Il quartiere di Santo Spirito, o anche di Porta Romana, è uno dei quattro rioni storici di Teramo.
Gonfalone Giallo, bianco e verde. Torre rettangolare in campo bianco, sia questa torre della solita forma araldica e stando nella parte media e argentea del gonfalone, è dipinta di verde, giustappunto l'ultimo colore dello stendardo, poiché non può essere d'oro, metallo della prima zona del gonfalone, perché non si può usare l'oro sopra il metallo (l'argento). La torre merlata è in tre pezzi di verde, aperta e finestrata. Tutte le daghe sono verticali.
Descrizione Il quartiere comprende la parte meridionale del centro storico, ponendosi a sud del quartiere San Giorgio, e confluendo a metà dell'area orientale con il quartiere di Santa Maria a Bitetto. Esso è attraversato dal decumano di Corso Porta Romana che sfocia in Largo Proconsole insieme a via Trento e Trieste.
Il corso si trasforma poi nella via Vincenzo Irelli, dove inizia l'altro quartiere di Santa Maria. Altre vie sono la circonvallazione Spalato, via San Giuseppe, via dei Funai, vicolo Garofano e vicolo Mazzaclocchi, mentre i due piazzali principali sono Largo Proconsole, dove si trova la chiesa di Santo Spirito e Piazza Dante Alighieri, dove si affaccia il Liceo Classico "Melchiorre Delfico".
Storia Il quartiere sorse nel Medioevo, attorno alla strada maestra di Porta Romana, poiché alla fine delle mura, verso il piano dei Cappuccini, esisteva un arco delle mura, con relativa dogana di passaggio, ancora oggi esistente.
Il quartiere fu il quartier generale della famiglia dei De Valle, nota poi come Antonellisti o Mazzaclocchi, che come ricordano gli storici e Niccola Palma, dalla fine del Duecento fino al XVI secolo combatterono aspramente contro i Melatino del quarto San Leonardo, per il potere della città.
Nel XIII secolo il quartiere si arricchì di monasteri, come quello di Santo Spirito, dipendente direttamente dalla chiesa di Santo Spirito in Sassia a Roma, e quello di San Domenico. Nel XVIII secolo la casa Catenacci di proprietà dei Corradi, fu adibita a teatro civico sino alla metà dell'800, quando fu inaugurato il nuovo teatro in corso San Giorgio. Il quartiere si sviluppò negli anni '30, con la confisca dei terreni del convento dei Cappuccini.
Si potero o realizzare nuove strade di collegamento con il quartiere San Giorgio, come via Carducci, piazza Dante, dove nel 1934 fu costruita la nuova sede del liceo classico di Teramo. Negli anni '70 ci furono demolizioni causate dalla speculazione, come la casa di via Irelli, dove fu eretto un condominio.
Altre demolizioni nel 1928 avevano riguardato la storica casa Antonelli o Bevilacqua (XIII secolo) sul corso di Porta Romana, con murata la famosa lapide "delle Malelingue", riferita alle guerre tra i Melatino e i De Valle, poi rimontata nel palazzo comunale.
Il quartiere è stazione di passaggio della processione del Venerdì santo a Teramo, con fermata della statua della Desolata presso la chiesa di Santo Spirito.
Monumenti Chiese e conventi
Chiesa del Santo Spirito: la chiesa è menzionata dalle fonti sin dal XIV secolo, assieme all'antico ospedale annesso. Attualmente conserva un aspetto barocco, frutto dell'intervento del 1628, e di altri restauri del XVIII secolo.La facciata in laterizio su basamento in conci di pietra, è a due ordini con finestrone centrale su quello superiore, coronata da timpano, scandita da cornici a più modanature, e da quattro paraste con specchiature. Il portale tardobarocco è in travertino, realizzato dalla bottega degli ascolani Giosaffatti (Lorenzo, Lazzaro e Pietro). Il campanile è rinascimentale, ricavato da una torre di controllo rettangolare, con profonde arcate, e un cuspide superiore. L'interno è a tre navate con impianto a croce greca, la cella centrale presenta una campata a cupola con lanternino; di interesse si conserva una pala d'altare del 1568, rappresentante la Pentecoste.
