Fossombrone (Fosombrón in dialetto gallo-piceno) è un comune italiano di abitanti della provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche.

Geografia fisica La cittadina di Fossombrone è il maggior centro della media Val Metauro ed è caratterizzato da un centro d'impronta medievale disteso sul pendio di un colle e dominato da una Cittadella e dai ruderi della Rocca malatestiana. La parte moderna del paese si estende sulla pianura su entrambi i lati del fiume Metauro mentre la zona industriale si trova lungo la via Flaminia, dopo la località San Martino del Piano in direzione di Fano.

La frazione Calmazzo, che si trova sulla vecchia strada Flaminia poco prima della gola del Furlo, è sede di antichi ritrovamenti dell'epoca romana. Nel 1989 uno scavo effettuato nella zona dall'Università di Urbino ha portato alla luce il recinto sepolcrale della famiglia Cissonia.

Origini del nome Il nome Fossombrone deriva da Forum Sempronii, nome dell'antico centro romano legato a sua volta al console Publio Sempronio Sofo, che fondò con Appio Claudio Russo la colonia di Ariminum.Livio, Historiae Romanae decades, 2.Gaio Velleio Patercolo, Historia Romana 1.14.2

Storia

L'area fu popolata dai nord-Piceni dall'ottavo secolo a.C. circa. Poi i Celti giunsero da nord e conquistarono il territorio. Si fusero parzialmente con i nord-Piceni, ma ne influenzarono profondamente la cultura. Gli scavi a Forum Sempronii rivelano la stratigrafia dell'area, e conducono a uno strato archeologico romano e, più in profondità, direttamente a un tipico villaggio nord-piceno. I Celti probabilmente non hanno modificato tanto il villaggio piceno.

L'abitato di Forum Sempronii, a 164 miglia da Roma, era situato più a est di quello che è poi divenuto Fossombrone, in località San Martino del Piano. Fu presto elevato al rango di municipio (I secolo a.C.) e conobbe un periodo di splendore in epoca imperiale. Plinio il Vecchio (II secolo d.C.) nella sua Naturalis historia chiama i suoi abitanti Forosempronienses.

La città fu devastata dai Goti guidati da Alarico, in transito verso Roma nel 409 d.C.. Durante la ventennale guerra gotica, ci fu un continuo passaggio di eserciti e dopo la vittoria dei bizantini di Narsete su Totila (552 d.C.), la città entrò a far parte dell'Esarcato di Ravenna, componendo la cosiddetta Pentapoli annonaria assieme a Urbino, Cagli, Gubbio e Jesi. Dopo tante rovine gli abitanti costruirono il nuovo centro sul colle che sovrasta la città. In epoca longobarda il suo territorio fu teatro di una battaglia tra il re Liutprando e il ribelle duca di Spoleto Trasmondo che vinto, fu deposto e chiuso in un convento.

Fossombrone, come risulta dai documenti scritti, rimase fuori dal dominio della Chiesa fino al 999, dopo di che passò sotto il potere di papa Silvestro II. Durante i primi decenni del XIII secolo sotto il pontificato di Innocenzo III la città fu feudo di Azzo VI d'Este, passando successivamente al figlio Aldobrandino e poi ad Azzo VII. Nel 1228 la Casa d'Este, per meglio tutelare il proprio dominio su Fossombrone dalle mire espansionistiche dei signorotti vicini, subinfeudarono la città al vescovo Monaldo. Nei primi anni del XIV secolo lo Stato della Chiesa investì la famiglia Malatesta a signori della città. Essi provvidero alla costruzione di imponenti fortificazioni.

