Montelabbate (Montlabät in dialetto gallo-piceno) è un comune italiano di abitanti della provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche.

Geografia fisica Il comune di Montelabbate si estende nella parte terminale della vallata del fiume Foglia, a 10 km dalla costa adriatica e dalla città di Pesaro. Comprende le frazioni di Apsella, Osteria Nuova, Farneto, Ripe e una parte di Montecchio.

Il suo territorio, dell'ampiezza di 20 km² e diviso in due da una propaggine appartenente al comune di Vallefoglia, presenta un carattere morfologicamente diversificato: il tratto pianeggiante della vallata del Foglia, fortemente segnato dall'edilizia industriale, cede velocemente il passo ai rilievi collinari che lo delimitano a nord e a sud.

L'altitudine è compresa tra i 50 e i 300 m s.l.m.

L'idrografia, oltre al fiume Foglia, è rappresentata da alcuni corsi d'acqua a carattere intermittente. Sulla destra del fiume si succedono: il torrente Apsa (da cui prende nome la Val d'Apsa), il fosso Apsella, il fosso Brasco (che segna in parte il confine con il comune di Sant'Angelo in Lizzola), il rio Tombaccia e il tratto terminale del rio della Valle (che costituisce una porzione del confine con il comune di Pesaro). Sulla sinistra del fiume, invece, troviamo il fosso Taccone e il fosso della Cornacchia: il primo segna il confine con i comuni di Vallefoglia e Tavullia, il secondo con quello di Pesaro.

Storia Il castello di Montelabbate deve il proprio nome agli abati del vicino cenobio benedettino di San Tommaso in Foglia che lo eressero attorno all'XI secolo per difendersi dalle scorrerie degli urbinati e dei pesaresi in lotta tra loro. Il monastero, infatti, in seguito al rafforzamento territoriale dei due secoli precedenti, era divenuto centro di notevole riguardo dal punto di vista politico e oggetto di numerosi tentativi di occupazione da parte delle signorie confinanti.A. Degli Abbati Olivieri, Memorie della Badia di San Tommaso in Foglia nel contado di Pesaro, Pesaro, Gavelli, 1778, pp. 101-102.

La residenza dell'abate presso questo fortilizio è attestata fino alla soppressione del cenobio (XV secolo), quando il castello e il territorio di Montelabbate passarono in mano alla signoria pesarese dei Malatesta che munirono la residenza abbaziale di una rocca e restaurarono le mura, mentre in basso il Borgo si estendeva e i suoi mercati diventavano sempre più fiorenti e rinomati. Fu certamente anche a causa di questi traffici commerciali che, all'inizio del Quattrocento, si decise di edificare un ponte nel tratto di fiume sottostante.

Il castello di Montelabbate fu strategicamente importante nel mese di novembre del 1443 quando ebbero ad accamparvisi, nel corso della sanguinosa battaglia di Monteluro, prima le truppe di Francesco Sforza, poi quelle di Niccolò Piccinino e infine quelle di Sigismondo Malatesta.La vicenda viene riassunta in R. Rossi, Montelabbate - Memorie di una comunità, Urbania, STIBU, 2002, pp. 27-29.

Per l'amenità del luogo, il castello fu uno dei soggiorno preferiti di Costanzo I Sforza. Secondo la tradizione a Costanzo si deve probabilmente la costruzione del torrione di levante (ciò che di più rilevante resta dell'antico fortilizio) che ricorda in alcuni particolari stilistici le architetture militari di Francesco di Giorgio Martini. Lo stesso principe restaurò anche, unendoli in una sola costruzione, la residenza degli abati e la rocca malatestiana.Luigi Michelini Tocci, Castelli Pesaresi sulla riva destra del Foglia, Pesaro, 1973, pp. 86-90.

Nel 1540 il duca Guidubaldo II Della Rovere concesse il castello in feudo al pesarese Giangiacomo Leonardi, i cui eredi tennero in possesso il castello fino al 1804.Per le vicende del castello di Montelabbate durante tale periodo e la cronotassi dei suoi conti cfr. R. Rossi, Montelabbate - Memorie... cit., pp. 35-52; R. Rossi, Francesco Antonio Leonardi della Rovere, ultimo conte di Montelabbate (+1804), in Pesaro città e contà, n. 17, 2003, pp. 139-148.

Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR del 29 dicembre 1995.

Il gonfalone è un drappo di bianco.

Monumenti e luoghi d'interesse Il centro dell'attuale abitato si sviluppa su un'area che fin dal periodo medievale fu sede di uno dei più importanti mercati del pesarese: di qui il toponimo "Borgo Mercato", introdotto per indicare questa parte dell'abitato, distinguendola da quella che, con l'edificazione del castello (XI secolo), si era andata sviluppando alla sommità del colle soprastante.

Il corso principale, via Roma - già Borgo Mercato, si apre con il nuovo municipio (1982), progetto dell'architetto Leone Podrini, edificato sul luogo del palazzo scolastico (1928). Accanto sorge lo storico palazzo comunale la cui mole, per la massiccia torre dell'orologio che s'innalza al centro della facciata, trova dimensioni corrispondenti soltanto nel prospiciente palazzo Marcucci (XIX secolo) mentre contrasta con l'ininterrotta teoria di abitazioni che, poco oltre, sorgono ai margini dell'ampio corso. Nel piccolo giardino pubblico retrostante il vecchio palazzo municipale trova collocazione un grande dolio romano rinvenuto all'inizio del XVII secolo nel promontorio di Gabicce e in seguito acquisito dalla famiglia dei conti Leonardi Della Rovere.C. Ravara Montebelli, Crustumium - Archeologia adriatica fra Cattolica e San Giovanni in Marignano, Roma, 2007, pp.83-85

Al centro dell'abitato è la chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Quirico e Giulitta. La pristina chiesa intitolata a questi martiri, che fu soggetta al monastero di San Tommaso in Foglia e della quale si hanno notizie sin dall'anno 1137, sorgeva probabilmente di fronte al nuovo municipio. In età medioevale il fenomeno dell'incastellamento portò ad un progressivo spopolamento dell'abitato e indusse il trasferimento della cura all'interno del vicino castello, dove la maggioranza degli abitanti aveva cercato riparo. La chiesa del Mercato, ormai non più utilizzata, conobbe secoli di totale abbandono. Alla fine del Settecento, quando la struttura versava ormai in uno stato di completa rovina, venne demolita e riedificata sul luogo dove sorge attualmente. Il nuovo edificio sacro, completato ed aperto al culto nel 1814, subì importanti interventi di restauro nel 1921 quando fu eretto a sede parrocchiale. Il campanile fu edificato nel 1929. L'attuale assetto strutturale è il risultato delle trasformazioni operate tra il 1946 e il 1950. L'interno, eseguito su progetto di Guerrino Barbaresi secondo linee neoclassiche quattrocentesche, custodisce, tra le altre opere, un Crocifisso ligneo cinquecentesco, un San Girolamo nel deserto attribuito al pesarese Giannandrea Lazzarini (1710-1801) e una pregevole Cena degli apostoli, prima opera del durantino Domenico Peruzzini che la realizzò nel 1629 su commissione di una locale confraternita.

Proseguendo sulla via principale si osserva un lavatoio pubblico risalente al 1892.

L’abbadia di San Tommaso in Foglia Nelle vicinanze di Apsella, a poca distanza dalla confluenza del fosso omonimo col torrente Apsa, sorge l’abbazia di San Tommaso in Foglia. La storia di questo monastero benedettino, eretto attorno al X secolo sulle rovine di un tempio pagano, è legata soprattutto alla residenza che nel 1047 vi prese il papa tedesco Clemente II che qui concluse i suoi giorni. Nei secoli seguenti, infatti, per le generose donazioni accordate dallo stesso pontefice e da altri potenti che lo frequentarono, il monastero conobbe un periodo di grande floridezza proseguito fino a quando le sfavorevoli congiunture politiche del XV secolo provocarono la decadenza e la conseguente soppressione del centro monastico (1447).

