Il Santuario Sant’Antonio di Padova di Roccalumera è un tempio sacro cattolico ubicato sull’antica via Consolare Valeria - oggi via Nazionale - a Roccalumera.

Gestito dalle Suore Cappuccine del Sacro Cuore, fondate dalla serva di Dio Veronica Briguglio e dal Venerabile Francesco Maria Di Francia, si caratterizza quale luogo di forte spiritualità cristocentrica e antoniana e costituisce da sempre un punto di riferimento per tutto il circondario.

Dal 1982 la chiesa è santuario diocesano.

Le origini del culto: l'Orfanotrofio “Sant'Antonio” Il culto di Sant’Antonio sul territorio Roccalumerese si lega inscindibilmente alla nascita della Congregazione delle Suore Cappuccine del Sacro Cuore.

La fondazione dell'Istituto L'11 marzo 1897 un gruppo di quattro suore dell'Opera fondata da Sant’ Annibale Maria di Francia nel quartiere Avignone di Messina decide di ritirarsi a Roccalumera per un breve periodo di noviziato, alfine di maturare una più profonda formazione religiosa e, nello stesso tempo, evitare l'acuirsi di alcuni dissapori che si erano manifestati nell'Opera; la decisione era però soltanto momentanea ed esse avrebbero dovuto fare ritorno alla comunità di Messina dopo qualche tempo. Invece, evidentemente, “la Provvidenza aveva altri progetti”.Pagina 33-34, Carmelo Conti Guglia, Due cuori per chi non è amato, stampato a cura della Casa Generalizia Suore Cappuccine del Sacro Cuore, luglio 1996 . Arrivate a Roccalumera si portarono subito in chiesa a ringraziare il Signore dell’aiuto e della protezione usatele e parteciparono alla santa messa. Quindi andarono ad abitare inizialmente nel villino della signora Fiorentino, luogo della loro solita villeggiatura; poi, in un appartamentino preso in affitto dalla Marchesa Carrozza, dove nacque la nuova Comunità delle Povere figlie del Sacro Cuore di Gesù. In questi mesi, infatti, il Signore rivelava la sua volontà servendosi della semplice quotidianità, e faceva capire loro la necessità di una presenza volta ad aiutare i poveri, i bisognosi, ma soprattutto il grande numero di bimbi che erano senza genitori, soli, senza famiglia: “non avevano nessuno”.Pagina 31-32, Zuzana Hudecovà, Suor Veronica di Gesù Bambino sotto il segno del Tau – Collana Piccolo Seme, stampato da Società Cooperativa a r.l. Spignolo Messina, 3 Febbraio 2008 . Per queste ragioni, sotto la direzione di suor Veronica di Gesù Bambino, la più anziana delle quattro suore, e del canonico Francesco Maria di Francia, loro padre spirituale, nacque l'Orfanotrofio femminile, che trovò sistemazione in un magazzino comprato da padre Francesco grazie al generoso aiuto dello zio Carmelo Papandrea; era composto da tre grandi vani e divenne la sede definitiva della Casa Madre della Congregazione. È il 30 Agosto del 1899.Pagina 63-64 , Carmelo Conti Guglia, Due cuori per chi non è amato, stampato a cura della Casa Generalizia Suore Cappuccine del Sacro Cuore, luglio 1996 . Padre Francesco e madre Veronica, impegnati a realizzare il medesimo progetto di carità, non tenevano conto dei notevoli sacrifici ed erano felici. Una lunga e bellissima storia, intrisa di “carità ed umiltà”, stava appena incominciando.

Le suore vivevano in assoluta povertà e in perfetta letizia, raccolte intorno a Gesù sacramentato, contemplando l’insondabile misericordia di Dio e pregando a tutte le ore nella cappella dell’istituto (ancora oggi esistente ma accessibile solo dall'interno),Pagina 63-64, Carmelo Conti Guglia, Due cuori per chi non è amato, stampato a cura della Casa Generalizia Suore Cappuccine del Sacro Cuore, luglio 1996 . inaugurata nel 1904Pagina 24 , Zuzana Hudecovà, Suor Veronica di Gesù Bambino sotto il segno del Tau – Collana Piccolo Seme, stampato da Società Cooperativa a r.l. Spignolo Messina, 3 Febbraio 2008 . e dedicata al Sacro Cuore di Gesù, da cui attingevano slancio e forza, aiuto e consolazione.

