La Serie A Élite è il vertice dei campionati italiani di rugby a 15 maschile.
Organizzata dalla Federazione Italiana Rugby, essa si svolge dalla stagione 1928-29 e da allora si è ininterrottamente tenuto fatta eccezione per gli anni 1944 e 1945. In passato fu nota come Divisione Nazionale, Serie A, una prima volta nella prima metà degli anni sessanta come Eccellenza, di nuovo Serie A e poi Serie A1; nel 2001 assunse la denominazione di Super 10 e la sua organizzazione fu posta in capo alla Lega Italiana Rugby d'Eccellenza. Con lo scioglimento di quest'ultima avvenuto al termine della stagione 2008-09 è la Federazione ad avere ripreso da tale data l'organizzazione diretta del torneo, che ancora per la stagione 2009-10 aveva conservato la denominazione di Super 10; dal 2010 al 2018 tornò ad assumere la denominazione di Eccellenza e, dalla stagione 2018-19, quella nuova di TOP12 per riflettere il numero di squadre che lo compongono; dal 2020, con il ritorno a dieci squadre, assunse il nome di TOP10 e dal 2023, con l'unificazione del nome dei tornei d'alto livello, è denominato Serie A Élite al pari del suo omologo femminile.
Il torneo, su base nazionale, si svolge in due fasi: una prima a girone unico tra 12 squadre. (stagione regolare), che si tiene normalmente da settembre a maggio, alla fine della quale si decide la squadra retrocedenda in categoria inferiore. A seguire è prevista una fase di playoff e una finale in gara singola in casa della miglior classificata durante la stagione regolare. Tale formula è in vigore dal 1987-88. con la sola eccezione del torneo 2011-12, quando la finale si tenne in gara doppia.
Al di sotto della Serie A Élite si trovano la Serie A e la Serie B, rispettivamente seconda e terza serie nazionale, organizzate a gironi geografici, e la Serie C, organizzata su gironi regionali.
La vittoria nel campionato dà al club vincitore il titolo di campione d'Italia per la stagione successiva; a tutta la stagione sportiva 2024-25 la società che ha vinto più titoli è l' (18, tredici dei quali nel periodo anteguerra), la quale fu anche la prima in assoluto a vincere lo scudetto; tra le altre contendenti che hanno guadagnato più di 10 titoli e il diritto a vestire la stella d'oro sulle maglie figurano il di Treviso, il di Padova e il con 15. Delle quattro citate società, solo le ultime due sono ancora attive nel campionato italiano: il Benetton compete dal 2010 nell', campionato interconfederale riservato a franchise e club di punta italiani, gallesi, scozzesi, irlandesi e sudafricani, mentre l' fu radiata per fallimento societario nel 2011 e il suo palmarès è fermo alla stagione 1995-96.
Il campionato ha visto avvicendarsi diverse formule: prescindendo da quella in vigore alla stagione 2025-26, la più storicamente adottata è quella del girone unico all'italiana, fin dagli anni trenta; a seguire, più gironi con playoff oppure con girone finale per l'assegnazione dello scudetto.
Il club detentore del titolo è il di Reggio Emilia che, nella gara di finale 2025-26 disputata a Padova il , ha battuto 27-5.
Storia
Il rugby giunse in Italia nel secondo decennio del XX secolo e, per iniziativa di un appassionato milanese, Stefano Bellandi (rugbista, calciatore, arbitro, giornalista sportivo e, di professione, economo al teatro alla Scala), trovò diffusione, dapprima a Milano e Torino e, poi, a seguire, lentamente, in altre parti dell'Alta Italia; dopo la Grande Guerra lo stesso Bellandi proseguì l'opera di proselitismo e, nel 1927, si mise alla testa di un comitato promotore, costituitosi allo scopo di propagandare «…il Giuoco della Palla Ovale (Rugby) alle dirette dipendenze del CONI»la Gazzetta dello Sport, 26 luglio 1927..
Il regime fascista cercò di sfruttare il nascente interesse intorno alla disciplina: intorno alla fine del 1927, su iniziativa del segretario del PNF Augusto Turati, parmigiano di nascita ma bresciano d'adozione, nacque proprio a Brescia, presso la locale Milizia, il XV Legione Leonessa d'Italia., che già il 13 maggio 1928, quindi prima dell'avvio di qualsiasi attività ufficiale in Italia, allo Stadio Nazionale del PNF di Roma diede vita contro la neonata Lazio al primo incontro di rugby nella Capitale..