Nel 1444 Galeazzo Malatesta, signore di Pesaro, vendette la città al conte Federico da Montefeltro. Sotto la sua signoria, Fossombrone godette di un periodo di prosperità per il fiorire di produzioni di lana, carta, seta e per il rinnovamento edilizio. A Federico succedette il figlio Guidobaldo che vi dimorò quasi costantemente a causa dell'amenità del luogo e per il clima salubre. A lui succedette Francesco Maria I della Rovere, nipote di Guidobaldo. Sotto i duchi Della Rovere la città fu notevolmente ampliata: Francesco Maria II nel 1616 fece espandere l'abitato nella zona pianeggiante al di sotto del colle fino a toccare il fiume Metauro. Nel 1631, essendosi estinta la famiglia Della Rovere, l'intero ducato d'Urbino, e quindi anche Fossombrone, passò sotto il diretto controllo dello Stato della Chiesa, sino al 1860, anno di annessione al futuro Regno d'Italia, di cui seguì da allora le vicende storiche.

Simboli Lo stemma è stato riconosciuto con DCG del 7 luglio 1927.

Il gonfalone, concesso, contestualmente al titolo di Città, con regio decreto del 27 febbraio 1927, è un drappo troncato di rosso e di bianco.

Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture civili e militari

Rocca malatestiana. Della rocca del XIII-XV secolo restano i ruderi, ma si possono riconoscere i possenti torrioni angolari, il mastio e la caratteristica pianta pentagonale dovuta all'intervento dell'architetto senese Francesco di Giorgio Martini. Ponte della Concordia. A cavallo del Metauro, è originario della seconda metà del secolo XVIII. Si presenta a un'unica arcata a schiena d'asino sul modello dei "ponti del diavolo" della tradizione medievale, e collega l'abitato storico con il quartiere di Sant'Antonio. Venne iniziato nel 1776 su progetto dell'architetto romano Filippo Marchionni, dopo un'esitazione di ben undici anni, ritardo causato per le incertezze nella scelta dei progetti, dell'esitazione per l'identificazione del sito e della difficoltà per reperire fondi. Sostituiva un manufatto precedente a cinque archi costruito nel 1292 e travolto da una enorme piena nel luglio del 1765. Si disse che una volta ultimato il manufatto, le autorità del tempo esitarono a far rimuovere le armature a centine di legno per paura che crollasse. La rimozione venne effettuata da un falegname dell'epoca, dietro promessa della concessione di tutto il materiale. Che sia stato costruito bene lo dimostra il fatto che quando le truppe tedesche in fase di ritirata nel 1944 minarono il ponte per farlo saltare, vi riuscirono in pieno solo con la terza carica di esplosivo che provocò il crollo dell'arco, mentre le prime due abbatterono solo le spallette laterali. Venne poi ricostruito dov'era e com'era nell'immediato dopoguerra. Corte Alta (Palazzo ducale di Fossombrone). La costruzione dell'edificio fu iniziata nel XIII secolo e rimaneggiata per volere del Duca Federico da Montefeltro con interventi di Luciano Laurana, Francesco di Giorgio Martini e Girolamo Genga. La parte centrale dell'edificio in principio gotica fu trasformata in stile rinascimentale con l'apertura di finestre e sedili su colonnine e stipiti in pietra, il soffitto di legno fu modificato a carena di nave e i pavimenti rifatti sul modello di quelli del Palazzo Ducale di Urbino. La loggia sul lato est offre una vista panoramica sulla città e gran parte della valle, pregevole è anche la sala del Trono detta anche Teatro Ducale. Nel 1508 vi morì il duca Guidobaldo da Montefeltro che la elesse quasi a sua dimora abituale. Corte Bassa e Corte Rossa. Fu una delle residenze forsempronesi dei duchi di Urbino, situata quasi di fronte Sant'Agostino è una costruzione cinquecentesca con porticato, finestre scolpite in arenaria, portale a bugnato piatto che pur avendo perduto molto del suo antico splendore conserva ancora la pregevole cappella privata del cardinal Giulio Della Rovere con all'interno stucchi attribuiti al Brandani. Questo edificio rinascimentale del XVI secolo fu costruito con interventi di Francesco di Giorgio Martini e di Girolamo Genga per il cardinale Giulio Della Rovere fratello del duca Guidobaldo II Della Rovere. Il palazzo possiede un cortile interno sopraelevato, con portali rinascimentali, un elegante ballatoio e un sottostante ninfeo opera di Ludovico Carducci; interessante è anche la cappellina del cardinal Giuliano. All'interno del palazzo le sale possiedono soffitti a cassettoni, vi è lo studio della duchessa Eleonora. Nel salone delle feste fu data la terza rappresentazione dellAminta del Tasso dopo quelle di Ferrara e Pesaro. Corso Garibaldi. Via principale cittadina. All'ingresso della via si apre largo Sempronio Gracco con un cippo dedicato all'omonimo personaggio, proseguendo per l'arteria si trovano palazzi monumentali tra i quali quattro con facciata a bugnato mentre sulla destra si estende la parte più antica della città. Palazzo comunale. Il palazzo che sorge lungo il corso, fu opera di Filippo Terzi nel XVI secolo, la facciata a bugnato in arenaria e il portico a quattro arcate con alti pilastri, dopo un fregio in pietra liscia possiede un ordine di finestre a fronti triangolari. Palazzo vescovile. L'edificio è situato dopo il palazzo comunale, fu eretto a partire dal 1479 per volere dell'allora vescovo di origine urbinate Girolamo Santucci che chiamò a lavorarvi maestranze già impegnate nella costruzione del Palazzo Ducale di Urbino tra i quali Domenico Rosselli. Il palazzo nel tempo ha subito notevoli rimaneggiamenti, ma la facciata a bugnato conserva l'originario stile rinascimentale, questa un tempo provvista di portico è divisa da una cornice che funge da balconcino alle finestre del primo piano le quali sono sormontate da un fregio e da timpani triangolari e semicircolari in alternanza. L'interno è caratterizzato dal grande salone d'onore con fregio a ghirlande e stemmi di tutti i vescovi fossombronesi e dalla cappellina privata che conserva una Crocifissione, affresco attribuito a Bartolomeo di Gentile datato al 1493. Palazzo Cattabeni. Cinquecentesco palazzo lungo la sinistra di corso Garibaldi detto anche del Monte di Pietà, la sua facciata è a bugnato con un portico a tre arcate e con tre alte finestre in pietra liscia. La famiglia Cattabeni originari di Ferrara, si imparentò con i Seta-Rufo grazie al matrimonio del cavalier Flaminio ereditando così il sontuoso palazzo cinquecentesco. L'edificio fu interamente restaurato e consolidato dopo i danni subiti durante la guerra, racchiude una cappella decorata a raffaellesche e sale con soffitti lignei e cassettoni. Palazzo Dedi. Si trova poco oltre palazzo Cattabeni, sulla destra di corso Garibaldi, edificato alla fine del XV secolo, la facciata è in bugnato piatto, con portico a tre arcate su robusti pilastri e finestre adornate da piccoli piastrini sormontate da trabeazione.

