La Casata degli Arconati (poi Arconati Visconti, anticamente Capitanei de Arconate) fu un'importante famiglia patrizia milanese, originaria di Arconate.
Storia Origini La famiglia Arconati trae il proprio nome dal borgo di Arconate, situato nell'area nord-occidentale del contado di Milano e compreso nell'antica pieve di Dairago. È documentata l'ascrizione della casata al patriziato milanese nel 1277G. Sitoni di Milano, Famiglie nobili milanesi, Milano, Tip. Rechiedei, 1882, pp. 43-44., a conferma di un precoce inserimento negli ordini dirigenti cittadini. I primi esponenti noti, come il notaio Giacolo de Arconate, attivo nel XIV secolo, operarono tra Milano e l'area rurale del Seprio, svolgendo funzioni pubbliche e acquisendo beni rustici.
Nel corso del XV secolo, la famiglia incrementò i propri possedimenti attraverso l'attività mercantile, in particolare nel settore della seta, e grazie a un'accorta politica di acquisizioni fondiarie. L'accumulazione patrimoniale si accompagnò alla crescente partecipazione alle istituzioni civiche e giudiziarie, aprendo la strada a un processo di nobilitazione giuridica e sociale.
XVI secolo Nel XVI secolo la famiglia consolidò il proprio status grazie all'inserimento in ruoli chiave dell'amministrazione del ducato di Milano. Giovanni Battista Arconati fu nominato tesoriere generale del Ducato nel 1558 e ricevette in feudo il territorio di CassolnovoAtti della Società Storica Lombarda, Milano, 1902, pp. 112-113.. Suo figlio Marcantonio Arconati ottenne il titolo di Conte palatino nel 1566 e, nel 1568, fu designato gentiluomo di camera da Emanuele Filiberto di Savoia, allora duca di Savoia e generale dell'esercito spagnolo in Lombardia.
Parallelamente, un altro Giovanni Battista Arconati, consigliere del duca Ludovico il Moro, ebbe figli impegnati in ambito militare. Due di essi presero parte alla battaglia di Ravenna del 1512, uno dei quali vi trovò la morte. In segno di riconoscenza, la famiglia ottenne in feudo i territori di Arconate e Inveruno, che furono tuttavia revocati da Francesco II Sforza in seguito alla collocazione filofrancese del casatoC. Cantù, Grande illustrazione del Lombardo-Veneto, Milano, 1857, vol. II, p. 528..
A partire dal 1570, rami distinti della famiglia entrarono in possesso della pieve di Dairago e di altre giurisdizioni minori, tra cui Lomazzo.
XVII secolo
Nel XVII secolo la famiglia accrebbe ulteriormente il proprio prestigio sia nell'ambito dell'amministrazione territoriale sia in quello culturale. Guido Antonio Arconati, giureconsulto di formazione padovana, fu nominato governatore della città imperiale di Bad Homburg, nel 1614Atti della Società Storica Lombarda, Milano, 1910, pp. 231-233..
Figura di rilievo fu Galeazzo Arconati, collezionista, umanista e promotore delle arti. Entrato in possesso del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, ne fece dono alla Biblioteca Ambrosiana nel 1637Fondazione Augusto Rancilio, Villa Arconati: la storia e il restauro, Bollate, 2019, pp. 17-18.. A lui si deve l'ampliamento e l'ornamentazione della Villa Arconati di Castellazzo di Bollate, residenza di campagna trasformata in dimora di rappresentanza secondo i modelli delle ville di delizia lombarde. Il complesso fu dotato di giardini all'italiana, statue antiche, affreschi e una vasta biblioteca. La residenza fu frequentata da letterati, studiosi e artisti, divenendo uno dei poli intellettuali del Seicento lombardo.
XVIII e XIX secolo Nel XVIII secolo la famiglia Arconati mantenne una posizione preminente all'interno dell'aristocrazia lombarda. Le alleanze matrimoniali con i Crivelli, gli Arese, i Visconti e altri casati patrizi favorirono la concentrazione di titoli e beni. Diversi esponenti aderirono alle accademie culturali milanesi, tra cui l'Accademia dei Trasformati, e presero parte al dibattito riformatore promosso durante l'epoca teresiana.
Nel XIX secolo, con il passaggio dalla dominazione austriaca a quella napoleonica, alcuni membri della famiglia assunsero incarichi nei consigli municipali e nella burocrazia del Dipartimento d'Olona. Gli Arconati risultano presenti nei catasti e negli atti di proprietà a Monza, Bollate, Corbetta, Cuggiono e nel milaneseArchivio di Stato di Milano, Catasto Teresiano, mappe e registri di Monza e Bollate, 1760-1770.. La documentazione catastale attesta possedimenti fondiari, cascine, ville e corti rurali riconducibili alla famiglia fino all'età postunitaria.
Estinzione Nel XX secolo la linea principale della famiglia si estinse e i beni passarono per via ereditaria prima ai Crivelli Arconati Visconti, poi ai Castellini. La Villa Arconati, pur subendo modifiche e ridimensionamenti, conservò parte del patrimonio artistico e librario originario. A partire dagli anni 2000, l'edificio è stato oggetto di campagne di restauro e valorizzazione promosse dalla Fondazione Augusto Rancilio.
