Polo petrolchimico siracusano è l'espressione con cui viene definita la vasta area costiera industrializzata della Sicilia orientale compresa nel territorio del libero consorzio comunale di Siracusa, nei comuni di Augusta, Priolo Gargallo e Melilli giungendo fino alle porte di Siracusa.

Le attività preponderanti dell'insediamento sono la raffinazione del petrolio, la trasformazione dei suoi derivati e la produzione energetica.

A partire dalla metà degli anni ottanta le attività industriali si sono ridotte notevolmente determinando seri problemi di riconversione e la necessità di una bonifica del territorio. Nonostante ciò ad oggi il petrolchimico è il secondo più grande in Europa dopo quello di Rotterdam e produce il 30% del fabbisogno nazionale di idrocarburi..

Se si considerano le sue ramificazioni nella Sicilia orientale, il polo industriale risulta il più grande d’Europa ed è uno dei più grandi al mondo.

Storia Premesse Alla fine delle ostilità del secondo conflitto mondiale in Sicilia, la situazione economica e sociale si presentava più che disastrosa: al crollo dei consumi corrispondeva quello di ogni genere di produzione.Alto Commissario per la Sicilia, Situazione generale politica, economica, sociale e amministrativa al 1º agosto 1944 in Sicilia, in S. Butera, Regionalismo siciliano e problema del Mezzogiorno, Giuffrè Editore, Milano - Varese, 1981, p. 100. Le operazioni alleate avevano interessato massicciamente tutta l'area siciliana in cui insistevano l'industria zolfifera e quella di produzione agricola, a partire dalla costa meridionale (gelese, ragusana e siracusana) attraverso l'interno in direzione nord-est abbracciando tutta l'area della Piana di Catania. I pesanti bombardamenti oltre a distruggere i mezzi di comunicazione avevano colpito molti impianti produttivi e le centrali elettriche dando il colpo di grazia alle società minerarie che erano attive per l'approvvigionamento di zolfo per l'industria bellica. A ciò si aggiungeva un panorama economico e sociale disarticolato e un settore industriale cresciuto in maniera frammentata frutto di politiche industriali poco calate nella realtà del territorio e delle sue potenzialità.

Affrontate le prime emergenze della ricostruzione, si iniziò a studiare il modo con cui far ripartire l'occupazione e trasformare l'economia siciliana.

Il 1º settembre 1944 studiosi ed esponenti dell'economia, in seguito a un Convegno tenuto presso la Direzione del Banco di Sicilia, misero le premesse affinché l'Alto Commissario per la Sicilia, Salvatore Aldisio, ottenesse dal governo centrale il D.L. 28 dicembre 1944 n. 416 istitutivo di una Sezione di Credito Industriale presso il Banco stesso per finanziamenti a medio e lungo termine per impianti industriali contro emissione di obbligazioni fino a un miliardo di lire. Oltre alla Sezione di Credito Industriale furono realizzate anche le sezioni di Credito Fondiario e di Credito Minerario.

Il decreto legislativo 1º novembre 1944, n. 367 permetteva finanziamenti di industrie per la ripresa economica della nazione in tutto il territorio nazionale, con proprie disponibilità, finanziamenti industriali fino a 25 miliardi di lire, di cui un miliardo riservato alla Sicilia,Banco di Sicilia, Sette anni di attività della Sezione di Credito Industriale del Banco di Sicilia: 1º luglio 1945 – 30 giugno 1952, Ires, Palermo, 1952, p. 16. un gruppo di finanziamenti per riparazione danni bellici a industrie settentrionali. Nel 1947 il Banco erogò 3 miliardi di lire per il credito minerario, sovvenzionò oltre un miliardo per piccole industrie alimentari, meccaniche, metallurgiche, chimiche, navali e di trasporto e finanziò la costruzione della centrale termoelettrica di Messina della Società Generale Elettrica della Sicilia (SGES). In particolare si incrementarono i settori fondamentali dell'elettricità e del cemento. Venne in tal modo assorbita manodopera inoccupata e incrementato il reddito pro capite.