Chiesa di San Domenico con ex convento sede dell'Archivio di Stato: i frati Domenicani furono chiamati a Teramo dal vescovo Gentile da Sulmona nel 1268 per aiutarlo nell'amministrazione pubblica. La costruzione della chiesa iniziò soltanto nel 1323 per volere del vescovo Niccolò degli Arcioni, che concesse un'indulgenza di 40 giorni a tutti coloro che avessero visitato il neonato monastero. La grande chiesa fu terminata nel 1407 durante il priorato di frate Vincenzo di Chieti, e la costruzione del chiostro procedette di pari passo a quella della chiesa, completato secondo il Muzi con il contributo di Matteo Melatino signore di Frondarola, morto nel 1371. Elementi strutturali e architettonici, riscontrabili nella parete esterna dell'attuale cappella del Rosario, tra cui due piccole finestre gotiche, inducono a pensare a una primitiva chiesa, officiata dai Domenicani fin dal loro ingresso a Teramo, inglobata successivamente nella nuova costruzione gotica. L'esterno è in laterizio, più economico e di facile utilizzo, per evitare rivalità con gli altri ordini spirituali di Teramo. La chiesa poggia su ampio e semplice basamento sagomato in pietra ed ha un coronamento simile alla chiesa di Sant'Antonio (anticamente San Francesco), con qualche finestrone oblungo, a forma di bifora, e grazioso portale, unici elementi che interrompevano l'uniformità delle grandi muraglie. Per l'interno fu scelto il tipo di struttura a grande navata unica con tribuna rettangolare, mentre all'esterno presentava robusti contrafforti angolari posti sulle cantonate, anziché lesene intermedie. All'interno la struttura fu rinforzata con arconi a sesto acuto di collegamento, che la divisero in sei campate coperte a tetto, mentre nel coro, che costituì l'abside del tempio, fu costruita una slanciata volta a crociera con costoloni, con un bel cielo stellato affrescato nelle lunette. Come nella chiesa di Sant'Antonio, l'edificio di San Domenico esternamente coronato da eleganti arcatelle cieche in mattoni piuttosto ampie, a forma di ogive depresse, sporgenti su piccole mensole in pietra a cotto; nell'abside fu posto un finestrone che poco di scostava dalle quattro grandi finestre laterali con doppia strombatura ed a sesto acuto, realizzate impiegando alternamente pietra concia e mattoni. Gli affreschi posti lungo la parete interna della grande navata sono di Luca di Atri (XIV secolo), e rappresentano le Storie della vita di Gesù, quelli dell'abside, della controfacciata e di patte della parete sinistra raffigurano santi dell'Ordine Domenicano, pitture votive e immagini mariane databili tra il XIV-XV secolo, molto interessanti l'Annunciazione che presenta analogie con gli affreschi della chiesa di Santa Maria in Piano di Loreto Aprutino, una Madonna del Latte con Sant'Antonio e Santi Sebastiano e Rocco. Nella parete della controfacciata c'è il grande affresco gotico dei santi Antonio di Padova, Giustina, Dabiele e Prosdocimo e San Berardo, Sant'Antonio e San Vito (?). Al centro di questa schiera c'è dentro una mandorla la Madonna col Bambino che raccoglie la preghiera del committente inginocchiato, forse il tal Conte di Carrara, signore di Padova. Altre opere di interesse sono di Giovanni Antonio da Lucoli, ossia la terracotta policroma della Madonna delle Grazie (XVI secolo), di Michele Clerici il gruppo in stucco della Famiglia Santa di Sant'Anna (XVIII secolo), posto nelle nicchie del presbiterio.