La chiesa, in stile romanico e con facciata a capanna tripartita, è edificata con conci di pietra arenaria e mattoni perlopiù segnati con motivi a spina di pesce ed altri simboli dalla chiara natura cristiana. L’interno, illuminato dalla luce proveniente dalla bifora della facciata e dalle strette monofore che si aprono sui lati e sulla parete di fondo, presenta un corpo centrale affiancato da due navate laterali. Lungo la navata sinistra è esposta una parte dell’abbondante materiale lapideo, di origine romana ed alto-medievale, rinvenuto durante gli ultimi restauri. Nell’ambiente che circonda l’abbazia vegetano numerosi esemplari di roverella (Quercus pubescens) di notevoli dimensioni.

Il castello di Montelabbate Nel corso dei secoli il castello di Montelabbate ha subito diverse trasformazioni, articolandosi progressivamente come insediamento fortificato e rientrando nei domini delle signorie cittadine dei Malatesta e degli Sforza. All’interno della cinta muraria erano presenti la rocca, la chiesa di San Martino e la residenza abbaziale, che assunse nel tempo diverse funzioni, diventando dapprima residenza signorile, successivamente abitazione del capitano e infine residenza dei conti Leonardi Della Rovere. Il progressivo abbandono del nucleo fortificato, lo spostamento della popolazione verso il Borgo Mercato e i fenomeni franosi del colle, favoriti dalla natura argillosa del terreno, determinarono la lenta perdita di gran parte degli edifici e di porzioni della cinta muraria.

Tra gli elementi ancora leggibili, il più significativo è il torrione di levante, posto a cerniera tra due tratti della cinta muraria. Realizzato in laterizio e caratterizzato da una pianta circolare, presenta una scarpa delimitata da un cordolo e piccoli beccatelli sommitali. La sua conformazione risponde alle esigenze difensive dell’architettura militare del XV secolo e costituisce oggi la testimonianza meglio conservata dell’antico sistema fortificato. Il restauro del 1982 ha permesso di conservarne la struttura e di recuperarne gli elementi costruttivi, restituendo leggibilità a uno dei principali elementi superstiti dell’antico castello.

Da Apsella a Ripe: l’antica strada dei colli e dei castelli Apsella è una borgata che sorge sulla confluenza di due piccoli corsi d’acqua: il torrente Brasco e il fosso Apsella. Al centro dell’abitato è ancora visibile quello che resta di un antico mulino da grano, già di proprietà del monastero di San Tommaso in Foglia e rimasto in attività fino all’ultimo dopoguerra. Nelle vicinanze si diparte anche la strada per Farneto che si snoda su un crinale che ai lati degrada in una campagna disseminata di case coloniche in un tratto di quell’itinerario stradale praticato già in epoca alto-medievale per abbreviare il percorso della strada consolare Flaminia: una sorta di scorciatoia che all'altezza della basilica di San Cristoforo ad Aquilam (oggi Colombarone) si allontanava dalla consolare, percorreva la vallata del Foglia fino all’abbazia di San Tommaso per poi dirigersi, attraverso questi crinali, verso Fossombrone.

La storia del castello di Farneto, edificato attorno al X secolo sulle rovine di un tempio dedicato a Priapo, è intimamente legata alle vicende della sottostante abbazia di San Tommaso in Foglia. L’etimologia del luogo sembra discendere dall’antica presenza di una vasta estensione di farnie, alberi di cui tutta la zona è effettivamente ricca. Dell’antico fortilizio oggi non restano che la cinta muraria, la rampa d’accesso a un piccolo corpo di guardia e alcuni agglomerati abitativi. L’interno della chiesa di San Martino, eretta nel 1420 e riedificata agli inizi del XVII secolo, custodisce interessanti opere d’arte tra le quali una Madonna del Rosario del pesarese Giangiacomo Pandolfi e una Madonna coi Santi Carlo Borromeo e Antonio da Padova dell’urbinate Alfonso Patanazzi (1665), dipinto che reca sullo sfondo una dettagliata riproduzione del castello di Farneto. La cantoria conserva un organo costruito nel 1899 della ditta Giudici di Pesaro, recentemente restaurato. Sulla chiesa si erge un campanile di foggia neogotica, realizzato nel 1932 su disegno di don Ciro Scarlatti.