La Società Bancaria Italiana, nata nel 1904 dalla trasformazione di un precedente istituto, è stata una delle più importanti aziende di credito italiane nel periodo compreso tra l'inizio del 1900 e l'entrata dell'Italia nella Prima Guerra mondiale. Dopo aver attraversato nel 1907 una grave crisi, essa poté, grazie anche all'apporto di capitali francesi, riprendere un ruolo importante nel sistema bancario italiano. Ciò le consentì di dare vita nel 1914-15, unendosi alla "Società Italiana di Credito Provinciale", alla Banca Italiana di Sconto, che diventò il terzo gruppo bancario a livello nazionale, poi travolto nel 1921 da un disastroso tracollo finanziario.

Origini Il 13 ottobre 1898 la ditta "Figli Weill Schott & C.", fondata a Milano nel 1850 dai fratelli Alberto, Cimone e Filippo Weill Schott, discendenti di una famiglia di banchieri di religione ebraica originaria dell'AustriaRony Hamaui, Ebrei a Milano, Bologna, Il Mulino, 2016, p.77., si trasformò in "Società Bancaria Milanese" ("S.B.M."). con una dotazione di capitale sociale di 4 milioni di lireBava, cit. in bibliografia, p.134-137.. Si trattava di un'azienda che aveva avuto un ruolo importante nel panorama economico finanziario già negli anni '60 (Nel 1865 Filippo Weill-Schott fu tra i fondatori de Il sole, antesignano de Il Sole 24 OrePiero Bairati e Salvatore Carrubba, La trasparenza difficile, Palermo, Sellerio, 1980, p.24, ed Alberto fu protagonista di scontri finanziari e di polemiche che portarono anche ad inchieste parlamentari) e '70 del secolo, quando, dopo aver partecipato alla costituzione della "Popolare di Milano", aveva assunto posizioni di rilievo in due importanti istituti: la "Banca Lombarda di Depositi e Conti Correnti" (giugno 1870) e la "Banca Generale" (luglio 1871)Cfr. Alessandro Polsi, Alle origini del capitalismo italiano, Torino, Einaudi, 1993, p.94, p.117 e p.300..

Il bilancio del 1899, il primo successivo all'operazione, si chiuse con un utile modesto, ma già nell'assemblea degli azionisti che si svolse il 24 maggio 1900 per l'approvazione di quell'iniziale esercizio, si prospettarono ulteriori importanti sviluppi da perseguire con operazioni straordinarie relative al patrimonio azionario di società industriali e commercialiConfalonieri 1894-1906, cit. in bibliografia, p.273-279. In questa opera l'autore sottolinea anche la scarsità delle fonti primarie rimaste in merito alla "Società Bancaria".. Nel 1901 a seguito dell'improvvisa morte di uno dei principali fondatori, Alberto Weill-Schott, che era stato Presidente della Banca sino all'ultimo, ne diventò nuovo Presidente il conte Felice ScheiblerL'economista italiano, n.1 del 4 gennaio 1908..

Nei suoi primi anni di attività, la "S.B.M." ebbe una continua crescita grazie in particolare all'acquisizione di altre aziende finanziarie, quali la "Ditta Donati, Jarach & C." (gennaio 1899) e la "Origgi e Queirazza" (incorporata nel 1900), che le consentì di entrare nell'attività borsistica; in questo modo la Banca puntava ad un'espansione fuori Milano, contando sulla possibilità di attrarre quei nuclei di interesse industriale e commerciale che per vari motivi non avevano trovato credito dalle due Banche maggiori la "Commerciale" ed il "Credito Italiano"Bonelli, cit. in bibliografia, p.29-33..

Altre iniziative che diedero alla S.B.M. un respiro non solo locale si verificarono nel 1902, con la partecipazione ad un consorzio (collegato anche all'alta banca internazionale) finalizzato alla conversione della rendita italiana del 3,5%Cfr. De Cecco, L'Italia ed il sistema finanziario internazionale, Roma, Laterza, 1990, p.460., e l'apertura di una filiale a Shanghai per le operazioni legate alla cosiddetta "indennità cinese". Nel frattempo il capitale sociale, già passato in pochi anni prima a 6 e poi a 9 milioni, venne portato nel 1903 a 12 milioni di lire. Benché in quello stesso anno si fosse dimesso il rappresentante della Banca Vonwiller, che aveva avuto sino ad allora un ruolo considerevoleNel 1902 la "Vonwiller", si trasforma da "holding" in banca d'affari, diventando così diretta concorrente della "Bancaria". Cfr. Vieri Poggiali, Storia della banca Morgan-Vonwiller, Milano. Delucchi, 1970, p.14., questa defezione non frenò lo sviluppo della S.B.M. avviata ormai verso una dimensione nazionale.