Nel luglio 1928 il Comitato Promotore, riunendo 16 club da varie parti del Paese (le citate Milano e Torino, ma anche Bologna, Roma e Napoli), fece richiesta al CONI di poter riunirsi in associazione; la richiesta fu accolta e nacque la Federazione Italiana Rugby.
I primi atti ufficiali della neonata federazione furono l'organizzazione di una squadra nazionale (che debuttò nel maggio 1929 a Barcellona contro la ) e di un campionato.
I tornei d'anteguerra e la rivalità Milano – Roma
La prima edizione della Divisione Nazionale, ufficialmente ascritta alla stagione 1928-29, si tenne in realtà a partire dal 12 febbraio 1929.. Tra i nomi che vi presero parte figuravano squadre storiche, tuttora presenti nel panorama rugbistico italiano: l'Ambrosiana, club nato dalla fusione dell'Unione Sportiva Milanese e dall' e poi ribattezzato , la citata XV Legione Leonessa, oggi nota come Rugby Brescia, la Lazio che poi nel 1930 diede origine al e il (che vanta il numero 1 di affiliazione alla Federazione Italiana Rugby).
Il campionato mise subito in luce la rivalità tra Milano e Roma, che durò per buona parte dell'anteguerra ed ebbe una brevissima coda anche nell'immediato dopoguerra, prima dell'avvento del Veneto e di altre realtà nazionali: la finale per il primo scudetto italiano, disputata con gara di andata e ritorno, fu tra Ambrosiana e Lazio che vinsero ciascuna la propria partita interna; si rese così necessario uno spareggio, disputato a Bologna e vinto dai milanesi per 3-0..
Già l'anno successivo la Lazio Rugby entrò nell'orbita societaria dell'Associazione Sportiva Roma e la nuova squadra si chiamò così A.S. Roma; l'Ambrosiana assunse invece la denominazione con cui divenne nota, quella di Amatori Milano; il secondo campionato, organizzato direttamente dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano perché nel frattempo la Federazione era stata sciolta in seguito a manovre politiche mai chiarite, fu disputato tra 13 squadre ripartite in 4 gironi ed ebbe un epilogo con girone finale a cinque squadre, al termine del quale Milano fu di nuovo davanti a Roma, di due punti.
Stesso discorso un anno dopo: alcuni fuoriusciti dall'A.S. Roma, tra cui il diplomatico Alfredo Vinci e i suoi tre fratelli, fondarono il 21 ottobre 1930 il ; in omaggio a un altro dei fondatori, l'italo-argentino Giuseppe Bigi, fu scelta per la squadra la maglia a strisce bianco-nere orizzontali usata dal Club Atlético de San Isidro, da cui Bigi proveniva. La nuova società, in un campionato 1930-31 che vide, di fianco alle squadre storiche, la presenza di tre Gruppi Universitari Fascisti (Genova, Padova e Torino), e il Gruppo Sportivo FIAT, si trovò di nuovo di fronte a Milano nella gara scudetto: la doppia finale fu vinta dall'Amatori con un 18-8 complessivo (3-0 e 15-8).
Nel 1931-32 fu ancora la Rugby Roma a contendere all'Amatori il titolo: nella fase finale a girone unico Milano prevalse sulla Capitale di un solo punto. Per Roma si trattava della quarta piazza d'onore consecutiva, per Milano il quarto scudetto su quattro campionati disputati.
Il campionato 1932-33 vide invece il impegnato a tentare di interrompere la supremazia dell'Amatori: nella partita disputata all'Arena i rossoblu imposero a Milano l'unico pareggio del torneo, per 0-0, ma protestarono ufficialmente per un giocatore avversario, Paselli, schierato a loro dire irregolarmente in quanto sotto squalifica.; il risultato fu comunque omologato e Milano mantenne il vantaggio di due punti che le permise di aggiudicarsi il suo quinto scudetto consecutivo. Tale torneo vide anche il ritiro a metà stagione dei GUF, cui fu ordinato di prender parte ai Littoriali dello Sport..
