La Georgia nella guerra di secessione americana fu uno dei sette Stati federati originari che formarono gli Stati Confederati d'America nel febbraio del 1861, dando così il via alla guerra civile.

Il governatore della Georgia Joseph Emerson Brown avrebbe desiderato che le truppe della milizia locale venissero utilizzate esclusivamente per la difesa del territorio, sfidando in tal modo apertamente il Presidente degli Stati Confederati d'America - il secessionista del Mississippi, Jefferson Davis, il quale voleva invece schierarle anche su altri fronti.

Da quando il blocco dell'Unione cominciò attivamente ad impedire l'esportazione dell'abbondante cotone georgiano in cambio dei principali generi d'importazione di cui necessitava, Brown ordinò allora agli agricoltori di mettersi a coltivare cibo, ma l'interruzione delle maggiori vie di comunicazione impedì il buon funzionamento dei mezzi di trasporto, conducendo rapidamente ad una grave penuria alimentare.

Non si svolsero scontri di una qualche rilevanza almeno fino al settembre del 1863, quando i sudisti, comandati da Braxton Bragg, non sconfissero William Starke Rosecrans alla battaglia di Chickamauga. Nel maggio seguente il generale unionista William Tecumseh Sherman dette inizio alla Campagna di Atlanta; la capitale statale Atlanta venne catturata a settembre, come preludio alla Marcia verso il mare di Sherman.

Quest'ultima in un arco di tempo di sei settimane portò alla distruzione di una buona parte dell'infrastruttura civile della regione interessata, contribuendo ad accorciare notevolmente i tempi del conflitto. Quando le prime notizie sulla marcia raggiunsero l'Armata Confederata della Virginia Settentrionale guidata da Robert Edward Lee interi reggimenti georgiani abbandonarono il campo, reputandosi assai più necessari nei pressi delle loro case venutesi a trovare direttamente minacciate in maniera tanto grave.

La battaglia di Columbus, combattuta ai confini con l'Alabama il 16 aprile del 1865 venne considerata per molto tempo da un certo numero di storici l'ultima autentica battaglia della guerra.

Secessione

Nel dicembre del 1860 il governatore Brown, un appassionato sostenitore della prosecuzione della pratica schiavista e dei cosiddetti "diritti degli Stati" del profondo Sud, ritenne che la vittoria di Abraham Lincoln alle elezioni presidenziali del 1860 - un esponente di punta del nuovo Partito Repubblicano fermamente contrario ad una qualsiasi forma di estensione dello schiavismo nei Territori del West - in qualità di Presidente degli Stati Uniti d'America, avrebbe comportato l'abolizione definitiva della schiavitù in tutti gli Stati Uniti d'America.

Inviterà pertanto accoratamente i georgiani a fare resistenza attiva nei riguardi delle proposte d'intervento antischiaviste, dichiarando che il mancato rispetto di ciò avrebbe condotto direttamente all'emancipazione immediata dei loro schiavi:

Nel gennaio successivo la Convention georgiana appositamente indetta emanò un Decreto di secessione, in cui si delineavano le cause che avevano motivato lo Stato a proclamare la propria unilaterale separazione dall'Unione.

Il detto decreto citò poi le opinioni espresse dal Presidente eletto in particolare e quelle del suo schieramento politico in generale contro "il tema della schiavitù africana", oltre che il forte sentimento antischiavista presente sia nella Nuova Inghilterra che negli Stati Uniti nord-occidentali e il sostegno percepito tra i settentrionali fautori dell'abolizionismo negli Stati Uniti d'America per "l'uguaglianza sociale e i diritti civili degli afroamericani" come ragioni più che sufficienti ed abbastanza gravi tanto da spingere la Georgia a dichiarare la propria secessione.

In un discorso pronunciato a febbraio alla Convention secessionista della Virginia il georgiano Henry Lewis Benning dichiarò esplicitamente che la ragione principale per cui la Georgia si separava - denunciando così l'unità nazionale - era dovuta ad "una profonda convinzione da parte dei legislatori e del popolo georgiano, che una separazione dal Nord è l'unico atto che possa ancora impedire l'abolizione della schiavitù".