Da ogni parte ricevevano beneficenze e le distribuivano a quanti erano nel bisogno; la questua era per loro una vera missione: consigliavano i dubbiosi, sostenevano le madri addolorate e i giovani in pericolo, dissuadevano dalle unioni illegittime e accoglievano le bambine abbandonate.

Dopo appena otto anni, la nuova casa ospitava 14 suore e 56 orfanelle mantenute gratuitamente, senza redditi, né contributi, né sovvenzioni. Padre Francesco e madre Veronica si curavano di loro, con l’attenzione e l’affetto di veri genitori, mantenendo le piccole in un clima di calore e di famiglia.Pagina 65 , Carmelo Conti Guglia, Due cuori per chi non è amato, stampato a cura della Casa Generalizia Suore Cappuccine del Sacro Cuore, luglio 1996 .

Nel 1913 il fondatore acquistò personalmente una statua di Sant’Antonio di Padova e affidò alla sua speciale protezione le povere orfanelle;Pagina 3 , “Il pane di S. Antonio” – Rivista trimestrale delle Suore Cappuccine del Sacro Cuore – anno XCIII numero 1 Maggio 2013, stampato a cura dell'Istituto Suore Cappuccine del Sacro Cuore, maggio 2013. egli era un grande devoto del Santo Taumaturgo e spesso ammoniva: “Se volete essere veri devoti di Sant' Antonio, dovete procurarvi di farvi santi così come Egli si fece santo. E veramente il farci santi ci gioverà e in questa vita e nell'altra.” La statua comprata da p. Francesco presenta il Santo con fattezze giovanili, a indicarne la bontà d'animo e la bellezza interiore; con la mano sinistra sorregge un dolcissimo Bambinello che volge le sue mani verso il volto austero e rassicurante del Santo, come a volerlo amorevolmente abbracciare; il Divino Pargoletto è poggiato su un libro, simbolo della scienza, della dottrina e della predicazione del Patavino, sempre radicata nelle Sacre Scritture. La mano destra, invece, è protesa verso un povero giovanetto a cui il Santo porge un panino, preso dal cesto posto ai suoi piedi, quale simbolo della fervente carità che ne animò la vita e ne mosse le azioni. Il giglio, infine, e simbolo della purezza e della lotta contro il male.

Ecco, perciò, che il Santo di Padova costituisce una figura presente nella tradizione dell'Istituto fin dalle sue primissime origini, assistente prodigo e silenzioso nello sviluppo della comunità e speciale intercessore delle suore del Sacro CuorePagina 2-3, Roberto Romeo – Maria Maddalena Spallina, Veramente il Signore è in questo luogo – Il santuario di Sant’Antonio in Roccalumera e i Fondatori delle Suore Cappuccine del Sacro Cuore, stampato a cura della Casa Generalizia Suore Cappuccine del Sacro Cuore, anno 2018 ., tanto da essere popolarmente conosciute come le “suore di Sant'Antonio”.

Lo stesso orfanotrofio femminile portava adesso il suo nome.

La costruzione della Chiesa di “Sant'Antonio” e l'erezione a Santuario Nello stesso anno padre Francesco peggiorava in salute; il fondatore rese santamente lo spirito il 22 dicembre 1913, per il sopraggiungere di un infarto; la responsabilità dell'Opera rimase sulle spalle di Madre Veronica e del cappuccino p. Salvatore da Valledolmo, che il fondatore aveva voluto a Roccalumera da circa sei mesi per essere assistito e aiutato nell’opera di beneficenza già affermata.Pagina 99- 102, Carmelo Conti Guglia, Due cuori per chi non è amato, stampato a cura della Casa Generalizia Suore Cappuccine del Sacro Cuore, luglio 1996 .

Intanto, per volontà del p. Salvatore, l'Istituto - pur conservando la sua identità e fisionomia spirituale – il 1 dicembre 1915Pagina 41-42 , Zuzana Hudecovà, Suor Veronica di Gesù Bambino sotto il segno del Tau – Collana Piccolo Seme, stampato da Società Cooperativa a r.l. Spignolo Messina, 3 Febbraio 2008 .ottenne l'aggregazione ufficiale e definitiva all'ordine del Serafico padre San Francesco, con somma gioia delle suore e della stessa Madre Veronica, ben consapevoli di essere nate << francescane >> nel cuore del Fondatore e liete pertanto di essere divenute le “suore terziarie cappuccine del Sacro Cuore”.Pagina 107-108 , Carmelo Conti Guglia, Due cuori per chi non è amato, stampato a cura della Casa Generalizia Suore Cappuccine del Sacro Cuore, luglio 1996 .

