La Legione Cispadana fu un'unità militare istituita dalla Repubblica Cispadana per affiancare lo sforzo bellico francese durante la Campagna d'Italia vittoriosamente intrapresa da Bonaparte nel 1796-97. Fu impiegata prevalentemente per il controllo del territorio e per reprimere sommosse ed insorgenze nel nord Italia e non fu mai disposta in linea nelle varie battaglie contro le forze austriache; partecipò tuttavia ad alcuni scontri armati nel corso dell'invasione dello Stato Pontificio nel febbraio 1797. Fu sciolta e fatta confluire nella Legione Cisalpina allorché Bonaparte decretò l'unione della Cispadana con la Lombardia, andando così a costituire la Repubblica Cisalpina.

Origine

La Giunta di Difesa Generale L'organizzazione militare cispadana fece capo ad un organismo denominato «Giunta di Difesa Generale», creato durante il 1º Congresso Cispadano di Modena riunito per volontà di Bonaparte al quale premeva che, in quella particolare situazione militare, i territori emiliani partecipassero allo sforzo bellico francese nel nord ItaliaGiovanni De Vergottini, La Costituzione della Repubblica Cispadana, Firenze, Sansoni, 1946, p.11. Le esigenze erano duplici: da un lato occorreva provvedere alla sicurezza interna, al fine di sollevare le truppe francesi dai gravosi e capillari compiti di controllo che erano necessari per aree rese irrequiete sia dalle requisizioni disposte per il mantenimento dall'Armata d'Italia sia dal rifiuto di parte delle popolazioni verso le nuove idee, in particolare nell'ambito religioso. Dall'altro v'era l'obiettivo di fornire un appoggio diretto alle truppe francesi che dovevano fronteggiare continue offensive austriache.

La composizione della Giunta di Difesa, alla quale furono attribuiti compiti di tipo sia organizzativo sia politico sintetizzati in 10 «Regole», risentì della struttura ancora federale della nascente Repubblica in quanto ne fecero parte cinque membri nominati con il criterio della rappresentanza dei quattro territori (Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia) più uno a turno per Bologna e Ferrara.

Il 17 ottobre, seconda giornata del Congresso, furono indicati quali membri della Giunta Leopoldo Cicognara e Giuseppe Passera (Ferrara), Augusto Olivari (Modena), Niccolò Fava (Bologna) e Francesco Scaruffi (Reggio Emilia); quando però il giorno successivo questa composizione fu presentata a Bonaparte, egli consigliò di inserirvi nomi più autorevoli, indicazione immediatamente recepita con la nomina di Giuseppe Rangone (Ferrara) al posto di Giuseppe Passera, di Angelo Sacarabelli Pedocca (Modena)L'indicazione di Scarabelli Pedocca è da attribuire alla stima da lui acquisita presso Bonaparte quando gli fece dono di una accurata mappa delle fortificazioni mantovane assediate dalla Armata d'Italia, Cfr. Felice Ceretti, Biografie mirandolesi, vol. IVº, Mirandola. Tip.. Grilli, 1905, p.20 - che venne poi nominato comandante della Legione in corso di costituzione e quindi sostituito da Giuseppe Luosi. - di Carlo Caprara (Bologna) in sostituzione di Fava. La Giunta, che si riunì immediatamente il 19 a Modena per poi trasferire la propria sede il 20 a Ferrara, pubblicò un decreto di 15 articoli con cui definiva la propria struttura organizzativa, nominando un segretario, diversi addetti amministrativi, 5 corrieri ed un contabileCarlo Zaghi, Il Congresso di Bologna e la missione dei governi cispadani al generale Bonaparte a Milano, pubblicato in Rassegna storica del Risorgimento, novembre 1935, pp.705-710.

