Regnano è una frazione del comune italiano di Casola in Lunigiana, nella provincia di Massa-Carrara, in Toscana.

Regnano è suddiviso in tre località: Villa, Poggio e Castello.

Geografia fisica Regnano sorge nell'alta vallata del torrente Aulella, nella parte orientale della regione storica della Lunigiana. La frazione presenta un territorio prevalentemente montuoso, posto a 655m s.l.m., che comprende aspetti geomorfologici favorevoli alla vita contadina. I boschi costituiscono il mosaico paesaggistico dominante, alle maggiori altitudini si trovano le faggete. I castagneti restano predominanti caratterizzando questo territorio anche dal punto di vista storico-culturale. Sono presenti anche cerri e altre associazioni di latifoglie.

La zona circostante è attraversata da diversi sistemi di faglie attive, presentando variazioni notevoli nella composizione del terreno, ed è classificata ad alto rischio sismico. Il paese è stato colpito da diversi terremoti, tra cui quello del 7 settembre del 1920, uno degli eventi più distruttivi registrati nella regione appenninica nel XX secolo, e quello del 21 giugno 2013. In riferimento a quest'ultimo, è stata necessaria una riclassificazione sismica che ha introdotto nuove normative tecniche specifiche per la costruzione di edifici, ponti e altre opere in aree geografiche caratterizzate dal medesimo rischio sismico.

Storia Per comprendere le origini di Regnano occorre rifarsi alla viabilità lunigianese più antica. Posta al confine con la Garfagnana, in corrispondenza del suo unico passaggio a nord-ovest, l'alta valle dell'Aulella è stata storicamente percorsa dalle correnti di transito che risalivano il Serchio in direzione della Val Padana. Reperimenti archeologici, uniti ad alcuni toponimi riconducibili a strutture fortificate sorte nell'età dei Liguri Apuani, consentono di ipotizzare l'esistenza sin dalla protostoria di un sentiero che da Magliano valicava monte Tea per proseguire verso il crinale appenninico occidentale. In particolare, il nome "Casteglia" a indicare l'altura dell'Alpe di Mommio che separa il tratto montano dell'Aulella (il "Vallone") dalla valle del Rosaro suggerisce l'esistenza di una fortificazione insediata in posizione dominante rispetto alla piana alluvionale in cui sorgerà Regnano, all'evidente scopo di controllare tale passaggio.

Decisamente più provata appare in ogni caso la ricostruzione che vuole quella strada incentivata in epoca romana: tradizione orale, toponomastica e archeologia concordano nel fornire dati in suo sostegno; il più consistente dei quali appare il rinvenimento, avvenuto nel secolo scorso, di frammenti di tegoloni romani lungo il suo percorso. Una possibile spiegazione del motivo per cui un viaggiatore proveniente da Lucca e diretto nella Gallia Cisalpina avrebbe dovuto scegliere tale tragitto montano rispetto ad altri meno impervi troviamo nel principale studio condotto in materia: "Prima che negli spostamenti venissero impiegati carri o altri mezzi di trasporto su ruote era necessario soprattutto risparmiare tempo, a costo di dover affrontare erti sentieri. (...) Se è ragionevole pensare che un tracciato, comunque orientato per le vie dei monti, dovesse essere perlomeno vantaggioso per la rapidità dei collegamenti e sfruttasse quindi almeno in parte l'alta Aulella, sembra verosimile che non sia mai stato interessato da correnti di grande traffico che preferivano senz'altro strade più lunghe, ma meno accidentate. L'esigenza di evitare bruschi dislivelli può tuttavia aver portato alla scelta di un percorso di alta quota qual è quello di Tea e del monte Casteglia". Il quale oltretutto consentiva di raggiungere l'importante Forum Clodi, identificabile con l'attuale Fivizzano.

L'Alto Medioevo vide la ripresa della frequenza degli antichi sentieri, qualora le condizioni di manutenzione lo consentissero. Regnano deve la sua nascita alla dominazione longobarda, e in particolare all'impulso dato in quel periodo alla Via Francigena e a tutte quelle strade che la supportavano: le cosiddette "varianti". Inoltre, la coeva costituzione del Comitato Lunense fece sì che nell'ambito della giurisdizione soggetta a Luni venisse istituita una rete doganale e di controllo, ad assicurare tanto la riscossione dei pedaggi quanto la promozione di un proprio mercato.

