Le malattie trasmesse dalle zecche sono patologie nell'uomo o nell'animale causate, patogenesi diretta, o veicolate, patogenesi indiretta, da varie specie di artropodi comunemente chiamati zecche.
La prima evidenza che le zecche fossero in grado di trasmettere microrganismi patogeni risale al 1893, quando Kilbourne, un veterinario americano, riscontrò come l'habitat della zecca del bovino, Boophilus microplus, coincidesse con i limiti territoriali di diffusione della cosiddetta febbre bovina del Texas. Contemporaneamente a Kilbourne, Smith, un giovane medico del Bureau of Animal Industry, individuò il protozoo Babesia bigemina (Pyrosoma bigeminum) come agente causale della febbre del Texas, oggi chiamata "babesiosi bovina". La scoperta della patogenicità indiretta nelle malattie trasmesse dalle zecche e delle relazioni tra "agente patogeno-zecca-ospite vertebrato" da alcuni autori è considerata una delle maggiori scoperte nella storia della medicina.
Le malattie trasmesse dalle zecche rivestono una notevole importanza, economica e sanitaria, in campo zootecnico ma sta aumentando la loro incidenza anche a livello umano, sia a causa dei cambiamenti ecologici che determinano una maggiore distribuzione delle zecche, sia per un maggiore interesse per le attività all'aperto che pongono più frequentemente l’uomo a contatto con le zecche vettrici.
Nell'uomo si tratta per lo più di patologie infettive, zoonosi, veicolate dal morso o puntura della zecca mentre negli animali sono note patologie, come l'epatozoonosi, dovute all'ingestione di zecche infette. È possibile l'infezione nell'uomo dovuta all'ingestione di latte non pastorizzato ricavato da animali infetti.
Poiché le singole zecche possono ospitare più di un agente patogeno, l'uomo o animale può essere infettato da più di un agente patogeno contemporaneamente, aggravando la difficoltà di diagnosi e trattamento.
Le zecche
Le zecche sono artropodi, appartenenti all’ordine degli Ixodidi compreso nella classe degli Arachnidi, la stessa di ragni, acari e scorpioni. Si tratta di ectoparassiti ematofagi obbligati, cioè che vivono all'esterno del corpo dell'organismo ospite nutrendosi del suo sangue. Possono nutrirsi del sangue di mammiferi, uccelli o rettili. Le zecche sono diffuse in tutto il mondo e se ne conoscono circa 900 specie raggruppate in tre famiglie, di cui le principali sono le Ixodidae (zecche dure di cui al 2013 sono state classificate 702 specie) e le Argasidae (zecche molli di cui al 2013 sono state classificate 193 specie). Il loro sviluppo si svolge attraverso 4 stadi: uovo >larva >ninfa >adulto.
Hanno dimensioni che variano da qualche millimetro a circa 1 centimetro secondo la specie e lo stadio di sviluppo. L’apparato boccale, di tipo pungente succhiatore, è costituito dal rostro o capitulum, con un robusto ipostoma con denti rivolti all'indietro. La dentatura dell'ipostoma con l'aggiunta di una sostanza collosa che viene secreta assieme alla saliva comportano che le ixodidae, ixos in greco significa "colla", restino ancorate alla pelle dell'ospite e non sia semplice rimuoverle. Il capitulum delle zecche, al contrario di quello degli acari, è mobile.
Gli Ixodida sono i soli acari in cui l’assunzione di sangue condiziona la muta degli stadi immaturi a quelli successivi. Nel loro ciclo biologico alcune specie di zecche cambiano l'animale ospite da cui succhiare il sangue utilizzando individui diversi per cibarsi ad ogni stadio. Nel passaggio da un animale ospite all'altro il primo può assumere il ruolo di "serbatoio" degli agenti patogeni.