Il nome Arconati permane nella toponomastica di numerosi comuni lombardi, in monumenti, strade, istituti scolastici e corti rurali. Parte degli archivi familiari è oggi conservata presso la Biblioteca Ambrosiana, mentre altri fondi documentari sono depositati presso archivi notarili e fondazioni private. Il casato è oggetto di studio per la sua continuità territoriale, per la rilevanza culturale della sua eredità e per il ruolo assunto nel processo di trasformazione della nobiltà lombarda tra età moderna e età contemporanea.
Albero genealogico della famiglia Arconati
Feudatari della pieve di Dairago (1538-1661) Il feudo della pieve di Dairago fu concesso alla famiglia Arconati nel 1570 e trasmesso in linea maschile fino all'estinzione del ramo. In seguito al matrimonio del II feudatario con Anna Visconti, fu adottato il cognome Arconati Visconti.
Giovanni Battista Arconati († post 1570), I feudatario della pieve di Dairago; Giacomo Antonio Arconati († post 1600), II feudatario della pieve di Dairago, figlio del precedente; dal matrimonio con Anna Visconti la famiglia assunse il cognome Arconati Visconti; Galeazzo I Arconati Visconti († post 1640), III e ultimo feudatario della pieve di Dairago, figlio del precedente. estinzione del ramo
Marchesi di Busto Garolfo (1661-1876) Il titolo di Marchese di Busto Garolfo fu concesso nel 1664 in seguito alla cessazione della linea di Dairago con conseguente devoluzione della pieve nel 1661 e successiva infeudazione delle singole comunità. Questa linea si descrisse poi come Arconati Visconti in seguito al matrimonio del II marchese con Vittoria Visconti, da cui il cognome composto e la prosecuzione dinastica.
Giuseppe Arconati (1664-?), I marchese di Busto Garolfo; Luigi Arconati († post 1700), II marchese di Busto Garolfo, figlio del precedente – dal matrimonio con Vittoria Visconti derivò il cognome Arconati Visconti; Giuseppe Antonio Arconati Visconti († 1772), III marchese di Busto Garolfo, figlio del precedente; Giangaleazzo Arconati Visconti († 1792), IV marchese di Busto Garolfo, figlio del precedente; Carlo Arconati Visconti (1752-1816), V marchese di Busto Garolfo, figlio del precedente; Giuseppe Arconati Visconti (1797-1873), VI marchese di Busto Garolfo, figlio del precedente; Gianmartino Arconati Visconti (1839-1876), VII e ultimo marchese di Busto Garolfo, figlio del precedente. estinzione del ramo
Conti di Lomazzo (1611-1772) Il titolo di Conte di Lomazzo fu concesso da Filippo III di Spagna nel 1611 a favore della famiglia Arconati Visconti. Il feudo si trovava nel territorio del Contado di Milano. Il titolo fu trasmesso per sei generazioni e si estinse nel 1772 con la morte dell'ultimo titolare.
Giuseppe Luigi Arconati Visconti (1576-1627), I conte di Lomazzo; Luigi Maria Arconati Visconti (1600-1671), II conte di Lomazzo, figlio del precedente; Giuseppe Maria Arconati Visconti (circa 1630-circa 1715), III conte di Lomazzo, figlio del precedente; Giuseppe Antonio Arconati Visconti (1698-1763), IV conte di Lomazzo, figlio del precedente; Galeazzo Maria Arconati Visconti (1721-1772), V e ultimo conte di Lomazzo, figlio del precedente. estinzione del ramo
Conti di Arconate (1649-1730) Il titolo di Conte di Arconate fu concesso alla famiglia Arconati da Filippo IV di Spagna nel 1649. La linea, distinta da quelle dei conti di Lomazzo e dei marchesi di Busto Garolfo, si estinse nel corso del 1730.
Giovanni Francesco Arconati (†1632), I conte di Arconate; Carlo Arconati († 1636), II conte di Arconate, figlio del precedente; Girolamo Arconati (1603-dopo 1650), III conte di Arconate, fratello del precedente; subì la confisca dei beni nel 1625; Carlo Luigi Arconati (circa 1636-1730), IV e ultimo conte di Arconate, pronipote del precedente. estinzione del ramo
Note
Bibliografia Pompeo Litta Biumi, 113 famiglie nobili italiane, Milano 1850 V. U. Crivelli Visconti, La nobiltà lombarda, Bologna 1972 Stemmario Trivulziano, Biblioteca Trivulziana, Milano, Cod. Trivulziano 1390, seconda metà del secolo XV, a cura di Carlo Maspoli, Niccolò Orsini De Marzo, Milano, 2000, ISBN 88-900452-05 Paolo Giovio, Elogia virorum bellica virtute illustrium, Basilea, 1575. Cesare Cantù, Grande illustrazione del Lombardo-Veneto, Milano, Corona e Caimi, 1857–1861. Giovanni Sitoni di Milano, Famiglie nobili milanesi, Milano, Tipografia Rechiedei, 1882. Atti della Società Storica Lombarda, Milano, varie annate. Attilio Zuccagni-Orlandini, Corografia fisica, storica e statistica dell’Italia e delle sue isole, Firenze, 1839. Fondazione Augusto Rancilio, Villa Arconati: la storia e il restauro, Bollate, 2019. Archivio di Stato di Milano, Catasto Teresiano, mappe e registri di Monza e Bollate, 1760–1770.
Voci correlate Villa Arconati
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