La riorganizzazione territoriale del regno d'Italia operata nel 950 da Berengario II sancì l'aggregazione di Lunigiana e Garfagnana alla Marca Obertenga, la circoscrizione amministrativa cui facevano capo i possedimenti del casato longobardo degli Obertenghi nel nord della Penisola. A testimonianza di come tale annessione ridesse lena alla via di penetrazione in "Lombardia" (ossia l'Italia settentrionale) attraverso la valle del Serchio e la Lunigiana orientale, nei decenni successivi sorsero due strutture ad essa funzionali: il piccolo castello di Regnano a controllare il transito dei viandanti, il grande ospitale di Tea a dare loro ricetto lungo il tratto più alpestre.

Come ci attesta il primo documento ufficiale riguardante Regnano, nel 1066 il devoto signore longobardo Guinterno di Guido donò il maniero al vescovo-conte di Luni. Crollata la Marca Obertenga, il secolo successivo vide l'ascesa dei Malaspina: il lungo conflitto con la diocesi lunense che ne derivò trovò una prima composizione nel 1202, allorché Corrado Malaspina stipulò un accordo con il vescovo Gualtiero che stabiliva fra l'altro l'acquisizione del castello di Regnano alla sua famiglia. Ben presto però le lotte tra i due potentati ripresero, avendo termine soltanto nel 1306 con la pace di Castelnuovo Magra, che fece dell'alta Aulella un feudo dei Malaspina del ramo di Fosdinovo.

Casola decise tuttavia di legarsi alla Repubblica di Lucca: prima con un atto di sottomissione formale, inviando ogni anno una rappresentanza a offrire un cero al Volto Santo per la festa di Santa Croce, come attestato dallo Statuto lucchese del 1308; quindi, nel 1373, con una dedizione effettiva. Al tempo stesso il rifiorire dei commerci proprio dell'età tardomedievale diede nuovo impulso alle vecchie strade, compresa quella che collegava Regnano a Fivizzano: sta a confermarlo la sua denominazione di "via del mercato", rimasta in uso tra la popolazione locale sino al secolo scorso. Tutto ciò finì con il fare della rocca longobarda uno snodo cruciale non solo della viabilità ma anche della politica lunense, come ben significato dal detto diffusosi a Lucca nel Quattrocento: "Chi governa Pontremoli e Regnana è signor di Lunigiana".

Le complesse vicende che caratterizzarono questa parte di Lunigiana nei primi decenni del XV secolo testimoniano dell'intraprendenza politica del castello di Regnano. A frenare l'espansionismo lucchese verso il territorio lunense si mosse la Repubblica fiorentina, sostituendosi nel 1404 al Ducato di Milano nell'offrire amicizia e protezione al Marchesato di Castel dell'Aquila. Il cambio di alleanza ebbe l'effetto di acuire le tradizionali rivalità interne alla famiglia Malaspina, fomentando le mire degli stessi marchesi di Gragnola sui possedimenti del ramo della Verrucola, culminate nell'eccidio perpetrato da Leonardo Malaspina nel 1418. A seguito dell'efferato misfatto le comunità di Vinca, Monzone, Aiola, Equi, Sercognano, Codiponte, Prato, Alebbio e Casciana decisero di darsi spontaneamente a Firenze, che le riunì nella Podesteria di Codiponte. Tale organizzazione amministrativa garantiva ai fiorentini l'effettivo controllo del territorio, pur consentendo formalmente una certa autonomia locale: ciascun borgo costituiva infatti una comunità retta dai consoli e dai consiglieri, eletti annualmente da tutti gli uomini di censo. I singoli consigli facevano tuttavia capo al podestà, che a differenza loro era nominato dal governo centrale.