La "Milanese" diventa "Italiana" La svolta avvenne nel 1904, quando nel corso di una assemblea degli azionisti convocata il 28 ottobre vennero approvati un ulteriore aumento del capitale sino a 20 milioni di lire e la modifica della ragione sociale in "Società Bancaria Italiana" ("S.B.I."). In quell'occasione si decise anche l'assorbimento del "Banco di Sconto e Sete", allora in liquidazione, uno storico istituto bancario di Torino (era stato fondato nel 1863 da un gruppo di industriali serici con il sostegno dei RothschildPolsi, cit, p.37-42.), che aveva conosciuto nei suoi anni di vita numerose crisi ed alcuni salvataggi, sino a quello che portò all'ingresso nella banca milanese, che lo trasformò nella propria filiale nel capoluogo subalpino.

L'espansione della S.B.I. registrò nel 1904 altri traguardi, con l'apertura di nuove filiali piemontesi (ad Alessandria, Cuneo e Pinerolo) e, soprattutto con l'insediamento nella città di Genova, che in quegli anni ospitava la più importante Borsa valori italiana, superiore anche a quella di MilanoCfr. Mario Da Pozzo, Giuseppe Felloni, La Borsa Valori di Genova nel secolo XIX, Torino, ILTE, 1964, p.72-73.. La crescita della "Bancaria" avvenne anche a livello internazionale, poiché partecipò alla costituzione a New York della "Italian American Trust Company", un istituto che mirava a gestire la fruttuosa attività collegata alle rimesse degli emigrati. Nello stesso anno incorporava la "Ditta Drog, Mazei & C", insediandosi così a Venezia, mentre nel Comasco assorbiva due istituti legati all'attività serica come la "Catelli, Corti &C." e la "Clerici, Giorgetti &C" ed apriva una quinta filiale piemontese a Chieri.

Ormai la "Bancaria Italiana" stava diventando la "terza grande" del sistema creditizio italiano: tra il 1903 ed il 1906 il suo attivo di bilancio aumentò da 36 a 182 milioni e le sue azioni ottennero la quotazione nelle Borse svizzere di Zurigo e Basilea. L'accresciuta importanza fu simboleggiata dall'acquisto di una nuova e prestigiosa sede milanese per la direzione della banca, che in tal modo abbandonò quella storica della "Weill Schott" di piazza Belgioioso per trasferirsi in via Montenapoleone. Lo sviluppo dell'Istituto era sostenuto, anche finanziariamente, dalla Banca d'Italia, il cui direttore Bonaldo Stringher, vedeva con favore la crescita di un terzo, importante, soggetto indipendente dalle due banche maggiori, oltretutto da più parti accusate di essere troppo legate ad interessi economici tedeschiCfr. Riccardo Bachi L'Italia economica 1914, Città di Castello, 1915, p.244-248.

Nel 1905 la S.B.I. effettuò un nuovo aumento di capitale da 20 a 30 milioni, il che le consentì di partecipare - secondo la tipologia di "banca mista" (cioè un istituto che univa l'attività di raccolta e gestione del risparmio con la partecipazione ad imprese), così comune in quell'epoca - a numerose operazioni di fondazione o di rafforzamento patrimoniale di molte imprese italiane (v. riquadro). Benché in termini assoluti restasse ancora lontana dai livelli raggiunti dalle due concorrenti, tali interventi finanziari (gli "impieghi") fecero registrare nel quadriennio 1903-1906 un aumento esponenziale (v. Tabella 1), che corrispondeva peraltro all'ininterrotto slancio industriale che si ebbe in Italia dall'inizio del secolo sino al 1906, legato in particolare al progresso tecnico intervenuto nella produzione e nel trasporto dell'energia elettricaCfr. Giorgio Candeloro, Storia dell'Italia moderna, vol.VIIº Dalla crisi di fine secolo all'età giolittiana, Milano, Feltrinelli, 2^ ed 1986, p.102-108., con un aumento del 67% tra 1900 e 1907 dei volumi di creditoConfalonieri 1907-1914, p.8.. TAB. 1 - Impieghi 1903-1906 BancaCommerciale CreditoItaliano Società Bancaria anno 1903 357 215 36 * anno 1906 633 343 182 differenza + 77% + 88% + 500% Fonte: Confalonieri 1894 - 1906 cit. in bibliografia, p. 279 * come Società Bancaria Milanese Sul piano internazionale nel 1905 la "Bancaria Italiana" realizzò due importanti iniziative: la costituzione, assieme alla "Florio" della "Società Italiana per il Commercio Estero", con lo scopo di provvedere all'import in Italia del grano russo e la partecipazione ad un consorzio, diretto da gruppi finanziari franco -inglesi, per la fondazione della "Banca di Abissinia" (in questo caso la presenza italiana all'iniziativa comprese anche "Commerciale", "Credito" e "Banco di Roma")La quota complessiva degli apporti italiani era pari al 25% del capitale totale: di tale quota "Commerciale" e "Credito" sottoscrissero 1/3 ciascuna, "Bancaria" e "Roma" 1/6 ciascuna. Cfr. Confalonieri 1894-1906, cit. p.272.. L'anno successivo la "Bancaria" partecipò anche alla fondazione della "Banca Nazionale del Marocco".