Architetture religiose

Concattedrale di Fossombrone Chiesetta di Santa Lucia. L'edificio si trova poco dopo la Concattedrale, sulla destra di via Roma. Originaria del secolo XIII, conserva della primitiva costruzione la parete sud in pietra a vista con l'antica apertura ed una nicchia trilobata con un affresco della Madonna della Misericordia; della stessa epoca è una delle due campane sul campanile, mentre l'attuale ingresso occidentale con facciata risale al XIX secolo. Al suo interno, altare maggiore con tela del Martirio di Santa Lucia di Giovanni Battista Vernizzi entro un altare in pietra policroma dei primi decenni del '600. Della stessa epoca è la statua lignea della Madonna seduta sulla Santa Casa di Loreto. Sulla parete destra, parzialmente scoperto, è un affresco con un San Cristoforo gigante, attribuito ad Olivuccio di Ciccarello.

Chiesa di San Filippo Neri. L'edificio si trova sul lato sinistro del corso; fu edificato tra il 1608 e il 1613 dai forsempronesi per voto pubblico alla nascita del duca Federico Ubaldo, figlio di Francesco Maria II Della Rovere. La facciata della chiesa è rimasta incompiuta; l'interno barocco ha stucchi attribuiti al plasticatore Tommaso Amantini.