Palazzo Passionei Paciotti è un edificio di Urbino ed uno dei più importanti esempi di architettura civile cittadina. È sede della biblioteca della Fondazione Carlo e Marise Bo e della biblioteca di semiotica "Pino Paioni" del dipartimento universitario di Scienze della Comunicazione, studi Umanistici e Internazionali
Storia L'edificio sorge ai margini dell'antica città romana, vicino all'estremità orientale del decumano massimo, tant'è che il sito doveva essere occupato da una porzione della cinta muraria, adiacente alla Porta urbica. Sicuramente in epoca medievale (XII-XIV secolo) l'area era occupata dalla seconda cerchiaBenevolo-Boninsegna, 1986., dato che l'odierna facciata orientale del palazzo poggia proprio su queste mura.
Le prime notizie sul palazzo risalgono al XV secolo, quando era della nobile famiglia dei Bandi, tra i cui membri vi fu il conte Ugolino, il cui monumento sepolcrale fu eretto nel convento di San Francesco e ancora se ne può ammirare una parte in una cappella della chiesa. Nel 1474 i Bandi vendettero il palazzo a Paolo Passionei, tesoriere e maggiordomo del duca. Altri membri della famiglia ricoprirono importanti cariche sia nella civica amministrazione sia presso la corte ducale dei Montefeltro-Della Rovere. Proprio grazie a tale vicinanza impiegarono alcune maestranze, impegnate nel grande cantiere del Palazzo Ducale, per sistemare nelle forme attuali il palazzo, che ripropone in forme più ridotte e semplificate l'organizzazione spaziale e funzionale della residenza ducale. Nel 1560 vi nacque Marco Passionei, che si fece frate cappuccino, mutando il proprio nome in Benedetto, e per la santità di vita condotta, fu beatificato nel 1867.
Il palazzo rimase proprietà dei Passionei fino alla fine degli anni sessanta del XVI secolo, quando in seguito ad una scommessa persa, la famiglia dovette cedere tutte le sue proprietà urbinati all'architetto Francesco Paciotti. L'ultimo erede maschio dell'architetto urbinate, Carlo, mantenne la proprietà fino alla morte, nel 1744, quando lo cedette alla Fraternita di Santa Maria della Misericordia; ma le sue sorelle Antonia ed Ippolita entrarono in lite con la Fraternita, che si risolse cedendo a quest'ultima il palazzo ad un affitto esiguo che non riusciva a coprire le spese di manutenzione.
Quindi il palazzo passò poi ai Torriglioni, nobile famiglia anconetana, a cui si unì in matrimonio Ippolita Paciotti. Nel 1767 il conte Fabrizio Torriglioni, figlio di Ippolita, affittò alcuni locali ai confinanti Mauruzi della Stacciola. Quest'ultimi comprarono questa parte agli inizi del XIX secolo, unendola definitavamente al proprio palazzo e realizzando anche un ingresso autonomo per questa parte sull'odierna via L. Valerio. Nello stesso periodo i Torriglioni cedettero l'intero palazzo al sacerdote Nicola Mauruzi della Stacciola.
A partire dal 1842 divenne sede di un orfanotrofio femminile, fino al 1868, quando il palazzo e l'orto sottostanteNegroni, 2005, p. 57., proprietà quest'ultimo della Fraternita di Santa Maria della Misericordia, furono acquistati da Enrico Ligi, la cui famiglia ne fu proprietaria fino al passaggio alla locale Università, nel 1972, che ha restaurato il palazzo. Agli inizi del XXI secolo è divenuto sede di una biblioteca, che conserva e gestisce la donazione di libri e oggetti appartenuti a Carlo Bo, critico letterario e rettore dell'Università cittadina.
Descrizione Si trova sul versante orientale del colle del Poggio. La sua facciata principale aggetta su via Lorenzo Valerio, mentre le facciate secondarie prospettano, una (quella settentrionale) su via Francesco Budassi, l'altra (quella orientale) affaccia in parte su un vicolo cieco e in parte su un giardino privato, invece il lato meridionale confina con il palazzo Mauruzi Gherardi (ex tribunale).
La facciata principale su via Valerio è dominata, oltre che dal grande portale bugnato al centro, dalle nove grandi finestre edicolate in stile rinascimentale su cornicione in pietra arenaria, del primo piano. Presentano un'incorniciatura in pietra, più semplice, anche le quattro grandi finestre del pianoterra, a sinistra del portale, le prime due (dal portale) corrispondono all'antica cappella del palazzo. Il cornicione prosegue anche sulla facciata di via Budassi, fungendo da raccordo tra il prospetto a valle e quello a monte. Invece le grandi finestre con analoga incorniciatura si ritrovano sulla facciata a valle; quest'ultima si presenta con il cortile al centro e la facciata aperta ad ali verso il paesaggio. In origine e fino alla fine del XIX secolo, la facciata verso il cortile era ulteriormente impreziosita da una decorazione policromaCesarini, 1986, p. 737., in particolare sul fregio sotto alle finestre del piano nobile ed alle lesene dipinte tra queste finestre, confluenti nella parte superiore in un fregio dipinto. La presenza di questa decorazione pittorica conferiva una sua originalità al palazzo anche rispetto alla residenza ducaleCesarini, 1986, p. 731., che n'era priva. Essendo sul declivio della collina, il cortile, che verso via Valerio è al livello del piano terra, sul lato a valle si ritrova più alto (di circa un piano) rispetto al livello stradale sottostante. La parte meridionale, più a monte, che confina con palazzo Mauruzi Gherardi, è stata rimaneggiata e sopraelevata nelle epoche successive al XV secolo.
L'ingresso al centro del palazzo è fiancheggiato, a sinistra, dall'antica cappella, in parte modificata nel XVIII secolo, mentre frontalmente dà accesso al cortile porticato. All'interno l'ambiente più importante ed anche più grande del palazzo è il salone del primo piano, che occupa tutta la parte settentrionale, con cinque finestre, due a valle, due a monte ed una sul lato nord. In esso è presente sul fregio, alla base della volta a padiglione, la raffigurazione a rilievo, in oro e azzurro, di una tartaruga e una formica accompagnate dal motto latino "MANEAT DOMUS DONEC FORMICA AEQUOR BIBAT ET TESTUDO PERAMBULET ORBEM", ad ulteriore dimostrazione della raffinata cultura dei Passionei e del legame col Palazzo Ducale. Nel salone si trova un lavabo incorniciato da un'elegante edicola rinascimentale in pietra. Un altro ambiente interessante è sempre al primo piano e presenta un soffitto ligneo e dipinto, risalente sempre al XV secolo.
Note
Bibliografia
Voci correlate Francesco Paciotti Passionei Carlo Bo
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Collegamenti esterni
P Categoria:Università degli Studi di Urbino Categoria:Architetture rinascimentali di Urbino