Sempre padre Salvatore, giovane e tanto appassionato all'opera affidatagli da padre Francesco, si diede da fare per l'ampliamento dell'Orfanotrofio e dalla parte del mare e, quando lì non vi fu più spazio, acquistando il terreno antistante; in quel luogo sarebbe anche stata realizzata di lì a poco l'audace volontà di madre Veronica: una grande Chiesa in onore di Sant’ Antonio.Pagina 110-111, Carmelo Conti Guglia, Due cuori per chi non è amato, stampato a cura della Casa Generalizia Suore Cappuccine del Sacro Cuore, luglio 1996 . La sua edificazione iniziò tra mille difficoltà nel 1926, un passo dopo l'altro, anche con l'aiuto pratico delle suore e del cappuccino, che lavorarono intensamente insieme ai muratori.Pagina 111, Carmelo Conti Guglia, Due cuori per chi non è amato, stampato a cura della Casa Generalizia Suore Cappuccine del Sacro Cuore, luglio 1996 .

Ma alcuni cittadini, disapprovando la costruzione, imbastirono infamanti calunnie contro le suore e contro i frati cappuccini che le assistevano.Pagina 24 , Roberto Romeo – Maria Maddalena Spallina, Veramente il Signore è in questo luogo – Il santuario di Sant’Antonio in Roccalumera e i Fondatori delle Suore Cappuccine del Sacro Cuore, stampato a cura della Casa Generalizia Suore Cappuccine del Sacro Cuore, anno 2018 . Iniziarono i dissapori con la Curia, che prima si era manifestata sempre benevola, mentre ora era loro distante, a causa soprattutto di una serie di reciproci equivoci e incomprensioni che, attraverso lunghi e perigliosi accadimenti,Pagina 43-51 , Zuzana Hudecovà, Suor Veronica di Gesù Bambino sotto il segno del Tau – Collana Piccolo Seme, stampato da Società Cooperativa a r.l. Spignolo Messina, 3 Febbraio 2008 .si andarono via via risolvendo a partire dall'arrivo da Roma - il 1º giugno 1929 - del delegato apostolico p. Stanislao Ambrosini, designato personalmente da Pio XI.Pagina 136-137, Carmelo Conti Guglia, Due cuori per chi non è amato, stampato a cura della Casa Generalizia Suore Cappuccine del Sacro Cuore, luglio 1996 .

Cessata la tempesta, vinta nel 1930 la causa con la famiglia Papandrea-Biotti, i lavori di costruzione della Chiesa di Sant' Antonio - che era rimasta incompiuta - poterono proseguire, grazie anche agli aiuti che p. Ambrosini riuscì ad ottenere da Mons. Paino, il grande ricostruttore di Messina. La realizzazione dell'opera comportò un notevole impiego di risorse umane ed economiche, e il progetto si poté portare a compimento <<grazie ai sacrifici unanimi e sovrumani e alla generosità dei benefattori>>.

La chiesa fu completata sempre sotto la sapiente guida spirituale di p. Ambrosini, fu arricchita da un bellissimo altare monumentale e benedetta il 26 maggio 1932, non ancora ultimati i lavori (che si sarebbero conclusi nell'anno seguente); in quella data, presente Madre Veronica, il parroco di Roccalumera p. Carmelo Saccà vi celebrava la prima Messa, delegato per l'occasione dall'Arcivescovo. La funzione riuscì commovente, le suore videro coronati i tanti sacrifici e le tante preghiere, il popolo sentì un richiamo irresistibile alle pratiche religiose.Pagina 142, Carmelo Conti Guglia, Due cuori per chi non è amato, stampato a cura della Casa Generalizia Suore Cappuccine del Sacro Cuore, luglio 1996 .

Da allora, la preghiera delle suore e dei fedeli scandisce quotidianamente il ritmo delle giornate e culmina nella celebrazione dell’Eucaristia, tempo di grazia vissuto da ciascuno con profonda partecipazione interiore.Pagina 4, Roberto Romeo – Maria Maddalena Spallina, Veramente il Signore è in questo luogo – Il santuario di Sant’Antonio in Roccalumera e i Fondatori delle Suore Cappuccine del Sacro Cuore, stampato a cura della Casa Generalizia Suore Cappuccine del Sacro Cuore, anno 2018 .