Le zecche dure hanno un caratteristico scudo dorsale chitinoso e comprendono 5 generi: Ixodes, Hyalomma, Rhipicephalus, Dermacentor, Haemaphysalis. Le zecche molli, così dette perché sprovviste di scudo dorsale, sono presenti con due generi: Argas e Ornithodorus. Queste ultime generalmente scelgono gli uccelli come animale ospide da cui succhiare il sangue. La più comune in Italia risulta essere Argas reflexus detta anche “zecca del piccione”. Le specie più diffuse e rilevanti da un punto di vista sanitario sia in Italia che in Europa sono Ixodes ricinus (la zecca dei boschi), Rhipicephalus sanguineus (la zecca del cane), Hyalomma marginatum e Dermacentor reticulatus.
La saliva delle zecche è una miscela complessa con varie funzioni. Subito dopo la perforazione della pelle dell'ospite, le zecche secernono un materiale bianco lattiginoso, simile al lattice, chiamato "cemento", che si indurisce formando un cono che circonda l'ipostoma.
Ulteriori secrezioni nelle successive 48-72 ore aggiungono strati al cono di cemento; in alcune specie questa secrezione aggiuntiva di cemento scorre sulla pelle dell'ospite per rafforzare ulteriormente il punto di ancoraggio del parassita.
La composizione chimica del cemento consiste in una miscela di proteine antigeniche e non antigeniche, con lipidi e carboidrati negli strati più interni, questi ultimi principalmente nella forma di lipo- e glicoproteine. A seguito della creazione del cono di cemento, le ghiandole salivari della zecca si espandono e la sintesi proteica accelera.
Il pasto, la suzione del sangue dell'ospite, è accompagnato da una copiosa secrezione di liquidi salivari. Oltre ai precursori del cemento nelle cellule secretorie delle ghiandole salivari delle zecche stata identificata una varietà di enzimi.
Le ghiandole salivari delle zecche secernono anche molte sostanze farmacologicamente attive, inclusi anticoagulanti, prostaglandina E2 (PGE2) e prostaciclina, vasodilatatori, agenti antinfiammatori, antistaminici (in alcune specie) e altri. In alcune specie, vengono secreti gli enzimi che distruggono le bradichinine e le anafilotossine, proteine ospiti che svolgono un ruolo cruciale nella modulazione della risposta infiammatoria. In alcune comuni associazioni ospite / parassita agenti salivari sopprimerebbero componenti del sistema immunitario ospite, ad esempio cellule T, riducendo così al minimo la capacità di rigetto.
Alcune zecche, in alcuni ospiti, sarebbero in grado di modulare la risposta immunitaria dell'ospite regolando l'andamento dell'infestazione stessa e nel caso di trasmissione di un agente infettante ne possono favorire la sopravvivenza.
Rischio di infezione La straordinaria capacità delle zecche nel trasmettere agenti patogeni è stata messa in relazione con le modalità con cui le zecche si alimentano e con la composizione dei secreti salivari e delle feci. La sequenza tipica di trasmissione dell'agente infettivo si può sintetizzare con:
zecca non infetta → ospite infetto → zecca infetta → infezione di un nuovo ospite nel corso del successivo pasto di sangue.
Si riscontra anche la trasmissione dell'agente patogeno da zecca infetta a zecca non infetta quando più zecche si alimentano contemporaneamente e raggruppate da uno stesso ospite non infetto, fenomeno chiamato co-feeding.Gli ospiti infetti come le zecche stesse possono assumere con certi agenti patogeni il ruolo di reservoir (serbatoio di riserva): cioè in grado di consentire la sopravvivenza del patogeno in periodi in cui non è possibile la sua trasmissione (esempio: nel corso dell’inverno quando le zecche non sono attive). Quando il reservoir è un ospite vertebrato, questo deve presentare periodi più o meno lunghi o picchi stagionali, durante i quali il patogeno è presente nella circolazione sanguigna. I piccoli roditori selvatici sono efficienti reservoir per numerosi agenti batterici e virali. La funzione di reservoir delle zecche stesse può essere assicurata dalla trasmissione transtadiale (trasmissione orizzontale ad esempio da ninfa ad adulto) e transovarica (trasmissione verticale da adulto a uova) del patogeno.