I dati disponibili allora sulle forze lavoro denotavano sia un aumento della disoccupazione, superiore in percentuale a quella della media nazionale, sia la presenza di popolazione attiva con una bassa redditività. Dal 1938 al 1951, in Sicilia il numero di addetti occupati nell'industria era inoltre diminuito di unità.D. La Cavera, L'industrializzazione della Sicilia e le sue prospettive, in «Scritti in onore di Enrico La Loggia», Ires, Palermo, 1954. pp. 307–336. Gli anni cinquanta si presentavano quindi con una situazione lavorativa molto preoccupante: la media degli occupati in agricoltura, nell'isola, risultava essere infatti di circa il 60% della forza lavoro con punte inferiori, del 46%, nelle aree afferenti alle due più grandi città e ciò contro una media nazionale del 42,4%.

La persistenza di grosse sacche di povertà, tra l'altro comuni a tutto il Mezzogiorno d'Italia, e l'economia povera conseguente all'agricoltura non specializzata furono le basi per cui venne promosso il piano di industrializzazione che, in Sicilia, si concretizzò con la costruzione di raffinerie di petrolio greggio e di impianti di produzione di derivati chimici del petrolio.

Si trattò di un aspetto nuovo dell'attività della Sezione di Credito Industriale del Banco di Sicilia; consistenti finanziamenti furono indirizzati ad industrie metalmeccaniche, edili (cementi, ceramica, del vetro), di raffinazione del petrolio e chimiche, cartiere e industrie tessili.

L'industria chimica nasceva per supportare l'industria mineraria che era entrata in gravissima crisi dello zolfo e del sale. Tra le imprese finanziate nel periodo figura la RASIOM.

Gli investimenti pubblici, gli investimenti privati e le leggi regionali sugli idrocarburi resero possibile l'impianto del primo complesso di raffinazione ad Augusta già a partire dal 1949 (con inizio dell'attività l'anno dopo).

La scelta della Sicilia per gli impianti di raffinazione non fu casuale: già dall'anteguerra l'Agip aveva fatte ricerche petrolifere nel ragusano, poi abbandonate ma riprese nel 1946 dalla Gulf Oil Company del New Jersey. Nel 1954 iniziava l'attività estrattiva della Gulf Italia nell'area ragusana. Qualche anno dopo, nel vittoriese, anche la britannica BP ritrovava il petrolio e ugualmente avveniva nel gelese ad opera dell'Eni. Il fatto poi che la Sicilia sud orientale fosse sulla rotta del petrolio medio-orientale determinò dal punto di vista logistico la scelta di impiantare in tali zone i complessi di raffinazione.

A supporto ed integrazione dell'area, una dopo l'altra, nacquero tantissime altre aziende dell'indotto, anche grandi, come quelle della cantieristica per la costruzione di piattaforme petrolifere marine. Il dibattito sulle scelte da fare tuttavia fu piuttosto acceso tra coloro che vedevano nello sviluppo dell'agroalimentare la risorsa da propugnare e quelli come don Luigi Sturzo che si batteva per una industrializzazione spinta come fattore di crescita economica e dell'occupazione.

Nascita del polo chimico Il primo insediamento industriale nacque ad Augusta nel 1949 ad opera del cavaliere Angelo Moratti che impiantò un complesso di raffinazione del petrolio greggio che prese il nome di Rasiom dando occupazione a 650 dipendenti.

La produzione ebbe inizio nel 1950; nel 1954 iniziò ad arrivare via ferrovia il petrolio greggio estratto sull'altipiano ibleo. Fino al 1957, anno in cui venne attivato l'oleodotto che univa l'area di estrazione (Ragusa) e quella di raffinazione (Augusta) venivano impiegati tra 7 e 8 treni giornalieri di carri cisterna.Piero Muscolino, La ferrovia Siracusa-Vittoria-Caltanissetta, in Ingegneria ferroviaria del maggio 1977, p. 425 La RASIOM aumentò la raffinazione successivamente fino a 8 milioni di tonnellate annue di greggio.

