgănescu.

Il 26 dicembre 1989, tramite un decreto di Iliescu, l'apparato di intelligence della Securitate fu trasferito sotto la competenza del ministero della difesa. Il 31 dicembre, in seguito all'arresto del capo della Securitate Iulian Vlad, quindi, Voiculescu fu nominato comandante della struttura dell'ex Dipartimento di sicurezza dello stato. In tale veste, insieme al ministro della difesa, il generale Nicolae Militaru, si occupò dello smantellamento della Securitate, della gestione dei suoi archivi e, soprattutto, della completa riorganizzazione del sistema dei servizi segreti in Romania. Il 18 gennaio 1990 fu fondato il Serviciul de Informații Externe (SIE), il 1º febbraio nacque la Direzione di informazione e controspionaggio del ministero degli interni (conosciuta come DIPI o UM 0215), mentre il 26 marzo fu creato il Serviciul Român de Informații (SRI). A tal riguardo lo storico Marius Oprea ricordò che in quei giorni, in qualità di vice primo ministro, Voiculescu dormiva al Palazzo Victoria, sede del governo, al fianco degli archivi della Securitate della municipalità di Bucarest, con in mano una pistola.

A livello politico già nei primi giorni del gennaio 1990 emerse nel CFSN la volontà di creare un partito sull'idea dell'ex funzionario comunista Silviu Brucan. Nel febbraio 1990, perciò, Iliescu fondò il partito del Fronte di Salvezza Nazionale (FSN), cui aderì la stragrande maggioranza dei membri del CFSN. Contestualmente questo venne ridenominato Consiglio Provvisorio di Unione Nazionale (CPUN) e vi fu consentita la partecipazione anche dei rappresentanti degli altri partiti che nel frattempo erano stati creati. La piattaforma, tuttavia, ricalcava l'organizzazione del CFSN, per la maggioranza fu composta da membri del FSN e la sua dirigenza fu confermata con pochissime variazioni.

In un clima generale di disordine, tra il 19 il 21 marzo 1990, avvenne il cosiddetto Conflitto interetnico di Târgu Mureș, scontri tra le comunità ungherese e romena avvenuti a Târgu Mureș che causarono 5 morti e centinaia di feriti. Per riprendere il controllo della situazione il governo si ritrovò costretto a fare intervenire l'esercito, che bloccò l'accesso alla città e disperse i manifestanti. Il 22 marzo Voiculescu fu inviato sul luogo da Iliescu per istituire una commissione d'inchiesta. In quell'occasione dichiarò che il governo si sarebbe impegnato per difendere l'integrità del paese e che non avrebbe permesso la perdita di un pezzo della nazione.

Senatore e ambasciatore in Nordafrica

Alle prime elezioni dell'epoca democratica, nel maggio 1990, il FSN ottenne un plebiscito che gli consentì di controllare 2/3 del parlamento. Candidatosi per il FSN nel distretto di Buzău, Voiculescu fu eletto senatore e nel corso della legislatura fu membro della commissione per la convalida, fino alle sue dimissioni nel marzo 1992. La vittoria del partito del 1990, tuttavia, significò l'intensificarsi delle proteste contrarie al FSN, ritenuto dalle opposizioni come il continuatore dell'ideologia comunista. Subito dopo le elezioni, tra il 13 e il 15 giugno 1990, Iliescu si appellò alle associazioni sindacali dei minatori proveniente dalla valle del Jiu perché ponessero fine con la violenza alle manifestazioni in atto nella capitale. L'evento passò alla storia come mineriada del giugno 1990 e causò 6 morti e centinaia di feriti.