Le Guardie Civiche In precedenza, il primo obiettivo relativo alla sicurezza interna era già stato in parte assolto nel momento in cui i governi provvisori creatisi con l'occupazione francese avevano istituito, in vario modo ed in diversi tempi, delle «Guardie civiche» su base volontaria. Per prima Bologna, dove il 24 giugno 1796, subito dopo l'ingresso di Bonaparte in città, era stata istituita una «Giunta per la Milizia» che aveva dato il via ad un arruolamento annuale di 600 elementi per i quali, causa la scarsezza di divise, si era dovuto utilizzare vestiti di scarto a righe, per cui furono soprannominati «rigaden»; già da luglio, su ordine di Bonaparte, i bolognesi dovettero provvedere al presidio di alcuni territori ed i ferraresi a vigilare il Polesine.. Ma gli appelli ad arruolarsi incontrarono ben scarso entusiasmo, per cui a Bologna furono solo 300 gli arruolati divisi in quattro compagnie al comando di Giovanbattista Guastavillani. e anche un editto del Senato cittadino del 6 luglio dette pochi risultati; fu quindi necessario, con altro provvedimento del 3 ottobre, rendere la coscrizione obbligatoria per tutti i maschi tra i 18 ed i 55 anni. Il 4 ottobre anche a Ferrara, a fronte di analoghe difficoltà, fu assunto lo stesso provvedimento..

A Modena, a causa del permanere sino ai primi di ottobre del ducato estense, continuarono a esistere le truppe ducali e fu soltanto il 9 ottobre 1796, dopo che Bonaparte (4 ottobre) dichiarò «infranto» l'armistizio che era stato concordato con la Reggenza istituita dal fuggitivo Ercole III, che si decise di costituire una forza armata di cittadini per la tutela dell'ordine; a tale scopo il 12 fu pubblicato un proclama che invitava a «formare una coorte di patrioti, per secondare con le nostre stesse forze i nostri liberatori e renderci ogni giorno più rispettabili ad essiIl Panaro - Gazzetta di Modena, n.294 del 26 ottobre 1886». A Reggio Emilia, invece, sin dal moto che s'era concluso il 26 agosto con la cacciata delle truppe ducali, si era provveduto alla formazione di una Guardia Civica che poi sarà protagonista dello scontro, di scarsa importanza militare nel contesto della Campagna d'Italia ma di grande importanza propagandistica per le nascenti repubbliche emiliane, avvenuto il 5 ottobre 1796 a Montechiarugolo(FR) Albert Pingaud, La domination française dans l'Italie du Nord 1796-1805, Paris, Perrin e C.ie, 1914, pp. 143–145. STRUTTURA DELLA LEGIONE CISPADANA Stato Maggioreelementi comandante composizione 42 Angelo Scarabelli Pedocca 2 Capitani aiutanti; 5 Capi coorte; 5 quartiermastri; 5 chirurghi; 5 aiutanti maggiori; 5 sotto aiutanti; 1 tamburo sergente maggiore; 2 caporali tamburi; 3 sartori; 4 calzolari; 4 armaiuoli Coorti comandante composizione Bologna Agostino Piella 700 elementi divisi in 7 centurie da 100, di cui 1 di granatieriufficiali e graduati al comando di ogni centuria : 1 tenente; 1 sottotenente; 1 sergente maggiore; 3 sergenti; 6 caporali; 1 furiere; 2 suonatori; 2 tamburi; truppa:82 legionari per ogni centuria Ferrara Ippolito Guidetti idem Modena Achille Fontanelli idem Reggio Emilia Francesco Scaruffi idem Forestieri (1) Ferdinando Belfort idemNota 1: con divieto di arruolamento per i provenienti da Spagna e Ducato di Parma ArtiglieriaComandante: Giovanni Paolo Calori Stremiti consistenza: 10 batterie di bocche da fuoco di vario calibro Cacciatori a cavallo 2 compagnie con composizione geografica mista. di 240 elementi ciascuna compagnia «Modena e Reggio», comandante Gian Giuseppe Raspi compagnia «Bologna e Ferrara», comandante Antonio AstolfoniFonte:

Costituzione della Legione Nel corso del 1º Congresso Cispadano del 16-18 ottobre 1796 si decise di affiancare ai corpi armati che erano nati a livello municipale un vero e proprio esercito della nascente Repubblica, anche se ancora a struttura federale, incaricando della sua gestione la Giunta di Difesa Militare. Inizialmente il Congresso modenese aveva denominato la nuova forza armata «Prima Legione Italica», ma Bonaparte, per non creare tensioni diplomatiche con gli Stati italiani con cui non era in guerra, volle che fosse invece definita soltanto «Cispadana».