Il giurista William Littleton Harris, uno dei commissari secessionisti del Mississippi, raccontò un incontro dell'Assemblea generale della Georgia, secondo cui i Repubblicani avevano l'intenzione di attuare "l'eguaglianza tra le razze bianche e negre"; pertanto la secessione era necessaria per far in modo che gli Stati schiavisti potessero resistere ad un tale progetto.

I leader religiosi contemporanei georgiani sostennero anch'essi la prosecuzione pratica della "peculiare istituzione". Un predicatore condannò ad un tempo Repubblicani e abolizionisti, affermando che le loro opinioni antischiaviste erano contrarie agli insegnamenti della religione cristiana e dichiarando che le idee propagandate da questi gruppi si trovavano ad essere:

Fronte interno Il governatore della Georgia Joseph Emerson Brown fu uno dei principali artefici e leader secessionisti e guidò attivamente gli sforzi per far staccare lo Stato dall'Unione e portarlo dentro la Confederazione. Fedelissimo sostenitore dei "diritti degli Stati", giunse a sfidare le politiche di guerra attuate dal Governo confederato resistendo al suo progetto militare sulla coscrizione e cercò il più possibile di mantenere il maggior numero di soldati entro i confini statali per poter "combattere le forze degli invasori".

Brown sfidò e contestò apertamente le richieste della Presidenza di Jefferson Davis di rifornire l'esercito confederato, impegnato su altri fronti, di merci, soldati e schiavi da impiegare prima in qualità di lavoratori di fatica e poi addirittura come truppa armata; diversi altri governatori ne seguiranno l'esempio.

Nel corso del conflitto la Georgia impegnò approssimativamente quasi 100.000 uomini ed avrà più di 18.000 morti in combattimento. Secondo il Censimento del 1860 vi erano 1.082.757 abitanti, di cui 620.527 liberi e 462.230 schiavi. Nonostante l'avvenuta secessione, molti abitanti delle regioni della Georgia settentrionale rimarranno in buona parte fedeli all'Unione. Unionismo Più di 5.000 georgiani servirono tra le file dell'esercito dell'Unione in unità militari terrestri come il 1º Battaglione di fanteria della Georgia, il 1º Reggimento di cavalleria dell'Alabama e in un certo numero di reggimenti approntati dal Tennessee orientale.

La Contea di Rabun in particolare, che non proclamò mai la propria separazione dall'Unione, rimase fedele alla Presidenza di Abraham Lincoln e venne descritta come "un'unità del fronte interno georgiano in lotta contro la secessione". Uno dei residenti della Contea ebbe l'occasione di raccontare nel 1865 che:

aggiungendo che

Le linee di demarcazione però non furono spesso così chiare come potevano apparire a Rebun in questo lasso di tempo.

Nel suo libro del 2006 intitolato A Separate Civil War: Communities in Conflict in the Mountain South l'autore Jonathan Dean Sarris esamina le esperienze belliche della Contea di Fannin e della Contea di Lumpkin; in questi due casi le fazioni unioniste e confederate si combatterono brutalmente armi alla mano sui Monti Blue Ridge - in quello che fu un vero e proprio fronte interno - per l'intero periodo in cui durò il conflitto.

Sarris sostiene che esisteva una "complessa rete di lealtà locali, regionali e nazionali che collegava tra loro le società montane pre-industriali" e che proprio il mantenimento della loro fedeltà alla nazione fu uno dei principali fattori che determinarono le inclinazioni di questi centri urbani montani.

Il massacro di Madden Branch, avvenuto nella Contea di Polk (Tennessee), agli estremi confini Nord-georgiani, fu solo una delle numerose atrocità che furono commesse mentre le contee montane si suddividevano in fazioni pro e anti confederate.

