Il planisfero o mappa di Juan de la Cosa è il primo planisfero a contenere una rappresentazione dell'America; misura 183 centimetri di lunghezza per 93 di larghezza, è dipinto a colori su pergamena ed è conservato al Museo Navale di Madrid. Un'iscrizione dice che venne realizzato dal marinaio cantabrico Juan de la Cosa nel 1500 a El Puerto de Santa María (Cadice). La sua ricca decorazione indica che probabilmente venne commissionato da un membro importante della corte dei Re Cattolici..
La mappa mostra la più antica rappresentazione inequivocabile dell'America giunta fino a noiAlcuni storici hanno ipotizzato che le isole atlantiche raffigurate su altre mappe più antiche, come la carta di Pizzigano (1424), potrebbero essere alcune delle Antille, ma non vi è consenso unanime su questa teoria. Dall'altro lato, la mappa di Vinland rappresenta una parte del Nordamerica, ma ancora non sappiamo con certezza se essa risalga alla metà del XV secolo o sia un falso del XX secolo., indicando le terre scoperte fino alla fine del XV secolo dalle spedizioni spagnole e portoghesi nel Nuovo Mondo. Mostra anche gran parte del Vecchio Mondo, nello stile tipico dei portolani medievali, comprese informazioni sul recente arrivo di Vasco da Gama in India nel 1498.
La carta di Juan de la Cosa è l'unica opera cartografica conservata di quelle realizzate dai testimoni oculari dei primi viaggi di Cristoforo Colombo nelle Indie.. Essa allude allo scopritore mediante una grande immagine di San Cristoforo che copre l'area dove dovrebbe essere il Centroamerica. Tuttavia, Cuba viene rappresentata come un'isola, contrariamente all'opinione di Colombo, che la considerava una penisola dell'Asia.
Descrizione
La mappa di Juan de la Cosa è un'opera manoscritta, di 93 cm (da nord a sud) per 183 (da est a ovest), disegnata su due fogli congiunti di pergamena di pelle di vitello cuciti su una tela resistente. I due pezzi sono incollati al centro, all'altezza dell'Italia e dell'Africa, e la loro forma non è simmetrica, in quanto la parte occidentale corrisponde al collo dell'animale. È illustrata con inchiostro e acquerello. Il Nuovo Mondo è rappresentato in verde, mentre il Vecchio Mondo non è colorato. Sulla mappa fiumi, porti e centri abitati sono indicati da simboli convenzionali. Inoltre, essa è riccamente abbellita alla maniera dei portolani della scuola maiorchina con rose dei venti, bandiere, imbarcazioni, re africani e personaggi leggendari, ad esempio il prete Gianni delle Indie in Africa e i Re Magi in Asia. La rosa dei venti situata nell'Atlantico contiene una rappresentazione della Vergine e del Bambino.
All'estremità superiore della mappa, a coprire la regione centroamericana, si trova un riquadro con un'immagine di San Cristoforo., probabile allusione a Cristoforo Colombo. Sotto il santo compare il riferimento all'autore e alla data di fabbricazione: Juan de la Cosa la fizo en el Puerto de S. Mª en el año de 1500 («Juan de la Cosa la affisse nel Puerto de Santa María nel 1500»). Nel margine inferiore, a destra, appare un altro cartiglio, tuttavia lasciato in bianco, apparentemente riservato a qualche testo che alla fine non è stato incluso.
Il suo stato di conservazione è generalmente buono, seppur con qualche difetto, ad esempio alcune scheggiature nella parte superiore e vari danni dovuti ad un incendio.
Contiene numerosi toponimi, scritti in spagnolo, ma alcuni di essi sono illeggibili, soprattutto nel Nuovo Mondo.