Nell'orbita gigliata finì anche Regnano, per quanto indirettamente: il castello fu infatti assegnato all'unico sopravvissuto alla strage della Verrucola, il piccolo Spinetta Malaspina, affidato alla tutela fiorentina. Tale affiliazione dové conferire a Regnano una posizione di forza rispetto alle comunità limitrofe, come attestato dall'accordo stipulato nel 1419 con quella di Montefiore, il quale sancì l'accorpamento dei due borghi sotto un unico Comune ed Estimo, quelli di Regnano, privando così Montefiore tanto dell'autonomia politica quanto di quella economica. Il trattato attribuiva particolare rilevanza al bosco di Caffaggio - situato sulla collina dominante la riva destra dell'Aulella, a ridosso del sentiero che portava da Offiano a Regnano - storicamente appartenente al castello di Montefiore: la nuova statuizione consentiva ai regnanini di usufruire a proprio piacimento sia della riserva di caccia che dei pascoli sottostanti.

La guerra mossa nel 1429 da Firenze a Lucca si risolse l'anno successivo con la battaglia del Serchio, vinta dai lucchesi grazie agli aiuti forniti da Milano e da Genova; allorché l'esercito milanese invase Fivizzano, Regnano ne approfittò per sottomettersi a Lucca. Se quella vittoria servì a salvare l'indipendenza dalla Repubblica lucchese, essa segnò anche lo sgretolamento dei suoi possedimenti garfagnini e lunigiani: già nel 1433 Regnano tornava così sotto Spinetta. La soggezione del castello longobardo ai Malaspina durò sino alla discesa in Italia di Carlo VIII, le cui alterne vicende determinarono l'assetto definitivo della Lunigiana, a lungo contesa tra Firenze e Genova e da allora suddivisa tra la sfera d'influenza toscana e quella ligure. Nel 1495 Regnano, unitamente a Luscignano e Castiglioncello, si sottomise alla Repubblica fiorentina, seguito da Casola e più tardi da Argigliano, per la costituzione di una nuova Podesteria che al pari delle altre fu posta alle dipendenze del Capitanato di Fivizzano, datosi a sua volta a Firenze sin dal 1477.

Tale strutturazione amministrativa rimase in essere per tutta la durata del Granducato mediceo, venendo sostanzialmente confermata dai Lorena: nel 1777 Pietro Leopoldo riunì tutti i borghi della Lunigiana toscana in un'unica comunità con sede a Fivizzano. Il 1816 vide la costituzione del Comune di Casola, comprendente anche Regnano e attribuito dopo l'unità d'Italia alla provincia di Massa.

Un anno particolarmente importante per l'alta Aulella fu il 1883, con il completamento della strada dell'Alto Circondario che collegava Castelnuovo Garfagnana a Fivizzano. L'avvento della rotabile determinò l'attivazione di un servizio di pubblica assistenza deputato a trasportare a valle i regnanini bisognosi di cure mediante una portantina custodita nell'ex oratorio della Villa, attraverso la mulattiera della Pila che sboccava al ponte di Montefiore ove era in attesa la carrozza d'ambulanza che li avrebbe condotti all'ospedale di Fivizzano. L'isolamento di Regnano rispetto alla nuova viabilità ebbe termine nel 1959, con la costruzione del tratto di strada che univa la Villa alla provinciale.

La Linea Gotica Regnano salì tragicamente alla ribalta nel periodo della Linea Gotica, e segnatamente nel 1944; il paese contava oltre 400 abitanti, cui si erano aggiunti gli sfollati provenienti dalle città più vicine colpite dai bombardamenti. Sin dall''aprile di quell'anno vi si insediò il nucleo originario di quella che sarebbe diventata un'importante formazione partigiana, scegliendo quale base il borgo del Castello: tipico agglomerato di case rurali e quindi di aie, stalle, orti, metati, forni. Tale collocazione offriva ai resistenti diversi vantaggi: i suddetti edifici facevano loro da ricovero; essi potevano sfruttare i contadini del luogo per procurarsi le risorse alimentari, disponendo delle strutture necessarie alla cottura del cibo e alla macellazione; si trovavano in una posizione appartata rispetto alla strada carrozzabile ma al tempo stesso dominante l'intera vallata, potendo così controllarne i movimenti; nel caso di un rastrellamento nazifascista avrebbero potuto facilmente dileguarsi per boschi e montagne circostanti.