L'ottimismo che scaturiva dalla continua crescita aziendale portò ad un ulteriore aumento di capitale che fu elevato (19 marzo 1906) da 30 a 50 milioni. In una relazione del 1906 la Banca informava che «soprattutto contribuì in misura rilevante alle buone risultanze del bilancio la sede di Genova presso la quale il movimento degli affari assunse proporzioni imprevisteL'economista italiano, n.32 del 11 agosto 1906». Ma anche osservatori esterni condividevano una visione positiva, tanto che Domenico Gidoni, ispettore della Banca d'Italia in visita alla sede genovese dell'istituto, rassicurava Stringher scrivendo (giugno 1906) che «sulla "Bancaria" non vi è nulla da ridire di men che favorevole ed il largo ricorso che essa fa al credito deriva unicamente dall'impulso dato agli affari, mentre essa è diretta con abilità e sinora con fortunaLa relazione è pubblicata in Franco Bonelli (a cura di), La Banca d'Italia dal 1894 al 1913, Roma, Laterza, 1991, p.684.». Nello stesso anno la Banca partecipò ad una seconda operazione di conversione della rendita al 5%De Cecco, cit. p.890..

La crisi del 1907 Dopo un periodo di continua crescita e di positivi risultati per i suoi azionisti (vedasi Tabella 2) la "S.B.I." fu colpita nella seconda metà del 1907 da una drammatica crisi, che rischiò di causarne il fallimento in quanto essa si trovò molto più di altre aziende di credito esposta alle conseguenze del crollo generale dei valori azionari, originatosi da una crisi economica statunitenseConfalonieri 1907-14, p.3, che seguiva un periodo di tumultuosa espansioneCfr. Franco Gaeta, La crisi di fine secolo e l'età giolittiana, Torino, UTET, 1982, p.252-254.. TAB. 2 - anno di bilancioS.B.M. >> S.B.I. 1899* 1900* 1901* 1902* 1903* 1904 1905 1906 rendimenti 8 % 8 % 7 % 8 % 6,5 % 5,5 % 7 % 8 % Fonte: L'economista italiano, n.1 del 4 gennaio 1908 (* = come Società Bancaria Milanese ) Inizialmente i segnali di difficoltà vennero sottovalutati, quando l'Istituto fece rilevare (maggio 1907) che il suo titolo era quello che a fronte delle aziende concorrenti aveva resistito meglio alle turbolenze della BorsaL'economista italiano, n.21 del 25 maggio 1907. A quel punto il titolo "Bancaria" aveva perso l'1,2% a fronte del -2% della "Commerciale" e del -1,7% del "Credito Italiano"., tanto che proseguì nella concessione di finanziamenti, uno dei quali (luglio 1907) in Canton Ticino a favore di una società acquirente degli impianti del Monte GenerosoL'economista italiano, n.23 del 8 giugno 1907.. Ancora ad agosto 1907 le fonti vicino alla Banca attribuivano ad «invidia, maldicenze e voci malevole, destituite di ogni fondamento» le notizie sulle difficoltà della "Bancaria", che vantava invece una riserva intatta ed un andamento dei conti correnti nel quale i ritiri di depositi avvenivano in misura del tutto fisiologicaL'economista italiano, n.33 del 17 agosto 1907..