Di nuovo Roma tentò di portare il titolo nazionale via da Milano nel 1933-34, ma non andò oltre un secondo posto nel girone finale scudetto; finalmente, nel 1935, le riuscì di iscrivere il suo nome nell'albo d'oro del campionato, bissando l'impresa due stagioni dopo.. Quella tra Amatori e Rugby Roma fu anche una sfida di scuole diverse: Milano, allenata dal francese Julien Saby, adottava un'ortodossa formazione degli avanti con tre prime, due seconde e tre terze linee con gioco largo sui tre quarti., laddove Roma, guidata dal sudafricano Pierre Theron, si affidava a un innovativo — per l'epoca — schieramento con quattro seconde e una terza linea alle spalle dei due piloni e del tallonatore, preferendo il gioco al piede e la profondità.
Quello del 1937 fu, comunque, l'ultimo atto della rivalità tra le due città, eccezion fatta per il campionato 1945-46: la Rugby Roma tornò nell'A.S. Roma, della quale prese il nome e i colori (oltreché il terreno di gioco, il Testaccio) e nel breve volgere di un paio di stagioni trascorse in un ambiente indifferente si dissolse: dopo due terzi posti alle spalle dell'Amatori e del , che in tre occasioni era arrivato fino alla piazza d'onore (1936, 1938 e 1939), la società sospese l'attività, che non riprese fino al 1945, lasciando campo libero a Milano, che dominò tutti i tornei fino al 1943, totalizzando così tredici scudetti in quindici campionati d'anteguerra.
L'immediato dopoguerra e i primi passi del Veneto Il primo campionato dopo la guerra, lungi dal riportare a nuovo vigore il duello tra Rugby Roma e Amatori, ne segnò in realtà il canto del cigno.
Al termine di un torneo 1945-46 suddiviso in due gironi geografici, ognuno dei quali di fatto una sorta di torneo autonomo (Alta Italia, vinto dall'Amatori, e Centro-Sud, di fatto un torneo della Capitale, vinto dal Rugby Roma, e uno napoletano, con un'unica squadra), i vincitori dei due semicampionati si affrontarono in doppia gara per la finale nazionale, e Milano vinse con un 33-3 complessivo (20-0 e 13-3). il suo 14º — e per 45 anni ultimo — scudetto.
La stagione seguente, la prima ad assumere la denominazione di Serie A, fu Torino a interrompere la dicotomia Roma-Milano che aveva fin lì caratterizzato l'albo d'oro del campionato: fu la Ginnastica, storica polisportiva fondata più di un secolo prima sotto Carlo Alberto, a dominare il proprio girone di qualificazione. e successivamente, nella poule finale per lo scudetto, a regolare (all'ennesima piazza d'onore) e le due neonate realtà rugbistiche di e (quest'ultimo diretto erede del GUF Parma d'anteguerra).
Grazie a una generazione di giocatori che ebbe i suoi esponenti di spicco nel numero 8 Piermarcello "Bubi" Farinelli, cardiochirurgo milanese trapiantato a Roma e nipote di Pietro Mascagni, e nel tre quarti centro Paolo Rosi, futuro giornalista, considerato il miglior rugbista italiano dell'epoca e unico rappresentante del suo Paese a essere schierato in una formazione mista europea che affrontò l' nel 1953, la vinse due scudetti consecutivamente sul finire del decennio: il primo, nel 1948, con largo margine sul staccato di 5 punti.; il secondo, l'anno successivo, al termine di uno spareggio a tre dopo che Roma, di nuovo Rovigo, e Parma, si erano ritrovate allineate in testa all'ultima giornata di campionato..
Il decennio terminò con la vittoria del , che mise in archivio l'edizione numero 20 del campionato con tre punti di vantaggio sull'Amatori Milano e divenne il quarto club a iscriversi nell'albo d'oro del torneo..
Gli anni cinquanta si aprirono con una squadra veneta alla ribalta, il capitanato e allenato da Mario "Maci" Battaglini, versatile sportivo (pugile a tempo perso e, da rugbista, seconda e terza linea e, talora, apertura) che aveva già vinto due scudetti nell'Amatori, fu soldato nella Campagna di Russia e al ritorno alla vita civile fu tra i primi italiani a giocare in Francia ( e ); i rodigini vinsero il campionato 1950-51 proprio davanti alle due più titolate squadre dell'epoca, Amatori e Rugby Roma..