Storia Autore e data
Un cartiglio sulla mappa afferma che
Juan de la Cosa era un marinaio nato in Cantabria intorno alla metà del XV secolo e morto sulla costa dell'attuale Colombia nel 1509. Ebbe un ruolo di primo piano durante il primo viaggio di Colombo verso le Indie (1492-93), dal momento che era il proprietario della nave ammiraglia, la Santa María. Partecipò anche al secondo viaggio dell'Ammiraglio (1493-96). Nel 1499 si associò ad Alonso de Ojeda per condurre una propria spedizione in America, alla quale partecipò anche Amerigo Vespucci. Partiti nel maggio 1499, percorsero una parte consistente della costa atlantica del Sudamerica prima di fare ritorno nel novembre 1499 o nel giugno 1500La data è controversa. Tradizionalmente viene indicato il giugno 1500, ma lo storico Demetrio Ramos ha indicato una data molto precedente, intorno al novembre 1499 (, citato in ).. È noto che de la Cosa aveva già portato con sé lo schizzo di una mappa al ritorno da questo viaggio. «Questo testimone vide la carta di Juan de la Cosa che fece durante quel viaggio, e vi vide raffigurata la costa che aveva scoperto». Dichiarazione del pilota Juan de Jerez nelle prove del procuratore delle Cause colombiane del 1513. Archivo de Indias, Patronato, fascicolo 12, ramo 10, foglio 56 in Pleitos de Colón, volume I, p. 304.. De la Cosa tornò in mare durante la spedizione di Rodrigo de Bastidas (fine del 1500 o metà del 1501. a seconda degli autori) e dovette aver realizzato il suo planisfero durante l'estate o l'autunno del 1500. Le ricche decorazioni indicano che fu probabilmente commissionato da qualche personaggio potente, forse il vescovo Fonseca.
Controversie e analisi In passato alcuni storici misero in dubbio che il planisfero risalisse al 1500, in quanto ritenevano che parte delle informazioni cartografiche in essa contenute non fossero state ancora scoperte in quell'anno. Il primo a formulare questa teoria fu George E. Nunn nel 1934, il quale affermava che Cuba venne circumnavigata solamente nel 1509 e che quindi de la Cosa non poteva sapere che si trattasse di un'isola, come viene indicato correttamente sulla mappa. Le argomentazioni di questi studiosi sono state in seguito confutate.: ad esempio, già nel 1501, Pietro Martire scrisse che «non mancano alcuni che sostengono d'avere circumnavigato Cuba»... Altri autori hanno sottolineato che sul planisfero non sono state rappresentate molte delle terre scoperte dopo il 1500, ad esempio il golfo di Urabá e la costa del Darién, che furono scoperti proprio durante il terzo viaggio di de la Cosa nel Nuovo Mondo (1501-1502).
Un'altra teoria, più largamente accettata, afferma che la mappa conservata sia una copia dell'originale preparato da de la Cosa. Un indizio a favore di questa teoria sta nel fatto che molti toponimi sono illeggibili, come se il copista non fosse stato in grado di decifrare la grafia dell'autore originale. Lo storico Hugo O'Donnell si è spinto oltre, affermando che il lavoro di Juan de la Cosa si sia limitato a uno schizzo che è stato successivamente completato e arricchito da qualche altro cartografo.
D'altra parte, nel 1987 il Gabinetto di Documentazione Tecnica del Museo del Prado ha dimostrato, attraverso varie analisi, che i pigmenti del planisfero erano compatibili con una realizzazione nel 1500 e che non vi erano segni di ridipinture successive, «Aportación al estudio de la carta de Juan de la Cosa»..
Scomparsa e riscoperta Non ci sono prove documentali dirette dell'esistenza del planisfero, ma sappiamo che Juan de la Cosa presentò due cartas de marear de las Yndias, «carte nautiche delle Indie», ai Re Cattolici a Segovia nel 1503. Una di queste potrebbe essere stato il suo planisfero del 1500 o forse una versione successiva dello stesso, aggiornata con le scoperte delle spedizioni più recenti.. Le due mappe dovettero poi essere giunte in possesso del vescovo Fonseca, nel cui ufficio poté contemplarle Pietro Martire, che fece cenno a Juan de la Cosa in uno scritto del 1514.:
Da allora della mappa si perse completamente ogni traccia, fino a quando, nel 1832, il barone di Walckenaer la acquistò da un commerciante di Parigi e la mostrò a diversi amici, tra cui lo studioso tedesco Alexander von Humboldt, che fu il primo a renderla nota. Lo spagnolo Ramón de la Sagra pubblicò nel 1837 la parte occidentale della carta e nel 1842 il visconte di Santarém riprodusse la parte dedicata all'Africa. Quando il barone di Walckenaer morì nel 1852, la sua biblioteca fu messa all'asta. De la Sagra allertò il Ministero della Marina spagnolo, che fece un'offerta per la carta e riuscì ad acquistarla per 4321 franchi dell'epoca.