Chiesa di San Benedetto dei Cappuccini: si trova nella periferia del rione San Giorgio, all'imbocco di Corso Porta Romana; il monastero risalirebbe all'819 d.C., fondato dal vescovo Adalberto dell'ordine dei Benedettini. Nel corso dei secoli il monastero subì vari rifacimenti, il più evidente il restauro della sezione terminale. La parte più antica in basso è costituita in laterizi con ammorsature di conci. Il portale centrale realizzati in conci squadrati, è sovrastato da una lunetta con decorazione di mattoni posti di taglio nella prima cornice, mentre la seconda è realizzata da una serie di scacchi romboidali in laterizio, il tutto in stile romanico. Questa decorazione in laterizio è presente anche nella chiesa di Sant'Anna dei Pompetti, antica sede vescovile di Teramo prima del Duomo di Santa Maria Assunta. L'impianto conventuale risale al XII secolo, mentre l'interno è in stile tardo cinquecentesco, arricchito da un tabernacolo ligneo di frate Giovanni Palombieri del 1762. L'altare maggiore è anch'esso in legno, con dipinti dell'Immacolata in gloria, di San Benedetto e San Francesco nei pannelli laterali; sul retro dell'altare si trovano dipinti cinquecenteschi con la Madonna Immacolata tra San Berardo e Santa Maria Maddalena, mentre nelle parti laterali San Francesco e San Giuseppe, opera di Pietro Gaia. Chiesa di San Giuseppe: edificata alla fine del Cinquecento forse presso un tempio romano dedicato a Venere, sorgeva presso delle fonti di approvvigionamento, fuori le mura. La chiesa era una cappella privata della famiglia Tullj fino al 1799, quando la famiglia si estinse per morte violenta. Rimase in custodia della famiglia Di Pietro, della confraternita dei Falegnami di San Giuseppe, a cui la chiesa è intitolata. L'edificio è in laterizio e pietre, sulla facciata si apre un portale architravato sormontato da un timpano spezzato. Nella parte alta c'è un finestrone circolare e poi un timpano finale di coronamento. Ai lati del portale si aprono due piccole finestre rettangolari incorniciate per le campane. L'interno a navata unica ha il suo altare maggiore ligneo rivestito in oro, opera seicentesca della bottega di Domenico Aviotto. Altre opere sono quattro tele laterali dello stesso periodo, della bottega di Stanislao Majewski, che fu attivo anche nel Duomo di Santa Maria Assunta Ex chiesa di Santa Maria del Riparo: in Corso Porta Romana, ha pianta rettangolare, con semplice facciata ornata da un portale architravato, sormontato da un oculo murato. La chiesa ha un aspetto barocco del XVIII secolo.
Palazzi
Casa del Mutilato: si trova in Piazza Dante Alighieri all'ingresso di via Trento e Trieste, in passato era la chiesa di Santa Maria della Misericordia, costruita nel 1348 durante l'epidemia di peste, probabilmente con un annesso ospedale. Oggi la chiesa è stata inglobata nell'edificio pseudo quattrocentesco detto "casa del Mutilato", realizzato nel 1927 per gli invalidi di guerra, del quale sopravvivono due piccoli portali in pietra.L'ingresso a quella che un tempo era la chiesa, è scandito da un arco ogivale nella cui lunetta è conservato un affresco quattrocentesco di Giacomo da Campli, ritraente la Madonna col Bambino tra Sant'Antonio abate e una santa non identificata. Sulla ghiera sono visibili pochi resti di una cornice, all'interno invece ci sono degli affreschi trecenteschi, tra cui uno di Sant'Onofrio. La chiesa fu restaurata nel 1400 da Pio Ferretti, e non subì altre modifiche, nel 1514 fu visitata da Giovanna II d'Aragona che donò alla cittadinanza un Crocifisso che sembrava contenesse una spina originale della corona del martirio. La casa ha una pianta rettangolare con ingresso preceduto da un portico ad arcate con tettoria, mentre sulla destra una torretta di controllo con finestra è stata ricavata dal campanile. L'insieme è rinascimentale.