Il 17 gennaio 1959 entrò in funzione la centrale termoelettrica Tifeo di Augusta; ubicata in contrada Bufolaro, occupava una superficie di circa  m² e forniva a pieno regime una potenza di 210 MegaWatt con tre gruppi alimentati da olio combustibile proveniente, con un oleodotto, dalla Rasiom. Fu il risultato di un investimento di 17 miliardi di lire. In seguito venne acquisita dalla Società Generale Elettrica della Sicilia che la gestì fino alla nazionalizzazione dell'ENEL. La centrale venne realizzata nel rispetto degli standard più alti dell'epoca.La centrale fu realizzata secondo i migliori standard dell'epoca; all'impianto di Augusta fu conferito il premio "ARCHINSI 1961" quale migliore opera architettonica realizzata in Sicilia. Nel 1961 essa produceva quasi il 60% del fabbisogno regionale.

Con la Rasiom sorsero anche aziende di produzione e distribuzione di GPL quali la Liquigas, la Migas Sicilia e la Ilgas. Avvenne anche gradatamente lo sviluppo nell'area di tutto un indotto produttivo con le officine Grandis, la Sotis Cavi e la Siciltubi.

In contrada Targia sorse un indotto di fabbriche edili per sopperire alle richieste sempre più crescenti di materiali: il cementificio S.a.c.c.s. (Società Azionaria Calce e Cemento di Siracusa) con 120 addetti. Ma già nel 1955 era sorta la fabbrica della Eternit Siciliana per la produzione di manufatti in cemento e amianto, con 330 operai occupati. A supporto degli impianti vennero sviluppate anche le infrastrutture portuali che ampliarono il porto di Augusta.

Nel 1956 sul litorale di Priolo Gargallo, presso la rada di Augusta, nacque il complesso industriale della SINCAT (acronimo per Società Industriale Catanese) del gruppo Edison prendendo il posto di una premiata azienda agricola produttrice di frutta ma occupandone i lavoratori nella costruzione degli impianti. Il primo piano di investimento, per 9 miliardi di lire, concluso nel 1958 iniziò con l'impiegare circa operai. La seconda fase di investimento, da 10 miliardi si concluse nel 1960; gli operai addetti erano divenuti nel 1961 fino a raggiungere le unità lavorative in seguito.. La società si occupava di chimica inorganica con produzione di acido nitrico, acido fosforico e fertilizzanti; agli inizi degli anni sessanta la produzione di fertilizzanti raggiungeva le t e quella di prodotti chimici le t, inoltre un pontile di carico autogestito ne permetteva la movimentazione verso le navi da carico.. A Megara, per le esigenze costruttive sorgeva lo stabilimento Cementerie di Megara che costruiva anche il proprio pontile sul mare per l'imbarco.

Il 1957 vide la nascita dell'importante stabilimento della CELENE S.p.A. per la produzione di prodotti chimici e di materie plastiche; era frutto di un rilevante investimento privato (29 miliardi di lire) di capitali nazionali (Edison) ed esteri (Union Carbide Corporation) che iniziò con l'occupazione di 400 dipendenti e in breve ne aumentò la consistenza a 600 unità. La CELENE operava in sinergia con la SINCAT che le forniva materie base quali il propilene e l'etilene.

Nel 1958 sorse anche la ESPESI, un'impresa bolognese a capitale privato, che si insediò a ridosso della penisola di Magnisi, per l'estrazione del bromo dalle acque marine con l'occupazione di circa 100 lavoratori.

Nel 1959 iniziava la sua produzione di ammoniaca, con uno stabilimento a Priolo, la Augusta Petrolchimica, del gruppo Montecatini, a cui la Rasiom forniva i sottoprodotti del petrolio. Nel 1960 impiegava 101 addetti per la produzione. Nel 1961 la Esso rilevò la raffineria Rasiom di Augusta ampliandone gli impianti alcuni anni dopo ed aprendo anche un processo produttivo di lubrificanti.

Nel 1962 si costituì, a Siracusa, la TECHNIDER (acr. di Tecnica idrocarburi e derivati), un'impresa a capitale privato, di servizi, supporto tecnico, progettazione e vendita di impianti petroliferi.

Nel 1973 di fronte alla Rasiom sorse la Liquichimica, divenuta poi Chimica Augusta, Enichem, Condea, infine acquisita dal gruppo sudafricano Sasol.

Nel 1975 entrò in funzione la nuova raffineria ISAB per la produzione di combustibili a basso tenore di zolfo.