Ubicazione attuale Dal 1853 la carta è esposta nella Sala delle Scoperte del Museo Navale di Madrid. È stata portata fuori dal Museo solo in rarissime occasioni. La più drammatica di queste ebbe luogo nel novembre 1936, in piena Guerra Civile, quando venne evacuata a Valencia per conto del Governo della Repubblica.
La carta non è mai stata restaurata. Ne sono state realizzate diverse riproduzioni in facsimile, la prima nel 1892 e la più recente nel 1992. Una copia realizzata a mano dal cartografo del Museo Juan Pedro Suárez Dávila venne esposta al posto dell'originale dal 1988 al 1992.
Storiografia La pubblicazione di opere inerenti alla mappa di de la Cosa si è concentrata in tre momenti storici: anni '30 del XIX secolo, quando venne ritrovata e resa nota al mondo scientifico grazie a Humboldt, de la Sagra e il visconte di Santarém, tra gli altri; fine del XIX secolo, in occasione del IV Centenario della Scoperta dell'America. Tra esse spicca lo studio condotto da A. Vascano, che accompagnò la prima riproduzione in facsimile della carta; fine del XX secolo, in occasione del V Centenario della stessa manifestazione.
Territori rappresentati La mappa mostra, da ovest a est: l'America e le isole adiacenti; l'oceano Atlantico con i suoi arcipelaghi principali; l'Europa, il Mediterraneo e l'Africa; il continente asiatico e l'oceano Indiano. Sebbene la mappa di Juan de la Cosa sia spesso chiamata «planisfero», essa non lo è in senso stretto, in quanto la sua rappresentazione dell'Asia si ferma al subcontinente indiano, omettendo del tutto Cina e Giappone. Del tutto assenti sono anche l'oceano Pacifico e le regioni antartiche.
Centroamerica e Antille
Il tracciato della mappa è chiaro e dettagliato nella zona delle Antille, che appaiono rappresentate ognuna con il suo nome. Nel gruppo delle isole Bahamas disegnato da de la Cosa con grande precisione c'è l'isola di Guanahani, che curiosamente non riceve nessun trattamento grafico speciale né nessuna informazione particolare nonostante sia stata la prima terra «delle Indie» che Colombo affermava di aver avvistato nel suo Primo Viaggio.
Cuba appare con questo appellativo, derivato dalla parola indigena Cubanacán, e non con il nome di Juana che le aveva dato Colombo. La sua rappresentazione è abbastanza precisa: allungata, con numerose baie, ristretta in due punti e con un'estremità occidentale ricurva che forma un ampio golfo pieno di isolotti. L'autore della mappa la rappresenta correttamente come un'isola, nonostante nel giugno 1494 Colombo avesse fatto giurare a tutti coloro che lo avevano accompagnato nel suo Secondo Viaggio, compreso de la Cosa, che essa non era un'isola, bensì una penisola del continente asiatico. Alcuni autori dubitano che de la Cosa, nel 1500, avesse potuto sapere che Cuba fosse in realtà un'isola., il che implicherebbe che la mappa dovesse essere stata elaborata più tardi, ma altri storici affermano che nel 1500 diverse spedizioni castigliane avevano già circumnavigato l'isola.
Contrariamente alle Antille, la vicina costa continentale è disegnata in modo impreciso: mancano del tutto le penisole della Florida e dello Yucatán, il golfo del Messico e in generale tutta l'America Centrale, al posto della quale si trova un grande cartiglio con l'immagine di San Cristoforo. Si ritiene che de la Cosa possa aver coperto con questo riquadro la regione centroamericana per evitare di disegnare una linea costiera continua tra Nordamerica e Sudamerica, la cui presenza avrebbe negato l'esistenza del passaggio marittimo verso le isole delle Spezie che Colombo e altri sostenevano si trovasse lì.
Sudamerica