Durante l'atto di suzione, la zecca rigurgita regolarmente i resti indigesti del cibo nel suo ospite. In particolare in questo processo, i patogeni (batteri, virus, protozoi, vermi) precedentemente ingeriti da un precedente ospite e mantenuti o addirittura replicati nel corpo della zecca possono essere trasferiti all'ospite successivo. Gli agenti patogeni si trovano generalmente nel tratto intestinale della zecca infettata e non vengono trasmessi all'ospite vertebrato immediatamente con la puntura, ma a volte solo dopo qualche ora (nella malattia di Lyme per esempio, circa 6 a 24 ore dopo la puntura). Per questo, la rimozione più rapida e attenta della zecca è fortemente consigliata per ridurre il rischio di infezione.
Anche lo stadio di sviluppo della zecca ha un'influenza sul rischio di infezione. Una zecca nello stadio di ninfa può contenere dieci volte più patogeni di una zecca adulta. La saliva ed il rigurgito alimentare della zecca possono contenere agenti patogeni (virus, batteri, protozoi, elminti) che la zecca ha assunto insieme al sangue durante una precedente ingestione da un ospite infetto. Se questi patogeni non solo sopravvivono nella zecca, ma si moltiplicano o si modificano, la zecca diviene il veicolo di trasmissione di varie malattie infettive agli umani e a tutti i tipi di specie di vertebrati.
Rischi di natura non infettiva
Alcune specie di zecche secernono sostanze tossiche anche letali nei loro ospiti vertebrati. Fra queste patologie, la principale è la paralisi da zecca che induce nell’ospite una paralisi motoria provocata dall’introduzione di sostanze tossiche.
Il potenziale per indurre la paralisi è stato dimostrato, descritto o sospettato in oltre 60 specie di zecche. La maggior parte appartengono agli Ixodidae, ma anche alcune specie di Argasidae sono state identificate come agenti della paralisi. Sulla costa orientale dellAustralia, la Ixodes holocyclus (e in misura minore I. cornuatus e I. hirstii ) causa la forma più grave di paralisi delle zecche, con una mortalità nei cani da cui non viene rimossa la zecca che può raggiungere il 10%.
In Nord America, la Dermacentor andersoni e la D. variabilis sono le cause più comuni. Il cane sembra essere il solo animale suscettibile alla tossina di Dermacentor spp. Ovini, bovini e persone possono essere colpiti, così come i cani se morsi da I. scapularis, Amblyomma americanum, A. maculatum, R. sanguineus e O. megnini. Le zecche Argas radiatus e A. persicus hanno causato la paralisi nei gallinacei. In Africa, la I. rubicundus (paralisi da zecche Karoo) e R. punctatus in Sud Africa, R. evertsi e Argas walkerae nell'Africa sub-sahariana, e R. evertsi mimeticus in Namibia possono causare la paralisi.
La I. olocyclus in Australia causa una malattia molto più grave di quella osservata in Nord America e altrove. Sono colpiti cani e gatti, pecore, capre, vitelli, puledri, cavalli, maiali, volpi, volatili, pollame, uccelli (struzzi), rettili (serpenti e lucertole) e persone. Si osservano sia la paresi locale (meno comune) che quella sistemica e la paralisi. Gli ospiti reservoir sono raramente colpiti, presumibilmente per una immunità acquisita in tenera età.
Sono note altre tossicosi da zecca. Le più comuni sono state associate al morso di zecche Argasidae. In Africa il morso di Ornithodoros savignyi può causare la morte dell'animale in meno di un giorno. Gravi tossicosi, nello stesso continente, si possono verificare nell’uomo in seguito al morso di Argas brumpti e Ornithodoros moubata. In Messico e negli USA occidentali l’agente principale di tossicosi da zecca è Ornithodoros coriaceus e un altro Argasidae (Ornithodoros lahorensis) è stato individuato come causa di tossicosi nelle pecore nell’est dell’Europa. I sintomi includono tremori, saliva schiumosa, digrignamento dei denti e solo raramente paralisi.
Il morso della zecca può essere spesso seguito da un’infezione cutanea localizzata (caratterizzata da eritema, edema e dolore) causata dalla penetrazione in profondità di batteri presenti abitualmente sulla superficie dell’epidermide, tra cui i più comuni sono streptococchi o stafilococchi.