Pur inquadrando in un assetto omogeneo la struttura della nuova forza militare, la costituzione dei reparti della Legione (denominati «Coorti») riferiti ai quattro territori fu lasciata all'iniziativa dei singoli governi locali, salvo che per la Vª Coorte, composta da «Forestieri», della quale si incaricò direttamente la Giunta lanciando il 21 ottobre un appello rivolto «alla gioventù italica», seguito il 25 da un bando per la composizione di un inno patriottico..

Al comando della Legione Cispadana fu chiamato il già citato Angelo Scarabelli Pedocca, originario di Mirandola, in precedenza alto ufficiale del truppe estensi oltre che docente di architettura civile e militare a Modena. I comandanti delle coorti furono indicati dai rispettivi governi locali nelle persone di Agostino Piella (Bologna), proveniente da 11 anni di servizio nella cavalleria austriaca, di Francesco Scaruffi (Reggio Emilia), già ufficiale estense e diventato noto per lo scontro di Montechiarugolo, di Achille Fontanelli (Modena) che diventerà in seguito Ministro della guerra nel Regno d'Italia, e di Ippolito Guidetti (Ferrara), ex ufficiale delle truppe pontificie.

La Giunta di Difesa Generale chiamò al comando della Vª Coorte il bavarese Ferdinando Belfort, che era stato ufficiale dalle disciolte truppe estensi. Per motivi diplomatici questa Coorte non poté reclutare stranieri provenienti da Parma o dalla Spagna, mentre la propaganda si rivolse soprattutto verso la confinante Romagna.

Difficoltà dell'arruolamento e diserzioni La volontà dei rappresentanti riuniti ad ottobre nel Congresso di Modena di voler affiancare militarmente la presenza francese nel nord Italia si scontrò con una realtà di apatia e disinteresse - quando non di aperta ostilità - manifestate per diversi motivi, in particolare per quello religioso, dalle popolazioni che essi chiamavano ad arruolarsiGiovanni Spadolini, Cattolicesimo e Risorgimento, Firenze, Le Monnier, 1986, p.824.

Alla fine di novembre, dopo un mese di propaganda, la Legione Cispadana era ancora ben lontana dall'essere formata, andando da un minimo di soli 286 elementi a Ferrara ad un massimo di 500 a Bologna; anche l'appello agli stranieri non aveva riscosso grandi risultati, e complessivamente la Legione si trovava con una forza che non superava il 50% del previsto, al punto che il 4 dicembre il generale Rusca, all'epoca comandante francese a Modena e Reggio, protestò per il ritardo.. Nonostante i ranghi ancora ridotti, vi furono carenze nella dotazione di divise, armi, munizioni ed equipaggiamento, in particolare calzature ed abiti invernali.

Ma non vi erano solo difficoltà di arruolamento: le file dei legionari erano decimate dalle malattie causate da precarie condizioni di alloggio e da una diffusa tendenza alle diserzioni, le più gravi delle quali si verificarono il 13 dicembre al traghetto di Fossa Caprara, quando ben 140 componenti della coorte bolognese inviati verso Cremona si diedero alla fuga temendo di essere destinati all'assedio di Mantova, e il giorno successivo, allorché vi fu una ribellione della coorte reggiana, e in questo caso per ristabilire l'ordine fu necessaria una carica di usseri francesi..

La gravità di questo fenomeno indusse il Senato bolognese ed emettere il 19 dicembre 1796 un bando con il quale si promettevano 25 lire di premio a chi avesse denunciato un disertore.. Ma con scarsi risultati se ancora il 10 aprile la Giunta di Difesa Generale, al fine di «richiamare tutti i figli traviati nel seno della libera loro madre», proclamò il perdono per tutti i disertori, con la minaccia di comminare 10 anni di carcere a chi non si fosse presentato e la pena di morte ai recidivi; anche in questo caso gli effetti su una truppa stretta tra ostilità di molte popolazioni, disistima francese, irregolarità e ritardi nelle paghe, e scarsezza di armi e mezzi furono modesti..