Qui, il 29 novembre del 1864, sei georgiani che stavano cercano di arruolarsi nell'Armata del Tennessee unionista - Thomas Bell, Harvey Brewster, James T. Hughes, James B. Nelson, Elijah Robinson, Peter Parris e Wyatt J. Parton - vennero sommariamente condannati e trucidati dal famigerato comandante della guerriglia filo-sudista bushwhackers John P. Gatewood: "la bestia dai capelli lunghi e dalla barba rossa della Georgia".

Mentre era per lo più concentrato nelle montagne e nelle grandi città, l'unionismo nella Georgia non rimase tuttavia limitato solamente a quelle regioni, ma poteva essere ritrovato anche in altre aree di tutto lo Stato.

Carenza di approvvigionamenti A partire dall'estate del 1861 il blocco dell'Unione interruppe virtualmente l'esportazione di fibra di cotone e qualsiasi importazione di prodotti dell'attività manifatturiera; la Marina unionista iniziò a vigilare in maniera sempre più serrata le coste. Gli approvvigionamenti alimentari, che solitamente giungevano tramite le rete ferroviaria dagli Stati federati del Nord, vennero bloccati.

I dirigenti politici a questo punto chiesero ai grandi proprietari schiavisti di piantagione di cominciare a coltivare più cibo al posto del cotone; ma questi rifiutarono, in quanto credevano che l'Unione non avrebbe voluto o in ogni caso non sarebbe stata in grado di combattere per un lungo periodo di tempo.

I piantatori intravidero poi con una certa soddisfazione aumentare i prezzi del cotone nel continente europeo e si attendevano che le grandi potenze d'oltreoceano sarebbero sicuramente intervenute presto nel conflitto, quantomeno per rompere il blocco navale. L'Assemblea legislativa impose quindi delle quote nella produzione cotoniera e fece diventare un crimine il suo eccesso, ma la penuria di cibo continuò inesorabilmente a peggiorare, soprattutto nei centri urbani.

In più di una dozzina di casi esemplari in tutto lo Stato le donne bianche povere presero a sottoporre i negozi a saccheggio, sequestrando così i carri dei rifornimenti per procurarsi generi di prima necessità come la pancetta affumicata, il mais, la farina e il filato di cotone: il tutto evolvette in una situazione di grave disordine pubblico, mano a mano che le richieste si facevano sempre più pressanti.

In alcuni casi gli stessi eserciti confederati si appropriarono forzatamente del cibo e delle forniture, sia dai contadini georgiani che da quelli della Carolina del Sud; il governatore della Georgia lamentò che tali sequestri di cibo "fossero stati particolarmente rovinosi per il popolo della parte nordorientale dello Stato".

A mano a mano che le condizioni interne peggioravano ulteriormente a causa della guerra, la situazione divenne del tutto insostenibile, con torme di soldati georgiani che abbandonavano le file delle armate sudiste per tornare a occuparsi in prima persona delle proprie fattorie semi-abbandonate e delle famiglie sofferenti.

Diserzione e resistenza unionista Con l'evolvere della guerra alcuni georgiani si unirono in gruppi di "resistenza" alle autorità confederate; un certo numero di loro erano unionisti per intima convinzione, mentre altri erano solamente anti-confederati a causa della politica assunta nei confronti della coscrizione obbligatoria dell'amministrazione sudista. Bande di disertori vennero costituite da coloro che avevano abbandonato l'esercito confederato; poi vi furono coloro che evitarono la chiamata alle armi nascondendosi in montagna.

I georgiani filo-sudisti etichettarono dispregiativamente tali gruppi come Tories (lealisti), composti da disertori ed evasi di prigione dopo essere stati condannati per il loro rifiuto d'imbracciare le armi contro l'Unione. Le zone montagnose della Georgia settentrionale furono un luogo privilegiato in cui operavano una buona parte di queste bande. Altri si stabilirono invece all'interno delle paludi dell'Alapaha River nella contea di Berrien, nella Contea di Coffee, nella Contea di Echols e nella Contea di Irwin.